Lassedio di Leningrado (; ) avvenne durante la seconda guerra mondiale e si protrasse dall'8 settembre 1941 al 27 gennaio 1944, per un totale di 872 giorni, divenendo l'assedio più lungo di tutta la guerra ed il secondo più lungo dell'età contemporanea.

La città di Leningrado, già indicata da Adolf Hitler nel Mein Kampf come il caposaldo del bolscevismo, fu uno degli obiettivi prioritari per la Wehrmacht fin dalla pianificazione dell'invasione tedesca dell'Unione Sovietica. Seconda città del paese per popolazione, Leningrado era soprattutto uno dei più importanti centri industriali dell'Unione Sovietica, e la sua vicinanza con la base navale di Kronštadt e i collegamenti con Murmansk la rendevano anche un rilevante obiettivo militare strategico.

Convinto che l'eliminazione sia di Mosca che di Leningrado avrebbero favorito il collasso dell'Unione Sovietica, Hitler decise di includere la città come obiettivo del Gruppo d'armate Nord, chiarendo in diverse direttive preparatorie all'invasione che Leningrado non doveva essere occupata, bensì «isolata ermeticamente» per eliminare la popolazione attraverso la fame e il freddo e, per quanto possibile, ridurre la città «in polvere con attacchi aerei e di artiglieria»..

L'assedio inflisse enormi sofferenze alla popolazione di Leningrado, ma non riuscì a piegarne la resistenza. Dopo un primo tragico inverno - superato anche grazie all'apertura di una via di rifornimento attraverso il lago Ladoga - l'assedio andò via via attenuandosi, fino ad essere rotto parzialmente nel gennaio 1943 e definitivamente il 26 febbraio 1944, quando le truppe sovietiche liberarono la città. Durante gli 872 giorni dell'assedio morirono all'incirca un milione di civili, nella maggior parte durante l'inverno 1941-1942, mentre durante i combattimenti attorno alla città l'Armata Rossa soffrì anch'essa circa un milione di perdite, tra morti, feriti e prigionieri. In virtù del suo eroismo e del suo sacrificio, Leningrado fu la prima città dell'Unione Sovietica ad ottenere il titolo di città eroina, conferitole nel maggio 1945 da Iosif Stalin.

Premesse In vista di un futuro e sempre più probabile conflitto contro la Germania nazista, Iosif Stalin intraprese alcune mosse per salvaguardare Leningrado, uno dei centri industriali più importanti dell'Unione Sovietica, che garantiva circa il 10% dell'intera produzione industriale sovietica. Dopo il rifiuto della Finlandia di vendere l'istmo careliano confinante con il Distretto militare di Leningrado (Leningradskogo Voennogo Okruga - LVO), nel novembre 1939 Stalin ordinò all'Armata Rossa di impadronirsene con la forza. La cosiddetta guerra d'inverno, iniziata e svolta in modo disastroso per le unità sovietiche, logorò i difensori finlandesi, che nel marzo 1940 concessero la maggior parte dell'istmo, e, in base alle clausole d'armistizio, arretrarono la loro frontiera di circa cento chilometri da Leningrado. Subito dopo Stalin si mosse contro le repubbliche filo-tedesche del baltico, e nel maggio 1940 truppe sovietiche occuparono Estonia, Lettonia e Lituania, che vennero annesse come Distretto militare speciale del Baltico. In prospettiva di garantire la sicurezza a Leningrado da un'eventuale minaccia da ovest, Stalin spostò nel Baltico circa uomini suddivisi in tre armate..

Nonostante la firma del patto Molotov-Ribbentrop il 23 agosto 1939, che sanciva l'astensione delle due parti da qualunque tipo di aggressione reciproca per dieci anni, il 18 dicembre 1940 Adolf Hitler firmò la direttiva di guerra numero 21, che ordinava la preparazione all'attacco all'Unione Sovietica, l'Operazione Barbarossa.. Il 22 giugno 1941 la Wehrmacht diede inizio all'invasione lungo tre direttrici principali con altrettanti gruppi d'armate; il Gruppo d'armate Sud avrebbe invaso l'Ucraina e diretto verso Kiev, il Gruppo d'armate Centro avrebbe puntato a nord delle paludi del Pripjat lungo la direttrice Smolensk-Mosca e il Gruppo armate Nord con l'obiettivo strategico di occupare i paesi baltici, la base navale di Kronštadt e Leningrado, privando così la marina sovietica di ogni base su quel mare.. Al comando dell'esperto feldmaresciallo Wilhelm von Leeb, il Gruppo d'armate Nord comprendeva due armate di fanteria, la 16ª del generale Ernst Busch e la 18ª del generale Georg von Küchler, affiancate dalla 4ª Panzerarmee del generale Erich Hoepner. I tedeschi su quel fronte potevano quindi disporre di circa uomini, comprese le riserve..

