L'Accademia della VirtùDetta anche Accademia dei Virtuosi., o Accademia Vitruviana, fu un sodalizio culturale sorto a Roma nel 1542Altri autori fanno risalire la fondazione all'inverno 1540-1541. Si veda Frédérique Lemerle, "Philandrier et le texte de Vitruve", cit., p. 518, su impulso dell'umanista senese Claudio Tolomei e sotto la protezione del cardinale Ippolito de' Medici. L'associazione fu presieduta dall'erudito Marcello CerviniArnaldo Bruschi, Oltre il Rinascimento. Architettura, città, territorio nel secondo Cinquecento, cit., p. 86 , appassionato di alchimia e architettura, futuro papa con il nome di Marcello IIFrédérique Lemerle, "Philandrier et le texte de Vitruve", cit., p. 518Giorgio Vasari, Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori. Vita di Taddeo Zuccari, op. cit. e si avvalse del sostegno di una schiera di intellettuali e artisti del Rinascimento italiano, come il Vignola, Bernardino Maffei, Guillaume Philandrier detto il Filandro, Alessandro Manzuoli, Luca Contile, Annibal Caro, Marc'Antonio Flaminio, Francesco Maria Molza, Francesco Paciotti.

Finalità del sodalizio

Con la loro iniziativa, i "Virtuosi" intendevano contribuire pienamente a un tema di stretta attualità nel fervore teorico che animava la riflessione dei protagonisti dell'arte e dell'architettura rinascimentale: il cosiddetto "dibattito vitruviano", o "questione vitruviana", vale a dire quello sforzo conoscitivo collettivo che spingeva artisti, eruditi e appassionati alla riappropriazione dell'eredità dell'arte greco-romana e dell'architettura classico-romana, anche attraverso la lettura, l'interpretazione e il commento del trattato latino De Architectura, assurto a vastissima fama nel Rinascimento.

Studi vitruviani Scopo immediato dell'associazione era la lettura e il commento del De Architectura, da tenersi due volte a settimana nel palazzo dell'arcivescovo Francesco Colonna. Ma tutto questo si collocava all'interno di un fine ulteriore, estremamente ambizioso: realizzare un vasto progetto enciclopedico sull'arte e sull'architettura classica. L'ambizioso scopo, che Tolomei descrisse in una «celebre lettera»Arnaldo Bruschi, Oltre il Rinascimento. Architettura, città, territorio nel secondo Cinquecento, cit., nota 83 a pag. 87 del 14 novembre 1542 indirizzata al conte senese Agostino de LandiFrédérique Lemerle, "Philandrier et le texte de Vitruve", cit., p. 518-519 - nota 11Claudio Tolomei, Delle lettere di M. Claudio Tolomei libri sette, Venezia, 1547, fol. 81-85 (anche alle pagine 247-261 nell'edizione a cura di Paolo Sanchez, disponibile online su Google Books), può essere sintetizzato in tre punti: Realizzare un'edizione esaustiva del De Architectura di Vitruvio Corredare il trattato dell'architetto romano di un lexicon comparativo, grazie al quale fosse possibile stabilire una relazione diretta tra le tecniche descritte da Vitruvio e le testimonianze architettoniche sopravvissute nelle vestigia dell'antichità Realizzare un corpus documentario che contemplasse l'intera produzione artistica dell'antichità.

Esiti e contributi L'enorme portata di questa idea, per la sua stessa estrema ambizione, era fatalmente destinata a rimanere in parte irrealizzata. Tuttavia, la temperie culturale che il progetto presupponeva, e gli studi che vi vennero promossi, furono in grado di produrre risultati interessanti.

A quella atmosfera culturale, ad esempio, possono essere ricondotte alcune opere della trattatistica d'arte e d'architettura rinascimentale, come il trattato di Sebastiano Serlio, il trattato del Sansovino e, nel 1544, l'elaborazione, da parte dello stesso Tolomei, di un'idea di città di fondazione sul monte Argentario.

