Amelia è un comune italiano di abitanti della provincia di Terni in Umbria.
Geografia fisica Territorio Amelia è situata nella zona sud-ovest dell'Umbria, vicino al confine con il Lazio. Il territorio comunale è posto all'estremità sud della catena subappenninica dei monti Amerini. La città dà il nome al comprensorio dell'Amerino, nella Valle del Tevere, che riunisce nove comuni: Amelia, Montecastrilli, Avigliano Umbro, Penna in Teverina, Lugnano in Teverina, Guardea, Alviano, Attigliano e Giove.
Clima
Classificazione climatica: zona D, 2038 GR/G
Storia Epoca preromana e romana Amelia, anticamente nota con il nome di Ameria, secondo la mitologia fondata dal re Ameroe, è una città di origini antichissime: fu certamente tra i primi centri italici. Catone, citato da Plinio nel della Naturalis historia, afferma che la città fu restaurata 963 anni prima della guerra dei Romani contro Perseo, re di Macedonia, e quindi nel 1134 a.C. Testimonianza di tale vetustà sono i reperti rinvenuti presso il Complesso Boccarini negli anni Novanta e databili all’XI sec a.C. Interessanti sono anche le mura dette megalitiche (forse VII-VI secolo a.C.), visibili per un piccolo tratto nella parte alta della città, non lontano da porta della Valle, all'interno del perimetro formato dalle monumentali mura poligonali (IV-III secolo a.C.), che, unitamente a quelle romane e medievali, cingono gran parte dell'abitato per circa 2 km. Numerose sono altresì le evidenze di epoca umbra attestate nel territorio.
Sarebbe stata sede, assieme alla città di Todi, di un evento prodigioso avvenuto ai tempi del terzo consolato di Mario, nel 103 a.C.: Plinio riporta infatti che "quelli di Amelia e Todi scorsero armi nel cielo scontrarsi tra loro, venendo da Oriente e da Occidente, e furono sconfitte quelle che venivano da Occidente" (Nat. Hist., II, 148). Un fenomeno al quale, come sempre in questi casi, gli interpreti dei segni divini non riuscirono ad attribuire un significato preciso.
Città di confine, prima umbra poi romana, Amelia vanta numerose testimonianze del suo passato: oltre alla cinta muraria in opera poligonale, che costituisce il monumento più importante, citiamo l'ampio centro storico, che si estende per circa 20 ha con le sue stratificazioni, i palazzi rinascimentali, le chiese, resti di mosaici e terme oltre che evidenze dell’epoca romana inglobate in diversi edifici. Amelia ha avuto un periodo molto florido nell'era Romana, tanto da essere annoverata tra le città umbre più importanti e l'assunzione dello status di Municipio dopo essersi alleata con Roma.
Del Municipio romano è la statua bronzea di Germanico Giulio Cesare, una delle poche rimaste al mondo ed unica nel suo genere, conservata nel Museo archeologico della città, oltre ai reperti archeologici provenienti dal periodo romano e pre romano e rinvenuti nelle tombe, lungo la via Amerina e nelle numerose ville rustiche oltre che nelle necropoli del territorio, nel corso di scavi o di rinvenimenti casuali. Diverse sono altresì le evidenze monumentali disseminate nel centro a storico tra le quali la monumentale cisterna romana di piazza Matteotti costituita da dieci vani testimonianza dell'ingegneria idraulica Romana; i resti dell’antico teatro, delle terme e delle domus tra le quali quella di Palazzo Venturelli con mosaici di epoca adrianea.
Medioevo Alto Medioevo Alla fine dell'impero romano d'Occidente, Amelia entrò a far parte del regno di Odoacre poi in quello di Teodorico, come il resto d'Italia. Nel 548 Amelia venne assediata e presa dopo di 5 giorni da Totila, tornò sotto l'impero bizantino a seguito della vittoria nella guerra gotica di Belisario e Narsete.
Con la discesa dei Longobardi in Italia nel 568 Amelia si trovò contesa tra il Ducato di Spoleto (longobardo) e l'Impero Bizantino, dato che la via Amerina in Umbria era rimasta la via di collegamento principale del Corridoio Bizantino, l'unico percorso che consentiva il collegamento tra Roma, sede del potere spirituale, e Ravenna, sede del governo bizantino in Italia. Più volte ci furono occupazioni e successive liberazioni, sia per via militare sia attraverso negoziati. Venne occupata una prima volta nell'anno 579 circa dal duca di Spoleto Faroaldo I, quindi nel 591 dal suo successore Ariulfo.
