Le quattro giornate di Napoli furono un'insurrezione popolare con la quale, tra il 27 e il 30 settembre 1943 durante la seconda guerra mondiale, la popolazione civile e i militari riuscirono a liberare la città di Napoli dall'occupazione delle forze tedesche della Wehrmacht.
Il moto valse alla città il conferimento della medaglia d'oro al valor militare e consentì alle forze Alleate, al loro ingresso a Napoli il 1º ottobre 1943, di trovare la città già libera dai tedeschi, grazie al coraggio e all'eroismo dei suoi abitanti ormai esasperati e ridotti allo stremo per i lunghi anni di guerra. Napoli fu la prima tra le grandi città europee a insorgere contro l'occupazione tedesca, per giunta con successo. Senato.it - Resoconto sommario della seduta del 7 marzo 1946, pag.336
Il contesto storico I bombardamenti sulla città e l'occupazione tedesca Per tutto il primo quadriennio di guerra (1940-1943) i bombardamenti su Napoli da parte delle forze Alleate erano stati durissimi e avevano causato ingenti perdite in termini di vite umane anche tra la popolazione civile. Si calcola che oltre 25 000 furono le vittime di questi attacchi alla città; solo nel bombardamento del 4 agosto 1943 perirono oltre 3 000 persone; circa 600 morti e 3 000 feriti si ebbero per lo scoppio della nave Caterina Costa nel porto, il 28 marzo 1943. Air Raids on Naples in WWII - Around Naples EncyclopediaLucia Monda - Napoli durante la II guerra mondiale ovvero: i 100 bombardamenti di Napoli. - Relazione convegno I.S.S.E.S Istituto di Studi Storici Economici e Sociali del 5 marzo 2005 Napoli durante la II guerra mondiale Molto gravi anche i danni al patrimonio artistico e culturale: la Basilica di Santa Chiara ad esempio fu semi-distrutta il 4 agosto 1943.
L'inizio della campagna d'Italia, con lo sbarco Alleato in Sicilia il 9 luglio 1943, la caduta del fascismo il 25 luglio e la successiva avanzata delle forze Alleate nell'Italia meridionale all'inizio di settembre avevano indotto esponenti dell'antifascismo partenopeo tra cui Fausto Nicolini e Adolfo Omodeo a stabilire più stretti contatti coi comandi Alleati, invocando la liberazione della città.
A partire dall'8 settembre, giorno dell'entrata in vigore dell'Armistizio di Cassibile, le forze armate italiane – a Napoli come in tutto il resto del Paese – si trovarono allo sbando per mancanza di ordini dai comandi militari. La situazione, già difficile per i bombardamenti pregressi e per lo squilibrio delle forze in campo (oltre 20 000 tedeschi a fronte di soli 5 000 italiani in tutta la Campania), ben presto si fece caotica dopo la diserzione di molti alti ufficiali, incapaci di assumere iniziative quando addirittura non conniventi con i tedeschi; significativa in tal senso la fuga in abiti borghesi dei generali Riccardo Pentimalli ed Ettore Deltetto, cui era affidata la responsabilità militare della provincia di Napoli: gli ultimi atti di Deltetto furono proprio la consegna della città all'esercito tedesco e la stesura di un manifesto che vietava gli assembramenti, autorizzando i militi a sparare sulla folla in caso di inadempienza. Al vacillare dei vertici seguì lo sbando delle truppe, a loro volta incapaci di difendere la popolazione civile dalle angherie tedesche. Sporadici tentativi di resistenza si ebbero solo alla Caserma Zanzur, alla Caserma dei Carabinieri «Pastrengo» e al 21º Centro di Avvistamento di Castel dell'Ovo.
Primi scontri Sin dai giorni immediatamente seguenti l'armistizio, in città si andarono intensificando gli episodi di intolleranza e resistenza verso i tedeschi e azioni armate – più o meno organizzateGiuseppe Aragno, Le Quattro Giornate. Appunti e note, Meridione. Sud e Nord del mondo, 4/2010, pp. 207-233. – fecero seguito alle manifestazioni studentesche del 1º settembre in piazza del Plebiscito e alle prime assemblee nel Liceo Classico «Sannazaro» al Vomero.
