I levantini sono i membri di un'antica comunità prevalentemente d'origine italiana radicata da secoli in Medio Oriente, in particolare nell'attuale Turchia, specialmente a Istanbul (l'antica Costantinopoli) e Smirne. Vennero definiti "levantini", ovvero "italiani del levante", nei decenni intorno alla prima e alla seconda guerra mondialeArnaldo Consorti, Vicende dell'italianità in Levante, 1815-1915.

Caratteristiche

Gli Italo-levantini sono radicati nel Mediterraneo orientale dai tempi delle crociate e delle Repubbliche marinare italiane.

Sono infatti una piccola comunità di discendenti dei coloni genovesi e veneziani nonché, in minor parte, pisani, fiorentini, anconetaniCostanzo Rinaudo, in Rivista storica italiana, Volume 88; Guglielmo Heyd Le colonie commerciali degli Italiani in Oriente nel Medioevo, Volume 1; Alberto Guglielmotti Storia della marina Pontificia dal secolo ottavo al decimonono, Volume 1; Antonio Leoni, Istoria d'Ancona Capitale della Marca Anconitana, Volume 1. e amalfitaniAA. VV., capitolo Amalfi, in Napoli e dintorni (guide rosse del TCI), Touring editore, 2001, p. 625-626, ISBN 978-88-365-1954-5. che si trasferirono nei fondachi orientali delle repubbliche marinare, principalmente per commercio e controllo del traffico marittimo tra l'Italia e l'Asia.

Le loro principali caratteristiche sono quelle di avere mantenuto la fede cattolica pur in un paese prevalentemente musulmano, di continuare a parlare l'italiano tra loro (pur esprimendosi in turco, greco o francese nei rapporti sociali) e di non essersi minimamente mescolati (con matrimoni) con le locali popolazioni turche di religione musulmana. Alcuni italo-levantini sono di religione ebraica. Esiste infatti una sinagoga italiana, nota anche come Kal de los Frankos, che si trova a nord del Corno d'Oro a Istanbul. La sinagoga fu creata dalla Comunità Israelitico-Italiana di Istanbul nel 1800.

Storia Le colonie delle repubbliche marinare in Oriente

La Repubblica di Genova e la Repubblica di Venezia, ai tempi delle crociate, crearono numerose e importanti colonie nei territori bizantini. Anche la Repubblica di PisaI Pisani ebbero una colonia non a Costantinopoli, ma a Tiro. Si vedaː Armando Lodolini, Le repubbliche del mare, Biblioteca di Storia Patria, Roma 1963, il Ducato di Amalfi e la Repubblica di AnconaAA. VV. Io Adriatico - Civiltà di mare tra frontiere e confini, Federico Motta editore, Milano 2001 (per conto del Fondo Mole Vanvitelliana), pagine 78-79. Questo testo, a sua volta, riporta notizie da: Eliyahu Ashtor, Il commercio levantino di Ancona nel basso Medioevo, in «Rivista storica italiana» 88, 1976; AA. VV. Le città del Mediterraneo all'apogeo dello sviluppo medievale: aspetti economici e sociali atti del diciottesimo Convegno internazionale di studi (Pistoia, 18-21 maggio 2001), edito Centro italiano di studi di storia e d'arte, 2003 (pagina 261); Carlo Crivelli, Susanna Avery-Quash, Pinacoteca di Brera Crivelli e Brera, Mondadori Electa, 2009 (pagina 127); per la colonia di Famagosta vedi anche: Rivista storica italiana, Volume 88, Edizioni 1-2, Edizioni scientifiche italiane, 1976 (pagina 215); per la colonia di Alessandria vedi anche: Ogier d'Anglure, Le saint voyage de Jherusalem du Seigneur d'Anglure, testo del 1412 edito nel 1878 a Parigi da Bonnardot e Longnon (in questo testo Ancona è chiamata "Enconne" e gli anconitani "enconitains"), si riscontrano comunità pugliesi, provenienti dalle più importanti città portuali a partire dalla più nutrita comunità dei baresi ed otrantini. Le diverse comunità ebbero colonie commerciali a Costantinopoli, Smirne e in altri porti dell'Impero d'Oriente.

Genova e Venezia crearono a Costantinopoli popolosi "quartieri" di circa 60.000 abitanti, ma già nel 1182 furono oggetto di un massacro, da parte dei bizantini. La presenza "latina", peraltro, si reintegrò dopo la Quarta crociata (1204), "sponsorizzata" dai veneziani, che portò alla conquista cattolica di Costantinopoli.

