LinduismoIn lingua hindī è reso come Hindudharma, in devanāgarī: हिन्दू धर्म. (o hindūismoSulla grafia da ritenere corretta in italiano per questo termine sono recentemente intervenuti diversi studiosi italiani della materia. In è stata adottata la grafia Hindūismo. Mario Piantelli ha espresso critiche nei confronti di alcuni lessicografi, lamentando l'assenza dell'"h" aspirata nel termine comune italiano. Così Mario Piantelli alle pp. 6 e 7 della predetta opera: «[...] La stessa cosa è successa da noi, dove è purtroppo invalso, con l'improvvido avallo dei lessicografi, l'idiotismo Indù [...] Vale la pena, per inciso, notare come l'erronea voce Induismo, a voler essere filologicamente rigorosi, dovrebbe designare una - inesistente! - "religione" indiana della Luna (Ìndu in lingua sanscrita) [...]». La grafia Induismo, tuttavia, era ed è ancora oggi diffusa in indologia. Fra gli altri, è utilizzata da Giorgio Renato Franci, Caterina Conio, Giuliano Boccali, Cinzia Pieruccini, Anna Dallapiccola e lo stesso Stefano Piano. Da tener presente che l'Unione induista italiana, ente religioso che intende raccogliere le differenti denominazioni di questa via religiosa, ha adottato i termini presenti nei lessici di lingua: "induismo" e "indù".; tradizionalmente denominato Sanātanadharma, in sanscrito devanāgarī सनातनधर्म, lett. «legge/religioneNella lingua hindī, la lingua ufficiale e più diffusa dell'India, il termine occidentale "religione" viene reso come धर्म (alfabeto devanāgarī) traslitterato in caratteri latini come Dharma e risultante identico al termine sanscrito. Gianluca Magi precisa tuttavia che il termine Dharma: eternaCome aggettivo sanātana indica in sanscrito ciò che è "eterno", "primordiale", "immortale", "perpetuo".») è una religione, o piuttosto, un insieme di credi ed espressioni religiose, tra le più diffuse al mondo e tra quelle con le origini più antiche; si contano nella sola India, all'ultimo censimento per religione effettuato dal governo e datato 2011, fedeli indù Come riportato dall'Enciclopedia Sapere.it, il termine italiano deriva "dal francese hindou, che risale al persiano hindū " e ciò spiega la diffusione della pronuncia tronca. Oltre a questo, come scrive Giacomo Devoto ne Il linguaggio d'Italia riguardo al secondo sistema fonologico italiano, "Di questo rimangono ben fermi solo due caratteri entrambi negativi: la esclusione delle consonanti in posizione finale; la esclusione della ‑U non accentata in posizione finale.", caso quest'ultimo nel quale ricade tale termine. (o hindū Il termine "hindu", a differenza di "hinduismo", è stato accolto anche in alcuni dizionari di lingua italiana.), su una popolazione di individuiVedi: .. Con oltre un miliardo e duecento milioni di credenti, nel 2015 l'induismo era al terzo posto nel mondo come numero di credenti dopo il cristianesimo e l'islam.
Etimologia
Il termine italiano "Induismo", deriva dal termine anglosassone Hinduism diffuso dagli inglesi in epoca moderna, coniato aggiungendo il suffisso ism al sostantivo hindu, quest'ultimo termine a sua volta utilizzato, a partire dal XIII secolo, dai turchi di fede musulmana per indicare coloro che non si convertivano alla loro religione.. nonché, con il termine arabo al-Hind, che occorre nei testi arabi ad indicare l'intero popolo dell'India.Romila Thapar. Interpreting Early India. Delhi, Oxford University Press, 1993, p. 77.
Il termine hindu fu in origine prettamente geografico in quanto si fa derivare dall'antica parola iranica utilizzata, fin dall'epoca AchemenideNel 515 a.C. lo shāhanshāh achemenide Dario il Grande annette la Valle dell'Indo al suo impero., per indicare il fiume Indo, la regione dei suoi sette affluentiAttuale Punjab.Così lAvestā, precisamente il 18° verso del I fargard dello Yu[va]tdēvdāt: e i suoi abitanti., fiume e regione a loro volta denominati in sanscrito vedico dagli indoari come Sapta Síndhu e SíndhuCfr. ad es. Ṛgveda X,75:In sanscrito, il termine sindhu, sostantivo maschile, indica anche, in senso generale, un fiume, un flusso, una corrente o anche una distesa d'acqua (un mare, o un lago), e in particolare il fiume Indo.Il suono /s/ (iniziale e intervocalico) in avestico diventa /h/, e così nellAvestā Sapta Sindhu diventa Hapta Hindhu quindi dai GreciQui il termine perde, nel greco ionico parlato dalle truppe greche al servizio del sovrano achemenide, l'aspirazione iniziale e diviene Ἰνδός, Indòs. e più tardi dai RomaniIndi, Indōrum, deriv. dal greco..
