La battaglia di Singapore fu il momento conclusivo e decisivo della campagna di Malesia, combattuta nel teatro bellico del Sud-Est Asiatico durante la seconda guerra mondiale dall'8 dicembre 1941 al 15 febbraio 1942. L'ultima fase della campagna (la effettiva battaglia di Singapore) ebbe inizio l'8 febbraio 1942 (con l'attacco giapponese da nord attraverso lo stretto di Johore) e terminò il 15 febbraio con la resa totale delle forze britanniche e alleate e la vittoria completa dell'esercito giapponese. Combattuta subito dopo l'attacco giapponese su Pearl Harbor e il conseguente inizio della guerra del Pacifico, la campagna di Malesia e la battaglia di Singapore erano parte della grande offensiva combinata aereo-navale-terrestre scatenata dall'Impero del Sol Levante contemporaneamente in direzione delle Filippine, delle Indie olandesi e della Birmania.

La battaglia di Singapore rappresentò una catastrofica sconfitta morale, politica e strategica per l'Impero britannico, la più pesante della seconda guerra mondiale, e, secondo le parole dello stesso Winston Churchill, costituì il disastro più grave e la più grande capitolazione della storia britannicaPeter Thompson, The Battle for Singapore, p. 12..

Situazione strategica

Alla conquista della "Grande Asia Orientale"

La pianificazione giapponese, in previsione di una grande guerra globale contro le potenze europee imperiali, prevedeva un attacco preliminare di sorpresa alla Flotta statunitense del Pacifico che era minacciosamente dislocata dal 1940 nelle Hawaii, per neutralizzarne le capacità di intervento offensivo verso il Sud-Est AsiaticoB. Millot, La guerra del Pacifico, pp. 32-34.. Ottenuto questo primo obiettivo, le forze imperiali giapponesi avrebbero attaccato contemporaneamente, fidando su una netta superiorità aerea e navale, i possedimenti strategici americani delle Filippine, olandesi nelle Indie orientali e britannici in Malesia e Birmania. Lo scopo strategico-politico di queste complesse operazioni combinate consisteva in primo luogo nella conquista di territori estremamente ricchi di materie prime fondamentali per lo sforzo bellico del Giappone (petrolio del Borneo, gomma e stagno della Malesia) ed inoltre nella costituzione della cosiddetta "Sfera di co-prosperità della Grande Asia orientale", organismo ideato anche per mascherare a scopi propagandistici nei confronti delle popolazioni locali l'occupazione giapponese, che avrebbe dovuto essere potenzialmente autosufficiente e invulnerabile ad eventuali tentativi di controffensiva anglosassoniB. Millot, La guerra del Pacifico, pp. 32-33..

L'offensiva generale prevedeva una serie di operazioni coordinate cronologicamente e territorialmente in modo che ogni nuova conquista offrisse opportunità strategiche per successive avanzate. A questo scopo, dopo il riuscito attacco di Pearl Harbor, le due offensive iniziali furono quindi portate sulle Filippine e sulla Malesia, considerati punti di appoggio strategici per la successiva invasione dell'Indonesia e per l'attacco via terra alla BirmaniaE. Bauer, Storia controversa della seconda guerra mondiale, vol. IV, p. 38.. Le forze armate imperiali giapponesi, esaltate dalla propaganda e persuase della propria invincibilità, erano pronte ad eseguire questi grandi compiti e nella nazione era diffuso un patriottismo di massa ed un'approvazione quasi generale alla guerra contro le potenze occidentali, mistificata come una naturale missione di dominio in Asia per instaurare un'era di pace e serenità sotto la guida dell'Impero del Sol LevanteB. Millot, La guerra del Pacifico, pp. 26-27..

