La storia della Polonia dal 1945 al 1989 abbraccia il periodo successivo alla seconda guerra mondiale in cui il comunismo sovietico dominava sulla Repubblica Popolare di Polonia. Questi anni, anche se con molti miglioramenti negli standard di vita in Polonia, furono funestati da disordini sociali e dalla depressione economica.
Verso la fine della seconda guerra mondiale , l'avanzata sovietica dell'Armata Rossa spinse fuori dalla Polonia occupata le forze naziste tedesche. Su insistenza di Stalin, la Conferenza di Jalta sancì la formazione di una nuova coalizione polacca e filo-comunista di governo a Mosca, che ignorò il governo in esilio della Polonia situato a Londra. Questo è stato descritto come un tradimento occidentale nei confronti della Polonia da parte degli Alleati per guadagnarsi il favore del leader sovietico,Arthur Bliss Lane, I Saw Poland Betrayed: An American Ambassador Reports to the American People. The Bobbs-Merrill Company, Indianapolis, 1948. ISBN 1-125-47550-1 ed evitare un conflitto diretto. Gli accordi di Potsdam del 1945 sancirono lo spostamento verso ovest dei confini polacchi e approvò il nuovo territorio polacco compreso tra la linea Oder-Neisse e la linea Curzon. La Polonia per la prima volta nella storia divenne uno Stato nazionale etnicamente omogeneo in conseguenza della Shoah, l'espulsione dei tedeschi ad ovest, il reinsediamento degli ucraini ad est ed il rimpatrio dei polacchi da Kresy. Il nuovo governo comunista di Varsavia incrementò il proprio potere politico e nei due anni successivi il Partito Operaio Unificato Polacco (POUP), sotto Bolesław Bierut acquisì il controllo del paese, che nel Dopoguerra sarebbe diventato parte dell'area di influenza Sovietica.
Dopo la morte di Stalin, nel 1953, un riallineamento politico nell'Europa Orientale portò al potere una fazione più liberale dei comunisti polacchi, guidata da Władysław Gomułka. Entrò la metà del 1960, in conseguenza all'ingente influenza dei produttori agricoli privati e ad una serie di errori di valutazione dirigenziali, la Polonia iniziò a trovarsi in sempre più maggiori difficoltà economiche e politiche. Nel dicembre 1970, un aumento dei prezzi provocò un'ondata di scioperi. Il governo introdusse un nuovo programma economico basato su larga-scala su prestiti derivanti dall'Occidente, che come risultato ebbe un aumento immediato del tenore di vita e delle aspettative, ma il programma vacillò a causa della crisi petrolifera del 1973. Nella seconda metà degli anni 1970, a causa dell'aumento dei tassi d'interesse dei prestiti operato dal governo statunitense, il governo di Edward Gierek fu costretto ad innalzare i prezzi, causando una nuova ondata di proteste pubbliche. Il circolo vizioso venne interrotto nel 1978 con l'elezione al papato di Karol Wojtyła con il nome di Giovanni Paolo II, che portò al rafforzamento dell'opposizione in Polonia al comunismo. Nell'agosto del 1980 venne fondato il sindacato indipendente Solidarność (Solidarietà); una delle figure prominenti al movimento fu l'elettricista Lech Wałęsa. Il crescente rafforzamento dei movimenti d'opposizione portarono il governo di Wojciech Jaruzelski a dichiarare l'instaurazione della legge marziale nel dicembre 1981. Tuttavia con le riforme promosse da Mikhail Gorbachev, le pressioni da parte occidentale e le continue inquietudini della società polacca, i comunisti furono costretti a negoziare con i dissidenti. Con gli Accordi della Tavola Rotonda del 1989 il movimento Solidarność venne ammesso a partecipare alle elezioni politiche. Il notevole successo di Solidarność che ne derivò diede impulso alle rivoluzioni del 1989, tra cui anche la caduta del muro di Berlino e della cortina di ferro. Nel 1990 Jaruzelski si dimise dalla carica presidenziale e al suo posto subentrò Wałęsa.
