Di seguito vengono descritti gli avvenimenti della guerra fredda tra il 1947 e il 1953.

La fine della "Grande Alleanza" dopo la seconda guerra mondiale Premessa: relazioni Est-Ovest Alcuni studiosi hanno fatto risalire le origini del conflitto Est-Ovest ben prima della rivoluzione bolscevica. I teorici del sistema mondiale hanno argomentato che la Russia giunse tardi ad essere assorbita dal sistema capitalista mondiale, e solo nella sua periferia o semi-periferia al momento della rivoluzione bolscevica, lasciandola pronta per una radicale rottura con il capitalismo. Alcuni studiosi, come Samuel P. Huntington, sostengono addirittura che Est e Ovest sono civiltà fondamentalmente differenti. Tra gli studiosi di quest'ultimo campo, molti hanno sostenuto che gli slavi ortodossi orientali sono eredi della tradizione bizantina. Altri puntualizzano aspetti dell'eredità culturale slava, dell'influenza asiatica e una fondamentalmente differente cultura politica, che prende forma dal dominio degli Zar.

La rivalità imperiale tra Gran Bretagna e Russia zarista avrebbe fatto presagire le tensioni Est-Ovest della guerra fredda. Lungo tutto il XIX secolo, incrementare l'accesso marittimo della Russia era un obiettivo fondamentale della politica estera zarista; imperdirlo era invece l'ossessione dell'Impero britannico. Nonostante l'enorme superficie occupata dalla Russia, gran parte dei sedicimila chilometri delle sue coste erano congelati per gran parte dell'anno o controllati da altre potenze, specialmente nel mar Baltico e nel mar Nero. I britannici erano determinati, fin dalla guerra di Crimea degli anni 1850, a rallentare l'espansione russa a spese dell'Impero ottomano, il "malato d'Europa". Dopo il completamento del canale di Suez nel 1869, le speranze di afferrare una porzione della costa ottomana del mar Mediterraneo, per cui poteva minacciare le rotte strategiche, furono le più mortificanti per i britannici. La vicinanza dell'espansione territoriale dell'impero zarista nell'Asia centrale e verso l'India terrorizzarono anche i capi imperiali britannici dell'India meridionale, innescando una serie di avventure donchischiottesche britanniche in Afghanistan. Le paure nei confronti della Russia, comunque, diminuirono a seguito della stupefacente sconfitta russa nella guerra russo-giapponese del 1905. Alcuni storici hanno fatto notare che i britannici esagerarono la forza del relativamente arretrato Impero russo, il quale, con il senno di poi, era probabilmente più preoccupato del commercio e della sicurezza dei suoi confini che non di minacciare gli interessi occidentali. Alcuni storici hanno anche evidenziato il parallelo con il periodo post-seconda guerra mondiale, quando, di nuovo, l'Occidente esagerò l'espansionismo sovietico in Europa orientale, il quale, come per la crescita territoriale della Russia imperiale, fu probabilmente motivato dalla protezione di frontiere vulnerabili.

La rivalità strategica tra Stati Uniti e Russia, entrambe vaste nazioni, risale agli anni 1890 quando, dopo un secolo di amicizia, Americani e Russi divennero rivali nello sviluppo della Manciuria. La Russia zarista, incapace di competere commercialmente, cercò di isolare e colonizzare parti dell'Asia orientale, mentre gli Americani richiedevano una competizione aperta per i mercati.

Nel 1917 la rivalità divenne intensamente ideologica. Gli Stati Uniti non stabilirono relazioni con il governo sovietico fino al 1933. Gli americani non dimenticarono mai che il governo sovietico negoziò una pace separata con la Germania durante la prima guerra mondiale, lasciando gli alleati occidentali a combattere da soli le Potenze Centrali, anche se non furono prese in considerazione le condizioni delle rispettive parti: la Russia era stata invasa ed era in ginocchio, gli Alleati ancora combattevano sulle frontiere e gli americani non contribuirono in maniera determinante alle sorti della guerra. La duratura sfiducia russa trasse origine dallo sbarco di truppe statunitensi nella Russia sovietica nel 1918, le quali furono coinvolte, direttamente o indirettamente, nell'assistenza ai Bianchi anti-bolscevichi durante la guerra civile russa.

L'alleanza durante la seconda guerra mondiale tra gli anglo-americani e l'Unione Sovietica fu un evento eccezionale nella storia delle relazioni USA-URSS e URSS-Regno Unito. Ed anche durante i giorni migliori della cosiddetta "Grande Alleanza", le tensioni covavano sotto le ceneri. I sovietici non scordarono mai la macata apertura del secondo fronte in Europa continentale nel 1942 o nel 1943, nonostante le ripetute assicurazioni da parte di Roosevelt; l'invasione alleata non avvenne fino al giugno 1944, più di due anni dopo l'iniziale richiesta dei sovietici. L'Occidente rinviò l'invasione, costringendo i sovietici ad assorbire l'urto della forza tedesca. Nel frattempo, i russi soffrirono perdite enormi, oltre 20 milioni di morti tra militari e civili.

Quando la guerra finì in Europa, l'8 maggio 1945, le truppe sovietiche e occidentali (USA, Gran Bretagna e Francia) erano collocate in aree particolari, essenzialmente lungo una linea nell'Europa centrale che venne chiamata linea Oder-Neisse. A parte pochi aggiustamenti minori, questa sarebbe diventata la "cortina di ferro" della guerra fredda. Col senno di poi, Jalta significò l'accordo da ambo le parti che potevano restare lì e nessuna avrebbe usato la forza per mandar via l'altra. Questo tacito accordo si applicava anche all'Asia, come si evince dall'occupazione statunitense del Giappone e dalla divisione della Corea. Politicamente, quindi, Jalta fu un accordo sullo status quo del dopoguerra, nel quale l'egemonia dell'Unione Sovietica regnava su un terzo del mondo e quella degli Stati Uniti sugli altri due terzi.

