La filosofia del XIX secolo prende avvio dalla precedente stagione dell'Illuminismo, a cui contrappone i nuovi ideali del Romanticismo, sostituendo ad una concezione della ragione astratta e livellatrice, che in nome dei suoi principi generici era giunta a produrre le stragi della Rivoluzione francese, una «ragione storica» che tenesse conto anche delle peculiarità e dello spirito dei diversi popoli, a volte assimilati a degli organismi viventi, con una loro anima e una loro storia.Francesco Traniello, Storia Contemporanea, Torino, Sei, 1989, p. 32.
I forti e radicali cambiamenti in campo filosofico furono accompagnati da sviluppi nella politica, nella letteratura, nell'arte, nell'economia, nella scienza, dando luogo nella seconda metà del XIX secolo alla corrente del positivismo.
Storia Negli anni tumultuosi tra il 1789 e il 1815, sotto la spinta dell'illuminismo e della massoneria, l'intera cultura europea venne trasformata dall'idea rivoluzionaria, con il suo seguito di guerre e distruzioni. Ponendo fine a molti dei puntelli sociali e culturali del secolo precedente, la scena era oramai pronta per un drastico cambiamento sia economico che sociale.
Influenze del tardo illuminismo Sul piano della filosofia politica, nel tentativo di spiegare la natura dello Stato e delle forme di governo, Jean-Jacques Rousseau in Francia aveva contestato le fondamenta della loro legittimità, dichiarando che «l'uomo è nato libero, ma ovunque è in catene».Jean-Jacques Rousseau, Il contratto sociale, a cura di Roberto Gatti, 3ª ed., pag. 55, Milano, BUR Rizzoli, 2010.
Sul piano scientifico la teoria dell'evoluzione era già stata postulata, da diversi punti di vista, da Giulio Cesare Vanini, Denis Diderot, James Burnett, Erasmus Darwin, Jean-Baptiste de Lamarck, Johann Wolfgang von Goethe, mentre il determinismo nomologico di Pierre-Simon Laplace (1749–1827) avrebbe continuato a esercitare un notevole influsso sui due secoli successivi.
Nel Regno Unito, Adam Smith aveva gettato le basi dell'economia politica prefigurando la teoria del libero mercato all'interno degli stati-nazione.
Dall'Italia si era sviluppata la tendenza artistica e culturale del neoclassicismo, ma fu la Germania a farsi portatrice delle principali novità in campo letterario e filosofico, con vari esponenti tra cui Johann Gottfried Herder, Gotthold Ephraim Lessing, Novalis, Friedrich Schiller e il già citato Johann Wolfgang von Goethe.
Scuole filosofiche e tendenze
Nel complesso, la polemica contro l'egualitarismo e il cosmopolitismo illuministi assunse aspetti e caratteri diversi a seconda dei contesti, aspetti che tuttavia restarono intrecciati e difficilmente separabili in maniera netta. Vi fu da un lato una tendenza restauratrice, rivolta però non tanto al ripristino anacronista dell'Ancien régime, quanto al recupero di quelle tradizioni, religiose in particolare, ritenute patrimonio della coscienza collettiva.G. Verucci, La restaurazione in "Storia delle idee politiche", a cura di L. Firpo, Torino, UTET, 1973. Significativa fu l'opera di De Maistre e altri autori, segnati da un certo pessimismo, ma per i quali «la storia umana è diretta da una provvidenza che supera gli accorgimenti politici»,Adolfo Omodeo, Introduzione a G. Mazzini Scritti scelti, Milano, 1934. venando di enigmaticità e mistero ogni ambito di indagine, anche scientifico come la Naturphilosophie, per i quali strumenti di conoscenza sono piuttosto l'intuizione e il genio.
D'altro lato, la stessa concezione romantica della storia diede luogo ad altre tendenze che potremo definire liberali, per le quali i principi proclamati nel 1789 restavano validi, pur essendo da condannare gli esiti giacobini della Rivoluzione francese.Traniello, op. cit., p. 36. François-René de Chateaubriand in una sintesi esprimeva ad esempio l'esigenza di «conservare l'opera politica che è scaturita dalla rivoluzione» e «costruire il governo rappresentativo sulla religione». La libertà di religione fu ritenuta in particolare un antidoto basilare sia al dispotismo assolutistico, che all'anarchia rivoluzionaria.Ivi, p.38.
