Albavilla (Vila in dialetto brianzoloortografia moderna, AFI: , e Villalbese fino al 1928) è un comune italiano di abitanti della provincia di Como in Lombardia. Il comune, situato nel Triangolo Lariano fa parte della Comunità Montana del Triangolo Lariano.

Geografia fisica Ubicato in provincia di Como, il comune di Albavilla si estende per una superficie di .

L'altitudine del territorio comunale va da un minimo di del lago di Alserio, passando a del centro paese, ai dell'Alpe del Viceré, fino a un massimo di della cima del Monte Bollettone.

Confina con i comuni di Albese con Cassano, Alserio, Erba, Faggeto Lario e Orsenigo.

Origini del nome Fino dall'antichità Albavilla ebbe sempre il ruolo di “villa”: si spiega l'etimologia dell'antico nome “Villalbese”, sostituito nel 1928 da “Albavilla”. Nelle denominazioni che hanno contraddistinto il paese durante i secoli è presente il nome delle “Alpi”: "Vicus Alpensis" o il più antico "Villa Albensis", a indicare una località di riposante soggiorno in zona di pascoli montani.

Storia Dalla Preistoria all'epoca romana

La zona di Albavilla e di tutto il Piano d'Erba risulta abitata dall'uomo fino dalla preistoria, come testimoniano i reperti rinvenuti nella grotta del Buco del piombo. In quel periodo le acque occupavano quasi interamente il Piano d'Erba, con gli attuali laghi di Pusiano e di Alserio che formavano un unico lago.

Dall'età neolitica iniziano a susseguirsi altre tribù provenienti dall'Europa centrale che importano l'usanza di costruire le loro abitazioni su palafitte invece che in caverne: resti sono stati rinvenuti sul lago di Pusiano (zona Bosisio Parini e presso l'isola dei cipressi), e sul lago di Montorfano.

Intorno al 1200 a.C. popoli provenienti dalle Alpi (“Orobii”) si insediarono in queste zone, come dimostra la toponomastica di alcune località quali Robbiano, Robbiate, Introbio e, nel comune di Albavilla, il nome del rilievo di “Montorobio”. Limitrofa a questa area si trova un'altra località, “Castlasc”, così chiamata per la probabile presenza di recinti di difesa contenenti abitazioni e capanne di ricovero.

A quest'epoca risale altresì la popolazione della zona da parte dei popoli della cosiddetta Cultura di Golasecca, di origine celtica, che avrebbe dato vita al popolo degli Insubri.

Nel corso dei secoli, il popolo Etrusco e gli Umbri stabilirono colonie tra i Liguri, sviluppando commercio con i mercati elvetici, gallici e germanici: nella zona portarono contributi in materia di agricoltura e idraulica con opere di prosciugamento di acquitrini e paludi, imbrigliamento fiumi e torrenti: la zona del Piano d'Erba era ancora sommersa da un'ampia distesa di acque.

Altri popoli al di là delle Alpi premono verso sud, e verso la metà del II secolo di Roma, nuove orde dilagano dal nord: risalgono a questo periodo le origini di Milano (559 a.C.)

Queste popolazioni si fusero con i popoli preesistenti dando origine ai Galli Cisalpini, temuti dagli stessi Romani. Dopo 4 secoli di scontri e indipendenza, i Romani fecero dell'Italia settentrionale una provincia romana di nome “Gallia Cisalpina”.

Una strada romana passava da queste zone collegando tra loro Como, Lecco, Bergamo e Brescia, toccando Caslino d'Erba, Castelmarte e Proserpio: strada che, a causa della zona del Piano d'Erba ancora paludosa, passava nella fascia di territorio delle località di Ferrera, Galbanera, Boccogna, Crevenna, San Salvatore (come dimostrato dai rinvenimenti archeologici).

Con il dominio romano si diffuse anche il culto degli dei di Roma, come dimostrato dalla toponomastica di alcuni campi: “Mercolè” o “Mercorè” presso località La Rosa, il “Cerei” presso la località Cappelletta, “Arcur” verso Molena, rispettivamente da Mercurio, Cerere ed Ercole, tutte divinità romane relative all'agricoltura e alla pastorizia.

All'età romana risalgono numerosi reperti archeologici, come tombe con armi, monete, utensili, anfore, bronzi imperiali, terrecotte. Alcuni ritengono che nella zona di via Volta ci fosse un castrum,. mentre la località Ferrera avrebbe ospitato una necropoli.

Lo storico cinquecentesco Andrea Alciato collocava ad Albavilla la villa dell'”Alsium”, dimora del generale romano Lucio Virginio Rufo. Anche Cicerone e Plinio il Vecchio e il Giovane, si narra abbiamo soggiornato ad Albavilla.

