Ariano Irpino (già Ariano di Puglia fino al 1930, semplicemente Ariano nelle fonti storiche e in dialetto arianese) Vedi anche e . è un comune italiano di abitanti della provincia di Avellino in Campania.
Sorta in altura a cavallo degli Appennini e dotata di un vasto tenimento al crocevia di antichi itinerari, la cittadina acquisì presto rilevanza strategica elevandosi fin dall'alto Medioevo a sede di diocesi e di contea.
Prescelta da re Ruggero II il Normanno che vi tenne le celebri assise, rinomata per l'arte della maiolica, si fregia del titolo di città nell'ambito dell'estremo entroterra regionale, a diretto contatto con la Puglia.
Geografia fisica
Territorio
La città sorge nel settore nord dell'Irpinia, in posizione baricentrica tra i mari Tirreno e Adriatico; la linea spartiacque interseca infatti per decine di chilometri il suo territorio, attraversato anche dal principale valico dell'Appennino campano: la sella di Ariano. L'agro rurale, ricco di sorgenti, è lambito dai fiumi Ufita e Miscano (subaffluenti del Volturno, sul versante tirrenico) e solcato dall'alto corso del Cervaro (tributario del lago Salso e del litorale adriatico). Grazie ai suoi è il comune più esteso della Campania.
Riconosciuto per legge come interamente montano, il suo tenimento si sviluppa tra i 179 e gli . Il sottosuolo è composto da stratificazioni detritiche (spesso fossilifere) a elevato tenore in carbonato di calcio; la formazione più diffusa è la tipica unità di Ariano, costituita da depositi pliocenici di origine deltizia o marina. Nel complesso i terreni hanno un buon grado di fertilità e di copertura arborea, ma sono poco coesi e dunque profondamente incisi dall'erosione; fanno tuttavia eccezione gli ampi altipiani ondulati degli estremi settori nord-orientali (tra la valle del Miscano e il bacino del Cervaro), poggianti su rocce relativamente più antiche e compatte, nonché le ristrette piane alluvionali localizzate all'opposto margine, presso lo sbocco del torrente Fiumarelle nella valle dell'Ufita. Degna di nota è inoltre una fonte di acqua sulfurea tra le contrade Pignatale e Santa Regina, mentre una piccola salsa sgorga alle falde del santuario di San Liberatore, in località Acquasalza..
Tricolle
Il centro cittadino si sviluppa in posizione dominante su tre alti colli (Castello, Calvario e San Bartolomeo), da cui il soprannome di Città del Tricolle. La sua visuale è aperta in ogni direzione: dai punti più panoramici (e in particolare dalla sommità del castello normanno) si ammirano a ovest i massicci del Taburno e del Partenio, a sud il Terminio-Cervialto e l'Appennino lucano, a est il Vulture con i monti della Daunia e a nord l'Appennino sannita con il massiccio del Matese e, più in lontananza, le alte vette dell'Appennino abruzzese e le più modeste cime dei monti Volsci, sicché sono visibili alcuni scorci di 6 delle 20 regioni italianeLe 6 regioni sono: Abruzzo, Basilicata, Campania, Lazio, Molise e Puglia.. Il Tricolle figura anche nello stemma municipale ideato, secondo la tradizione, dal santo patrono Ottone Frangipane (eremita in Ariano nel XII secolo).
Sismicità
Situata presso il margine settentrionale del distretto sismico dell'Irpinia, la città ha risentito inoltre dei movimenti tellurici avvenuti nel limitrofo Sannio, quali il terremoto del 1349 e il sisma del 1688. Viceversa gli eventi con epicentri localizzati nel settore meridionale dell'Irpinia sono risultati relativamente meno disastrosi: un esempio è dato dal terremoto del 1980 che provocò una sola vittima in ambito cittadino.
Tra il 1300 e il 2000 si sono verificati 10 terremoti rilevanti (nel 1349, 1456, 1517, 1688, 1694, 1702, 1732, 1930, 1962, 1980), in media uno ogni 70 anni ma con intervalli variabili da un minimo di 6 a un massimo di 198 anni. Scarse sono invece le informazioni relative ai secoli precedenti, con un unico sisma attestato (quello del 988, che causò molti danni); le indagini archeologiche nel sito di Aequum Tuticum hanno però permesso di individuare le tracce di due gravi terremoti avvenuti nel IV secolo, mentre l'analisi documentale fa desumere che anche i sismi dell'847 e del 1125 siano stati intensi.Vedi sezione #Storia.
