La chiesa di San Salvatore in Ognissanti (in breve di Ognissanti) è un edificio di culto cattolico di Firenze, situato nell'omonima piazza.
Tradizionalmente di patronato della famiglia Vespucci, vi sono sepolti qui i suoi membri più illustri.
Storia Le origini: gli Umiliati
La chiesa, iniziata nel 1251 faceva parte del complesso conventuale degli Umiliati, un ordine giunto a Firenze da Alessandria nel 1239Il Luoghi della Fede, 2000 (vedi credito)..
Anche se la loro regola era stata approvata da papa Onorio III, l'ordine si era costituito nell'ambito dei movimenti pauperistici ai limiti dell'eresia. Gli Umiliati si affermarono come congregazione laica maschile e femminile, dedita alla perfezione evangelica e alla povertà, ma specialmente al lavoro che era parte integrante della vita dei religiosi, impegnati soprattutto nella lavorazione della lana e del vetro.
A Firenze gli Umiliati si stabilirono prima fuori città, presso San Donato in Polverosa, quindi presso la chiesetta di Santa Lucia (1251), estendendo gradualmente le loro proprietà fino a comprendere un oratorio sul borgo (cioè su una strada fuori della vecchia cinta muraria), dove fecero costruire la loro chiesa ad honorem Sanctorum Omnium e il convento; il complesso venne portato a termine dal 1278 al 1294Bargellini-Guarnieri, cit., p. 340..
La zona era particolarmente adatta alla lavorazione della lana, perché all'altezza della porta alla Carraia, dove il Mugnone sfociava nell'Arno, c'era un'isoletta che formava un canale utile per ricavare l'energia idraulica per mulini e gualchiere. Per favorire tale sfruttamento, gli Umiliati costruirono la pescaia di Santa Rosa, insieme a un ricco sistema di canali. Il loro convento era dunque un vero e proprio centro del lavoro organizzato e il paesaggio urbano circostante venne caratterizzato da edifici legati all'attività produttiva dei religiosi, assieme alle case per gli artigiani ed ai tiratoi dove si "tirava" la lana, cioè la si lavava dopo la tintura e la faceva asciugare. Per il loro prestigio, alla fine del Duecento gli Umiliati furono chiamati a ricoprire importanti cariche pubbliche. Intanto la chiesa si andava arricchendo di opere d'arte di straordinario pregio, grazie anche al mecenatismo delle famiglie del quartiere, che avevano raggiunto una solida posizione economica e sociale.
All'inizio del Trecento la chiesa era così ricca da intraprendere un prestigioso programma decorativo, che aveva il fulcro nell'attività di Giotto: intorno al 1310 veniva posta sull'altar maggiore la Maestà ora agli Uffizi, la Croce dipinta e, dal distrutto coro dei monaci, la Dormitio Virginis oggi a Berlino.
In quegli anni Ognissanti era anche un fervido centro dell'attività politica repubblicana: qui si radunarono i congiurati contro Giano della Bella, tra i quali c'era anche Dino Compagni.
Il Quattrocento
Nel Quattrocento, lavorarono in Ognissanti Sandro Botticelli (che nella chiesa è sepolto) e Ghirlandaio.
In particolare il Ghirlandaio era stato assoldato dalla famiglia Vespucci, di cui faceva parte anche il famoso Amerigo, il navigatore che diede il suo nome all'America. Per loro affrescò una Pietà e una Madonna della Misericordia e anche l'Ultima Cena nel refettorio.
Il Cinquecento: i Francescani Durante il secolo successivo gli Umiliati cominciarono a diminuire di numero e di prestigio, anche per il cambiamento del panorama artigianale della città, orientato ora sulla lavorazione della seta piuttosto che della lana.
Nel 1571 l'ordine fu soppresso per i contrasti avuti in Lombardia con Carlo Borromeo e, per volere di Cosimo I, subentrarono nel loro cenobio fiorentino i Francescani Minori Osservanti. Questo ordine risiedeva nel convento presso la chiesa di San Salvatore al Monte, che avendo subito gravissimi danni in seguito all'assedio delle truppe imperiali del 1529-1530, avevano potuto apportare solo restauri contingenti e sollecitavano una nuova collocazione entro le mura cittadine.