Più a nord dello schieramento vi era poi il Fronte finlandese, considerato ausiliario dai tedeschi, e subordinato direttamente all'OKW (Oberkommando der Wehrmacht) e non all'OKH (Oberkommando des Heeres, quest'ultimo responsabile delle operazioni sul fronte orientale). L'obiettivo di questo schieramento era quello di recidere le linee di rifornimento sovietiche che andavano verso i porti di Murmansk e Poljarnij - porti in cui gli alleati avrebbero inviato i loro aiuti all'Unione Sovietica - e allo stesso tempo isolare Leningrado a nord. I tedeschi avevano programmato un'avanzata simultanea ma ausiliaria a fianco dei finlandesi, i quali miravano a recuperare i territori e le risorse perdute nell'aprile 1940..

A fianco dei tedeschi, i finlandesi misero in campo due armate: l'Armata Sudorientale, a nord di Leningrado, e l'Armata di Carelia, più a nord. All'estremo nord i tedeschi schieravano il loro corpo d'armata di montagna di stanza in Norvegia, forte di circa uomini. In mezzo si apriva un settore intermedio relativamente sguarnito di truppe, coperto dalla 3ª Divisione finlandese e dal 16º Corpo d'armata tedesco. Le operazioni a sud e al centro furono affidate esclusivamente ai finlandesi, come pure l'eliminazione delle forze sovietiche isolate ad Hangö. Complessivamente lungo i circa 1000 chilometri di fronte dal Mar Baltico al Mare di Barents - erano schierati uomini che comprendevano all'incirca finlandesi, di fronte a sovietici dipendenti dal Distretto militare di Leningrado, affidato al tenente generale Markian Popov e destinato a diventare in futuro il Fronte Settentrionale, poi in seguito, Fronte di Leningrado.

I piani tedeschi

Hitler pose come uno degli obiettivi di Barbarossa la città di Leningrado per tre motivi di ordine strategico e simbolico: l'elevata capacità industriale della città, dove erano dislocate enormi fabbriche militari - come le officine Kirov - che da sole rappresentavano circa il 10% del Pil dell'intera Unione Sovietica; la posizione strategica della città, dalla quale si poteva controllare il mar Baltico e la base di Kronštadt oltre che e i collegamenti a nord verso il porto di Murmansk e la base navale di Poljarnyj; il significato simbolico della città, vista come il fulcro del bolscevismo.

I tedeschi prevedevano di coprire i 765 km dal confine della Prussia Orientale alla periferia di Leningrado in circa sei-otto settimane e di catturare la città entro la metà di agosto. Originariamente la missione del Gruppo d'armate Nord era la conquista della città con un assalto diretto, ma quando l'avanzata si dimostrò più lenta di quanto previsto Hitler cominciò a modificare i piani. Il 21 agosto comunicò al capo di stato maggiore dell'esercito, Generaloberst Franz Halder, che «l'obiettivo più importante prima che sopraggiunga l'inverno non è la conquista di Mosca, ma l’occupazione della Crimea e delle zone industriali e carbonifere del bacino del Donec; inoltre occorre tagliare i rifornimenti di petrolio russo provenienti dal Caucaso. A nord il nostro obiettivo è l'accerchiamento di Leningrado e il congiungimento con i finlandesi». Solo allora secondo Hitler si sarebbe potuto sbaragliare le difese sovietiche davanti alla capitale. Secondo il generale Halder, Hitler era ormai ossessionato dall'idea di occupare Leningrado e Stalingrado; egli era persuaso che, cadute queste due "città sacre del comunismo", l'intera Russia sarebbe crollata.