Amalfi aveva fondachi a Costantinopoli, Laodicea, Beirut, Giaffa, Tripoli di Siria, Cipro, Alessandria d'Egitto, Tolemaide e addirittura a Baghdad e in India.

Ancona stabilì i suoi fondachi in varie città d'Oriente. A Costantinopoli era il fondaco più importante, dove gli anconetani avevano una propria chiesa, Santo Stefano; inoltre nel 1261 venne loro accordato il privilegio d'avere una cappella nella basilica di S. SofiaAntonio Leoni, Historia di Ancona del 1812. Altre colonie anconetane erano in Siria (a Laiazzo e a Laodicea), in Romania (a Costanza), in Egitto (ad Alessandria), a Cipro (a Famagosta), in Palestina (a San Giovanni d'Acri), in Grecia (a Chio), in Asia Minore (a Trebisonda). Spostandosi verso occidente, fondachi anconitani erano presenti nell'Adriatico a Ragusa e a Segna, in Sicilia a Siracusa e a Messina, in Spagna a Barcellona e a Valenza, in Africa a Tripoli AA. VV. Io Adriatico - Civiltà di mare tra frontiere e confini, Federico Motta editore, Milano 2001 (per conto del Fondo Mole Vanvitelliana), pagine 78-79. Questo testo, a sua volta, riporta notizie da: Eliyahu Ashtor, Il commercio levantino di Ancona nel basso Medioevo, in «Rivista storica italiana» 88, 1976 Costanzo Rinaudo, in Rivista storica italiana, Volume 88; Guglielmo Heyd Le colonie commerciali degli Italiani in Oriente nel Medioevo, Volume 1; Alberto Guglielmotti Storia della marina Pontificia dal secolo ottavo al decimonono, Volume 1; Antonio Leoni, Istoria d'Ancona Capitale della Marca Anconitana, Volume 1; Autori vari, Le città del Mediterraneo all'apogeo dello sviluppo medievale: aspetti economici e sociali atti del diciottesimo Convegno internazionale di studi (Pistoia, 18-21 maggio 2001), edito Centro italiano di studi di storia e d'arte, 2003 (pagina 261) Susanna Avery-Quash, Carlo Crivelli, Pinacoteca di Brera Crivelli e Brera, Mondadori Electa, 2009 (pagina 127) per la colonia di Famagosta: Rivista storica italiana, Volume 88,Edizioni 1-2, Edizioni scientifiche italiane, 1976 (pagina 215) per la colonia di Alessandria vedi anche: Ogier d'Anglure, Le saint voyage de Jherusalem du Seigneur d'Anglure, testo del 1412 edito nel 1878 a Parigi da Bonnardot e Longnon (in questo testo Ancona è chiamata "Enconne" e gli anconitani "enconitains").

Le colonie gaetane erano a Tunisi, Bugia, Tripoli ed Alessandria d'EgittoGuglielmo Heyd, Le colonie commerciali degli Italiani in Oriente nel Medio Evo, Venezia e Torino, G. Antonelli & L. Basadonna, 1866.

Vi erano colonie genovesi in Anatolia (Smirne, Trebisonda e altre), nell'Egeo (Chio/Chios, Mitilene e altre), in Palestina e Libano (Acri) e a Costantinopoli (Pera, Galata), come pure colonie veneziane a Creta, Rodi, Cipro e Negroponte.

Pisa ebbe fondachi a Costantinopoli, Antiochia, Laodicea, Tiro, San Giovanni d'Acri, Giaffa, Tripoli di Siria, Alessandria d'Egitto e il Cairo. A Tiro fu costituita la nota "Società dei Vermigli" che si segnalò nella difesa della città contro l'attacco del Saladino nel 1187Armando Lodolini, Le repubbliche del mare, Biblioteca di Storia Patria, Roma 1963.

