Le operazioni per linee interne sono delle operazioni militari che si basano sul fatto che, se il fronte non è rettilineo, chi si trova entro l'arco del fronte può utilizzare le corde per muovere da un punto all'altro, mentre chi è all'esterno deve muovere lungo gli archi, quindi per arrivare allo stesso punto i due hanno percorsi che possono essere notevolmente diversi.

In questo modo chi opera per linee interne può concentrare le sue forze sia per l'attacco sia per la difesa, in genere le operazioni per linee interne sono operazioni strategiche, dato che nelle linee è necessario conservare un'area di territorio sufficiente a mantenere i rifornimenti alle truppe operanti sul fronte. Maestro delle operazioni per linee interne fu Federico il Grande che, per tutta la guerra dei sette anni, riuscì a conservare la supremazia strategica su forze superiori.

Descrizione concettuale Il concetto di operazioni per linee interne è ben descritto da Raimondo Montecuccoli: Sebbene Montecuccoli sia generalmente un fautore delle operazioni su linee divergenti, da lui utilizzate brillantemente e limpidamente teorizzateVedi Raimondo Montecuccoli, Della guerra col turco in Ungheria, Libro I, LI e relative note di Raimondo Luraghi, Le opere..., USSME Vol II p. 309 tuttavia egli riconosce in diversi punti il vantaggio delle operazioni per linee interne, da lui considerate comunque finalizzate a scopi difensiviOltre al punto citato, vedi Raimondo Montecuccoli, Trattato della guerra, Libro II, I Capo, VI, Le opere..., USMME, Vol I p. 230; Raimondo Montecuccoli, Discorso della guerra con il Turco, IV Massima, punto 3°, Le opere..., USSME, Vol II, p. 223 e XII Massima, punti 3°, 4° e 6°, ibidem, p. 229

Il concetto di "linee interne" fu poi teorizzato estrapolandolo dal concetto di "linee di operazione" di Jomini, individuate come le linee di comunicazione interne ad una zona di operazioniJomini, op. cit. p- 100, le linee di operazione quindi sono anche le linee su cui si muovono gli eserciti per arrivare a contatto con il nemico. In questa ottica Jomini definisce le linee di operazione interne (o, tout court, linee interne) come quelle in cui per contrapposti a due (o più) forze nemiche un comandante può operare in tempi minori di quelli richiesti al nemico per concentrare contro di lui una forza superioreJomini, op. cit. p. 102. Invece, sempre secondo Jomini, le linee esterne sono quelle utilizzate da una forza armata che opera su entrambi i fianchi del nemico o comunque su due masse nemiche diverse. Da questa definizione risulta che, secondo Jomini, sono preferibili comunque linee di operazione interneJomini, op. cit., pp. 114, 117, limitando queste linee per il fatto che è preferibile limitare per quanto possibile il numero di linee operative«In conseguenza di questo principio, con forze uguali sulla stessa frontiera, una linea di operazione singola è più vantaggiosa di una doppia», Jomini, op. cit. p. 116.

Da parte sua Clausewitz è nettamente contrario al concetto stesso di linee interne, da lui considerato unicamente geometrico, quindi è «un nuovo prodotto unilaterale, il quale non può mai giungere alla realtà delle coseClausewitz, op. cit. vol. I, p. 109».

Vantaggi e svantaggi Jomini evidenzia che, nel caso di un esercito operante per linee interne che deve fronteggiare due eserciti operanti per linee esterne, comunque un corpo di osservazione deve essere lasciato di fronte ad uno dei due eserciti nemici, per tenerlo comunque sotto controllo. Questo implica che l'esercito operante per linee interne deve indebolirsi prima di giungere al contatto con il nemico scelto come primo obiettivo. Fra l'altro questo comporta anche le linee interne non devono essere allungate eccessivamente, per evitare che il nemico tenuto sotto controllo attacchi il corpo di osservazione senza che il grosso dell'esercito possa intervenire in tempo utileJomini, op. cit. p. 117.