L'idealismo tedesco
Apertasi con la grandiosa stagione del Romanticismo, la filosofia assiste alla riformulazione del criticismo kantiano in chiave idealistica.
Fichte prima, e poi Schelling, fecero dell'Io il principio assoluto a cui ricondurre l'intera realtà, che per la ragione può diventare così oggetto di scienza.Xavier Tilliette, L'intuizione intellettuale da Kant a Hegel, a cura di Francesco Tomasoni, Morcelliana, Brescia 2001. Secondo Fichte, in particolare, l'Io prende coscienza di essere il creatore inconscio del non-io attraverso l'agire etico, secondo Schelling invece la tensione tra Spirito e Natura si ricompone nel momento estetico dell'arte.
Mentre però in costoro la ragione filosofica si limitava a riconoscere, ma non a riprodurre, l'atto creativo con cui il soggetto poneva l'oggetto (che restava prerogativa di una suprema intuizione intellettuale), sarà invece con Hegel che la ragione stessa diventerà creatrice, attribuendosi il diritto di stabilire cosa è reale e cosa non lo è. «Ciò che è reale è razionale» sarà la summa del pensiero hegeliano:Hegel, prefazione a Lineamenti di filosofia del diritto, Laterza, Bari 1954, pag. 15. vale a dire che una realtà esiste solo se soddisfa certi criteri di razionalità, rientrando nella triade dialettica di tesi-antitesi-sintesi tipica del procedimento a spirale con cui l'Idea giunge a identificarsi con l'Assoluto.
Dopo la possente sistemazione onnicomprensiva di Hegel, la cui eredità diede luogo alle correnti contrapposte della destra e della sinistra hegeliana, la filosofia ha visto la reazione al suo panlogismo nel duplice volto di uno spiccato materialismo da un lato (Feuerbach, Marx),Mario Rossi, Marx e la dialettica hegeliana: La genesi del materialismo storico, Messina, Editori Riuniti, 1963. e dall'altro di un richiamo all'irriducibilità del singolo essere umano e all'importanza assoluta della sua esistenza, non più intesa come semplice ingranaggio di un processo dialettico (Schopenhauer, Kierkegaard, Emerson).Giovanni Reale, Dario Antiseri, Storia della filosofia: Romanticismo, idealismo e i suoi avversari, vol. 7, Milano, Bompiani, 2008.
Il marxismo
Karl Marx intese prelevare dall'hegelismo il «nocciolo razionale» nascosto a suo dire nel «guscio mistico», applicando la dialettica hegeliana alla Storia, e affermando che questa scaturisce dalla lotta dinamica fra gli opposti: liberi contro schiavi, patrizi contro plebei, baroni contro servi della gleba, membri di corporazioni contro artigiani, nobili contro borghesi, ed infine borghesi contro proletari: «in breve oppressore ed oppresso».K. Marx, F. Engels, Manifesto del Partito comunista, 1848.
Le contrapposizioni della realtà non trovano conciliazione in un principio superiore (come ad esempio Dio), ma nella storia stessa, il cui esito finale, secondo Marx, non trascende le umane vicende, ma è immanente al raffronto dialettico tra le classi sociali, e in particolare tra la "struttura" economica (costituita dai rapporti materiali di produzione) e la "sovrastruttura" (gli apparati culturali che ne occulterebbero la vera natura).
Questo modo di concepire la filosofia della storia prese il nome di materialismo storico a cui Friedrich Engels sovrappose il materialismo dialettico. Con quest'ultimo, il metodo dialettico hegeliano che Marx aveva inteso rimettere «con i piedi per terra», trasformandolo in uno strumento di lotta sociale e rivoluzionaria, trova un ulteriore campo di applicazione con la Dialettica della natura, da Engels enunciata ed elaborata ulteriormente nei suoi ultimi anni di vita.Tra le altre cose, Engels paragonò la dialettica marxista della storia alla scoperta della selezione naturale dell'evoluzione darwiniana (Gustav Mayer, Friedrich Engels, Torino, Einaudi, 1969, p. 247).