Dopo aver preso nel 1919, su impulso dell'ammiraglio John Jellicoe, la decisione di costituire a Singapore una grande base navale da trasformare nel pilastro del potere dell'Impero britannico nel sud est asiatico e nella stazione principale in cui radunare la flotta in caso di complicazioni belliche, il governo di Londra aveva incontrato grandi difficoltà ad attivare in tempi brevi questo programma in primo luogo per i contrasti tra gli alti capi militari sulle scelte riguardo alla strategia da adottare per proteggere la nuova base. Dopo le polemiche tra il generale Hugh Trenchard, il primo capo della RAF, favorevole ad affidare la difesa soprattutto alle forze aeree, e l'ammiraglio David Beatty, convinto del ruolo decisivo delle corazzate e delle batterie di cannoni pesanti costieri, sostanzialmente venne data la preferenza al potenziamento delle difese fisse sull'isola e vennero quindi progettate grandi postazioni di fuoco di artiglieria nelle località di Changri e Faber dove sarebbero stati posizionati potenti cannoni da 381 mm orientati a respingere un possibile attacco via mare di una eventuale flotta nemicaB. H. Liddell Hart, Storia militare della seconda guerra mondiale, pp. 319-320..

Negli anni trenta vari specialisti militari iniziarono a mettere in evidenza un possibile pericolo per la base navale di Singapore, che era stata costruita sulla costa settentrionale dell'isola nello stretto di Johore, da parte di un nemico proveniente da nord dopo un'avanzata terrestre lungo la penisola di Malacca. Nel 1938 il comandante in capo del momento, generale William Dobbie, condivideva questi timori e diede inizio alla costruzione di una serie di fortificazioni campali nello Johore, a nord dello stretto. Alla vigilia della seconda guerra mondiale vennero quindi inviate due brigate di fanteria indiana e venne predisposto un piano di potenziamento dei campi di aviazione. Nel 1940 il nuovo comandante, generale Lionel Bond, affermò che la protezione di Singapore dipendeva dalla difesa della penisola malese e richiese tre divisioni di fanteria e 500 aerei moderni, ma la catastrofica situazione della Gran Bretagna dopo la caduta della Francia e la minaccia di una invasione tedesca, impedirono di attivare questo programma. Nel 1940-41 giunsero a Singapore altre sei brigate di fanteria ma le forze aeree rimasero antiquate e molto ridotte di numero rispetto ai piani che prevedevano la necessità di 336 aerei moderniB. H. Liddell Hart, Storia militare della seconda guerra mondiale, pp. 320-321..

Il mancato potenziamento delle difese di Singapore discese dalle difficoltà militari oggettive della Gran Bretagna, ma anche dalle decisioni prese da Winston Churchill e dai capi politico-militari britannici che preferirono potenziare le difese metropolitane e soprattutto rafforzare continuamente, con truppe, materiali e aerei moderni, lo scacchiere del Nord-Africa, ritenuto molto più importante del teatro del Sud-Est asiaticoB. H. Liddell Hart, Storia militare della seconda guerra mondiale, pp. 322-324.. Queste decisioni derivarono anche dalla sottovalutazione della minaccia giapponese e dalla convinzione della superiorità delle limitate forze imperiali nei confronti di un avversario orientale, ritenuto debole e antiquato. Questo convincimento era condiviso, fino alla vigilia della guerra, anche dai capi militari britannici presenti sul postoE. Bauer, Storia controversa della seconda guerra mondiale, vol. III, pp. 211-212.; anche il governatore civile, sir Shenton Thomas, manteneva piena fiducia sulla solidità delle difese di Singapore e manifestava grande ottimismoP. Thompson, The battle for Singapore, pp. 25-27 e 48..

Invasione della Malesia La conquista della Malesia e della grande base imperiale di Singapore venne affidata dallo Stato maggiore Imperiale alla XXV Armata dell'Esercito Imperiale giapponese (Dai-Nippon Teikoku Rikugun, letteralmente "Esercito del più grande Impero giapponese" o semplicemente anche Kogun, Esercito dell'Imperatore) guidata dall'energico e attivo generale Tomoyuki YamashitaPer le sue vittorie e la sua energia il generale divenne noto per la propaganda, la "tigre della Malesia"; P. Thompson, The battle for Singapore, p. 151., costituita da due esperte divisioni di fanteria (la 5ª Divisione fanteria e la 18ª Divisione fanteria) e dalla divisione della Guardia Imperiale, stazionate nell'isola di Hainan e in Cocincina e appartenenti al Gruppo d'armate meridionale (Nanpo gun) del maresciallo Hisaichi TerauchiPeter Thompson, The Battle for Singapore, pp. 85, 112-113..