La stazione sismica di riferimento, gestita dall'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, è ubicata in corrispondenza della sella di Ariano presso il centro di ricerche Biogem (sigla: , quota: ).
Classificazione sismica: zona 1 (alta sismicità).
Clima
Le condizioni climatiche locali sono complessivamente piuttosto variabili, mostrando caratteri di transizione tra il clima temperato umido, proprio delle alte montagne appenniniche, e il clima mediterraneo tipico delle fasce costiere.
Le precipitazioni sono moderate (di norma non eccedenti gli annui), generalmente concentrate per circa tra l'autunno e l'inverno (con massimi intorno novembre-dicembre) mentre in primavera e ancor più in estate tendono a divenire occasionali (la piovosità minima si registra di solito in luglio-agosto). In ogni periodo dell'anno la forma prevalente di precipitazione è la pioggia, tuttavia nel corso del semestre freddo non mancano nevicate più o meno consistenti; durante la stagione calda possono invece verificarsi sporadiche grandinate. Le nebbie sono poco frequenti, mentre tra i venti prevalgono quelli occidentali.
La stazione meteorologica di riferimento è sita nella parte alta della città, a quota Dall'analisi matematica delle medie termiche nel trentennio di riferimento 1961-1990 si evince che i valori minimi di temperatura si raggiungono mediamente nell'ultima decade di gennaio (mese più freddo con una media di +3,8 °C), quelli massimi agli inizi di agosto (mese più caldo con una media di +21,6 °C); in tale ultima fase si registra anche la massima escursione termica giornaliera, laddove il divario minimo si riscontra invece a metà dicembre. Ai primi di maggio e nell'ultima decade di ottobre si registrano infine i valori più prossimi alla temperatura media annua (pari a +12,3 °C).
Origini del nome
Sulla base di un'astiosa citazione basso-medievale, attribuita non senza riserve all'imperatore Federico II, si è ritenuto per secoli che il toponimo "Ariano" risalisse al latino Ara Dei Iani ("altare del Dio Giano"), o più semplicemente Ara Iani ("altare di Giano"), con riferimento a un ipotetico sacello pagano svettante sul Tricolle nella remota antichità; le vestigia di tale sacrario, secondo la tradizione, sarebbero state scoperte già nel XII secolo.. La stessa sigla AI, che fin dal tardo Settecento sostituì l'originaria lettera A nello stemma municipale, sta appunto per Ara Iani. Il poeta Pietro Paolo Parzanese, vissuto nell'Ottocento, supportava però tiepidamente tali congetture, poi definitivamente smentite da un accurato studio condotto dal geografo Gabriele Grasso sul finire dello stesso secolo..
Benché nelle fondamenta del duomo si rinvengano effettivamente reperti fittili riferibili a un antico tempio, gli studiosi contemporanei ritengono infatti più verosimile che il lemma "Ariano" (attestato in tale forma fin dal lontano 782)Un "casale(m) in Ariano [an(no) 782 Apr(ile)]" è infatti citato nel Chronicon casinense.. costituisca invece un attributo prediale correlato al nome personale Ario (corrispondente a un gentilizio *Arius, probabile variante di Arrius). È dunque presumibile che il reale significato etimologico fosse "terra di Ario" (in latino *praedium Arianum) o "castello di Ario" (castellum Arianum, forma quest'ultima effettivamente documentata nel IX secolo)., ammettendo che tale Ario fosse un possidente della tarda antichità o un castellano del primo medioevo. In alternativa, il toponimo potrebbe direttamente discendere da un nome personale Ariano (in latino *Arianus), oppure da un analogo cognome Ariano., quantunque sia ugualmente possibile l'inverso (ossia che l'antroponimo derivi invece dal toponimo).