Il 9 settembre, verso le ore 16, in via Foria truppe tedesche tentarono di sequestrare armi lunghe (moschetti mod. 91 e qualche MAB 38) a militari e ad agenti di pubblica sicurezza, alcuni dei quali in abiti civili; gli italiani dapprima fuggirono, quindi al sopraggiungere di un autoblindo reagirono con un agguato catturando il mezzo blindato e una ventina di soldati tedeschi; questi, tuttavia, furono liberati poco dopo per ordine del Comando Militare Italiano, e i militari italiani puniti. Il giorno stesso alcuni cittadini si scontrarono con le truppe tedesche al Palazzo dei Telefoni, mettendole in fuga, e in via Santa Brigida; quest'ultimo episodio vide coinvolto un carabiniere costretto a sparare per difendere un negozio dal tentato saccheggio da parte di alcuni soldati.
Il 10 settembre, tra piazza del Plebiscito e i giardini del Molosiglio, avvenne il primo scontro cruento nel quale i militari italiani e alcuni cittadini napoletani riuscirono a impedire il transito di alcuni automezzi tedeschi; nei combattimenti perirono tre marinai e tre soldati tedeschi. Gli occupanti ottennero la liberazione di alcuni uomini fatti prigionieri dagli insorti, anche grazie a un ufficiale italiano che intimò ai suoi compatrioti la riconsegna degli ostaggi e di tutte le armi. La rappresaglia per gli scontri di piazza del Plebiscito non tardò ad arrivare: i tedeschi infatti appiccarono un incendio alla Biblioteca Nazionale e successivamente aprirono il fuoco sulla folla intervenuta.
L'11 settembre alla Riviera di Chiaia un piccolo reparto tedesco assaltò un distaccamento di Pubblica Sicurezza ospitato in un albergo, bersagliandolo a colpi di mitragliatrice. Gli agenti reagirono con i moschetti mod. 91 in dotazione, scesero in strada e costrinsero i tedeschi alla resa.
Nel frattempo, i tedeschi catturarono e/o affondarono numerose navi italiane nelle acque e nel Porto di Napoli:Aldo Cocchia, "La Marina italiana nella seconda guerra mondiale", Volume 2, Ufficio Storico dello Stato Maggiore della Marina Militare, Istituto Poligrafico dello Stato, Roma, 1950 e 1959
Data Tipologia Denominazione Classe Dislocamento Accadimento11/09/1943 Rimorchiatore di salvataggio d'alto mare Ciclope t Auto-affondato in porto11/09/1943 Rimorchiatore d'uso locale Gigante "Vigoroso" 506 t In riparazione, catturato e affondato in porto11/09/1943 Rimorchiatore d'uso locale Porto Tricase "Porto Pisano" serie 2ª 268 t In riparazione, catturato e affondato in porto17-??/09/1943 Rimorchiatore d'Alto Mare Atleta "Vigoroso" 506 t Catturato e affondato nelle acque di Napoli17-??/09/1943 Rimorchiatore d'uso locale Cefalù ex mercantile francese Brandale 132 t Catturato e affondato nelle acque di Napoli17-??/09/1943 Rimorchiatore d'uso locale Tino "Tino" 268 t Catturato e affondato nelle acque di Napoli17-??/09/1943 Rimorchiatore d'uso locale Liscanera ex mercantile olandese Gertruda 222 t Catturato e affondato nelle acque di Napoli17-??/09/1943 Rimorchiatore d'uso locale Portorose "Spartivento"ex mercantile austriaco T 103 101 t Catturato e affondato nelle acque di Napoli11/09/1943 Cacciatorpediniere G. La Masa "Rosolino Pilo" - serie "La Masa" 875 t In riparazione, affondato in porto11/09/1943 Torpediniera Partenope "Spica" - serie "Alcione" t In riparazione al bacino di carenaggio, catturata e danneggiata nel porto di Castellammare di Stabia11-23/09/1943 Posamine Vieste "Crotone" ex dragamine tedesco M119 606 t Catturato e affondato in porto11-28/09/1943 Vedetta antisommergibile VAS 205 "Baglietto 68t" serie 1ª 69,1 t In riparazione a Mergellina, catturata e affondata al largo di Ischia11-29/09/1943 Vedetta antisommergibile VAS 218 "Baglietto 68t" serie 1ª 69,1 t In riparazione, catturata, abbandonata e recuperata in cantiere.10-29/09/1943 Vedetta antisommergibile VAS 226 "Baglietto 68t" serie 1ª 69,1 t Catturata, danneggiata e recuperata nel porto di Ischia11-??/09/1943 Nave idrografica (servizio fari) Scilla ex rimorchiatore italiano Panaria 481 t Catturata e affondata in porto11-??/09/1943 Nave cisterna acqua Brenta "Arno" 657 t In riparazione, catturata e affondata in porto
Lo stato d'assedio Il 12 settembre decine di militari furono uccisi per le strade della città, mentre circa 4 000 persone tra militari e civili furono deportate per il "lavoro obbligatorio". Il colonnello Walter Scholl, assunto il comando delle forze armate occupanti in città, proclamò il coprifuoco e dichiarò lo stato d'assedio con l'ordine di passare per le armi tutti coloro che si fossero resi responsabili di azioni ostili alle truppe tedesche, in ragione di cento napoletani per ogni tedesco eventualmente ucciso.