I francescani portarono arredi ed opere d'arte in loro possesso e soprattutto una venerata reliquia di san Francesco D'Assisi, il saio che il santo avrebbe indossato nel 1224, quando ricevette alla Verna le stimmate (la reliquia da qualche anno è stata trasferita nel santuario della Verna).
Subito vennero iniziati dei lavori di ristrutturazione: vennero costruiti i due chiostri, e la chiesa fu riconsacrata nel 1582 e intitolata a San Salvatore ad Ognissanti, in onore della primitiva sede dell'ordine nella chiesa di Monte alle Croci.
Sei e Settecento
Ai primi del Seicento fu decorato il chiostro. Nel 1627 la chiesa fu ristrutturata internamente su disegno dell'architetto Matteo Segaloni con l'aiuto esecutivo di Sebastiano Pettirossi, su incarico di Ferdinando II de' Medici, con rinnovamenti radicali che determinano l'aspetto odierno della chiesa. Furono creati nuovi altari, dipinti e sculture. Il coro dei frati venne distrutto e al suo posto fu realizzato l'altar maggiore in pietre dure, su disegno di Jacopo Ligozzi.
Nel 1634 si provvide alla pavimentazione in pietra dei due chiostri (restaurata nel 1772 e nel 1966 dopo l'alluvione).
Nel 1637 era stata portata a compimento, in pietra serena, la facciata su disegno di Matteo Nigetti nel sobrio stile barocco fiorentino (ricostruita nel 1872 in travertino e coronata dal grande stemma di Firenze), finanziata dai fratelli Antonio ed Alessandro dei Medici "Neofiti", una famiglia di ebrei convertiti che fu protetta dai Medici e che ne ebbe lo stemma identico per concessione.
Epoca moderna Dopo una prima soppressione nel 1810, il convento fu definitivamente soppresso nel 1866, e dal 1923 divenne sede della caserma dei carabinieri, che ancora si affaccia su Borgo Ognissanti. I Frati minori si riappropriarono però in parte della loro antica sede nel 1885, mantenendo poi in vita la comunità.
Nel 2000 i Frati minori decisero di lasciare il convento; l'arcivescovo di Firenze Silvano Piovanelli affidò, allora, convento e parrocchia alla Famiglia monastica benedettina Fraternità di Gesù, che vi rimase fino al 2005. In quell'anno arrivarono i Frati francescani dell'Immacolata, che la gestirono fino al 2016.
Nell'autunno 2016 la chiesa è tornata alla gestione dei Frati minori.
Descrizione Esterno La facciata esterna è opera di Matteo Nigetti del 1637: in origine realizzata in pietra forte, ma poi completamente rifatta per la sua cattiva conservazione nel 1872 in travertino di Rapolano, materiale estraneo alla tradizione fiorentina. Con l'occasione furono fatte alcune modifiche, come la sostituzione della finestra sopra il portale centrale con una nicchia e l'inserimento dello stemma di Firenze (che aveva pagato la facciata) nell'attico, dove in origine stava lo stemma Medici robbiano ora sopra l'ingresso del chiostro. È composta da un doppio ordine tripartito di lesene, con nicchie e fantasiose cornici di finestre. Il portale è decorato da una lunetta più antica, un'Incoronazione della Vergine e santi di Benedetto Buglioni (1510 circa)Guida Rossa..
Il campanile, che si intravede levarsi dal fianco della chiesa, risale al XIII-XIV secolo. Ospita al suo interno tre campane fuse nel 1756, la maggiore delle quali pesa 620 kg. È inoltre presente una quarta campana, molto più piccola delle altre, risalente al 1690.