Guillaume Philandrier detto il Filandro

Sempre nel 1544, Guillaume Philandrier detto il Filandro, già allievo del Serlio a Venezia, traendo sicuramente partito dalla sua frequentazione dell'accademiaFrédérique Lemerle, "Philandrier et le texte de Vitruve", cit., p. 519 durante il soggiorno romano, fu in grado di produrre le sue Annotazioni sui dieci libri del "de Architectura" di Marco Vitruvio Pollione (In decem libros M. Vitruvii Pollionis de Architectura Annotationes, uscito poi in edizioni ampliate nel 1552 e 1586Frédérique Lemerle, "Philandrier et le texte de Vitruve", cit., p. 518 - nota 8). Al profitto dovuto alla sua frequentazione accademica, il Filandro dovette comunque aggiungervi del proprio, visto anche che, all'epoca della sua pubblicazione, l'esame del De Architectura di Vitruvio, da parte degli "accademici virtuosi", era giunto solo al settimo libro.

Jacopo Barozzi da Vignola Tra il 1537 e il 1540, durante il suo primo breve periodo romano che precedette il suo viaggio in Francia, il Vignola studiò i monumenti antichi, prendendone misure e traendone disegni, sollecitato in questo da Marcello Cervini, Alessandro Manzuoli e Bernardino Maffei, in quello che si proponeva come un lavoro preparatorio nell'ambito degli studi vitruviani perseguiti dall'Accademia e che gli risultò di grande utilità nell'apprendimento della sua arte.

Nel 1562 il Vignola pubblicò il trattato intitolato Regola delli cinque ordini d'architettura, composto molto tempo prima, intorno al 1540Arnaldo Bruschi, Oltre il Rinascimento. Architettura, città, territorio nel secondo Cinquecento, cit., p. 87, che ebbe larghissima diffusione in tutta l'Europa fino all'Ottocento. Si ritiene che l'origine di quel trattato sia da ricercare proprio nel milieu culturale degli accademici romani e in quella serie di studi e disegni, ora perduti, che egli eseguì a Roma per conto dell'Accademia della VirtùMargaret Daly Davis, "Jacopo Vignola, Alessandro Manzuoli und die Villa Isolani in Minerbio: zu den frühen Antikenstudien von Vignola", in Mitteilungen des Kunsthistorischen Institutes in Florenz, 36. Bd., H. 3, 1992, pagg. 287-328..

Note

Bibliografia Gianni Carlo Sciolla (a cura di), La città ideale nel Rinascimento, con saggio introduttivo di Luigi Firpo, UTET, Torino, 1975 (p. 39) Giorgio Vasari, Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori. Vita di Taddeo Zucchero da Sant'Agnolo in Vado Margaret Daly Davis, "Jacopo Vignola, Alessandro Manzuoli und die Villa Isolani in Minerbio: zu den frühen Antikenstudien von Vignola", in Mitteilungen des Kunsthistorischen Institutes in Florenz, 36. Bd., H. 3, 1992, pagg. 287-328 Frédérique Lemerle, "Philandrier et le texte de Vitruve", in Mélanges de l'École française de Rome, Italie et Méditerranée, T. 106, n. 2, 1994, pagg. 517-529. Claudio Tolomei, Delle lettere di M. Claudio Tolomei libri sette, Venezia, 1547, fol. 81-85 anche nell'edizione online a cura di Paolo Sanchez, Claudio Tolomei, Delle lettere libri sette, Napoli, 1829 pp. 247–261 (visualizzazione completa su Google Books) Arnaldo Bruschi, Oltre il Rinascimento. Architettura, città, territorio nel secondo Cinquecento, Jaca Book, 2000

Voci correlate Architettura rinascimentale Città ideale De architectura Anfiteatro della memoria

Collegamenti esterni Accademia della Virtù da Italica.RAI.it

Virtù, Accademia della Virtù, Accademia della Virtù, Accademia della