La Repubblica Popolare di Polonia (1944–1956) Devastazioni di guerra, confini e spostamenti della popolazione
La Polonia soffrì pesanti perdite durante la seconda guerra mondiale. Mentre nel 1939 la Polonia aveva 35,1 milioni di abitanti, alla fine della guerra solamente 29,1 milioni rimanevano dentro i propri confini. Il primo censimento del dopoguerra del 14 febbraio 1946 mostrò 23,9 milioni a causa delle migrazioni. Si stimò che 6 milioni di cittadini polacchi – circa il 21,4% della popolazione polacca morì fra il 1939 e 1945, Vedi anche tuttavia, il numero delle vittime di etnia polacca poteva essere inferiore a ben il 50% a causa della diversità multietniche presente prima della guerra in Polonia che si riflesse sui censimenti nazionali – al 2009 secondo la commissione di riconciliazione ebreo-polacca. I 3 milioni di vittime ebreo-polacche furono indiscussi. Vedi anche una Le minoranze in Polonia furono significativamente colpite: prima della Seconda guerra mondiale un terzo della popolazione polacca era composto da minoranze etniche; dopo la guerra comunque, le minoranze polacche erano tutte fuggite.de Zayas, Alfred-Maurice: A Terrible Revenge: The Ethnic Cleansing of the Eastern European Germans 1944-1950, New York: St. Martin's Press, 1994
La Polonia, a differenza delle nazioni occidentali, era un paese prevalentemente agricolo che subì danni catastrofici alle infrastrutture durante la guerra. Le perdite in termini di risorse e di infrastrutture ammontavano ad oltre il 30% del potenziale pre-bellico. Varsavia, la capitale della Polonia, fu la città più devastata, con oltre l'80% degli edifici distrutto a seguito della rivolta di Varsavia.
L'attuazione dell'immane compito di ricostruire il paese fu accompagnato dalla lotta del nuovo governo per acquisire una base stabile e centralizzante, gravata però dalla considerevole diffidenza da parte della società verso il nuovo regime e dalle dispute sui confini della Polonia, che furono definiti sino alla metà del 1945. Nel 1947 l'influenza sovietica sul governo polacco portò a respingere il piano di aiuti statunitense, il piano Marshall,Schain, Martin A. The Marshall Plan: fifty years after, Palgrave, 2001, ISBN 0-312-22962-3, e ad aderire, nel 1949, all'organizzazione di collaborazione e sviluppo delle economie socialiste, denominata Comecon. PWN Encyklopedia. Allo stesso tempo le forze sovietiche ingaggiarono una preda negli ex territori della Germania che furono trasferiti in Polonia, privandola di importanti macchinari, infrastrutture e fabbriche che dovevano essere inviate in Unione Sovietica. See also
Dopo l'annessione sovietica dei territori di Kresy ad est della linea Curzon, circa 2 milioni di polacchi vennero rimpatriati da queste aree per passare nei nuovi territori occidentali e settentrionali ad est della linea Oder-Neisse, che i sovietici girarono alla Polonia dopo gli accordi di Potsdam. Inoltre circa 5 milioni di polacchi della Polonia centrale si trasferirono nei "Territori recuperati". La popolazione tedesca, circa 10 milioni di individui, venne espulsa dai nuovi territori acquisiti dalla Polonia. Con il rimpatrio in Unione Sovietica della popolazione di origine ucraina e l'operazione Vistola del 1947 e con lo sterminio degli ebrei operato dalla Germania nazista e l'emigrazione dei sopravvissuti in Israele, la Polonia per la prima volta divenne uno Stato-nazione etnicamente omogeneo.
Varsavia e le altre città erano ridotte in macerie e furono ricostruite velocemente (uno dei successi del Piano dei Tre anni).
