La dinastia saudita (), istituita dal sultano del Najd ʿAbd al-ʿAziz Āl Saʿūd, governa dal 1926 il regno arabo saudita, nato dopo la vittoriosa annessione al sultanato del regno hascemita dell'Hegiaz.

Definizione e poteri Il re dell'Arabia Saudita è il capo di stato e il monarca del regno, nonché capo della famiglia saudita. I monarchi che si sono succeduti dopo la morte del fondatore sono tutti suoi figli, in ottemperanza alla legge araba mai scritta del "seniorato", che prevede che alla successione di un'istituzione sia chiamato il componente più anziano della famiglia.

In Arabia Saudita il re è conosciuto con il titolo di "custode delle due Sacre Moschee" (), cioè del Masjid al-Haram (sacra moschea) della Mecca e del Masjid al-Nabawi (moschea del Profeta) a Medina.

La successione al trono saudita è regolata dall'antica legge del "seniorato": un'assemblea familiare decide l'erede dalla generazione del predecessore o da quella immediatamente successiva, privilegiando non tanto il figlio d'un sovrano deceduto, quanto il più anziano membro della famiglia. La linea di successione non è quindi mai decisa prima dell'ascesa al trono del principe ereditario.

Storia La storia dell'odierna Arabia Saudita inizia pressappoco nel 1446-1447, quando il clan del Murdah si stabilì nella penisola arabica, prosegue con la fondazione prima dell'Emirato di Dirʿiyya (1744), poi con quello di Najd (1818), ed infine con la fondazione del Regno dell'Arabia Saudita (1932).

Origini e primi secoli Il primo antenato della dinastia saudita di cui si ha notizia è Māniʿ ibn Rabīʿa al-Muraydī, che si stabilì a Diriyya nel 1446-1447 con il suo clan, i Mrudah. Anche se i Mrudah erano considerati discendenti dalla confederazione tribale dei Rabīʿa, non è chiaro se traccino la loro discendenza al ramo dei Banū Ḥanīfa o dei Banū ʿAnaza. Māniʿ fu invitato da un parente di nome Ibn Dir, che governava una serie di villaggi e proprietà che costituiscono la moderna Riad. Counter-Narratives: History, Contemporary Society, and Politics in Saudi Arabia and Yemen a cura di Madawi Al-Rasheed e Robert Vitalis, p. 64. Il clan di Māniʿ risiedette in Arabia orientale, vicino ad al-Qaṭīf, anche se non è chiaro da quale data. Ibn Dir diede a Māniʿ due proprietà: al-Mulaybid e Ghusayba. Māniʿ e la sua famiglia si insediarono e chiamarono la regione “al-Diriyya”, dal nome del loro benefattore Ibn Dir.

I Mrudah divennero sovrani di al-Diriyya, che prosperò tra i corsi d'acqua nella Wadi Hanifa e divenne un importante insediamento nel Najd. Con la crescita del clan iniziarono le lotte per il potere, ed uno dei due rami della famiglia partì per Dhruma, mentre un altro (gli “Āl Watban”) partì per la città di Az-Zubayr, nell'Iraq meridionale. La famiglia degli Āl Muqrin (dal nome di un certo sceicco Saʿūd ibn Muḥammad ibn Muqrin, che morì nel 1725) divenne quindi sovrana tra i Mrudah di Diriyya.

Emirato di Dirʿiyya (o primo stato saudita)

Il primo stato saudita venne fondato nel 1744. Questo periodo fu segnato dalla conquista delle aree circostanti e dello zelo religioso. Alla sua massima estensione il primo stato saudita includeva la maggior parte dell'odierna Arabia Saudita, ed incursioni da parte di seguaci ed alleati dei sauditi toccarono lo Yemen, l'Oman, la Siria e l'Iraq. Si ritiene che studiosi islamici, in particolare Muḥammad ibn ʿAbd al-Wahhāb e i suoi discendenti, abbiano avuto un'importante influenza sul governo saudita di questo periodo. I sauditi e i loro alleati si riferivano a loro stessi come Muwaḥḥidūn o Ahl al-Tawḥīd (“i monoteisti”), mentre più tardi vennero chiamati wahhabiti (dal nome del fondatore), un gruppo di sunniti particolarmente zelanti.

Il potere della dinastia in questo periodo passò da padre in figlio senza incidenti. Al primo imam, Muhammad ibn Sa'ud, succedette suo figlio maggiore ʿAbd al-ʿAzīz b. Muḥammad b. Saʿūd (Abdulaziz) nel 1765. Quest'ultimo, nel 1802, guidò diecimila soldati wahhabiti in un attacco alla città santa sciita di Kerbelāʾ, nell'odierno Iraq meridionale, nonché il luogo in cui al-Ḥusayn b. ʿAlī (Hussein ibn Ali), nipote di Maometto e terzo imam sciita, era stato ucciso. Guidati da ʿAbd al-ʿAzīz, i soldati uccisero più di duemila persone, inclusi donne e bambini. I soldati poi saccheggiarono la città, demolendo l'imponente cupola dorata sopra la tomba di al-Ḥusayn e caricando centinaia di dromedari con armi, gioielli, monete e altri beni di valore.