C'erano contrasti fondamentali tra le visioni di Stati Uniti e Unione Sovietica, tra capitalismo e comunismo. Questi contrasti erano stati semplificati e raffinati nelle ideologie nazionali per rappresentare due stili di vita, ognuno dei quali era stato confermato nella sua correttezza, nel 1945, dai precedenti disastri. I modelli conflittuali di autarchia contro esportazione, pianificazione statale contro impresa, si sarebbero contesi la lealtà del mondo sviluppato e in via di sviluppo negli anni del dopoguerra. Anche così, comunque, la guerra fredda nel 1945 non era ovviamente inevitabile.

Nonostante i mezzi degli Stati Uniti per portare avanti una visione differente dell'Europa del dopoguerra, Stalin vide il riemergere di Germania e Giappone, e non degli Stati Uniti, come minaccia principale della Russia. Stalin assunse che il campo capitalista avrebbe presto ripreso la rivalità interna sulle colonie e i commerci e non avrebbe posto una minaccia alla Russia. I consiglieri economici, come Eugen Varga, rinforzarono questa visione, prevedendo una crisi di sovrapproduzione nelle nazioni capitaliste che sarebbe culminata per il 1947-1948 in un'altra grande depressione.

Le tendenze nelle spese federali degli Stati Uniti confermarono le aspettative di Stalin. Fino a quel momento la finanza era stata rinforzata dalle spese governative come conseguenza della depressione e della guerra. Tra il 1929 e il 1933 la disoccupazione passò dal 3% della forza lavoro al 25%, mentre la produzione dei beni manifatturieri si ridusse di un terzo. Il New Deal di Franklin Roosevelt cercò di stimolare la domanda e fornire lavoro e sollievo dall'impoverimento attraverso un aumento delle spese federali, supportate in seguito dall'economista britannico John Maynard Keynes. Nel 1929 la proporzione di tali spese era solo del 3%. Tra il 1933 e il 1939 le spese federali triplicarono e i critici di Roosevelt lo accusarono di trasformare l'America in uno Stato socialista. Ma i costi del New Deal impallidiscono a confronto con quelli della seconda guerra mondiale. Nel primo anno del dopoguerra (1946) le spese federali ammontavano ancora a 62 miliardi di dollari, ovvero il 30% del PIL. In breve, le spese federali erano passate dal 3% del Prodotto Interno Lordo nel 1929 a circa un terzo nel 1945. Le spese di guerra curarono finanziariamente la depressione, spingendo in giù la disoccupazione dal 14% del 1940 a meno del 2% nel 1943, con la forza lavoro che crebbe di dieci milioni. L'economia di guerra non fu un trionfo della libera imprenditoria, ma il risultato del finanziamento governativo degli affari.

Quale sarebbe stato il risultato della massiccia demilitarizzazione del dopoguerra? Stalin predisse sovrapproduzione e depressione. Date le tendenze nelle spese federali, le sue previsioni non erano assurde. Stalin assunse quindi che gli americani avrebbero avuto bisogno di aiuto economico, necessitando di trovare un qualsiasi sfogo per dei massicci investimenti di capitale, allo scopo di mantenere la produzione industriale dei livelli del tempo di guerra, che portò gli USA fuori dalla Grande depressione. Quindi, dal suo punto di vista, le possibilità di un fronte anglo-americano contro l'URSS sembravano esigue. Ad ogni modo, non ci fu nessuna crisi di sovrapproduzione e, come anticipato da Stalin, questa venne evitata mantenendo all'incirca gli stessi livelli nelle spese governative. Fu differente però il modo in cui questo venne ottenuto.

Ma l'intero ruolo del governo non era scolpito nella pietra ed era nuovamente in discussione. Anche se il complesso militare-industriale degli Stati Uniti era nato con la seconda guerra mondiale, avrebbe potuto essere ridotto. Le pressioni per "tornare alla normalità" furono intense. Il Congresso voleva un ritorno a bilanci bassi ed equilibrati e le famiglie chiedevano a gran voce di vedere i soldati rispediti a casa. L'amministrazione Truman si preoccupò prima di una depressione postguerra e quindi delle conseguenze inflazionistiche della domanda repressa da parte dei consumatori. La Carta dei diritti dei GI, adottata nel 1944, fu una risposta: sovvenzionando i veterani per completare la loro educazione, piuttosto che lasciar loro ingolfare il mercato del lavoro e probabilmente innalzare le cifre della disoccupazione. Inoltre, il 20 luglio 1948 il presidente Truman istituì la prima leva militare in tempo di pace degli Stati Uniti in mezzo alle crescenti tensioni con l'Unione Sovietica.

Quindi, una conversione all'economia pre-guerra sarebbe stata estremamente difficoltosa e alla fine non si attuò. In definitiva il governo del dopoguerra sarebbe somigliato molto al governo del tempo di guerra, con l'establishment militare e la sicurezza militare dominanti. La depressione capitalista del dopoguerra predetta da Stalin non sarebbe stata evitata dalla gestione interna, forse integrata da un maggiore ruolo nella promozione del commercio internazionale e dalle relazioni monetarie. Infatti, il presidente Roosevelt, nel 1941, sperava che dopo la guerra il più grosso edificio del mondo, l'enorme complesso del Pentagono, nella Virginia settentrionale, sarebbe stato convertito in un gigantesco magazzino. Non fu così; il complesso militare-industriale dominò la vita del dopoguerra, il che fu ampiamente il risultato della guerra fredda.

Due visioni del mondo