L'avvento del positivismo L'opera di Darwin, che elaborò la teoria dell'evoluzione con metodi esclusivamente empirici, contribuì a segnare la fine dell'era romantica, e a favorire l'avvento del Positivismo. Questo esaltava la ricerca scientifica ed il progresso tecnico e tecnologico, sviluppandosi nella piena età della Seconda rivoluzione industriale; i suoi principali teorizzatori furono Comte, Mill, e Ardigò.Cfr. voce "Positivismo" in Enciclopedia Garzanti di Filosofia, 1981.
Caratterizzato da un senso di ottimismo e fiducia nel progresso, il Positivismo intendeva rapportarsi in modo diretto alla realtà senza idealizzazioni né alterazioni soggettive, portando all'ascesa del realismo e del naturalismo anche nelle arti.
L'utilitarismo anglosassone Fra gli antesignani del positivismo, nella prima metà del XIX secolo i britannici Jeremy Bentham e lo stesso John Stuart Mill avevano promosso l'idea utilitarista che le azioni siano giuste nella misura in cui massimizzano la felicità.
Inducendo a spiegare i movimenti umani anche in chiave economica, finalizzati in tal senso ad incrementare l'utilità e quindi il profitto, Betham riteneva che la politica economica dovresse agevolare la convivenza di ogni persona, vista come unità individuale, per massimizzarne l'utilità e le possibilità. Mill invece si concentra anche sulla psicologia e sull'emotività, da lui guidicati fondamentali nella comprensione delle decisioni e nel loro compimento.
Schopenhauer
Tra le reazioni al positivismo, il pensiero di Arthur Schopenhauer anticipa motivi della più ampia filosofia della vita, già originatasi nel primo romanticismo tedesco, ma anche in polemica con la corrente dell'idealismo "accademico" trionfante di Fichte, Schelling e soprattutto Hegel,Grande antologia filosofica: Il pensiero moderno (prima metà del secolo XIX) di Umberto Antonio Padovani, Andrea Mario Moschetti, Pagina 554, Ed. C. Marzorati, 1985. ai quali lui voleva contrapporre un diverso idealismo, a cui dichiarava espressamente di appartenere come filosofo.Wolfgang Schirmacher, La ragione ascetica. Schopenhauer nell'idealismo tedesco, in "Verifiche", Trento, 1984, pp. 263-279: la polemica di Schopenahuer contro Fichte, Schelling ed Hegel non era tanto rivolta all'idealismo in sé, ma alle premesse da cui costoro partivano, giudicate erronee e fuorvianti.
Schopenhauer sostiene che il mondo derivi fondamentalmente da quel che ogni uomo percepisce tramite la sua volontà, nella quale consiste il principio assoluto della realtà, nascosto alla ragione. In polemica contro Hegel, secondo Schopenhauer la natura e il mondo non hanno dunque un'origine razionale, ma nascono da un istinto irrazionale di vita, da una pulsione informe e incontrollata che egli assimila alla cosa in sé di Kant, e la sua rappresentazione oggettiva all'idea di Platone.Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione, § 31.
Non c'è dunque spazio per l'ottimismo della ragione, dal momento che questa volontà di vivere sfrenata e arbitraria è causa di sofferenza. Da questa se ne esce attraverso la sublimazione e la presa di coscienza che il mondo è l'oggettivazione della volontà, cioè è una mia stessa rappresentazione, fenomenica e illusoria (velo di Maya): concetto di origine orientale e in parte neoplatonica, che si traduce nel desiderio della vita stessa (eros) di diventare finalmente consapevole di sé; questa consapevolezza coincide con l'auto-negazione della volontà e permette così di uscire dal ciclo insensato dei desideri, morti e rinascite.
Lo spiritualismo francese e italiano