Biografia
Akutagawa Ryūnosuke nacque a Tokyo nel 1892, terzo figlio di Niihara Toshizō (1850-1919), proprietario di un caseificio, e Niihara Fuku (1860-1902), psicologicamente segnata dopo la morte della prima figlia. Gli venne dato il nome Ryūnosuke (aiutante del drago) poiché, secondo l’astrologia, nacque nel giorno, mese e anno del drago. Subito dopo la sua nascita, la madre impazzì e Ryūnosuke venne affidato alla famiglia dello zio materno Michiaki Akutagawa che lo adottò formalmente dopo la morte della madre e cambiò il suo cognome in Akutagawa.
La nuova famiglia era di origini samuraiche e riuscì a stimolare nel giovane Akutagawa un forte interesse per la letteratura classica e per l'arte. Egli lesse tutti i libri della biblioteca personale del padre adottivo e, in seguito, anche quelli presenti nella biblioteca comunale, manifestando una particolare, quasi religiosa attenzione nei loro confronti. Tale propensione sarà rilevabile anche nelle sue future opere: alcuni dei protagonisti attribuiranno alle biblioteche un valore pressoché mistico: vi si recheranno sperando di ritrovare e rinnovare sé stessi. In particolare, fin da giovane Akutagawa fu attratto dai classici della letteratura tradizionale giapponese, soprattutto i cosiddetti kusazoshi, libri illustrati tipici del tardo periodo Edo. Sviluppò anche un forte interesse per la letteratura antica cinese, e imparò a scrivere in questa lingua. Le sue successive opere recheranno ampia traccia di questa predilezione per il mondo classico, sia nella scelta dei motivi letterari e nel frequente utilizzo di citazioni dirette, che nel riadattamento nei suoi racconti - ad es. , o - di personaggi popolari nel passato, come l'eroe Susanō.
Akutagawa scrisse la sua prima opera, Shisō, nel 1909, quando non era ancora maggiorenne. Si tratta di un brevissimo racconto, nel quale il giovane già manifesta il suo senso di inquietudine e cupezza. Purtroppo l'opera, oltre a non essere mai stata tradotta, risulta mancante di una parte.. Dopo aver frequentato con successo la scuola media, nel 1910 venne ammesso al liceo senza bisogno di sostenere l'esame di ammissione. Una volta superate le difficoltà relazionali dovute al suo atteggiamento talvolta altezzoso e superbo, Akutagawa riuscì ad integrarsi con i suoi compagni di scuola.. Qui ebbe modo di studiare gli autori giapponesi, tra i quali Mori Ōgai e Natsume Sōseki, e quelli europei come Maupassant, France, Strindberg e Dostoevskij, che non esitò a tradurre dall’inglese. La sua bravura in questa lingua lo portò ad iscriversi, nel 1913, al dipartimento di letteratura inglese dell'Università imperiale di Tokyo. In questo ambiente stimolante strinse amicizia con Kan Kikuchi e Kume Masao, con i quali condivise il rifiuto della supremazia del naturalismo e dell'eccessiva attenzione assegnata, anche in ambito letterario, all’osservazione della vita reale. Tali autori ritenevano infatti che i romanzi dovessero dedicarsi alla narrazione e basarsi sull'immaginazione e la finzione, anziché limitarsi a riprodurre la realtà.
Nelle prime opere di Akutagawa, alcune delle quali pubblicate all'interno di famose riviste come Teikoku Bungaku (fondata dagli ex studenti dell'Università Imperiale di Tōkyō), Taikan, Shinshichō, Akai Tori, o in giornali come Tōkyō Nichi Nichi Shinbun e Ōsaka Mainichi Shinbun, risulterà preminente la caratterizzazione psicologica dei personaggi. Attraverso queste pubblicazioni e collaborazioni Akutagawa iniziò a farsi conoscere nell'ambiente letterario, e in particolare ricevette lusinghieri apprezzamenti da Natsume Sōseki. Spinto anche da questa buona accoglienza, Akutagawa scelse di dedicarsi interamente alla scrittura senza lasciarsi coinvolgere dalle questioni sociali e politiche che lo circondavano. Fu una sorta di artista isolato, che si poneva al di sopra e oltre la società., anche se le necessità economiche lo costrinsero spesso a misurarsi con gli aspetti più comuni del vivere quotidiano.