La giornata vide fra l'altro la fucilazione di sette militari italiani (quattro marinai, un soldato, un sergente maggiore, un aviere) in via Cesario ConsoleDal memoriale del Brigadiere CC.RR. Francesco Pavone (Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano) e il fuoco di carro armato contro studenti che stavano iniziando a riunirsi nella vicina UniversitàIl rettore Adolfo Omodeo, pochi giorni prima, nell'inaugurazione dell'anno accademico, aveva incitato gli studenti dicendo: «Studenti, in questo momento amaro, l'Università vi apre le braccia, i vostri maestri sono della generazione del Carso e del Piave». e contro alcuni marinai e finanzieri italiani in piazza Bovio, davanti al palazzo della Borsa.Una lapide all'ingresso del palazzo ancora oggi ricorda l'evento.
Un episodio scosse particolarmente il sentimento popolare: sulle scale dell'Università le truppe tedesche fucilarono il marinaio Andrea Mansi (classe 1919) e, a scopo esemplare, costrinsero ad assistere all'esecuzione sommaria migliaia di cittadini (tra cui il futuro giornalista e scrittore Antonio Ghirelli) radunati con la forza sul Rettifilo antistante.
Lo stesso giorno cinquecento persone furono parimenti condotte a forza a Teverola nel Casertano e costrette ad assistere alla fucilazione di 14 carabinieri "rei" di aver impedito ai guastatori tedeschi il sabotaggio degli impianti presso il palazzo dei Telefoni e di aver poi resistito con le armi agli assalti di rappresaglia nella loro caserma in via Marchese Campodisola, prima di arrendersi per esaurimento delle munizioni.
La mattina del giorno seguente, lunedì 13 settembre, sui muri della città apparve un secondo proclama:
Le premesse dell'insurrezione Ormai la rabbia e l'esasperazione dei napoletani per le esecuzioni indiscriminate, i saccheggi, i rastrellamenti della popolazione civile, la miseria e la distruzione della guerra che mettevano in ginocchio l'intera città stavano montando spontanee, senza fattori organizzativi esterni se non il desiderio di liberarsi dell'invasore. Iniziò l'approvvigionamento delle armi: il 22 settembre gli abitanti del Vomero riuscirono a impadronirsi di quelle che erano appartenute ai soldati della 107ª Batteria; il 25 settembre 250 moschetti furono prelevati da una scuola militare; il 27 settembre alcuni depositi di armi e munizioni caddero nelle mani degli insorti. Inoltre i napoletani erano venuti a conoscenza della rivolta di Treblinka e della rivolta del ghetto di Varsavia e vollero tentare di liberare la città, consapevoli che se l'insurrezione fosse andata male ci sarebbe stata una rappresaglia o meglio la deportazione della popolazione e la distruzione della città come fu fatto al ghetto di Varsavia
Intanto, il 23 settembre, una nuova misura repressiva adottata dal colonnello Scholl aveva previsto lo sgombero entro le ore 20 di tutta la fascia costiera cittadina sino a una distanza di 300 metri dal mare; in pratica circa 240 000 cittadini furono costretti ad abbandonare in poche ore le proprie case per consentire la creazione di una "zona militare di sicurezza" che sembrava preludere alla distruzione del porto.