LIstria (in croato e , in veneto Istria, in istrioto Eîstria, ) è una penisola che si estende nel mar Adriatico per circa , situata tra il golfo di Trieste, le Alpi Giulie, le Alpi Dinariche e il golfo del Quarnaro.
Il territorio, appartenente alla regione geografica italiana, fa parte dello Stato di Croazia per la maggior parte della sua estensione; una piccola parte dell'Istria, comprendente le città costiere di Ancarano, Isola, Portorose, Pirano e Capodistria, appartiene alla Slovenia, ed un'ulteriore minima parte, limitata all'incirca al territorio dei comuni di Muggia e di San Dorligo della Valle, si trova in territorio italiano.
Geografia fisica Territorio
La penisola ha forma triangolare e all'interno è delimitata dalla valle del Rosandra, dal valico di Erpelle-Cosina e dal solco di Castelnuovo d'IstriaDizionario Enciclopedico Italiano (Vol. VI, pag. 407), Roma, Ed. Istituto dell'Enciclopedia Italiana, fondata da Giovanni Treccani, 1970..
Si distinguono tre tipi di paesaggi, ognuno dominato da un colore caratteristico: LIstria bianca, dominata da rocce calcaree e di morfologia montuosa, si eleva fino a con il Monte Maggiore e si estende nelle zone settentrionali e orientali, quelle più scarsamente popolate. È il paesaggio tipico della Cicceria. LIstria gialla (o grigia), prende il suo nome dal colore dei suoi terreni ricchi di rocce sedimentarie quali argilla, marna, arenaria e calcaree. Occupa la zona centrale della regione e si estende dal golfo di Trieste al Quarnaro. L'''Istria rossa, che presenta uno strato di terra rossa poggiato su rocce calcaree, è un altopiano che si estende dalle zone meridionali e occidentali (le più densamente popolate) fino a raggiungere le coste.
I fiumi istriani hanno le loro sorgenti nell'Istria gialla. Sul versante occidentale troviamo il Rosandra, il Risano, il Dragogna e il Quieto mentre su quello orientale l'Arsa. Il Quieto, lungo , sorge nei pressi di Pinguente e sfocia nel Mare Adriatico, nelle vicinanze di Cittanova d'Istria.
Clima Lungo la costa prevale il clima tipicamente mediterraneo (Classificazione dei climi di Köppen), mentre verso l'entroterra si fa gradualmente sempre più continentale, per l'influsso dell'aria fredda proveniente dalle Alpi Giulie e dalle montagne circostanti. Le estati si presentano lunghe e asciutte, mentre gli inverni sono miti e gradevoli con rare nevicate.
La media annuale della temperatura dell'aria lungo la costa settentrionale è di 14 °C, mentre nella parte meridionale e nelle isole è di 16 °C. Gennaio è il mese più freddo con una media di 6 °C, mentre luglio e agosto sono i mesi più caldi con una temperatura che oscilla attorno ai 24 °C. Il periodo in cui la media giornaliera della temperatura dell'aria supera i 10 °C dura all'incirca 260 giorni all'anno e il tempo caldo, con apici giornalieri che superano i 30 °C, dura al massimo una ventina di giorni.
La quantità delle precipitazioni aumenta dalla costa occidentale verso l'interno. I venti caratteristici sono la bora, lo scirocco e il maestrale. La bora soffia da nord verso sud, recando un tempo asciutto e sereno; lo scirocco, vento caldo, soffia da sud e porta pioggia, mentre il leggero maestrale soffia d'estate dal mare verso la terraferma. La temperatura minima del mare è in marzo, quando varia fra i 9 e gli 11 °C, mentre tocca le sue punte maggiori in agosto, con 24 °C. Il congelamento del mare nelle baie piccole e poco profonde è un fenomeno molto raro.
Quelli che seguono sono i dati climatologici salienti registrati nella città istriana di Pola:
Storia
Toponimo L'Istria è detta in croato ; in istrioto Eîstria; in veneto Ístria; ; . Il nome deriverebbe dall'antico popolo degli Istri, di probabile origine illirica, che Strabone menzionò come abitanti di questa regioneStrabone scrive: «Dopo il Timavo c'è il litorale degli Istrî fino a Pola, che appartiene all'Italia» e ancora: «Sono dunque i Veneti e gli Istrî che abitano la regione transpadana fino a Pola». Citazioni tratte da: Strabone, Geografia (ΓΕΩΓΡΑΦΙΚΑ), libro V, 1.9 o dal latino Hister, cioè Danubio, a indicarla come regione del confine danubiano.