La conquista ottomana di Costantinopoli e la "Nazione latina"

Dopo la conquista turca di Costantinopoli (1453), il problema principale di questi coloni e commercianti, così come per quelli di origine francese, provenzale, napoletana, catalana, anglo-sassone o mitteleuropea, residenti nell'Impero ottomano, fu quello di definire i rapporti con lo Stato islamico, il quale si caratterizzava essenzialmente come un'istituzione teocratica. La soluzione obbligata fu quella di definire se stessi in base alla propria fede, e cioè la religione cristiana (cattolica), costituendo così un'unica entità culturale a prescindere dalla propria origine etnica: la nazione latina; in ciò furono assecondati dal costituirsi di altre entità a base religiosa che si formarono nell'impero, e cioè la "nazione ebraica", quella "armena" e quella "greco-ortodossa"Livio Missir di Lusignano, Vie latine de l'Empire Ottoman (Les Latins d'Orient), Les éditions Isis, Istanbul, 2004, pag. 31 e succ.. Per tale motivo furono frequenti i matrimoni tra i cittadini europei dell'Impero, accomunati dalla fede cattolica; di conseguenza, poiché in Italia i componenti della nazione latina furono complessivamente definiti "levantini", è più logico definire l'elemento di origine italiana come "italo-levantino", anziché "italo-turco".

Per quanto riguarda l'aspetto economico e produttivo, la nazione latina si adeguò di buon grado ai princìpi della divisione del lavoro ratione religionis, promossa dallo Stato ottomano; ciò gli consentì di proseguire le loro attività commerciali e di imporsi nel ruolo di detentori del commercio internazionale all'interno dell'ImperoLivio Missir di Lusignano, Familles latines de l'empire ottoman, Les éditions Isis, Istanbul, 2004, pag. 29 e succ.. Anche la funzione del dragomanno, cioè dell'interprete di palazzo del sultano e dei gran visir, era riservata ai levantini, che gestivano in tal modo le relazioni internazionali ottomane.

Sin dal 1453, infatti, gli appartenenti alla nazione latina riuscirono progressivamente a ottenere dai sultani quei privilegi derivanti dalle "capitolazioni", stipulate con gli Stati nazionali di origine, che li arricchirono commercialmente nei secoli successivi e li salvaguardarono come comunità. Ciò consentì loro, in molte materie, di essere giudicati dai propri rappresentanti consolari e diplomatici, in base ai propri ordinamenti e non in base alla legge islamica.

Al fine di beneficiare di tale status, le famiglie latine, pertanto, curarono la conservazione di documenti notarili attestanti le loro origini e la cittadinanza. Ciò ha consentito ancor oggi, a molti studiosi, di ricostruirne la genealogiaLivio Missir di Lusignano, Les anciennes familles italiennes de Turquie, Les éditions Isis, Istanbul, 2004.

L'Ottocento Con la caduta della Repubblica di Venezia (1797) e della Repubblica di Genova (1802), agli italo-levantini originari delle due antiche repubbliche fu attribuita la cittadinanza, rispettivamente, dell'Impero d'Austria (Regno Lombardo-Veneto) e del Regno di Sardegna. Inoltre, negli anni successivi alla Campagna d'Egitto (1798) di Napoleone Bonaparte, si ebbe una notevole penetrazione economica e culturale francese nell'Impero ottomano. Per tale motivo, nel corso dell'ottocento, la comunità italo-levantina iniziò a subire un processo di assimilazione da parte della Francia, e finì per adottare la lingua francese, mantenendo l'italiano solo come seconda lingua di famiglia.

Con lo scoppio della guerra d'indipendenza greca, la numerosa comunità genovese di Chio appoggiò il moto indipendentistico greco. La reazione del potente esercito ottomano non tardò ad arrivare: dopo un furioso assedio, i Turchi ripresero rapidamente il controllo dell'isola e, nell'aprile 1822, un quarto dei 30.000 abitanti fu sterminato. Inoltre fu instaurato un regime di terrore e interdetto il culto della religione cattolica per svariati anni. La quasi totalità degli oriundi genovesi o veneziani superstiti, pertanto, si trasferì nella vicina e più tollerante Smirne, abbandonando Chio all'elemento greco-turco, o la loro emigrazione all'estero.

Con il Risorgimento riprese vigore l'uso dell'italiano a Istanbul per via dei numerosi esuli italiani, ma anche dei moltissimi artisti e specialisti italiani che lavorarono per il sultano al SerraglioStoria dell'Emigrazione italiana (Sezione: "nel Levante", di Francesco Surdich) p. 184, tra cui il musicista Giuseppe Donizetti, fratello del più famoso Gaetano. Inoltre, in conseguenza dell'intervento del Regno di Sardegna a fianco dell'Impero ottomano nella guerra di Crimea (1853-56), la comunità si accrebbe di numero.