I Beati Paoli è un romanzo d'appendice dello scrittore e giornalista siciliano Luigi Natoli, firmato con lo pseudonimo di William Galt e apparso originariamente sul Giornale di Sicilia in 239 puntate dal 6 maggio 1909 al 2 gennaio 1910. Del romanzo esiste anche un seguito, Coriolano della Floresta ovvero il segreto del romito, del 1930. Il libro ebbe uno straordinario successo, trasversale a tutte le classi socialiR. La Duca, Storia e leggenda de «I Beati Paoli», in L. Natoli, I Beati Paoli, Flaccovio, 2007, pp. XXIII-XLIII: p. XXVI.. Dal romanzo è stato tratto anche un film, I cavalieri dalle maschere nere (I Beati Paoli), regia di Pino Mercanti, del 1948 .

La vicenda trae spunto dalle gesta della leggendaria setta segreta dei Beati Paoli, che si racconta fosse attiva nella Sicilia del XVII-XVIII secolo: il romanzo mescola personaggi di fantasia a personaggi realmente esistiti. Natoli mise una scrupolosa cura nel ricostruire fedelmente l'ambiente della Palermo dell'inizio del XVIII secolo fin nei minimi dettagli, e la sua narrazione si discosta solo in pochi momenti dalla realtà storica, utilizzando rigorosamente come fonti per i fatti narrati e le descrizioni di luoghi e scenari il Diario palermitano di Antonio Mongitore, la Storia dei viceré di Sicilia di Giovanni Evangelista Di Biasi e le relazioni a stampa su feste e cerimonie pubbliche.

Storia editoriale Dopo la pubblicazione a puntate sul quotidiano, nel 1912 la casa editrice palermitana La Gutenberg lo pubblicò in volume; nel 1949 apparve a dispense edito da La Madonnina di Milano, che lo pubblicò a sua volta in volume nel 1955. Nel 1971 la casa editrice palermitana Flaccovio ripubblicò il romanzo, facendolo precedere da un'introduzione del semiologo Umberto Eco e da una nota storica di Rosario La Duca.

Il fumettista Nino Calabrò ne realizzò, tra il 1973 e il 1976, una trasposizione a fumetti in 192 tavole pubblicate negli anni ottanta in venticinque inseriti allegati al Giornale di Sicilia.

Trama

Prologo Palermo, 1698. Si festeggia la stipula della pace di Ryswick tra Luigi XIV di Francia e Carlo II d'Asburgo, re di Spagna e di Sicilia. Il giovane nobile don Raimondo Albamonte della Motta viene a sapere che suo fratello maggiore, il duca don Emanuele, partito per la guerra al servizio del suo sovrano, è stato ucciso dai Turchi sulla via del ritorno. La notizia gli viene riferita da Andrea Lo Bianco, un fedele servitore del defunto duca, che lo accompagnava ed è riuscito a fuggire. Proprio in quei giorni la moglie di don Emanuele, donna Aloisia, ancora ignara della sorte toccata al marito, dà alla luce un figlio maschio, chiamato Emanuele come il padre, ormai nuovo duca della Motta. Informata dal cognato del doloroso avvenimento, la donna, ancora debole, si ammala gravemente. Don Raimondo, desideroso di ottenere per sé il titolo di duca, decide di eliminare i due ostacoli che gli si frappongono, la cognata e il piccolo nipote. Con l'aiuto di un servo, Giuseppico, e della fattucchiera Peppa la Sarda, cerca di avvelenare donna Aloisia, ma il suo piano delittuoso viene scoperto da Maddalena, fedele cameriera della duchessa, che, con l'aiuto di Andrea, riesce a sventarlo. Maddalena però viene uccisa, e donna Aloisia è costretta a fuggire nella notte con il figlio, per non cadere nelle mani del cognato. Stremata dalla fatica, sviene, e viene raccolta assieme al piccolo da due uomini e una donna, che li portano nella loro casa. Aloisia muore senza essere stata in grado di rivelare il suo nome e la sua storia, e il bambino resta da allora affidato alle cure dei suoi salvatori. Nel frattempo, don Raimondo ha accusato Andrea, da lui licenziato qualche giorno innanzi, dell'omicidio di Maddalena e del rapimento della cognata e del nipote: l'uomo viene quindi arrestato e condannato ai remi.