Nel 592 ci fu la liberazione da parte di Romano, esarca di Ravenna, ma Ariulfo riconquistò nello stesso anno le città del corridoio umbro e tornarono sotto il controllo dei bizantini solo dopo l'accordo tra il re longobardo Agilulfo e papa Gregorio Magno. Questa situazione rimase stabile fino al 739, quando il re longobardo Liutprando occupò Amelia, Orte, Bomarzo e Blera. Solo in seguito all'incontro tra Liutprando e papa Zaccaria, avvenuto a Terni nel 742, Amelia tornò sotto il controllo di Roma.
Amelia, già nel 1065, dimostrava una solida organizzazione comunale, affiancando Todi e Foligno contro Perugia, Orvieto e Gubbio. Reggenti del Comune erano i Consoli, scelti tra gli Optimates. Nel 1208, davanti all'abbazia di S. Secondo, fu stipulata una pace con Todi, che quest'ultima interpretò come atto di sottomissione, alimentando ambizioni di dominio legate alla Via Amerina.
Nel 1240, per la sua fedeltà alla Santa Sede, Amelia subì il saccheggio delle truppe di Federico II, evento che segnò l’inizio di un periodo di declino e conflitti tra Guelfi e Ghibellini. Nonostante le pressioni tuderti, la città mantenne l’autonomia comunale grazie anche all’intervento del Cardinale Albornoz, che alleggerì i tributi e revisionò le riforme conservate negli Statuti comunali.
Nel XIV e XV secolo Amelia fu colpita da carestie, tasse papali e saccheggi dei Capitani di Ventura, con conseguente impoverimento. L’elezione di Papa Martino V nel 1417, amico della città, portò conforto e privilegi. Nel 1426 S. Bernardino da Siena predicò contro usura e bestemmie.
Sotto lo Stato della Chiesa, Amelia difese con tenacia la sua autonomia, sostenuta da figure come Mons. Angelo Geraldini. Nel 1476, Papa Sisto IV fu ospitato in città durante l’epidemia romana. In questo periodo visse Pier Matteo, pittore di rilievo, autore dell’affresco della cappella Sistina e dell’Annunciazione Gardner. La città nel XIV secolo entrò nei possedimenti dello Stato Pontificio fino alla nascita del Regno d'Italia (1860).
Basso Medioevo e Rinascimento Amelia, in tutto il Medioevo e Rinascimento, sarà nell'asse della triade ghibellina umbra, cioè sarà sempre — eccetto piccoli e rarissimi casi — insieme a Terni e Todi come antitesi all'asse guelfo umbro composto da: Spoleto e Narni coadiuvate da nobili famiglie romane con mire espansioniste. Dal quindicesimo secolo i papi per tre volte nominano un podestà da Roma. Tale circostanza viene rievocata ogni anno nell'ambito delle manifestazioni storiche del "Palio dei Colombi".
Età moderna
Il 25 gennaio 1944 il bombardamento della scuola elementare uccise diciassette persone di cui dodici bambine.
Simboli
Lo stemma del Comune di Amelia è rappresentato da uno scudo così descritto:
La sigla sta per il latino Antiani Populi Civitatis Ameriae ("anziani del popolo della città di Amelia"), che fa riferimento al governo della città durante il medioevo.Così come riportato nel Decreto di riconoscimento del 18 febbraio 1934 e nella relativa nota araldica.
Successivamente, Amelia ha assunto ufficialmente il titolo di città, con D.P.R. del 19 aprile 2007 e lo stemma ha modificato gli ornamenti originari propri dei comuni.
L'attuale statuto ha voluto introdurre, con le lettere A.P.C.A., il motto Ameriae Populum Concordia Amplectatur ("La concordia riunirà il popolo di Amelia").
Il gonfalone è un drappo di bianco con la bordatura di azzurro.