L'attacco a Kerbelāʾ convinse ottomani ed egiziani che i sauditi erano una minaccia alla pace regionale. ʿAbd al-ʿAzīz venne ucciso nel 1803, secondo alcuni da uno sciita che cercava vendetta per il sacco di Kerbelāʾ dell'anno prima. Ad ʿAbd al-ʿAzīz succedette suo figlio Saʿūd, sotto il quale lo stato saudita raggiunse la sua massima estensione. Quando Saʿūd morì nel 1814, suo figlio e successore ʿAbd Allāh dovette affrontare un'invasione ottomano-egiziana lanciata con lo scopo di recuperare il territorio ottomano perduto. Le truppe, soprattutto egiziane, riuscirono a sconfiggere ʿAbd Allāh, prendendo la capitale Dirʿiyya nel 1818. ʿAbd Allāh venne fatto prigioniero e poco dopo decapitato dagli Ottomani a Istanbul, che misero così fine all'Emirato di Dirʿiyya. Gli egiziani mandarono prigionieri a Istanbul e in Egitto molti membri del clan saudita, assieme ad altri appartenenti alla nobiltà locale e rasero al suolo la capitale Dirʿiyya.

Emirato del Najd (o secondo stato saudita)

Nel 1818, alcuni anni dopo la caduta di Dirʿiyya, i sauditi riuscirono a ristabilire la loro autorità nel Najd, fondando quello che è conosciuto come l'Emirato del Najd o secondo stato saudita, con capitale Riad.

Rispetto all'Emirato di Dirʿiyya, quello del Najd fu segnato da una minore espansione territoriale (non riconquistarono né Hegiaz né 'Asir, ad esempio) e minor zelo religioso, sebbene i governanti sauditi continuassero ad usare il titolo di imam e ad avvalersi di studiosi salafiti. Il secondo stato venne anche segnato da gravi conflitti interni alla famiglia saudita, che portarono poi alla caduta della dinastia. La successione accadde sempre per assassinio o guerra civile, l'unica eccezione fu la successione da Fayṣal b. Turkī al figlio ʿAbd Allāh b. Fayṣal b. Turkī.

Il primo saudita a tentare di riprendere il potere dopo la caduta di Dirʿiyya fu Mishārī ibn Saʿūd, un fratello dell'ultimo sovrano di Dirʿiyya. Nel 1824, Turkī b. ʿAbd Allāh, un saudita che riuscì a evitare la cattura da parte degli egiziani, riuscì ad espellere le forze egiziane e i loro alleati locali da Riyad e dintorni. Turkī, un nipote del primo imam saudita Muhammad ibn Sa'ud, viene generalmente indicato come fondatore della seconda dinastia saudita ed è anche l'antenato dei re sauditi odierni. Fece di Riyad la sua capitale e si avvalse dei servizi di molti parenti che erano scappati dalla prigionia in Egitto, incluso suo figlio Fayṣal.

Turkī venne assassinato nel 1834 da Mishārī ibn ʿAbd al-Raḥmān, un lontano cugino. Mishārī venne presto assediato a Riyad e poi condannato a morte da Fayṣal, che diventò il più importante dei sovrani sauditi del secondo regno. Fayṣal, comunque, affrontò una seconda invasione del Najd da parte degli egiziani quattro anni dopo. La popolazione locale fu riluttante a resistere, e Fayṣal venne sconfitto e portato una seconda volta come prigioniero in Egitto nel 1838.

Gli egiziani insediarono Khālid ibn Saʿūd come sovrano a Riyad e lo sostennero con le loro truppe: egli era l'ultimo fratello ancora in vita dell'ultimo imam del primo stato saudita e passò molti anni alla corte egiziana. Nel 1840, comunque, conflitti esterni forzarono gli egiziani a ritirarsi completamente dalla penisola arabica, lasciando Khālid con poco supporto. Visto da molti locali solamente come un governatore egiziano, Khālid venne rovesciato poco dopo da ʿAbd Allāh ibn Thuniyyan, del ramo degli Āl Thuniyyan. Fayṣal, però, che venne liberato quell'anno, aiutato dal sovrano di Ha'il, riuscì a riconquistare Riyad e ad assumerne il controllo. Fayṣal poi designò suo figlio ʿAbd Allāh come principe ereditario e divise i suoi domini fra i suoi tre figli, ʿAbd Allāh, Saʿūd e Muḥammad.

