La lingua veneta (nome nativo vèneto, codice ISO 639-3 vec) è una lingua romanza parlata comunemente in Italia nord-orientale da più di due milioni di persone.
Il veneto è parlato principalmente nella regione italiana del Veneto, ma anche nel Trentino (principalmente nella bassa Valsugana e nel Primiero) e nel Friuli-Venezia Giulia. La parte rimanente dei parlanti si trova all'estero, principalmente in Istria, Dalmazia, Montenegro, Slovenia e Romania (comunità italo-romene) e in località di emigrazione come l'Argentina, il Messico o gli Stati brasiliani del Rio Grande do Sul, Santa Catarina, Paraná e Espírito Santo.
Nell'ambito della dialettologia e della sociolinguistica, in cui il veneto viene classificato come "dialetto romanzo primario" (ossia evoluzione autonoma del latino volgare, e non differenziazione regionale della lingua italiana), esso viene sovente citato come "dialetto veneto", assumendo questo termine con l'accezione di idioma contrapposto a quello ufficiale dello Stato. e caratterizzato da un uso prevalentemente informale; in questo contesto, si può anche trovare il "dialetto veneto" incluso nel macrogruppo dei "dialetti italiani settentrionali".Lorenzo Renzi e Alvise Andreose - Manuale di linguistica e filologia romanza - Ed. Il Mulino, Bologna - Nuova edizione - 2015, pagina 57: " (…) I dialetti italiani settentrionali comprendono le varietà parlate in Piemonte, nella Liguria, nella Lombardia, nel Trentino, nel Veneto e, infine, nell'Emilia e nella Romagna (…)"
Diffusione e vitalità Distribuzione geografica Sebbene il veneto rappresenti l'idioma tipico dell'omonima regione italiana, i suoi confini linguistici non corrispondono a quelli amministrativi.
Non tutte le parlate tradizionali diffuse in Veneto sono dialetti della lingua veneta. Nella provincia di Belluno centrale (Agordino e Zoldano) si parla un dialetto di transizione veneto-ladino, che diventa decisamente ladino spostandosi verso nord (alto Cordevole e Cadore). Nel basso Polesine (la cosiddetta Transpadana ferrarese) si parla emiliano, mentre tratti lombardi sono presenti nelle parlate della riva veronese del Garda. Nelle parlate di alcuni centri del Veneto Orientale, invece, si nota un certo apporto del friulano.
D'altra parte, il veneto viene parlato anche al di fuori dei confini regionali. In Trentino sono aree tipicamente venetofone il Primiero (tipo feltrino), la Valsugana (variante bassanese/padovana) e la Vallagarina (variante veronese); anche la zona centrale della provincia, comprendente il capoluogo, ha fortemente venetizzato l'originaria parlata di stampo lombardo.
Nell'area di diffusione della lingua veneta sono presenti alcune piccole isole linguistiche germanofone distribuite lungo la fascia prealpina e alpina e a cavallo con il Friuli: si tratta dei villaggi cimbri della Lessinia, dell'altopiano dei Sette Comuni e del Cansiglio (lingua cimbra) e della Valle dei Mocheni (lingua mochena).
In alcune zone del Friuli-Venezia Giulia sono parlate varietà di veneto, alcune autoctone e/o di contatto (soprattutto al confine con la provincia di Treviso e il litorale, mentre la Venezia Giulia fu colonia veneziana) e altre importate (alcune località del Friuli storico). Al primo gruppo appartengono le parlate di Marano Lagunare e Grado, centri costieri appartenuti al Dogado veneziano sin dai tempi più antichi (ancora oggi conservano la resa veneziana dell'approssimante palatale come [d͡ʒ] contro la [j] del resto del Veneto, come in famégia, mègio, ògio), nonché il bisiaco, diffuso almeno dal XIV secolo in alcuni centri della zona di Monfalcone (Bisiacaria) come irradiamento del dialetto gradese.
