Fu rapito e assassinato il 10 giugno 1924 da una squadra fascista capeggiata da Amerigo Dumini, a causa delle sue denunce delle illegalità commesse dalla nascente dittatura di Benito Mussolini. . Il corpo di Matteotti fu ritrovato oltre due mesi dopo l'omicidio, il 16 agosto 1924.

Nel discorso del 3 gennaio 1925 di fronte alla Camera dei deputati, Benito Mussolini si assunse pubblicamente la «responsabilità politica, morale e storica» del clima nel quale l'assassinio si era verificato. A tale discorso fece seguito, nel giro di due anni, l'approvazione delle cosiddette leggi fascistissime e la decadenza dei deputati che avevano partecipato alla secessione dell'Aventino come protesta per il delitto Matteotti.

Biografia La famiglia

Giacomo Lauro Matteotti. nacque in provincia di Rovigo a Fratta Polesine venerdì 22 maggio del 1885, da Girolamo Stefano Matteotti (1839-1902) e Elisabetta Garzarolo (1851-1931), detta Isabella.. La famiglia Matteotti era originaria di Comasine in Val di Peio, in Trentino., e già nel 1837 il bisnonno di Giacomo, Stefano Matteotti, era attivo nella compravendita di rame e ferro ad Arquà Polesine nel Regno Lombardo-Veneto.. Il nonno di Giacomo, Matteo Matteotti e la moglie Caterina Sartori, con cui si era sposato nel 1813, si trasferirono definitivamente a Fratta Polesine nel 1845 portando avanti l'attività del padre. Matteo Matteotti morì nel 1858 a soli quarantasette anni a causa delle ferite dovute a una lite., e suo figlio Girolamo portò avanti e ampliò l'attività paterna aprendo due botteghe: la prima a Fratta Polesine e la seconda a Costa di Rovigo.. Negli anni sessanta dell’800, Girolamo investì il suo capitale nell'acquisto dei terreni espropriati alle parrocchie, dando così inizio anche all'attività di prestito ad interesse raggiungendo un'invidiabile posizione economica: l'accusa di aver costruito la propria fortuna anche prestando denaro a interesse risulta da un'ampia documentazione d'archivio, in cui emerge che la stampa cattolica locale contrastava il figlio anche con questo argomento..

Girolamo sposò Isabella a Fratta Polesine il 7 febbraio 1875. I due ebbero sette figli, quattro dei quali (Ginevra, Dante, Aquino e Giocasta) morirono in tenera età: degli adulti, Giacomo fu il secondogenito tra Matteo (1876-1909) e Silvio (1887-1910) e l'unico a sopravvivere ai fratelli, morti ancor giovani di tisi. Tutti si impegnarono in politica nelle file del Partito Socialista Italiano (PSI), seguendo l'esempio del padre che era stato consigliere comunale di Fratta Polesine tra il 1896 e il 1897.

Nel 1912, mentre si trovava in vacanza ad Abetone, si innamorò di Velia Titta, una poetessa di ventidue anni profondamente religiosa e sorella del baritono Titta Ruffo.. Nel gennaio 1916 i due si sposarono con rito civile in Campidoglio ed ebbero, poi, tre figli: Giancarlo (1918-2006), Gianmatteo (1921-2000), entrambi deputati prima per il PSI e poi per il PSDI, e Isabella (1922-1994).

La formazione e la militanza giovanile

Dopo aver frequentato le scuole elementari pubbliche di Lendinara, venne iscritto al liceo ginnasio "Celio" di Rovigo, diplomandosi il 15 dicembre 1903 all'età di diciotto anni.. Poco interessato all'attività di famiglia, Giacomo si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza all'Università di Bologna, laureandosi il 7 novembre 1907 con 110 e lode presentando una tesi sulla recidiva scritta in collaborazione col professore Alessandro Stoppato. Per la scrittura della tesi Giacomo viaggiò in Olanda, Belgio, Austria, Germania, Francia e Inghilterra, arrivando ad apprendere il francese, l'inglese e il tedesco. Giacomo rielaborò poi la sua tesi nel 1910, pubblicando con la Fratelli Bocca Editori a Torino La recidiva. Saggio di revisione critica con dati statistici, e compiendo nel corso dello stesso anno un viaggio a Oxford per l'approfondimento del sistema penale britannico. Tra il 1909 e il 1910 Giacomo perse a causa della tubercolosi prima il fratello Matteo e poi Silvio, rimanendo l'unico figlio superstite.