Si trattava di un complesso omogeneo, molto ben addestrato alla guerra nella giungla, fortemente motivato, ma di non eccezionale consistenza numerica (circa uomini di prima linea, con altri in supportoP. Thompson The battle for Singapore, p. 9.); rafforzato però da un cospicuo contingente di carri armati (circa 210 mezziB. H. Liddel Hart Storia militare della seconda guerra mondiale, p. 311., impiegati prevalentemente come massa d'urto in appoggio della fanteria) e soprattutto dalle notevoli forze aeree dell'Esercito e della Marina (circa 560 aerei moderni da caccia, bombardamento e attacco anti-nave), posizionati negli aerodromi in Indocina, che avrebbero ottenuto subito una netta e decisiva superiorità sui velivoli anglosassoni. La 2ª Flotta giapponese dell'ammiraglio Kondo (costituita da due incrociatori da battaglia veloci classe Kongo e da numerosi incrociatori, cacciatorpediniere e naviglio minore ma non da portaerei, tutte impegnate nelle Hawaii) avrebbe garantito la sicurezza dei trasporti truppe e conquistato la superiorità navale nelle acque del Mar Cinese meridionale.

Da parte britannica, la difesa della penisola malese che sbarrava l'accesso da settentrione alla grande base imperiale di Singapore era stata affidata alle truppe del Malaya Command sotto il comando del generale Arthur Percival, a sua volta dipendente dal Comando dell'Estremo Oriente guidato dal Air Chief Marshall Robert Brooke-Popham. Costituito inizialmente in prevalenza da truppe indiane non molto preparate, questo raggruppamento di forze era stato rinforzato prima dell'inizio della guerra da una divisione di fanteria australiana. Nel complesso le forze britanniche erano numerose, oltre soldati, ma disomogenee e prive di mezzi corazzati; le forze aeree disponibili, al comando del Air Vice-Marshall Conway Walter Pulford, erano inizialmente molto scarse, solo 141 aerei da combattimentoE. Bauer, Storia controversa della seconda guerra mondiale, vol. III, p. 238., e tecnicamente inferiori a quelle giapponesi. Inoltre la dislocazione di queste truppe era errata; a causa delle difficoltà del terreno con le sue alte montagne centrali e la fitta giungla attraversata solo da poche strade principali, i reparti indiani e australiani erano stati sparpagliati lungo le coste orientale e occidentale della Malacca e in parte frazionate per difendere i numerosi aeroporti costruiti.

Gli alti comandi britannici avevano previsto in caso di invasione giapponese di attivare il "piano Matador" per avanzare in Thailandia e prevenire gli invasori, ma difficoltà organizzative e indecisioni politico-militari impedirono la tempestiva attuazione del progetto. Quindi le truppe del generale Yamashita poterono sbarcare senza opposizione fin 8 dicembre 1941 a Singora e Patani (5ª Divisione fanteria), nella parte thailandese dell'istmo di Krah, ed a Kota Bharu (18ª Divisione fanteria) in territorio malese; contemporaneamente la divisione della Guardia imperiale avanzava via terra dalla Thailandia. L'attacco giapponese ebbe pieno successo ed il 10 dicembre le truppe nipponiche della 5ª Divisione fanteria, avanzando da Singora, avevano già superato il confine e raggiunto la costa occidentale della penisola di Malacca e iniziavano a discendere verso sud nella regione del KedahB. H. Liddel Hart Storia militare della seconda guerra mondiale, pp. 311-312..