Il 30 agosto 1941, Hitler emanò la direttiva n. 34 in cui precisava che Leningrado doveva essere accerchiata e si sarebbe dovuto stabilire un contatto con i finlandesi a nord. Sempre più volubile, il 6 settembre il dittatore tedesco emanò la direttiva n. 35 in cui esplicava che si sarebbe dovuto evitare un costoso attacco diretto, mentre la 4ª Panzerarmee e l'8º Corpo aereo (Fliegerkorps) sarebbero stati trasferiti al Gruppo d'armate Centro che si apprestava, dopo molte discussioni tra Hitler e l'Alto comando, ad attaccare Mosca. Dopo aver spostato l'obiettivo prioritario su Leningrado e Kiev, ora Hitler - ondivago fin dall'inizio dell'invasione - ritornava sull'attacco diretto alla capitale. Ciò suggerì a von Leeb che il suo compito sarebbe stato di assediare la città e non conquistarla via terra...

A settembre Hitler era ormai convinto che Mosca e Leningrado fossero sul punto di cadere. Il 18 dello stesso mese il Führer diramò ordini severi: «Non si deve accettare la capitolazione di Leningrado o di Mosca, nemmeno se venisse offerta»..

Il 29 settembre l'Oberkommando des Heeres (OKH) emanò la direttiva n.1 1601/41 "Riguardo alla futura esistenza della città di Leningrado", in cui si affermava che «[...] il Führer ha deciso di cancellare la città di Pietroburgo dalla faccia della terra. [...] Qualsiasi richiesta che ci venga fatta di assumere noi l'amministrazione della città dovrà essere respinta; il problema della sopravvivenza della popolazione e il problema dei viveri non può né deve essere di nostra competenza. In questa guerra per l'esistenza non abbiamo alcun interesse a salvare anche soltanto una parte della popolazione di questa grande città». A Leeb fu ordinato di radere al suolo Leningrado con bombardamenti aerei e di artiglieria, mentre l'assedio avrebbe affamato la popolazione fino a costringerla alla resa. Sia Hitler sia i vertici militari si aspettavano che la città si sarebbe arresa entro la primavera del 1942..

Poche settimane dopo Hermann Göring scrisse a Galeazzo Ciano: «Quest'anno in Russia moriranno di fame dai venti a trenta milioni di persone. Forse è bene che sia così, perché certe nazioni vanno decimate. Comunque, non c'è nulla da fare. È ovvio che se l'umanità è condannata a morire di fame, gli ultimi a morire dovranno essere i nostri due popoli... Nei campi di concentramento i prigionieri russi hanno già iniziato a mangiarsi fra loro».

Le difese sovietiche Prima della guerra il Distretto militare di Leningrado non era responsabile della difesa delle direttrici a sud e a ovest della città, che erano responsabilità del Distretto militare del Baltico; era invece impegnato a difendere la Carelia.. Le principali formazioni sovietiche impegnate nell'assedio furono la 42ª e la 55ª Armata e il gruppo operativo della Neva (Nevskaja Operativskaja Gruppa - NOG) che in seguito diventò la 67ª Armata, mentre la 23ª Armata era posizionata sul fronte careliano..

Leningrado e Kronštadt erano protette da un'impressionante catena di batterie costiere e fortificazioni, alcune delle quali in grado di appoggiare la difesa terrestre. La base navale di Kronštadt era dotata di batterie armate di cannoni in calibro da 152 a 304 mm, ma le postazioni più pericolose per i tedeschi erano quelle posizionate a Oranienbaum armate con cannoni binati da 355 mm. Nei pressi erano presenti anche i cannoni ferroviari TM-1-12 da 356 mm e TM-1-180 da 180 mm, nonché i treni armati Baltiec e Za Rodinu, la batteria di Šepelov con cannoni binati da 355 mm e il forte Pulkovo con due cannoni binati da 203 mm. Le batterie sovietiche potevano colpire obiettivi lontani come Krasnoe Selo a circa 30 chilometri a sud-ovest di Leningrado, il che spiega la sopravvivenza della guarnigione sovietica di Oranienbaum per tutta la durata dell'assedio..