Alahor in Granata è un'opera seria (dramma per musica) in due atti, musicata da Gaetano Donizetti e rappresentata per la prima volta al Teatro Carolino (nel 1848 e poi dal 1860 Teatro Bellini) di Palermo il 7 gennaio 1826.

Storia Nel 1825, Donizetti aveva accettato il posto di direttore musicale del Teatro Carolino di Palermo. Infatti, la morte di Ferdinando I delle Due Sicilie il 4 gennaio di quell'anno aveva imposto la chiusura temporanea di tutti i teatri di Napoli in segno di lutto, mentre quelli di Roma erano ugualmente fermi a causa dell'Anno santo, e lo scarso successo riportato a Milano con Chiara e Serafina nel 1822 non permetteva al compositore di sperare molto da quella piazza. Egli quindi accettò il posto offertogli dalla capitale siciliana senza troppo entusiasmo, assicurandosi la direzione musicale per la stagione 1825-1826La durata del contratto andava dal 15 marzo 1825 al 15 marzo 1826, Ashbrook, p. 28. e il titolo ufficiale di "maestro di cappella, direttore della musica e compositore di nuove opere", con un compenso di 45 ducati al meseThanh, p. 32. Ashbrook raffronta il salario del compositore a quello della primadonna Elisabetta Ferron, che percepiva allora 517 ½ ducati al mese, e conclude che il confronto "dà in qualche modo l'idea della disparità delle quotazioni degli artisti dell'epoca". Donizetti comunque riuscì a ottenere, oltre al salario mensile, l'intero incasso di una serata in suo onore e un mese di congedo, oltre al viaggio pagato da Napoli a Palermo e viceversa (Ashbrook, p. 28).. "Sala prestigiosa inaugurata nel 1809, il Teatro Carolino – così chiamato in onore della regina Maria Carolina – era divenuto, quindici anni più tardi, un'istituzione alla deriva, principalmente a causa dell'incompetenza del suo impresario"Thanh, p. 32..

Donizetti arrivò a Palermo il 6 aprile 1825, ma la compagnia di cantanti, che comprendeva il soprano Elisabetta Ferron, il tenore Berardo Calvari Winter (primo interprete del ruolo di Alamar ne L'esule di Granata di Giacomo Meyerbeer) e il baritono Antonio Tamburini, tardò a riunirsi, tanto che l'avvio della stagione dovette essere posticipato dal 21 aprile al 4 maggio. La sera dell'inaugurazione, l'orchestra offrì una performance talmente penosa che Donizetti, responsabile della preparazione musicale degli spettacoli, fu convocato dal duca di Serradifalco, sovrintendente degli spettacoli pubblici: in conseguenza di ciò, tre orchestrali vennero licenziati, e fu deciso di modificare la copertura della buca del suggeritore, che impediva ai cantanti di vedere bene il direttore d'orchestraAshbrook, p. 199. All'epoca, il direttore era posizionato al fondo della buca dell'orchestra, rivolto verso il pubblico, e non di fronte ad essa, spalle al pubblico, come oggi.. L'arrivo della primadonna Ferron, che si stava rimettendo con difficoltà da un parto, si fece attendere molto, tanto che si dovettero mettere in scena L'italiana in Algeri e Il barbiere di Siviglia di Rossini senza di lei. Tamburini fu il solo cantante a trovare una buona accoglienza presso il pubblico palermitano. La Ferron, finalmente arrivata, cantò in Il trionfo della musica, meglio conosciuto col titolo Che originali!, di Simon Mayr, senza suscitare grandi entusiasmi. L'impresario Morabito venne arrestato verso la fine del mese di agosto a seguito di una denuncia e passò un giorno in prigione. Il secondo basso, Antonio De Rosa, che Donizetti aveva ripreso durante una prova, aveva messo su uno scandalo e aveva poi rifiutato di scusarsi per aver insultato il compositore, e passò anche lui un giorno in prigioneAshbrook, p. 30..