L'Istria preromana e romana
Gli Istri diedero vita insieme ai Liburni, ai Giapidi, ai Carni e ad altri gruppi etnici di minore importanza alla cultura dei castellieri. Massimo centro politico, economico ed artistico sviluppatosi nell'ambito di tale cultura fu la città di Nesazio, situata nei pressi di Pola.
In epoca romana gli Istri vennero descritti come una tribù feroce di pirati protetta dalla difficoltà di navigazione lungo le loro coste rocciose. Occorsero ai romani due campagne militari per soggiogarli (177 a.C.).
Augusto, la cui organizzazione dell'Italia in regiones inglobò parte dell'Istria nella Regio X Venetia et Histria, creò numerose colonie di legionari nella penisola, allo scopo di proteggere i confini orientali dell'Italia romana dai barbari. Secondo lo storico Theodor Mommsen, l'Istria era completamente latinizzata nel V secolo.
L'Alto Medioevo
Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente, l'Istria venne saccheggiata dai Goti, quindi passò sotto il controllo di Bisanzio (538) e in questo periodo storico si sviluppò un dialetto del ladino parlato dagli abitanti della Istria settentrionale (nell'Istria meridionale si sviluppò l'Istrioto). Dopo l'occupazione longobarda, l'Istria fu annessa al Regno Franco da Pipino d'Italia (789) venendo costituita in marca da Arnolfo di Carinzia (887-899). Risalgono a questo periodo le prime testimonianze sulla presenza di popolazioni slave nella regione istriana (Placito del Risano), già cristianizzate a partire dal VIII secolo.
Nel 933 con la pace di Rialto, Venezia ottenne un primo riconoscimento del diritto di navigare e commerciare lungo le coste istriane. In questo periodo gruppi di italici e di slavi si trasferirono in Istria. I primi si stabilirono lungo la costa e in alcune zone interne dell'Istria occidentale, mentre i secondi nell'entroterra e su alcuni tratti del litorale adriatico orientale. Successivamente l'Istria fu controllata dai duchi di Merania, dal duca di Baviera (dal 952), dai duchi di Carinzia (dal 976) e dal patriarca di Aquileia (dal 1077).
Periodo veneziano
La dedizione spontanea alla "Serenissima" della maggior parte dell'Istria occidentale e meridionale iniziò nel XII secolo e poteva dirsi praticamente conclusa attorno alla metà del Trecento. L'entroterra istriano centro-settentrionale fu feudo del Patriarca di Aquileia e del Conte di Gorizia (il quale era contemporaneamente vassallo del Patriarcato di Aquileia e dell'imperatore del Sacro Romano Impero) fino al 1445.
Successivamente anche i territori del Patriarca di Aquileia (parte settentrionale dell'Istria interna) entrarono a far parte dello Stato veneto. La massima estensione della sovranità veneziana sulla penisola istriana fu raggiunta in seguito all'esito del lodo arbitrale di Trento del 1535, quando Venezia ottenne anche una parte del territorio della villa di Zamasco nei pressi di Montona. Da quel momento, Venezia conservò la sovranità su buona parte dell'Istria fino alla dissoluzione del suo Stato per opera di Napoleone nel 1797.
Nel 1335 gli Asburgo acquisirono il possesso della Carinzia e della Carniola, venendo così in contatto con i territori dei conti di Gorizia. Uno di essi - Alberto IV, conte d'Istria - oberato dai debiti e senza figli, nel 1354 stipulò un accordo con gli Asburgo, cedendo loro tutti i diritti sui suoi possedimenti alla sua morte (che avvenne nel 1374) in cambio del pagamento di tutte le sue pendenze.
A partire dal 1374 gli Asburgo dominarono quindi anche una parte dell'Istria nord-orientale intorno a Castelnuovo e parte dell'Istria centro-orientale (Contea di Pisino).Boris Gobmač, Atlante storico dell'Adriatico orientale (op. cit.) Tale dominio rimarrà ininterrotto fino al 1918, con l'eccezione del periodo delle guerre veneto-arciducali e della parentesi napoleonica.