Consolidamento del potere comunista (1945–1948)
Ancor prima che l'Armata Rossa entrasse in Polonia, l'Unione Sovietica perseguì una strategia deliberativa finalizzata all'eliminazione delle forze di resistenza anti-comunista affinché la Polonia entrasse sotto la loro sfera d'influenza.Tadeusz Piotrowski, Poland's Holocaust, McFarland & Company, 1997, ISBN 0-7864-0371-3. , , Il 25 aprile 1943, in seguito alla richiesta ufficiale del governo polacco in esilio a Londra affinché la Croce Rossa avviasse un'inchiesta sul massacro di 10.000 militari polacchi operato nella foresta di Katyń, Stalin ruppe le relazioni con la Polonia.Russia breaks of relations with Poland, Daily Express, 27 aprile 1943Soviet Note of 25 April 1943, severing unilaterally Soviet-Polish diplomatic relations. , at electronicmuseum.ca, Retrieved on 19 December 2005, English translation of Polish document Tuttavia, per placare gli Stati Uniti e il Regno Unito, nel 1945, l'Unione Sovietica concordò nella Conferenza di Jalta una forma di governo di coalizione composta dai comunisti del Partito dei lavoratori polacchi, i membri filo-occidentali del governo in esilio della Polonia e i membri del movimento di resistenza Armia Krajowa ("Esercito Locale"), al fine di garantire lo svolgimento di libere elezioni. Polish Academic Information Center, University at Buffalo. Retrieved on 14 March 2007.
Con l'inizio della liberazione dei territori polacchi e il fallimento dell'Operazione Tempesta da parte dellArmia Krajowa nel 1944, il controllo del territorio polacco passò dalle forze d'occupazione naziste all'Armata Rossa e, successivamente, dall'Armata Rossa ai comunisti polacchi, i quali detenevano una forte influenza nel governo provvisorio. Nonostante questi esordi, le decisioni prese a Jalta finirono ugualmente per favorire i comunisti, i quali si avvantaggiarono dell'aiuto sovietico nel loro piano di portare l'Europa orientale sotto la loro sfera d'influenza, come pure il controllo di ministeri chiave.
Il primo ministro del governo polacco in esilio, Stanisław Mikołajczyk, si dimise nel 1944 e, assieme ad altri leader politici polacchi in esilio, ritornò in Polonia, dove il governo provvisorio (Rząd Tymczasowy Rzeczypospolitej Polskiej) fu nominato dal comitato nazionale di liberazione (Polski Komitet Wyzwolenia Narodowego) a Lublino. A capo del governo si insediò il socialista Edward Osóbka-Morawski, ma i comunisti detenevano altri posti di prestigio. Entrambi questi governi furono subordinati a parlamenti non elettivi; il Consiglio nazionale di stato, controllato dai comunisti, non venne riconosciuto dal sempre più isolato governo polacco in esilio, il quale aveva formato il suo parlamentino, il Consiglio di Unità nazionale (Rada Jedności Narodowej).
Il nuovo governo provvisorio di unità nazionale polacco (Tymczasowy Rząd Jedności Narodowej) — così venne chiamato il governo polacco fino alle elezioni del 1947 — venne formato il 28 giugno 1945, con Mikołajczyk primo ministro. I principali rivali del partito comunista erano i veterani dell'Armia Krajowa, il partito dei contadini di Mikołajczyk (Polskie Stronnictwo Ludowe) e i veterani dell'esercito polacco che combatterono nel fronte occidentale. Allo stesso tempo, i partiti filosovietici, spalleggiati dall'Armata Rossa, detenevano la maggior parte del potere politico, in particolare il Partito dei Lavoratori Polacchi (Polska Partia Robotnicza) diretto da Władysław Gomułka e Bolesław Bierut.
Durante la Conferenza di Jalta Stalin promise che in Polonia si sarebbero tenute libere elezioni, tuttavia i comunisti polacchi, guidati da Gomułka e Bierut erano consapevoli della mancanza di consenso che la popolazione polacca nutriva verso la loro parte politica. Per questo motivo, nel 1946, invece di libere elezioni, si tenne un referendum nazionale, detto dei "tre sì". Il referendum comprendeva tre domande: l'abolizione del senato, la riforma agraria e la nazionalizzazione delle industrie e la consolidazione del confine occidentale sulla linea Oder-Neisse. Il referendum aveva lo scopo implicito di saggiare il consenso del popolo polacco al comunismo.