Con la pubblicazione delle sue opere la fama di Akutagawa crebbe rapidamente, ma non altrettanto capitò alle sue finanze. Per integrarle dovette lavorare come insegnante di inglese in una scuola a Kamakura., finché nel 1918 divenne redattore dellŌsaka Mainichi Shinbun. Tale attività gli permise di recarsi in Cina tre anni dopo. Durante questo viaggio le sue condizioni di salute fisica e mentale subirono un progressivo deterioramento.
Nel 1926 i suoi problemi continuarono a peggiorare, e con essi crebbe anche un'ulteriore ossessione dell'autore: Akutagawa credeva di aver ereditato la pazzia da sua madre. Una serie di incontri extraconiugali e di problemi finanziari aggravarono la sua inquietudine, facendogli assumere la decisione di trasferirsi con la famiglia presso il villaggio in cui era nata sua moglie. Per un anno quindi lasciò Tōkyō ma, come testimoniato in ?, Haguruma), il suo ritorno nella metropoli non fu accompagnato da un miglioramento della sua malattia mentale. Inoltre, il suicidio di suo cognato, unito alla pazzia di un suo caro amico, contribuirono ad aumentare la sua ansia. Le opere prodotte in questo periodo riflettono chiaramente la sua inquietudine e soprattutto il senso di inadeguatezza causatogli dall'affermarsi di una nuova corrente letteraria fondata sui problemi sociali. Forse anche a seguito di questo mutato clima letterario, accanto ad una produzione prevalentemente autobiografica, negli ultimi anni Akutagawa si dedicò alla stesura di racconti satirici, primo fra tutti .
Nonostante la sua fama affermata, confermata dalla sua versatilità stilistica e tematica, le condizioni psicologiche di Akutagawa continuarono a peggiorare, fino a portarlo al suicidio nel 1927. Morì all'età di 35 anni assumendo una dose letale di Veronal, fornitogli dal suo medico personale Mokichi Saitō. Le sue inquietudini e i suoi ultimi pensieri sono riportati nel "testamento" pubblicato postumo, . In questa sua ultima opera, nella quale trapela in maniera evidente lo stato di irrequietezza in cui versava, Akutagawa confida il suo disagio esistenziale e descrive in maniera breve e apparentemente lucida gli ultimi due anni in cui prese la decisione di abbandonare volontariamente la vita, architettando il proprio suicidio.
La carriera letteraria La critica ha sempre cercato di classificare le opere di Akutagawa ma, a causa dell'eterogeneità dei temi trattati e dei generi utilizzati, ogni categorizzazione risulta limitata. L'unica cosa evidente è che mentre nella prima fase della sua produzione l'autore aveva preso le distanze dal genere "confessionale" preferendo dedicarsi alla fiction e al genere fantastico, negli ultimi due anni della sua vita, ad eccezione di pubblicato nel 1927, egli si dedica alla stesura di opere tendenti all'autobiografismo. La sua inquietudine prende il sopravvento, e le sue opere appaiono senza trama ma ricche di emozioni..
La prima produzione Secondo Akutagawa, la letteratura è
In questo modo egli ribadisce il suo distacco sia dal realismo e dal naturalismo allora in voga, sia dal genere "auto-confessionale" in cui prevale l'io dell'autore.. Nei suoi racconti la figura dell'autore coincide con quella del narratore onnisciente che racconta i fatti in maniera oggettiva e distaccata. Così facendo Akutagawa risolve il problema del rapporto tra l'io e la realtà, ossia tra la vita dell'autore e ciò che lo circonda, dissociandosi dagli scrittori di shishōsetsu del periodo. Egli ritiene la natura pura finzione: a suo parere il "corpo", grazie alla sonorità del linguaggio, deve saper trasmettere immediatamente le emozioni e i contenuti al lettore. Proprio per questo, Akutagawa è estremamente abile nella creazione di scenari e luoghi, come nel caso de dove, grazie ad un sapiente utilizzo di termini che rimandano a colori, suoni e odori, riesce a tratteggiare sia l'ambiente paradisiaco che quello infernale.. La brevità del racconto gli permette di potenziare la forza delle parole che riescono così a comunicare e a trasmettere le immagini in maniera immediata.. Akutagawa predilige un linguaggio figurativo, da lui stesso definito "lingua totale", specificando che gli esempi migliori di questo tipo di letteratura provengono dal simbolismo, dall'espressionismo e dal dadaismo francese. Le avanguardie europee furono per lui un punto di riferimento e ispirazione in quanto ritenute le uniche forme artistiche in grado di rappresentare al meglio l'esperienza sensoriale umana.