Fra il XIV e il XVI secolo numerosi pastori romeni si rifugiarono in Istria durante le invasioni ottomane e (mescolandosi con i discendenti dei locali ladini, secondo Antonio IveAntonio Ive, I dialetti ladino-veneti dell'Istria) formarono una popolazione di lingua istrorumena, tuttora presente a Seiane e nelle vallate intorno al Monte Maggiore dell'Istria. Durante i primi secoli dell'epoca moderna, e in particolare nel Seicento, la regione fu devastata da guerre e pestilenze, perdendo gran parte della propria popolazioneSotto il profilo demografico catastrofica fu l'epidemia del 1630 che decimò la popolazione istriana, (A Parenzo ad esempio, sopravvissero solo trenta residenti, mentre Capodistria perse circa i due terzi dei propri abitanti). Cfr. a tale proposito: Raoul Pupo, Il lungo esodo (pag. 15), Milano, Rizzoli, 2005, ISBN 88-17-00562-2.
Per colmare il vuoto che si era creato, il governo della Serenissima ripopolò ampie zone dell'Istria veneta con coloni di diverse etnie slave (oltre che con greci e albanesi)Raoul Pupo, Il lungo esodo (pag. 15), Milano, Rizzoli, 2005, ISBN 88-17-00562-2. L'Istria assunse così la propria caratteristica composizione etnica, con la costa e i centri urbani di lingua sia istroveneta che istriota e le campagne abitate prevalentemente da slavi e da altre popolazioni di origine balcanica.
Periodo napoleonico A seguito del trattato di Campoformio (17 ottobre 1797) l'Istria assieme a tutto il territorio della Repubblica di Venezia fu ceduta agli Asburgo d'Austria. Dal 1805 al 1813 cadde sotto la dominazione francese ed i suoi destini furono decisi da Napoleone. Dal 1805 al 1808 fece parte del Regno d'Italia napoleonico ed in seguito fu inserita nelle Province Illiriche, direttamente annesse all'Impero francese.
Periodo asburgico
Nel 1814 l'Istria tornò sotto gli Asburgo. Nel 1825 venne costituita la provincia istriana unendo il territorio già veneziano al territorio già austriaco, con l'aggiunta delle isole quarnerine di Cherso, Lussino e Veglia. Nell'ambito delle varie riforme costituzionali dell'Impero, nel 1861 venne creata la Dieta istriana, con sede a Parenzo.
Quando Venezia si ribellò nel 1848, in alcune cittadine della costa occidentale si ridestò un sentimento di appartenenza alla vecchia dominante, unito ad una nuova consapevolezza nazionale. La vigilanza delle autorità venne rafforzata, di conseguenza la situazione rimase relativamente calma.
Importante fu il trasferimento, da Venezia a Pola, della principale base della Marina imperiale. Tale decisione fu presa a seguito dell'insurrezione di Venezia nel 1848-49. In pochi anni Pola ebbe uno sviluppo tumultuoso, passando da poche centinaia di abitanti ai 30-40.000 di fine Ottocento. L'Istria al tempo era abitata da italiani, croati, sloveni e gruppi minori di valacchi/istro-rumeni e serbi. Sono del 1863 le parole di Giuseppe Garibaldi «So che l'Istria e Trieste anelano frangere le catene con cui le avvince l'odiata signoria straniera, e che affrettano con il desiderio il compimento del voto di essere restituite a madre Italia. Quantunque la tristizia di tempi e di uomini sembra voglia impedire il compimento di quel voto, io ho fede che non sia lontano il giorno delle ultime battaglie e delle ultime vittorie, da cui sarà suggellato il completo nazionale riscatto.»
Come conseguenza della terza guerra d'indipendenza italiana, che portò all'annessione del Veneto al Regno d'Italia, l'amministrazione imperiale austriaca, per tutta la seconda metà del XIX secolo, aumentò le ingerenze sulla gestione politica del territorio per attenuare l'influenza del gruppo etnico italiano temendone le correnti irredentiste. Durante la riunione del consiglio dei ministri del 12 novembre 1866 l'imperatore Francesco Giuseppe I d'Austria tracciò un progetto di ampio respiro mirante alla germanizzazione o slavizzazione delle aree dell'impero con presenza italiana: