Le leggi sulla prostituzione variano notevolmente da paese a paese. Il lavoro sessuale può essere considerato del tutto legale e accomunato al lavoro autonomo oppure in altri contesti, può essere un reato punibile con la pena di morte
Panoramica Il lavoro sessuale è considerato un argomento controverso. Sicuramente esiste una forte stigmatizzazione sociale in tutti i paesi; i membri di alcune religioni reputano la prostituzione contraria ai loro codici morali, altri la vedono più come un "male necessario". Attivisti e diverse organizzazioni pongono grande attenzione ai diritti umani delle persone coinvolte nel lavoro sessuale, tra cui la libertà di parola, di movimento e per tutto ciò che riguarda le assicurazioni sanitarie e di alloggio. Posizioni femministe contro il lavoro sessuale delle donne Nell'ambito del femminismo esistono gruppi, associazioni e singole soggettività che esprimono posizioni che considerano il lavoro sessuale sempre e comunque una forma di sfruttamento di matrice patriarcale in cui gli uomini abusano le donne. Ad esempio l'ONG "European Women's Lobby (EWL)", che si autodefinisce come la più vasta organizzazione di associazioni femminili dell'Unione europea, ha condannato la prostituzione come "un'intollerabile forma di violenza maschile". In questo tipo di analisi non viene presa in considerazione la prostituzione maschile . Chi ha posizioni di questo tipo viene frequentemente definita SWERF ("sex worker-exclusionary radical feminist").
Amnesty International e organizzazioni di sex workers Il movimento internazionale per i diritti umani Amnesty International ha invece raccomandato la depenalizzazione con l'attuazione di forme di protezione delle persone dedite al lavoro sessuale ("sex working"); l'associazione adotta questa posizione a partire dalla risoluzione dell'11 agosto 2015, contro la criminalizzazione di lavoratrici, lavoratori e clienti; la prostituzione volontaria di persone adulte, in linea con le linee guida delle Nazioni Unite, è definita come possibilmente tollerabile e legalizzabile, se non si figura come una tratta schiavistica ma come una scelta professionale, secondo quanto stabilito in documenti delle Nazioni Unite. Il documento di Amnesty International, esprimendosi specialmente contro i modelli abolizionisti, eccessivamente regolamentaristi e proibizionisti come aumentanti lo stigma e l'isolamento, afferma che occorre «rendere legali tutti gli aspetti del sex work consensuale, proteggere i sex worker dallo sfruttamento, il trafficking e la violenza» e definisce l'attività sessuale come "un bisogno primario" (come nella piramide di Maslow) e la prostituzione (facendo indiretto riferimento alla figura dell'assistente sessuale) come un lavoro che talvolta «aiuta le persone, soprattutto i disabili, a esprimere la loro sessualità, a sviluppare una maggiore fiducia in se stessi e migliorare la propria gioia di vivere e la propria dignità. [...] Le interferenze delle leggi statali ostacolano questi diritti fondamentali e si basano su pregiudizi culturali».Prostituzione: è uno dei diritti umani secondo Amnesty International, Ass. Pro Vita & FamigliaAmnesty International Policy on Sex Work, NSWP, Global Network of Sex Work Projects
Questa posizione dell'organizzazione è sostenuta da gruppi di sex workers e in loro difesa come NSWP, Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute, EISWA, Comitato Ombrelli Rossi, Red Umbrella Fund promosso da Open Society Foundations ecc., e anche dall'American Civil Liberties Union. Essi richiedono anche la tutela sociale, sanitaria e pensionistica, come realizzata in Belgio nel 2024.
Si ricorda anche l'organizzazione COYOTE, promossa dalla prostituta e attivista Margo St. James che riuscì a a far depenalizzare l'atto di prostituirsi nel Rhode Island e negli anni '80 tentò la stessa cosa nello stato di New York assieme a Fred Cherry, un uomo con una malattia invalidante che era ricorso numerose volte ai servizi di prostitute, e intentava causa per far dichiarare incostituzionale la legge anti-prostituzione dello stato di New York, argomentando che impediva a persone come Cherry di avere normali rapporti sessuali, intervenendo su attività che si svolgevano nel privato. Essi furono patrocinati dall'avvocato di estrema sinistra William Kunstler.David J. Langum, William M. Kunstler: The Most Hated Lawyer in America, NYU Press, 2002, p. 270Sexuality and the Law: American Law and Society, a cura di Arthur S. Leonard, p. 172ABA Journal, vol 72, pag. 32, 1986, ed. American Bar Association
La posizione delle sex workers è oggetto di critiche da parte di gruppi anti-prostituzione sia di matrice femminista radicale sia religiosi, in particolare legati alla Chiesa cattolica.Prostituzione, Amnesty International pro schiavitù?, Associazione Pro Vita & Famiglia Amnesty International in particolare è stata accusata da gruppi di sopravvissute alla tratta di esseri umani e schiavitù sessuale, e attivisti contrari alla prostituzione, di legittimare un sistema che perpetua lo sfruttamento. Amnesty ha ribadito che la sua politica non giustifica lo sfruttamento sessuale o la tratta, che continuano a essere fermamente condannati.
