Nella lingua italiana sono presenti diversi verbi irregolari (quasi tutti concentrati nella seconda coniugazione), ossia verbi che mostrano un'irregolarità sotto i seguenti punti di vista: a livello desinenziale per la presenza di terminazioni diverse da quelle dello schema dei verbi regolari (ad esempio io sono salito, verbo regolare, ma io sono venuto, non venito, verbo quindi irregolare); a livello tematico o con cambio di radice (esempio: voi andate, ma essi vanno; si parla in questo caso di suppletivismo); con modificazioni non prevedibili per aggiustamenti tra tema e desinenza (sapere, sapiente).
Elenco di verbi irregolari italiani Di seguito i verbi italiani che presentano correntemente (anche per forme rare o letterarie, purché attuali) irregolarità rispetto alla coniugazione dei verbi regolari; non sono, invece, elencati i verbi semplicemente difettivi (mancanti di un modo o di un tempo verbale), né i cosiddetti verbi incoativi (capire → capisco).
I verbi sono principalmente raggruppati secondo un criterio etimologico (sono dunque possibili più gruppi che presentino le medesime irregolarità morfologiche) e indicizzati sotto quello che può essere ritenuto il capostipite, od in sua assenza il primo in ordine alfabetico..
Diversi verbi sono irregolari pur essendolo soltanto nella coniugazione del passato remoto (in genere prima, terza e sesta persona) e del participio passato (ad es.: vincere, vinsi, vinto). Altri verbi presentano irregolarità limitate al futuro e al condizionale (godrò, godrei). Se un verbo è regolare al futuro, lo sarà sempre anche al condizionale e viceversa. Le forme irregolari del futuro semplice e del condizionale presente presentano le stesse medesime irregolarità (rimarrò, rimarrei; andrò, andrei; sarò, sarei). Per ragioni di chiarezza, l'elenco qui proposto riporta entrambe le forme. L'irregolarità di un verbo al presente indicativo riemerge di norma all'imperativo e al congiuntivo presente: Nella presente lista, le forme dell'imperativo alla forma di cortesia non sono riportate perché coincidono con quelle del congiuntivo presente al singolare (esca, vada, dica). Tali forme prendono la radice dalla forma di prima persona del presente indicativo, (vengo > che io venga), eccezion fatta per quelle dei verbi essere, avere, sapere, dare e stare (sìa, àbbia, sàppia, dìa, stìa). Eccezione fatta per i pochi casi ricordati in questa lista, le forme in noi e voi dell'imperativo coincidono con quelle del presente indicativo e sono regolari, per cui non vengono di norma riportate (moriamo, morite, andiamo, andate). Alcune grammatiche distinguono i verbi irregolari in forti (quelli la cui irregolarità si limita al passato remoto e al participio passato) e anomali (quelli irregolari anche in altri tempi).