Seguendo l'esempio del fratello Matteo, Giacomo si avvicinò fin da giovanissimo alle idee socialiste aderendo alla giovanile del Partito Socialista Italiano nel 1898 a soli tredici anni. e scrivendo nel 1901 il suo primo articolo per La Lotta, un settimanale locale di ispirazione socialista. Alla sua prima esperienza politica, il 26 gennaio 1908 a ventidue anni Giacomo Matteotti fu eletto con 86 preferenze consigliere comunale a Fratta Polesine, mentre nell'agosto del 1910 durante la sua permanenza a Oxford fu eletto consigliere provinciale a Rovigo. In seguito alla guerra di Libia la corrente gradualista a cui faceva riferimento Matteotti, nel corso del XIII Congresso del Partito Socialista Italiano del 1912 passò per la prima volta in minoranza dietro ai massimalisti, quando su proposta di Benito Mussolini, fu espulsa la destra di Leonida Bissolati e Ivanoe Bonomi, i quali fondarono il Partito Socialista Riformista Italiano (PSRI); seguendo le orme di Filippo Turati, Matteotti rimase però fedele al partito. Il 3 ottobre 1912 Matteotti fu eletto sindaco del piccolo comune di Villamarzana e sfruttando la possibilità di essere eletto in tutti i comuni in cui si pagavano le tasse, Matteotti entrò anche nei consigli comunali di Villanova del Ghebbo, San Bellino, Castelguglielmo, Lendinara, Badia Polesine, Fiesso Umbertiano, Pincara, Boara Polesine. Inoltre, fu nominato vicesindaco a Fratta Polesine e assessore a Frassinelle Polesine. Il 7 luglio 1914 Matteotti viene riconfermato al consiglio provinciale.

La prima guerra mondiale e l'esilio in Sicilia Il 26 luglio 1914, nell'imminenza dello scoppio della prima guerra mondiale, il direttore dellAvanti! Benito Mussolini pubblicò sul quotidiano socialista un articolo di fondo intitolato Abbasso la guerra!.. Il giorno successivo la stessa posizione fu assunta anche dal gruppo parlamentare socialista ancora a maggioranza riformista e dallo stesso Matteotti, che vedeva nel conflitto armato uno scontro tra le borghesie nazionali sostenuto però dal sacrificio del proletariato.. La sua posizione neutralista fu più volte ribadita anche nei dibattiti che si svolsero nel consiglio provinciale di Rovigo, venendo accusato di anti-italianità e sollevando anche le critiche del socialista riformista Nicola Badaloni.. Il 10 ottobre 1914 Matteotti pubblicò su La Lotta un articolo in cui prospettò per la prima volta il ricorso all'insurrezione del proletariato per impedire l'entrata in guerra dell'Italia, plaudendo il dissenso alla guerra del socialdemocratico tedesco Karl Liebknecht, unico nel suo partito., e criticando la posizione di Mussolini in favore dell'entrata in guerra dell'Italia al fianco degli Alleati e le ragioni della neutralità del governo.. Nel febbraio del 1915 la sua idea di ricorrere all'insurrezione lo portò in polemica col riformista Filippo Turati, e dalla colonne di Critica Sociale ribadì l'impossibilità di un'invasione straniera e l'impiego di qualsiasi mezzo per evitare la catastrofe della guerra..

Nonostante fosse l'unico figlio superstite di madre vedova, il 6 agosto 1916 fu richiamato alle armi e assegnato alla 97.ma Compagnia del 4º Reggimento di Artiglieria da Fortezza, con la motivazione che «essendo Rovigo "in Stato di guerra" è "assolutamente pericoloso" che questo "pervicace, violento agitatore, capace di nuocere in ogni momento agli interessi nazionali" continui a rimanere in una zona tanto delicata». Le sue posizioni antimilitariste e il suo attivismo contro la guerra gli costarono l'allontanamento dal Polesine per tre anni e il confino in una zona montagnosa nei pressi di Messina, a "Campo Inglese", dove rimase fino al marzo del 1919..