Con l'espansione storica del veneziano in altre zone, tra il XV e il XIX secolo (la Repubblica di Venezia conquistò la Patria del Friuli nel 1420 dopo un anno di combattimenti, con esclusione della contea di Gorizia e della città di Trieste e Muggia, che rimasero alla Casa d'Austria fino al 1918) varianti su base veneziana si sono quindi diffuse, sia a Muggia e Trieste che a , Udine e Pordenone e . Relativamente alla città di Trieste, in questa città fino all'inizio del 1800 si è parlato un dialetto ladino, il tergestino, poi sostituito da un dialetto veneto coloniale (principalmente veneziano), il dialetto triestino, a seguito del notevole aumento della popolazione derivato dal grande sviluppo del porto triestino avvenuto principalmente tra il 1860 e il 1915. . Accanto al friulano sopravvive anche il veneto in alcune zone del Friuli meridionale, da Palmanova a Cervignano, spesso alternando i due registri linguistici, in una situazione di diglossia. Il dialetto veneto-udinese, pur essendo stato inserito nella legge regionale 5 del 2010 quale patrimonio culturale della regione Friuli Venezia Giulia, ha visto il numero dei parlanti ridursi drasticamente e il suo prestigio declinare quasi del tutto.Questo è il risultato delle ricerche di Federico Vicario, linguista, docente universitario e presidente della Società Filologica friulana, che si è occupato a più riprese di questo dialetto, quale docente di linguistica all'Università di Udine.
Sempre legati all'influenza veneziana sono i dialetti veneti parlati nella costa istriana e dalmata, la cui estensione è drasticamente diminuita in seguito all'esodo giuliano dalmata del secondo dopoguerra, ma che in varie zone è ancora compreso e parlato, anche come seconda lingua da persone di madrelingua croata; l'entroterra istriano e dalmata, invece, è sempre stato di lingua slovena e croata.
Emigrazione Il veneto è parlato dai Veneti emigrati sparsi in altre regioni italiane o all'estero in seguito all'emigrazione. Importanti comunità si trovano in vari Stati europei, in America (in particolare centro-meridionale) e in Australia.
Una massiccia emigrazione veneta avvenne a cavallo fra il 1870 e il 1905, cosicché consistenti comunità di origine veneta sono presenti in Brasile (negli stati di Espírito Santo, Santa Catarina, Paraná, San Paolo, e di Rio Grande do Sul), nell'est della Romania (Tulcea), in Messico (nella località di Chipilo), in Argentina (grazie all'immigrazione dal XIX secolo fino alla seconda guerra mondiale, essendo il Veneto una delle regioni che più italiani ha portato al Paese)https://www.duo.uio.no/bitstream/handle/10852/25849/MASTEROPPGAVExIxSPANSKxHFxVxRx2011.pdf?sequence=1 , https://www.duo.uio.no/bitstream/handle/10852/25849/MASTEROPPGAVExIxSPANSKxHFxVxRx2011.pdf?sequence=1 Italianismos en el habla de la Argentina: herencia de la inmigración italiana (Spagnolo) pp11,12. dove si trovano ancora 33 associazioni venete http://www.federacioncava.com.ar Comité de las Asociaciones Venetas de Argentina, (Spagnolo)., ma anche in diverse aree rurali italiane fatte oggetto di immigrazione organizzata dal fascismo con il fine di colonizzare e popolare i territori in questione, oggetto di bonifica: la Maremma Grossetana (Toscana), l'Agro Pontino (Lazio), la Bonifica di Arborea (Sardegna). Inoltre il borgo di Fertilia (Alghero), nato durante la dittatura fascista per dare lavoro a un certo numero di famiglie ferraresi, conobbe l'arrivo successivo di esuli istriani e dalmati nel secondo dopoguerra, che andarono a costituire la maggioranza della popolazione. Comunità di origine veneta consistenti sono presenti anche nelle aree urbane dell'Alto Adige / Südtirol, dove costituiscono la maggioranza della popolazione appartenente al gruppo etnico italiano. La lingua italiana standard parlata a Bolzano è comunque molto influenzata da un forte substrato veneto.Annuario statistico 2008, ASTAT, Bolzano 2008, p. 107, in base ai registri anagrafici comunali.