La formulazione "Ariano Irpino" (riferita al distretto storico-geografico dell'Irpinia) sostituì nel 1930 la vecchia denominazione "Ariano di Puglia", quest'ultima divenuta ufficiale dal 1868 ma comunemente usata anche nelle epoche precedenti. Nel XIV secolo il nome latino medievale era infatti Arianum in Apulia, poiché a quei tempi per "Puglia" (Apulia) si intendeva l'intero settore peninsulare del regno di Sicilia, con particolare riferimento al vasto ducato di Puglia (ducatus Apuliæ) cui la grancontea di Ariano era stata assoggettata fin dall'XI secolo; vedi inoltre .. La primitiva appartenenza alla terra degli antichi Irpini era però ben nota al ristretto ceto colto locale, tanto che già nel 1512 il poeta neolatino Girolamo Angeriano scriveva: est urbs Hirpinis Arianum in collibus ("la città di Ariano è sui colli irpini"). L'aggiunta di un epiteto al lemma "Ariano" era comunque finalizzata a evitare confusioni con altre località così denominate, specialmente con l'omonimo centro situato nel Polesine (anticamente ricompreso nel Ferrarese).
Storia
Preistoria Le prime tracce umane si rinvengono nel settore nord del territorio comunale. In particolare lungo la sella di Camporeale emergono, in superficie o a poca profondità, numerosi e svariati strumenti di selce scheggiata ascrivibili all'industria musteriana praticata nel paleolitico medio da cacciatori-raccoglitori di stirpe neandertaliana.
Il primo stabile insediamento agro-pastorale, il più antico della regione, compare invece sulla rupe gessosa de La Starza, alle cui falde vi è una fonte sorgiva perenne; ivi si rinvengono le vestigia di un intero villaggio di capanne risalente al neolitico inferiore e popolato poi fino alle soglie dell'età del ferro. Testimonianze del neolitico medio-superiore emergono poi anche altrove (alle località Acquazzuolo, Santa Maria a Tuori, Trimonti), fin nel settore meridionale dell'agro (sul poggio San Marco a ridosso del torrente Fiumarelle).
Protostoria Alle prime genti appenniniche subentrano gli Irpini (Hirpini), una bellicosa tribù italica di etnia sannitica e di lingua osca stanziatasi sul territorio in epoca preromana. A tale civiltà appartiene infatti il variegato vasellame artistico (anche del tipo kántharos) racchiuso nei corredi delle piccole necropoli locali e ascrivibile alla cosiddetta cultura di Casalbore-Castelbaronia (secoli VI-V a.C.), tipica dell'area nord-irpina.
Non si rinvengono comunque tracce di fortificazioni sannitiche, forse perché inglobate nei profondi basamenti del castello medievale; tuttavia alcuni materiali fittili coevi, reperiti nelle fondamenta della basilica cattedrale, sembrerebbero attestare quantomeno l'esistenza di un edificio di culto di notevoli proporzioni (verosimilmente un tempio italico) sul crinale del Tricolle.
Epoca romana
Fin dal periodo repubblicano tre strade consolari attraversano l'area: la via Aemilia (attestata unicamente da due miliari, entrambi rinvenuti nel territorio comunale), la via Minucia (poi rettificata per volere dell'imperatore Traiano e pertanto ribattezzata via Traiana) e una terza di cui si ignora il nome ma non il tracciato, ben delineato nell'itinerarium Antonini; quest'ultima alle soglie del tardo impero sarà totalmente rimodernata e inclusa nella via Herculia, una grande arteria percorrente l'Appennino in senso longitudinale.
All'incrocio delle tre strade, sul vasto altipiano di Sant'Eleuterio presso i margini settentrionali dell'agro, sorge il vicus di Aequum Tuticum, la cui seconda parte del nome ha peraltro origini prelatine (in lingua osca tuticum significava infatti "pubblico", "pertinente al touto"). Citato per la prima volta da Cicerone nel 50 a.C., Aequum Tuticum raggiunge poi il suo massimo splendore in età traianea e adrianea; danneggiato però ripetutamente dai terremoti fra il 346 e il 375 d.C. il vicus si riduce infine a una semplice villa, una delle tante sparse nelle campagne tardo-imperiali.
Alto Medioevo