Con la dominazione dei musulmani parlanti la lingua persiana, i Moghul, avviata nel XVI secolo, la regione a est del fiume Indo diventa lHindustān (il termine stān in varie lingue indoeuropee, come l'antico persiano, indica un "luogo dove si sta", un "territorio"), e i suoi abitanti sono chiamati hindu.
Con la colonizzazione britannica, il termine inglese Hinduism fu dunque impiegato per indicare un insieme variabile di fatti culturali e religiosi presenti nel Subcontinente indiano, e quindi trasdotto nelle principali lingue europee.
Successivamente gli stessi indiani finirono per utilizzare il termine, di conio anglosassone, Hinduism per indicare la propria identità nazionale in contrapposizione a quella dei colonizzatoriRobert Eric Frykenberg. The Emergency of Modern Hinduism; in Gunther Dietz Sontheimer e Hermann Kulke (a cura di). Hinduism Reconsidered. Delhi, Manohar, 1991, pp. 30-1.Il termine hindutva che unisce il termine di origine persiana con il suffisso sanscrito tva, a indicare la natura, la caratteristica, l'identità degli hindū, fu coniato da V.D. Savarkar (cfr. V.D. Savarkar, Hindutva. Who is a Hindu? pubblicato nel 1938, ma già fatto uscire nel 1923 sotto pseudonimo).. Anche se il termine hindu compare già nel XVI secolo in testi religiosi vaiṣṇava in contrapposizione al termine yavana (musulmano)Joseph T. O'Connel. The word "Hindu" in Gaudiya Vaiṣṇava Text. Journal of the American Oriental Society, 1973, XCIII, 3, p. 340-4..
I fedeli hindu non indicano, tuttavia, la loro fede religiosa come "Hinduism" (Induismo), termine che non compare in alcun vocabolario indiano tradizionale antico o modernoMichel Delahoutre. Op. cit.. quanto piuttosto come Sanātanadharma (Ordine, Norma, Religione eterna) in quanto i suoi fondamenti non sono frutto dell'esperienza umana, ma della rivelazione divina, fin dallo stesso Veda manifestatosi all'alba dei tempi ai veggenti detti Ṛṣi.
O ancora lo indicano come Varṇāśramadharma ovvero come il Dharma che regge ogni essere secondo la sua collocazione (varṇa) assegnandogli un impegno suo proprio (āśrama) di ordine sociale, religioso e moraleMichel Delahoutre. Op. cit., p. 912..
L' "Induismo" viene tradizionalmente indicato anche come Āryadharma, la Religione degli āryaDizionario sanscrito-italiano (direzione scientifica Saverio Sani). Pisa, ETS, 2009., e Vaidikadharma, la Religione del VedaKlaus K. Klostermaier. Induismo. Una introduzione. Fazi, 2004, p. 9..
Definizioni di Induismo Il termine "Induismo" è dunque assolutamente recente e fu diffuso da orientalisti occidentali e da studiosi indiani a partire dal XIX secolo; non solo, la sua stessa natura risente di questo processo:
Il termine è peraltro di difficile definizione poiché si riferisce a numerose tradizioni religiose allo stesso tempo, senza che vi sia un elemento fondatore accomunante e senza che un'autorità centrale ne regoli la pratica..