In base a questo principio Jomini ritiene più efficienti le linee interne per eserciti meno numerosi che per eserciti eccessivamente numerosi, che quindi richiedono un tempo maggiore per essere movimentati e maggiore sforzo logisticoJomini, op. cit. pp. 125 e sgg (notare, a tale proposito, che a Rossbach erano presenti circa 21.000 prussiani contro circa 40.000 franco-imperialiMillar, op. cit. p. 20, mentre a Lipsia, considerata un fallimento delle operazioni per linee interneJomini, op. cit., pp. 123 e segg, erano presenti circa 350.000 francesi contro 700.000 alleatiDavid G.Chandler, The Campaigns of Napoleon, tradotto in italiano come Le campagne di Napoleone, 2 volumi, Rizzoli, 1998 ISBN 88-17-11576-2, vol 2 p. 1316).

Esempi storici Campagna di Rossbach-Leuthen

L'anno 1757, iniziato con la vittoriosa battaglia di Praga, si era trasformato per Federico II in un incubo con la severa sconfitta di Kolin e la conseguente cacciata dalla Boemia. Né le cose andavano meglio ad est, dove a Gross-Jägersdorf la forza di schermo contro i russi e gli svedesi era stata sconfitta con severe perdite. Ad ovest la Francia aveva accumulato forze per invadere la Prussia attraverso il Reno, respingendo i prussiani e gli hannoveriani (loro alleati) fino al Weser, tanto che l'8 settembre gli hannoveriani firmavano un trattato di pace con i francesi. A sud una forza mista di francesi e imperiali si stava riunendo fra Strasburgo (Soubise) e Norimberga (Saxe-Hildburghausen) ed al 25 agosto aveva 41000 uomini concentrati ad Erfurt.

Intanto l'esercito vittorioso di Daun si era riunito in Boemia con l'esercito assediato a Praga e, sotto il comando di Carlo di Lorena, era penetrato in Lusazia. Tuttavia Carlo, a cui era stato assegnato il comando per motivi dinastici e non per le sue capacità militariS. Millar, op. cit. p. 41, non aveva esercitato pressioni sul nemico che si stava riorganizzando.

Federico II, intanto, non aveva lasciato che gli eventi seguissero il loro corso, ma, già dal 25 agosto, aveva preso 12000 uomini dal suo esercito per riunirsi con le forze di Moritz von Anhalt-Dessau, schierate davanti ai francesi, con cui si riunì a Dresda il 30 agosto, portando così le su forze a 22000 uomini. In Lusazia restavano 43000 uomini, a Bautzen, sotto il comando di Augusto Guglielmo di Brunswick. A questo punto Federico si mosse verso ovest, facendosi precedere da un'avanguardia di cavalleria comandata da von Seydlitz, che respinse ripetutamente gli ussari della brigata Szecheny, Federico e Seydlitz giunsero il 13 settembre a Erfurt, dove Federico fu accolto con grandi manifestazioni di gioia da parte della popolazioneS. Millar, op. cit. p. 9. Intanto Soubise si era ritirato a Eisenach, sorpreso da un'avanzata di 273 km in 13 giorni, estremamente rapida per gli standard dell'epoca. Intanto Federico occupava Gotha (15 settembre) e proseguiva senza fermarsi in città. Informato della capitolazione degli hannoveriani, il 17 settembre Federico inviò Ferdinando di Brunswick verso nord, per creare uno schermo fra lui e de Richelieu (comandante delle forze francesi sul Weser) e Moritz a Torgau per difendere il ponte sull'Elba.

Più o meno nello stesso periodo Federico venne a sapere dell'esito infausto della battaglia di Moys, avvenuta il 7 settembre, dove Carlo di Lorena aveva sconfitto il corpo di osservazione prussiano comandato da Winterfeldt e che questi era morto sul campo. Augusto Guglielmo, per non essere accerchiato dalla forze austriache, si ritirò verso la Slesia, raggiungendo Legnica il 18 settembre, ma perdendo le linee di comunicazione che aveva con Federico, senza che Carlo di Lorena esercitasse pressioni per inseguirlo durante la ritirataS. Millar, op. cit. p. 45. Quando Carlo raggiunse Legnica e iniziò l'attacco, Augusto Guglielmo si ritirò oltre l'Oder raggiungendo Breslavia il 1º ottobre. A questo punto, con la situazione ad est sempre più critica, Federico fu costretto a ritirarsi da Erfurt, senza però che Soubise avanzasse ad est di Gotha, quindi potesse essere impegnato dall'esercito prussiano.