Tra le varianti fuori dal Veneto queste sono le principali: il veneto istriano e i dialetti triestino e goriziano, per lessico molto simili al veneziano di città, ma con ulteriori influenze di vocaboli alloglotti, specialmente sloveni e croati e, in misura minore, greci. il lombardo orientale o veneto occidentale parlato a Bergamo e a Brescia il talian o vêneto brasileiro il chipileño, parlato a Chipilo, in Messico il veneto-romeno che si parla nell'attuale distretto di Tulcea, antico possedimento di Genova sul Mar Nero il veneto-pontino è un gruppo di parlate fortemente influenzate dal romanesco, e in parte anche dai dialetti lepini e dall'emiliano, su base perlopiù veneta-trevigiana, in trasformazione e comunque in forte regresso.
I Veneti emigrati all'estero hanno conservato la loro parlata tradizionale più che l'italiano, in quanto provenivano in gran parte da estrazione contadina; le generazioni successive, nate da queste ondate migratorie, hanno mantenuto i caratteri arcaici della lingua, sebbene lontani dal Veneto: nel Rio Grande do Sul, ad esempio, l'idioma veneto viene insegnato dai genitori ai figli e viene utilizzato anche da persone di altre origini, tanto che il primo dizionario di talian (o vêneto brasileiro) fu compilato da Alberto Vitor Stawinski, un polacco nato nel 1909 a São Marcos dos Polacos, assimilatosi alla comunità locale prevalentemente di provenienza veneta.
Questa antichità e "permanenza" del veneto, con le modificazioni e contaminazioni che ogni lingua conosce, è misurata dai dati statistici ufficiali (ISTAT e istituto POSTER). Secondo alcuni, queste stime tendono a ridurre il fenomeno essendo assente una promozione culturale e politica di mantenimento e protezione da parte degli stati che hanno questi territori.
Il risultato di questa diaspora dei parlanti (locutori) veneti è che oggi si possono contare più parlanti veneti fuori dal Veneto che non in esso. Un grande lavoro di ricerca e ricostruzione filologica dell'idioma veneto utilizzato alla fine dell'Ottocento è stato effettuato dai ricercatori Secco e Fornasier, componenti del duo Belumat i quali hanno raffrontato la lingua parlata dai bellunesi emigrati in Brasile, Messico e presenti in una minoranza etnica in Slovenia.
Vitalità Nel 1997, lo scrittore Dino Durante Jr. sulla pubblicazione annuale El Strologo si disse molto pessimista sullo stato di salute del veneto, affermando che i giovani lo stessero abbandonando. Secondo le stime attuali, tuttavia, il veneto resta ancora oggi uno degli idiomi più conosciuti e parlati in Italia. Secondo un'indagine condotta nel 2007 dall'ISTAT in Veneto, quasi il 70% degli interpellati dichiarava di parlare, oltre all'italiano, anche il veneto e il 15% di usarlo anche nei rapporti con estranei.
Questo fenomeno trova diverse giustificazioni. Prima fra tutte, la grande vicinanza strutturale del veneto all'italiano, che non ne rende eccessivamente difficoltosa la comprensione da parte dei non venetofoni; seconda, la prevalenza di centri abitati piccoli e medi, che ha contribuito a mantenere vive le tradizioni locali; terza, il fatto che dal Veneto si sia sviluppata una forte emigrazione, mentre l'immigrazione nella regione è stata molto scarsa fino agli anni settanta, cosicché le parlate locali hanno mantenuto un ruolo vitale; infine, occorre ricordare l'uso del veneto lungo i secoli, a volte anche in situazioni formali nei tempi della Repubblica di Venezia, e una produzione letteraria sporadica eppure continua nel tempo.
Legislazione a tutela del veneto L'idioma veneto è valorizzato come patrimonio linguistico regionale dalla Regione del Veneto e dalla Regione Friuli-Venezia Giulia, ma non è incluso nell'elenco dell'art. 2 della legge dello Stato num. 482 del 1999, in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche. Ciononostante, il veneto è incluso nell'elenco delle lingue a rischio dall'UNESCO, che lo classifica come vulnerabile.