Parte prima

Settembre 1713.

Quindici anni dopo gli eventi del Prologo, il regno di Sicilia sta per essere ceduto dalla Spagna a Vittorio Amedeo II di Savoia, in seguito alla pace di Utrecht che pone fine alla guerra di successione spagnola. Don Raimondo della Motta, nel frattempo, in mancanza di eredi del fratello, ha ottenuto il titolo di duca ed è divenuto un magistrato potente e rispettato nella Deputazione del regno. Si è sposato due volte: dal primo matrimonio ha avuto una figlia, Violante, ora educanda in un convento, poi, rimasto vedovo, si è risposato con donna Gabriella La Grua, di venti anni più giovane, da cui non ha avuto figli. Da qualche tempo il duca è perseguitato da minacciose lettere anonime, che gli ricordano i delitti commessi e che potrebbero essere opera della misteriosa setta segreta dei Beati Paoli, una congrega potentissima i cui affiliati non sono mai stati scoperti, e che ha come obiettivo fare giustizia dei torti perpetrati e tollerati dalla giustizia corrotta dello Stato.

Nel frattempo, arriva in città il giovane cavaliere Blasco da Castiglione, venuto a scoprire qualcosa sulle sue origini e sulla sua famiglia, di cui non sa nulla. Fin da quando era bambino, infatti, era stato affidato alle cure del frate cappuccino Giovanni, ora defunto; quando, anni prima, il frate aveva dovuto lasciarlo, gli aveva affidato una lettera per il suo amico, fra Bonaventura, contenente la storia del suo passato: finalmente, dopo quindici anni di peripezie e avventure, fra cui un periodo di prigionia presso il bey di Tunisi, Blasco faceva ritorno a Palermo per consegnarla. Fra Bonaventura gli racconta la sua storia: lui e sua madre erano stati soccorsi dai due frati nel tremendo terremoto che aveva distrutto Catania nel 1693. Prima di morire per le ferite, la donna aveva fatto in tempo a raccontare ai due frati che Blasco era il figlio illegittimo di un nobile che l'aveva sedotta, e a pregarli di avere cura di lui. Il padre di Blasco è proprio don Emanuele della Motta, fratello di don Raimondo, ma fra Bonaventura non rivela per il momento quel particolare al giovane. Lo accompagna però proprio dallo zio, sperando di ottenere da lui protezione e magari un impiego per il suo pupillo, la cui origine non viene taciuta al duca. Don Raimondo, in ansia per le frequenti minacce che riceve, decide di accogliere in casa il giovane, prestante e abile spadaccino, perché protegga lui e la sua famiglia. Così Blasco incontra Gabriella, e riconosce in lei la bellissima donna che aveva notato sulla via per Palermo, e per la quale aveva avuto uno screzio col suo corteggiatore, il principe di Iraci. Avendo avuto l'incarico di scortarla ovunque, Blasco passa molto tempo assieme a lei; da parte sua, Gabriella (che ha sposato il duca Raimondo solo perché obbligata dalla famiglia e che non prova alcun sentimento per il marito), abituata, per la sua avvenenza, a essere da tutti corteggiata, finisce per cedere al fascino del suo accompagnatore: un giorno, di ritorno in carrozza dalla cerimonia di incoronazione del nuovo re Vittorio Amedeo, i due si baciano appassionatamente.

Nel frattempo, nella storia fanno il loro ingresso nuovi personaggi: don Girolamo Ammirata, modesto funzionario, amico del pittore Vincenzo Bongiovanni, e suo nipote Emanuele, di 15 anni. Dietro la sua apparenza modesta, don Girolamo è un importante membro della setta segreta dei Beati Paoli, che si riunisce spesso in una sala sotterranea cui si accede dalla sacrestia della chiesa di S. Matteo (anche il sacrestano fa parte della società).