Il genere prediletto da Akutagawa per comporre i suoi racconti brevi era quello fantastico, in particolare la fiction di ambientazione storica: in questo modo egli non solo riuscì ad eliminare qualsiasi traccia della figura dell'autore, creando una sorta di distanza tra scrittore e testo, ma poté riscrivere e ricontestualizzare alcune storie o favole già esistenti nell'antica tradizione orale giapponese. Attingendo quindi al folclore, alle leggende o alla mitologia, Akutagawa riscrisse e ridefinì le ambientazioni e i personaggi, rovesciando talvolta i ruoli di protagonisti e antagonisti. È il caso di , racconto che riprende il tradizionale tema del bambino nato in circostanze fantastiche (in questo caso da un frutto). Nella versione di Akutagawa si assiste ad un totale ribaltamento dei ruoli, con il piccolo protagonista rappresentato come un egoista e arrogante ragazzino. che verrà punito sul finale della storia. Così facendo, quella che prima era una favola destinata ai bambini, diventa una vera e propria chiave di lettura dell'inquietudine e dell'ansia dell'autore. Analogamente, per la composizione di del 1915 e del 1916, Akutagawa fece riferimento al Konjaku Monogatari, una famosissima raccolta del XII secolo. descrive gli estenuanti tentativi messi in atto dal protagonista, un monaco, per ottenere un naso normale, eliminando il naso mostruoso che lo caratterizzava e gli provocava una profonda tristezza. Una volta riuscitoci, però, il protagonista non smette di soffrire. Akutagawa rende simbolica questa paradossale situazione: nonostante avesse ottenuto ciò che bramava da anni, il monaco è di nuovo al punto di partenza e la sua normalità diventa più ridicola della deformità di partenza. In questo caso il grottesco non sta tanto nell'oggetto fantastico quanto nella percezione che i personaggi hanno di esso. Si può cogliere in questo anche una nota critica e satirica nei confronti della società: il monaco che vuole essere diverso a tutti i costi può essere visto come la metafora del Giappone nell'era Taishō, disposto a tutto pur di nascondere le proprie sembianze e omologarsi alla modernizzazione e all'occidentalizzazione..
Tutte le opere composte da Akutagawa tra il 1915 e il 1926 sono racconti brevi, spesso ambientati in un'altra epoca. Un'ulteriore suddivisione di questi racconti risiede nel loro contesto di ambientazione. Essi potrebbero essere suddivisi in Ōchō mono (racconti ambientati nel periodo Heian), Edo jidai mono (ambientati nel periodo Edo), e Meiji Kaikaku mono (ambientati nel periodo Meiji). Esulano da questa classificazione i cosiddetti Kirishitan mono (racconti sul Cristianesimo) e Chūgoku mono (racconti sulla Cina), maggiormente ricollegabili ai temi trattati più che al contesto.
Risale al 1915 l'uscita di , prima opera di successo di Akutagawa, pubblicata nella rivista Teikoku bungaku, seguita, nel 1916 da , pubblicato in Shinshichō. I due racconti fungono da manifesto stilistico dell'autore., indicando chiaramente il genere e la struttura narrativa da lui prediletti in questa prima fase di produzione. Sempre nel 1916 escono Imoyagu (anch'esso ispirato ai racconti del Konjaku monogatari), e . Questo racconto appartiene al cosiddetto gruppo del , ossia storie in cui si fa riferimento al cristianesimo. Nel 1917 Akutagawa scrive , , , e . Nello stesso anno, inoltre, Akutagawa pubblica la sua prima raccolta di racconti e, grazie al suo successo, il suo talento letterario inizia ad essere acclamato e riconosciuto..