Interno L'interno, a navata unica (95x14 m) con un profondo transetto (su cui si parano varie cappelle), appare pressoché integro nelle stratificazioni della sua storia, unico tra le chiese maggiori di Firenze - assieme alla Santissima Annunziata - a non aver subito un drastico restauro "in stile" tra Otto e Novecento. È illuminato da finestre rettangolari, che si innestano sulle originali finestre ogivali, la cui forma originaria è oggi visibile solo dall'esterno. Le finestre attuali e il cornicione che raccorda tutto lo spazio interno, risalgono al 1627, e furono forse disegnati da Sebastiano Pettirossi, su commissione di Giovanni Battista de Ambra, di cui si vede lo stemma sul cornicione stesso. Tra le finestre si trovano medaglioni con mezze figure di Santi e sante francescani, opera di Anton Domenico Bamberini (1687), tra stucchi di un tale Attilio Casini, che realizzò anche l'orologio murale sulla parete destraBatazzi-Giusti, cit..
La navata è coperta da capriate, nascoste da un controsoffitto, su cui è raffigurata la Gloria di san Francesco e di san Pasquale Baylon, di Giuseppe Romei (1769-1779), tra quadrature Giuseppe Benucci. La pavimentazione attuale risale a dopo l'alluvione del 1966, e andava a sostituire una del 1897, ultima tra quelle frutto di rifacimenti eseguiti circa una volta ogni secolo. In quest'ultimo restauro vennero rimosse quasi tutte le memorie sepolcrali, con l'esclusione di alcune particolarmente significative e del grande stemma mediceo, riferito però all'ebreo convertito Antonio de' Vitale, che ottenne da Ferdinando I de' Medici il privilegio di fregiarsi dello stemma della casa regnante dopo il suo battesimo, che fu all'origine anche di una grande ricchezza familiare, che rese possibile tra l'altro il finanziamento del rifacimento seicentesco della facciata.
Controfacciata La controfacciata presenta lApparizione della Madonna col Bambino a san Francesco di Cosimo Ulivelli (1662), che sormonta lo stemma De Ambra, già menzionato. L'acquasantiera di destra, con pila in onice, è probabilmente frutto di una ricomposizione tarda, mentre quella di sinistra è di foggia cinquecentesca.
Sull'altare a destra dell'ingresso si trovava il reliquiario di san Rossore di Donatello, mentre oggi è decorato dalla Madonna bambina tra i santi Elisabetta e Giovacchino, tela di Vincenzo Dandini con gli stemmi Capponi e Bargellini. Su quello a sinistra, parzialmente demolito nel 1897, si trovano un'Annunciazione trecentesca, oggi nel refettorio.
Navata
Sui lati si aprono sei altari ciascuno, sotto edicole in pietra serena di gusto quattrocentesco (in parte frutto di restauri), composti da una copertura ad arco poco profonda, decorata da lacunari e retta da due colonne con capitelli corinzi.
Il primo a destra (Borgherini o dell'Ascensione), mostra lAscensione di Ludovico Buti (1580-90 ca.). La seguente porta lignea con stemma dei Minori Osservanti introduce a un vano pertinente alla cappella interna di san Lino, oggi occupata da un esercizio commerciale. Questa cappella mostrava una pala con San Lino oggi nel transetto destro, mentre nell'andito si trova la sepoltura del pittore Agostino Veracini, con un ritratto eseguito dall'allievo Vincenzo Gotti, oggi spostato nel convento.
Segue l'altare Vespucci, con i resti della Deposizione e della Madonna della Misericordia, affreschi tra i più antichi realizzati da Domenico Ghirlandaio (1472-1475 circa), in cui ritrasse i suoi committenti inginocchiati sotto il manto protettivo della Madonna. Il fanciullo ritratto appena sulla sinistra della Madonna si ritiene essere Amerigo Vespucci; accanto a lui il personaggio con il cappello bianco è Simone Vespucci, benefattore che fece fondare l'ospedale di San Giovanni di Dio nei suoi possedimenti. L'affresco era stato scialbato e coperto dalla tela della Santa Elisabetta di Matteo Rosselli. Nei pressi dell'altare un tondo terragno di marmo, decorato dallo stemma Vespucci, che indica il pozzo di sepoltura della famiglia, in cui furono sepolti i suoi mebri più illustri, compresi un Amerigo, ascendente del navigatore, e la bella Simonetta.