I movimenti pro-sex working, sia di matrice di sinistra che liberale o apolitici, sostengono che gli abolizionisti abbiano difatti una posizione fortemente ideologizzata che non riconosce l'autodeterminazione dei sex workers, ritenendo l'attività sessuale un bene non disponibile, e tollerando al massimo la vendita di servizi ma non l'acquisto; ciò è ritenuto da essi, nel caso di perfetto consenso, un'ingerenza neo-puritana, lombrosiana e paternalista, che va ad inficiare la capacità giuridica e la capacità di agire della persona prostituta, ritenuta incapace di volere come un infermo di mente grave o un minorenne, oppure costretta "inconsciamente" dalla società; inoltre si equiparerebbe secondo loro la schiavitù, ossia l'alienazione definitiva del proprio corpo, ovviamente vietata, con la vendita di servizi sessuali, dove la prostituta mantiene la propria libertà come qualunque prestatore d'opera o professionista. Sia gli abolizionisti che i pro-sex work vengono accusati dai loro avversari di fare riferimento a casi limite polarizzanti (abuso sempre presente o libera scelta assoluta) estendendoli all'intero complesso panorama.
Posizione delle Nazioni Unite Il 2 dicembre 1949 le Nazioni Uniti votarono una Convenzione per la repressione della tratta degli esseri umani e dello sfruttamento della prostituzione adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite con risoluzione 317 (IV), ed entrata in vigore il 25 luglio 1951.
Nel dicembre 2012 il programma congiunto delle Nazioni Unite sull'HIV/AIDS ha pubblicato un documento sulla "Prevenzione e trattamento dell'HIV e di altre infezioni a trasmissione sessuale per i lavoratori sessuali nei paesi a basso e medio reddito" in cui sono contenute le seguenti raccomandazioni e buone pratiche:
Tutti i paesi dovrebbero impegnarsi verso una depenalizzazione del lavoro sessuale e l'eliminazione dell'applicazione ingiusta di leggi e regolamenti non penali contro i lavoratori del sesso. I governi dovrebbero stabilire leggi anti discriminatorie e che ne favoriscano i pieni diritti civili, contro ogni forma di discriminazione e violenza, al fine di realizzare l'attuazione dei diritti umani e ridurre nei soggetti coinvolti la vulnerabilità all'infezione da HIV e l'impatto dell'AIDS nei paesi in via di sviluppo. Le leggi e regolamentazioni dovrebbero garantire il diritto ai servizi sanitari e finanziari sociali. I servizi sanitari dovrebbero essere disponibili e accessibili ai lavoratori sessuali sulla base del principio riguardante il diritto alla salute. La violenza contro le prostitute è un fattore di rischio e dev'essere prevenuto e affrontato in collaborazione con i soggetti coinvolti.
Il termine "lavoro sessuale" è usato in modo intercambiabile con "prostituzione" in accordo con l'OMS e l'ONU.
Il 30 maggio 2024 lo United Nations Working Group on Discrimination Against Women and Girls pubblica un documento in cui chiede un impegno per la depenalizzazione a livello mondiale.
Unione europea Una risoluzione del Parlamento europeo in favore del modello neoproibizionista/neoabolizionista (prostituzione legale ma divieto di acquistare servizi) non ha ottenuto un'ampia maggioranza vincolante pur essendo approvata nel dicembre 2023. A favore del testo hanno votato 234 deputati, prevalentemente popolari, socialisti e una parte dei liberali, mentre le destre radicali, la sinistra (OiP, SE), e i verdi, alcuni popolari (tra cui gli italiani di Forza Italia) hanno votato contro (175) o si sono astenuti (122). Secondo Human Rights Watch, contraria assieme alle organizzazioni delle lavoratrici del settore e alla rivista The Lancet, la risoluzione, pur esprimendosi contro la prostituzione, considerata sfruttamento di persone vulnerabili, ha rimosso le "parti più dannose" della proposta tra cui "le richieste di un approccio a livello UE basato sul modello nordico/di parità".
Nel 2001 la Corte di giustizia europea si pronunciò sul tema definendo la prostituzione "prestazione di servizi retribuiti che […] rientra nel concetto di attività economiche", dove non è proibita in maniera totale. Secondo la corte "è pacifico che l'attività di prostituzione può svolgersi al di fuori di qualsiasi prossenetismo" ossia senza sfruttamento e coercizione.Corte di giustizia europea, 20 novembre 2001, Aldona Malgorzata Jany e altri contro State Secretary for Justice, causa C-268/99, Racc. p. I-08615, punto 49.
Alcuni paesi dell'Unione consentono la prostituzione regolamentata o legale, altri come l'Italia la considerano attività non regolamentata ma secondo pronunce giudiziarie "lecita", talvolta anche definita "attività normale", nell'ambito "sinallagmatico", perlopiù verbale con accordo delle parti, ossia un contratto di scambio con valore vincolante verso il cliente della prostituta (promessa unilaterale), ma non un lavoro vero e proprio, altri la vietano in tutto o in parte.
Consiglio d'Europa e CEDU La Corte europea per i diritti dell'uomo (CEDU), organo del Consiglio d'Europa, ha effettuato pronunce contro alcuni aspetti del suddetto modello, seppur adottato o suggerito da direttive del Parlamento europeo, ad esempio nel 2005, quando i giudici di Strasburgo riscontrarono una violazione degli articoli 5 e 8 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo rispettivamente in materia di "libertà personale e sicurezza", e di "rispetto della vita privata" da parte del governo svedese, per quanto riguarda le prostitute e le malattie sessualmente trasmissibili.
La sentenza del 2007 Tremblay contro Francia ritenuto che la prostituzione debba essere considerata incompatibile con i diritti e la dignità della persona solo quando costituisca oggetto di costrizione, quindi lavoro forzato (articolo 4), anche attraverso l’abuso della situazione di vulnerabilità, ma solo in questo caso (S.M. contro Croazia, 2020).