L'11 ottobre l'esercito prussiano si ritirò fino a Eckartsberga, mentre giungeva la notizia che un distaccamento austriaco era in prossimità di Berlino, quindi Federico fece muovere i due corpi di osservazione (quello di Ferdinando di Brunswick e quello di Moritz) in modo che intercettassero gli austriaci. Il giorno successivo Federico si mosse con Seydlitz e la cavalleria per riunirsi ai due corpi di osservazione, lasciando solo un piccolo distaccamento al comando di Keith di fronte ai due eserciti francesi.

Federico mosse sulla linea Lipsia Torgau per arrivare a Berlino prima della forza austriaca (Hadik con 3400 uomini e quattro cannoni). La corsa verso Berlino fu vinta da Hadik, che però, con le sue deboli forze, riuscì solo a impressionare il governatore, ottenendo un riscatto per la città di 225.000 talleri e due dozzine di guanti della Regina Madre (il governatore della città sostenne che fossero stati consegnati solo guanti sinistri), ritirandosi da Berlino il 17 ottobreS. Millar, op. cit. p. 21. Le forze di Moritz, arrivate a Berlino il giorno successivo, non erano in grado di inseguire efficacemente Hadik, ormai troppo lontano. Il 19 ottobre, essendo stato informato degli eventi di Berlino, Federico invertì la marcia tornando verso Torgau, dove il 24 ottobre, seppe che i francesi stavano muovendo verso est e avevano attraversato il Saale. Federico ordinò a Moritz e Ferdinando di Brunswick di ricongiungersi con le sue forze a ovest, per impegnare le forze di Soubise, il congiungimento avvenne a Lipsia il 28 ottobre. Nei quattro giorni in cui rimase a Lipsia Federico ebbe anche la buona notizia che le forze russe si stavano ritirando verso est e la notizia, in quel momento ancora migliore, che la corona d'Inghilterra ed Hannover avevano denunciato l'armistizio dell'8 settembre e chiedevano a Federico di unire le loro forze al suo esercito«...that the Hanoverians and Majesty of England have resolved to renonce the Convention of Kloster Zeven; to bring their poor Stade Army into the field again; and do now request him, King Friedrich, to grant them Duke Ferdinand of Brunswick to be General of the same» «...che gli hannoveriani e Sua Maestà di Inghilterra hanno deciso di denunciare gli accordi di Kloster Zeven [l'armistizio dell'8 settembre]; di porre nuovamente il loro piccolo esercito in campagna; e di richiedere a lui, Re Federico, che Ferdinando di Brunswick ne fosse il generale», S. Millar, op. cit. p. 23.

Il 30 ottobre Federico mosse da Lipsia verso Soubise, incontrando quasi subito il nemico, che si ritirò oltre il Saale dopo un breve scontro con l'avanguardia dell'esercito prussiano. I prussiani al comando di Federico attraversarono il Saale il 3 novembre circa un miglio a valle di Merseburg (dove era stato bruciato il ponte esistente), mentre le forze di Keith e di Ferdinando di Brunswick cercavano altri punti per il passaggio, trovandoli già presidiati dalle forze francesi. Tuttavia i francesi, saputo che una forza consistente aveva già superato il fiume, si ritirarono per ricongiungersi con le forze imperiali presso Müchelin, facendo piani per aggirare l'ala sinistra di Federico e costringerlo a ritirarsi dalla Sassonia. Ora però Federico aveva il suo esercito al completo di fronte agli alleati franco-imperiali.

Il 5 novembre Federico si scontrò con Soubise presso Rossbach, e, mentre gli imperiali (Reichsarmee) tentavano l'avvolgimento sul suo fianco sinistro, Federico ritirò l'ala destra, mandandola all'attacco dell'ala marciante nemica (alla sua sinistra). Gli alleati, presi alla sprovvista, furono ricacciati in disordine. A sera gli alleati erano in rotta, con solo due reggimenti svizzeri che coprivano la fuga dell'armata. Federico con 22000 uomini aveva sconfitto più di 45000 franco imperiali, che avevano subito la perdita di 8000 uomini (3000 morti o feriti e 5000 prigionieri) e di 67 cannoni, mentre i prussiani avevano avuto solo 550 mortiS. Millar, op. cit. p. 36.