Fu in tale situazione, resa ancora più caotica dalla cronica mancanza di fondi, che Donizetti iniziò, verso la metà del mese di dicembre, le prove della nuova opera che si era impegnato a produrre per il Teatro Carolino. La situazione di tensione permanente metteva a dura prova i nervi del compositore, che si sfogava in una lettera al suo maestro Simon Mayr del 21 dicembre 1825Donizetti esordisce citando il proverbio tedesco Die Vergebung ist die beste Rache ("il perdono è la miglior vendetta") e assicura il maestro di mettere senz'altro in pratica questa massima, proseguendo: "Io lo so che il buon Mayr mi vuol bene; l'ho visto in mille occasioni, ma pure una sua lettera di tanto in tanto mi toglie sempre da qualche agitazione, e ben tempo egli era d'inviarmene una. [...] Io credo fermissimamente che di quà andremo via col capo rotto, vale a dire con qualche mesata di meno; la cosa per me la faccio certa, pazienza, questo mi affligge meno; il mio dispiacere si è quello di vedermi obliato da tutti e prossimo a finire una scrittura senza speranze del ricominciamento di un'altra. Vedo tanti che son cani quanto io eppure... [...] già io per mio stile, non mi vado strisciando dietro ad alcuno, ma qui poi non ne vale affatto la pena. Guardan la gente di teatro come infami e perciò nessuno di noi si cura, come noi nulla ci curiamo di loro. Già il mestiere del povero scrittore d'opere l'ho capito infelicissimo fin da principio, ed il bisogno solo mi ci tiene avvinto, ma Le accerto caro maestro, che ne soffro assai da questa sorta di bestie, di cui abbisognamo per l'esecuzione de' nostri sudori. [...] Lei ed io abbiamo soli in tutta l'estate tirato gente cogli Originali e con L'ajo nell'imbarazzo [...] Dovea io ora dar la mia opera, ma per malattia della Ferron andrò verso i primi dell'anno. Ho una paura non piccola... La Ferron non la vogliono sentire, la moglie di Tamburini (figlia di Gioja) è un cane, il tenore Winter ecc. ecc. ecc. ed io in mezzo a questo ho voluto scherzare con musica che abbisogna di qualche intelligenza... possano i voti di Mayr ed i miei essere esauditi, ma questa volta è difficile" (cit. in Ashbrook, pp. 30-31).. Rimandata a causa di un'indisposizione di Elisabetta Ferron, la prima di Alahor in Granata ha finalmente luogo il 7 gennaio 1826.

Il critico del giornale La Cerere scrisse il 9 gennaio che "la indifferenza osservata sinora ha avuto una scossa, ed il merito vero si è dovuto applaudire per una forza invincibile. Questo sobrio e delicato compositore ha la prudenza di attenersi al punto medio fra il bello dell'antica musica e gli slanci della nuova, quindi fa presagire per esso un'epoca di fama maggiore"Cit. in Ashbrook, p. 31.. Le rappresentazioni proseguirono fino al 25 gennaio, poiché il giorno successivo Elisabetta Ferron partì da PalermoAshbrook, p. 33.. Lo stesso Donizetti lasciò la città il 14 febbraio, sebbene la stagione si chiudesse solo il 18, avendo papa Leone XII deciso di estendere il Giubileo del 1825 anche alla Quaresima del 1826.

L'opera fu ripresa sei mesi più tardi al Teatro San Carlo di Napoli con un cast di tutto rispetto che comprendeva anche Henriette Méric-Lalande, Luigi Lablache e Giovanni Battista Rubini. La prima era prevista inizialmente per il 21 giugno, ma le prove dovettero essere sospese per attendere l'arrivo del tenore Berardo Calvari Winter, che si trovava a Milano e che avrebbe dovuto debuttare a Napoli nel ruolo di Alamor, che aveva già sostenuto a PalermoLa parte era stata inizialmente affidata a Bertazzi, ma questi dovette ritirarsi e le prove vennero sospese fino all'arrivo di Winter. A tal proposito Donizetti scriveva: "La gente di teatro è originale, questo Vinter [sic] in Palermo ebbe meco forti discussioni per questa parte che in realtà è poca, ed ora la cerca per la prima comparsa, e fa molto bene, poiché l'aria al second'atto gli basta, essendo per la sua voce" (lettera del 15 giugno 1826, cit. in Ashbrook, p. 201, n. 114).. La prima napoletana ebbe finalmente luogo il 19 luglio, poco dopo quella di Elvida, e questa successione così ravvicinata di opere di soggetto simile, entrambe di ambientazione moresca, è forse la causa dello scarso successo ottenutoAshbrook, p. 34; Kaminski, p. 342. Donizetti scrisse così a suo padre su Alahor: "questa non fece grande effetto: piacquero la sola sinfonia, la cavatina della donna, l'aria del tenore e l'ultimo rondò, ma per Napoli non basta: quì vonno tutto eccellente, basta intanto fischi no e applausi sì" (cit. in Ashbrook, p. 34).. Un'altra ripresa fu a Palermo nel 1830, dopo di che l'opera scomparve dalle scene per un secolo e mezzo, fino a che non fu recuperata a Siviglia nel 1998.