Un giorno, mentre don Girolamo si trova a colloquio in chiesa con un altro affiliato, entra un uomo, sfuggito all'arresto dopo aver tentato di sparare per strada al duca della Motta: è Andrea, evaso dalle galere e tornato a Palermo per vendicarsi dell'uomo che l'ha accusato falsamente per coprire i suoi delitti. Don Girolamo, con l'aiuto del sacrestano e di un altro membro della setta, zi' Rosario, aiuta Andrea a nascondersi. Grazie al suo racconto don Girolamo capisce che il ragazzo che passa per suo nipote è l'erede legittimo dei della Motta: furono lui e sua moglie Francesca, infatti, a soccorrere, anni prima, Aloisia fuggita dalle mani di Raimondo. Insieme con Andrea decide che, per incastrare don Raimondo, devono rintracciare gli altri testimoni dei delitti, Giuseppico e Peppa la Sarda.

Nel frattempo, il duca, sempre più spaventato, si è rivolto allo sbirro Matteo Lo Vecchio, perché indaghi sui misteriosi Beati Paoli: costui, abilissimo, astuto e privo di qualsiasi scrupolo, riesce ben presto a scoprire il coinvolgimento di don Girolamo e lo fa arrestare, ma i Beati Paoli ottengono dal duca, dopo averlo rapito, condotto bendato nel loro covo e minacciato, la sua immediata liberazione.

Blasco, intanto, pur amando intensamente Gabriella, è preso dal rimorso per aver tradito la fiducia di don Raimondo e le comunica che deve lasciarla: la donna, affranta e offesa, muta in odio l'attrazione fortissima che ancora prova per lui, e si convince che egli abbia in realtà un'altra amante. Visto che rimanere in quella casa gli è ormai impossibile, Blasco lascia il servizio presso don Raimondo e si trasferisce presso il nobiluomo Coriolano della Floresta, con cui nel frattempo ha stretto una solida amicizia.

Parte seconda

Indagando, Matteo Lo Vecchio ha scoperto che i Beati Paoli hanno messo le mani su Peppa la Sarda e ora vogliono rintracciare Giuseppico, che si trova a Messina come galeotto: spaventato, don Raimondo, senza rivelargli nulla, gli ordina di trovarlo per primo, e di consegnarglielo vivo o morto. Andrea parte per Messina, riesce a liberare Giuseppico e a convincerlo a collaborare, ma sulla via del ritorno i due si imbattono in Matteo travestito, che con l'inganno ottiene altre informazioni sulla setta e prova ad arrestarli: nello scontro che ne segue, Giuseppico resta ucciso, ma Andrea riesce a fuggire e a raggiungere don Girolamo, insieme al quale si nasconde. Matteo può comunque, grazie alle informazioni ottenute, far arrestare il sacrestano di S. Matteo, zi' Rosario e Peppa la Sarda: i primi due vengono interrogati, ma, anche sotto tortura, rivelano ben poco (lo sbirro deve fingersi un confessore per ricavare qualcosa di più), e quindi giustiziati, Peppa la Sarda viene fatta uccidere in carcere dal duca. Ma egli, pur avendo eliminato quelli che crede gli unici due testimoni dei suoi delitti, non smette di ricevere minacce.

Nel frattempo, Blasco sta gradualmente superando la sua infatuazione per Gabriella. Un giorno, mentre passeggia, viene salutato da una giovane educanda, che egli non riconosce ma che lo colpisce subito: si tratta di Violante, figlia di don Raimondo, che l'aveva veduto quando egli, tempo prima, aveva accompagnato la sua matrigna Gabriella venuta a farle visita al monastero. Quella stessa sera, dopo aver accompagnato Coriolano a uno spettacolo teatrale cui avevano assistito anche Gabriella e il principe di Iraci, Blasco viene aggredito mentre torna a casa da sconosciuti, che riescono a ferirlo, ma prima che possano finirlo intervengono degli uomini misteriosi, che lo portano al sicuro. Qui viene raggiunto dall'amico Coriolano: il giovane è turbato da quell'aggressione e dal fatto che gli uomini che l'avevano soccorso sembrassero sapere chi era, ma Coriolano taglia corto dicendo che sicuramente il responsabile era il principe di Iraci, geloso di lui e infuriato per essere stato da lui battuto in duello qualche tempo prima.