Ciò nonostante, Stefano Piano ritiene che con il termine "Induismo" si possa indicare "un'intera cultura, una visione del mondo e della vita, un modo di essere e di comportarsi, una serie di abitudini quotidiane che si tramandano da millenni, con scrupolosa tenacia, in seno a una civiltà estremamente fedele al proprio passato e nella quale predomina una concezione religiosa dell'uomo e dell'universo".. L'induismo, più che una singola religione in senso stretto, si può considerare una serie di correnti religiose, devozionali e/o metafisiche e/o teologico-speculative, modi di comportarsi, abitudini quotidiane spesso eterogenee, aventi sì un comune nucleo di valori e credenze religiose, ma differenti tra loro a seconda del modo in cui interpretano la tradizione e la sua letteratura religiosa, e a seconda di quale aspetto diviene oggetto di focalizzazione per le singole correnti.. Come Heinrich von Stietencron, si può parlare piuttosto di "religioni hindū", come la vaiṣnava, śaiva o quella śākta, poiché tutti gli appellativi usati vengono rifiutati dagli intellettuali indiani di formazione non occidentale, e specialmente dagli aderenti all'ortodossia smārta, in quanto considerano che si riferiscono a diversi aspetti di un'unica realtà spirituale, il Sanātanadharma..
In tal senso, il francese Alain Daniélou ricorda come per gli hindū dogmi e credenze costituiscono altrettanti ostacoli allo sviluppo del sapere e della conoscenza della realtà. Gli induisti hanno sempre cercato di stabilire un sincretismo di filosofie e religioni per esprimere le varie sfaccettature delle forze cosmiche. Questo spiega come "la definizione di Induismo comprenda, in realtà, un insieme variegato di religioni e di visioni del mondo anche contrastanti", sebbene questi siano espressi restando fedeli per tutta la vita a un ordine socio-culturale; motivo per il quale un induista non abbandonerà le norme, abitudini e comportamenti ed il fatto di essere nati in una casta (jāti). Il fattore etnico e culturale è determinante, in questo senso, affinché una persona si definisca hindu - stando almeno alla più comune e ortodossa delle formulazioni.
Questa teoria sembrerebbe dimostrata dal fatto che presso i principali santuari dell'Induismo, ad esempio il Tempio di Kṛṣṇa a Puri (Orissa) o quello di Siva a Katmandu in Nepal, santuari appartenenti a differenti darśana, possono avere ingresso solo gli indiani appartenenti a un varṇa, a prescindere dalla loro fede religiosaLa conversione ad una fede religiosa non hindu fa tuttavia perdere la qualifica di hindu. Cfr. Francesco Sferra. Op. cit., p. XII., e non i non-indiani, anche se professanti una fede 'induista'. Nonostante questo, esistono convertiti di etnie diverse da quella indiana, che sono inoltre riusciti ad ottenere le iniziazioni per poter officiare nei templi.
Pur non essendo di facile definizione, per comprendere il termine hindu in un contesto di più ampio significato, avverte Michel Delahoutre:
Quindi l'"Induismo" non è solo una "invenzione" degli orientalisti occidentaliCfr. al riguardo anche, ad esempio, Wilfred Cantwell Smith. The Meaning and End of Religion. New York, Macmillan, 1962, p. 65 ma anche Heinrich von Stietencron. Hinduism: On the Proper use of A Deceptive Term in Gunther Dietz Sontheimer e Hermann Kulke (a cura di). Hinduism Reconsidered. Delhi, Manohar, 1991, pp. 11-27. ma anche l'autorappresentazione, moderna, di elementi già presenti nel passato indiano..
Definizione secondo la Corte suprema dell'India
Nel 1966 la Corte suprema dell'India, esprimendosi sul caso Shastri Vagnapurushdasji et al. contro Muldas Bhundardas definì normativamente la qualifica di hindu, e quindi di induismo, con i seguenti sette puntiQui un'ulteriore sentenza del 1986 che richiama, confermando, la sentenza del 1966 .: l'accettazione rispettosa dei Veda come la più alta autorità riguardo agli argomenti religiosi e filosofici, e l'accettazione rispettosa dei Veda da parte dei pensatori e filosofi induisti come base unica della filosofia induista; lo spirito di tolleranza e di buona volontà per comprendere e apprezzare il punto di vista dell'interlocutore, basato sulla rivelazione che la verità possiede molteplici apparenze; l'accettazione, da parte di ciascuno dei sei sistemi di filosofia induista, di un ritmo dell'esistenza cosmica che conosce periodi di creazione, di conservazione e di distruzione, periodi, o yuga che si succedono senza fine; l'accettazione da parte di tutti i sistemi filosofici induisti della fede nella rinascita e preesistenza degli esseri;