La partitura di Alahor in Granata fu a lungo ritenuta perduta, finché una copia della versione riveduta dal compositore Andrea Monteleone per la ripresa del 1830 fu scoperta nel 1970 a Boston, nella soffitta della Symphony HallLa partitura è ora conservata nella sezione raccolte speciali (Special Collections Division) della Mugar Memorial Library dell'Università di Boston (Ashbrook, p. 200, n. 99).. Il 17 luglio 2023 nella biblioteca dell'istituzione siciliana a Palermo è stato ritrovato il manoscritto autografo.

Il libretto è di autore non identificato, e reca soltanto le iniziali "M.A."Attribuite da Philippe Thanh (p. 33) ad Andrea Monteleone.. Si tratta di un adattamento del libretto di Felice Romani per L'esule di Granata di Giacomo Meyerbeer, andato in scena per la prima volta il 12 marzo 1822 alla Scala di MilanoJames Freeman, Donizetti in Palermo and "Alahor in Granata", in: "Journal of the America Musicological Society", 25, 1972, pp. 240-250., a sua volta trasposizione di quello di Étienne de Jouy per Les Abencérages, ou L'Étendard de Grenade (1813) di Luigi CherubiniKaminski, p. 342.. La fonte comune per tutti questi libretti, e altri ancora, era il romanzo poetico di Jean-Pierre Claris de Florian Gonzalve de Cordoue, ou Grenade reconquise (1791), così come in precedenza Zoraida di Granata di Donizetti si serviva del libretto di Luigi Romanelli per Abenamet e Zoraide (Milano, 1805) di Giuseppe Nicolini.

Cast RuoloVoceInterpreti della primadel 7 gennaio 1826Zobeida, figlia di Mohamed, sorella d'AlahorsopranoElisabetta FerronAlahor, figlio di MohamedbaritonoAntonio TamburiniMuley-Hassem, re di GranatacontraltoMarietta Gioja TamburiniSulima, schiava favorita di ZobeidamezzosopranoCarlotta TomasettiAlamor, capo della tribù zegratenoreBerardo Winter CalvariIsmaele, finto confidente d'AlamartenoreSalvatore PattiCoro di Zegris. Abeneeraghi. Soldati, popolo.

Trama L'azione si svolge a Granada.

Atto I Ali, capo della tribù zegra, ha massacrato tutta la famiglia del capo della fazione rivale degli abenceraghi, tranne Alahor e Zobeida. Alahor è fuggito in esilio, ma Zobeida è invece rimasta, perché innamorata del re di Granata (aria Ah! ti sento, mio povero cor), Muley-Hassem, che è succeduto a suo fratello Ali alla morte di costui.

Hassem ritorna a Granata, fiero dei suoi trionfi (aria Ah! sì tanti affanni), ma la pace onorevole che ha concluso col nemico spagnolo sembra un atto di tradimento agli zegri. Il loro capo, Alamor, furioso perché Hassem ha rifiutato la mano di sua figlia, cospira per rovesciare il trono (aria Taci ancorQuest'aria, assai spettacolare, venne aggiunta in occasione della ripresa del 1830 a Palermo.). Affronta il re e, respinto da lui una seconda volta, giura vendetta (duetto Perfido, io no).

Tornato in incognito grazie a un travestimento per vendicare la morte di suo padre (aria Ombra del padre mio), Alahor s'introduce dentro il palazzo e rimprovera Zobeida (duetto De' miei splendori antichi).

Nel corso di una cerimonia ufficiale in cui Hassem annuncia le loro nozze imminenti, Zobeida si sente allora obbligata a respingere la sua mano.

Atto II Hassem tenta di ottenere da Zobeida una spiegazione per la sua condotta (duetto Ah! che per tanto adoro), ed ella gli rivela che Alahor è suo fratello.