Onorificenze
Monumenti e luoghi d'interesse
Le imponenti mura poligonali, che cingono unitamente a quelle romane e medievali il vasto centro storico, sono il monumento archeologico più rilevante. Esse sono formate da massi perfettamente incastrati tra loro, talora molto grandi, senza l'ausilio di malta. Interessante notare come saggi effettuati nel tratto sud abbiano accertato che la profondità delle stesse è di almeno 3,50 m rispetto all'attuale piano di calpestio (Gruppo Archeologico amerino).
L'antica cinta muraria di Amelia conta sei accessi. Accanto ai quattro corrispondenti alle porte utilizzate ancora oggi (Porta Romana, Porta Leone IV, Porta Posterola, Porta della Valle) sono visibili le tracce di due porte di interesse storico e archeologico, in quanto insistenti come taglio sulla muratura originale ma già da secoli tamponate per la probabile modifica dell'assetto viario: la "Porta del Sole", rivolta a est, nella zona di Nocicchia, la quale si trova incastonata tra le mura urbane a una quota rialzata rispetto all'attuale piano di calpestio e dalla quale si diparte una doppia strada basolata, e una seconda porta rivolta a sud-ovest, di notevoli proporzioni e situata presso Ponte Sisti, la quale è coeva alla costruzione delle mura poligonali.
Quest'ultima porta, di recente scoperta (1988, dall'architetto Franco Della Rosa), dopo l'effettuazione di scavi archeologici è stata oggetto di interventi di consolidamento e restauro e l'area è stata riaperta al pubblico il 22 gennaio 2016, ripristinando il percorso pedonale che costeggia la cinta muraria fino ai giardini d'inverno e Porta della Valle. Oltre a queste porte, collocate sulla cinta muraria esterna, è presente anche una porta per l'accesso alla parte alta della città, la Porta Cubica, detta anche "Arco di Piazza", di epoca tardoromana.
Accanto alla cinta principale, nella parte più alta dell'acropoli si trova un'altra cinta più antica, detta "megalitica", che circondava l'acropoli (VII-VI secolo a.C.), composta da soli blocchi irregolari, non levigati, orditi in maniera primitiva. Si tratta, evidentemente, di una lavorazione e di un'epoca del tutto diversa da quella delle mura poligonali. Tale cinta muraria si estende per alcune decine di metri e ancora oggi è di buona stabilità e compattezza. Un tratto molto suggestivo è visibile presso via della Valle. Una parte della cinta esterna è attualmente oggetto di restauro, a seguito del crollo provocato di un tratto di circa 30 m, avvenuto il 18 gennaio 2006. Le mura poligonali sono una testimonianza della grandezza della città, tra le più antiche d'Italia.
La città ospita, inoltre, un museo civico, allestito nell'ex-collegio Boccarini e contenente reperti preromani, romani e dell'Alto Medioevo. Tra questi, sono conservati bolli e iscrizioni, cippi funerari, sarcofagi, parti di statue e ritratti, tra cui la statua del Germanico, noto condottiero romano. Dal 2003 sono esposti alcuni pregevoli reperti provenienti dalla necropoli preromana dell'area "ex-consorzio agrario". Opera idraulica dell'ingegneria romana è la Cisterna, risalente al I secolo a.C. e situata in piazza Matteotti.
Oggetto di restauro negli anni novanta, la cisterna è costituita da dieci ambienti contigui e aveva una capacità di oltre 4.300 m³.Franco Della Rosa, "Le cisterne romane di Ameria e dintorni", A.A.C.T.S. dell'Amerino, 2ª Ed. 1989. Sono presenti anche altre cisterne di minori dimensioni all'interno dei palazzi del centro. Notevoli i palazzi rinascimentali, tra i quali citiamo palazzo Petrignani, con la sala dello zodiaco, palazzo Nacci, palazzo Cansacchi, palazzo Farrattini (importante opera di Antonio da Sangallo il Giovane, in quanto rappresenta uno studio preparatorio per il più famoso Palazzo Farnese a Roma), palazzo Venturelli, palazzo Boccarini, palazzo Clementini.
Architetture religiose Duomo Numerose le chiese, tra cui citiamo la cattedrale, con l'attigua torre dodecagonale della prima metà dell'XI secolo.
Chiesa di San Francesco La chiesa di San Francesco, nota anche come chiesa dei Santi Filippo e Giacomo, con il chiostro cinquecentesco e la facciata romanica di pietra rossa e portale ogivale.
Chiesa di Sant'Agostino