Alla morte di Fayṣal nel 1865, ʿAbd Allāh assunse il governo a Riyad, ma venne presto sfidato da suo fratello Saʿūd, scoppiò quindi una guerra civile in cui si scambiarono più volte la sovranità di Riyad. Precedentemente un vassallo dei sauditi, appartenente alla famiglia Āl Rashīd, Muḥammad b. ʿAbd Allāh b. Rashīd di Hāʾil, colse l'opportunità di intervenire nel conflitto ed accrescere il proprio potere. Gradualmente, Ibn Rashīd estese la propria autorità su tutto il Najd, inclusa la capitale Riyad. Ibn Rashīd alla fine espulse l'ultimo leader saudita, ʿAbd al-Raḥmān b. Fayṣal, dal Najd dopo la battaglia di Mulayda del 1891.

Arabia Saudita

Dopo la sconfitta a Mulayda, ʿAbd al-Raḥmān ibn Fayṣal andò in esilio con la sua famiglia nel deserto dell'Arabia orientale tra i beduini di al-Murra. Poco dopo trovò rifugio in Kuwait come ospite dell'emiro kuwaitiano Mubarak Al Sabah. Nel 1902 il figlio di ʿAbd al-Raḥmān, ʿAbd al-ʿAzīz, si assunse il compito di ripristinare la sovranità saudita a Riad. Sostenuto da una dozzina di seguaci e accompagnato da alcuni fratelli e parenti, ʿAbd al-ʿAzīz riuscì a prendere il forte Masmak ed uccidere il governatore lì nominato da Ibn Rashīd. ʿAbd al-ʿAzīz, a quanto si dice solamente con venti uomini, venne immediatamente proclamato sovrano di Riad. Come nuovo leader della dinastia saudita, ʿAbd al-ʿAzīz divenne da allora noto come “Ibn Saʿūd”.

Ibn Saʿūd passò i successivi trent'anni provando a ristabilire la sovranità della sua famiglia sulla penisola arabica, iniziando dal natio Najd. I suoi principali rivali erano il clan Āl Rashīd ad Hāʾil, lo sharif della Mecca in Hijaz e i turchi ottomani ad al-Hasa. Inoltre, Ibn Saʿūd doveva anche lottare con quello che sarebbe poi diventato il ramo “Saʿūd al-Kabīr” della famiglia, ovvero i discendenti di Saʿūd ibn Fayṣal, zio di Ibn Saʿūd, ormai scomparso, i quali ritenevano di essere i legittimi eredi al trono. Per qualche tempo Ibn Saʿūd riconobbe la sovranità dei sultani ottomani, assumendo anche il titolo di pascià, per allearsi poi con i britannici in contrapposizione agli stessi ottomani, i quali erano sostenuti dagli Āl Rashīd. Con il trattato di Darin, firmato nel 1915, i territori di Ibn Saʿūd diventarono ufficialmente un protettorato britannico, e tali rimasero fino al 1927.

ʿAbd al-ʿAzīz conquistò il Najd nel 1922 e l'Ḥijāz nel 1925. Da sultano del Najd, diventò prima re del Ḥijāz e Najd e poi si autoproclamò re del Regno dell'Arabia Saudita (precedentemente ebbe vari titoli, cominciando con “sultano del Najd” e finendo con “re del Hijaz e Najd e delle loro dipendenze”) nel 1932. Il padre di Ibn Saʿūd, ʿAbd al-Raḥmān, mantenne il titolo onorario di imam. Nel 1937 vicino a Dammam, periti statunitensi scoprirono quella che poi si sarebbe confermata essere la vasta riserva petrolifera dell'Arabia Saudita. Prima della scoperta del petrolio molti dei membri della famiglia erano poveri.

Ibn Saʿūd ebbe dodici figli dalle sue molte mogli ed ebbe al massimo quattro mogli alla volta. Divorziò e si sposò molte volte, entrando così a far parte di molti clan e tribù del suo territorio, tra cui le tribù Banū Khālid, Ajmān, Shammar e Āl al-Shaykh (discendenti di Muḥammad ibn ʿAbd al-Wahhāb). Inoltre organizzò simili matrimoni per i suoi figli e parenti. Indicò il suo figlio più vecchio, Saʿūd, come possibile erede, a cui sarebbe dovuto succedere il secondo più vecchio, Fayṣal. La famiglia saudita divenne nota come “famiglia reale” ed ogni membro, maschio e femmina, venne rispettivamente insignito del titolo di amīr (principeIn realtà la parola, in lingua araba, indica un "comandante" e ha acquisito per un chiaro fenomeno acculturativo l'accezione di "principe".) e amīra (principessa).