Il socialismo e l'elezione a deputato Matteotti fu eletto in Parlamento per la prima volta nel 1919 nel collegio di Ferrara e fu poi rieletto nel 1921 e nel 1924. Venne soprannominato "Tempesta" dai suoi compagni di partito per il suo carattere battagliero e intransigente. In pochi anni, oltre a preparare numerosi disegni di legge e relazioni, intervenne 106 volte in Aula, con discorsi su temi spesso tecnici, amministrativi e finanziari.; cercò di essere all’altezza del ruolo di parlamentare «soprattutto sul terreno che gli era più congeniale: l’ambito finanziario, quello della pubblica amministrazione, nel quale portava la solida preparazione legale acquisita all’Università di Bologna, che ne aveva fatto un giurista da tutti apprezzato, e l’esperienza acquisita nell’anteguerra gestendo gli enti locali nella sua provincia di Rovigo. Il rigore della spesa, la credibilità della finanza pubblica, l’equa ripartizione del carico fiscale (...), la necessità di introdurre chiarezza e comprensibilità nella legislazione intensificando sinergie e collegamenti con l’Europa, furono il terreno sul quale egli si impose all’attenzione generale, non solo in Italia»Gianpaolo Romanato, La modernità di Matteotti, 101 anni dopo il suo assassinio, Avvenire, 3 luglio 2025.. Per il carattere meticoloso e l'abitudine allo studio, passava ore nella Biblioteca della Camera «a sfogliare libri, relazioni, statistiche, da cui attingeva i dati che gli occorrevano per lottare, con la parola e con la penna, badando a restare sempre fondato sulle cose».Citazione di Oddino Morgari in

La carriera politica nazionale di Matteotti ebbe inizio in un contesto di crescente tensione sociale, culminato nell'occupazione delle fabbriche nel settembre 1920 e nella spaccatura della sinistra determinato dal II Congresso dell'Internazionale Comunista (Comintern). Il Congresso riassunse le condizioni per aderire all'Internazionale in 21 punti, il settimo dei quali prevedeva «la completa rottura col riformismo e con la politica del centro» e l'espulsione di «noti opportunisti», tra cui si menzionavano espressamente gli italiani Turati e Modigliani. Il diciassettesimo punto imponeva a ciascun partito di cambiare nome in Partito Comunista, seguito dal nome del rispettivo Paese.

Il PSI era allora diviso in tre correnti: riformisti, massimalisti e comunisti. Il gruppo riformista di Turati e Matteotti si riunì a Reggio Emilia l'11 e 12 ottobre 1920, senza tuttavia delineare in modo chiaro la propria linea gradualista..

Presente alla prima giornata del Congresso di Livorno del gennaio 1921 (congresso che si concluse con la scissione comunista e la nascita del Partito Comunista d'Italia), MatteottiIl quale aveva commentato la prospettiva scissionistica già in un precedente articolo (La Lotta, 18 dicembre 1920), auspicando che le divisioni dei gruppi dirigenti risparmiassero almeno i sindacati. lasciò Livorno anticipatamente per recarsi a Ferrara, dove il gruppo dirigente socialista era stato arrestato a seguito dell'eccidio del Castello Estense: in una situazione di forte tensione assunse provvisoriamente il ruolo di segretario della Camera del Lavoro cittadina.

Questo produsse una sua estrema consapevolezza dei pericoli involutivi che si addensavano sulla società e le istituzioni italiane, un suo rinnovato impegno nella sua lotta antifascista e sue frequenti denunce delle violenze che venivano messe in atto. Già il 31 gennaio 1921, alla Camera, Matteotti ammonì che le classi dirigenti borghesi avevano il dovere di porre fine a «codesta vostra piccola controrivoluzione, che prepara la guerra civile»Atti Parlamentari, Camera dei deputati del Regno d'Italia, resoconto stenografico, Assemblea, 31 gennaio 1921, pp. 7164 e seguenti.: ma la mozione che illustrò a tal fine fu posta ai voti quattro giorni dopo e respinta.

Nel 1921 pubblicò una famosa Inchiesta socialista sulle gesta dei fascisti in Italia, in cui si denunciavano, per la prima volta, le violenze delle squadre d'azione fasciste durante la campagna elettorale delle elezioni del 1921.