Alto e Basso Medioevo

Il dominio romano aveva offerto protezione alle correnti migratorie dal settentrione, ma dal terzo secolo in poi i “barbari”, (Franchi, Alemanni, Goti) si affacciano alle frontiere. Nel quinto secolo gli invasori attaccarono il territorio: Visigoti, Vandali e Unni si succedettero nel giro di pochi anni: la popolazione cercava rifugio sui monti, creando delle fortificazioni, come quelle del Buco del piombo. Nel 476 d.C. si ha la caduta dell'Impero romano d'Occidente, che pone fine alla dominazione romana. Nel 525 d.C. il territorio è interessato da una terribile carestia.

Nel 568 d.C. avvenne la migrazione dei Longobardi, che sotto la guida di Alboino si stanziarono nell'Insubria (che da allora divenne Longobardia o Lombardia).

Nel 774 d.C. ultimo re dei Longobardi fu Desiderio, sconfitto da Carlo Magno, re dei Franchi che dominarono fino all'888 d.C. quando la corona di Italia toccò a Berengario I, duca del Friuli: le guerre chiamarono in Italia Ottone I re di Germania (951 d.C.), eletto successivamente imperatore del Sacro Romano Impero.

Il dominio degli imperatori germanici durò fino al 1268. In questi secoli si consolidò il sistema feudale, sorto ai tempi dei Longobardi e approvato da Carlo Magno.

Sotto il governo longobardo-franco, il territorio di Milano (in cui fu sempre compreso l'attuale Albavilla), venne diviso in cinque contadi, governato ciascuno dal proprio conte: Milano, il Seprio (a nord-ovest), con capoluogo Castelseprio, la Bassana (sud-est), con capoluogo Trezzo d'Adda, la Martesana (nord-est), ossia la Brianza: "Martesana" deriva da Marte, a cui si deve il nome di Castelmarte, il capoluogo. Vera capitale di tutto il contado era però Vimercate, e quando la Martesana fu divisa in due territori, Cantù fu il capoluogo del secondo. La Martesana comprendeva una dozzina di pievi, fra cui quella di Incino, a cui appartiene il comune di Albavilla.

La divisione in pievi durò fino al 1786, anno in cui il governo austriaco fece una nuova divisione.

Intorno all'anno 1000 il popolo si sollevò contro il regime feudale: si entrava nel periodo dei Comuni; la lotta scoppiò sotto il governo dell'arcivescovo Ariberto da Intimiano (1019-1045), che possedeva numerosi feudi retti da valvassori o vassalli minori ad esso sottoposti.

Questi ultimi si riunirono in una lega detta “la Motta”, contro l'arcivescovo e i feudatari: i Comuni, per resistere, eressero delle torri in luoghi elevati per trasmettere ordini e notizie da un luogo all'altro con bandiere colorate di giorno e con falò di notte. Ad Albavilla era presente la torre del monte Broncino (1077 m s.l.m.) collegata con la torre di Incino, il campanone della Brianza, la torre di Montorfano e del Castel Baradello. La battaglia di Carcano

Nel 1152 era salito al trono Federico Barbarossa, detto il Barbarossa: nei suoi progetti contro Milano, si fece amico delle popolazioni della Martesana.

Nel 1160 i Milanesi, indignati dal tradimento dei Martesani, riconquistato il Castello di Trezzo sull'Adda, avanzarono fino alla Pieve di Incino, impadronendosi delle torri e dei castelli della zona. Nella frazione di Carcano sorgeva un castello: i resti dei militi fedeli al Barbarossa si asserragliarono in questo castello, che sorgeva nell'attuale area occupata dalla chiesa e dal cimitero, ed era difeso per tre lati da un profondo vallo naturale, rimanendo accessibile solo verso Tassera.

Il Barbarossa si mosse da Lodi in aiuto degli assediati del castello di Carcano, e giunto sul posto pose il campo tra Orsenigo e Tassera (oggi frazione di Alserio).

Lo scontro, il 9 agosto, fu tremendo ed i Milanesi, vittoriosi sulle prime, si trovarono di fronte un nuovo corpo di nemici che penetrarono distruggendo lo stesso carroccio.

Gli abitanti di Erba decisero di far causa comune con i Milanesi, e si congiunsero a questi senza che il Barbarossa se ne accorgesse: le sorti mutarono in favore delle milizie comunali; il Barbarossa riunì i militi superstiti trovando scampo nel "castello dei Mandelli" e poi oltre, al Castel Baradello. I Milanesi, quando furono certi della fuga dell'imperatore, fecero razzia del campo nemico, e si concentrarono attorno a Carcano. Dopo aver resistito ancora una settimana, una notte gli imperiali fecero una improvvisa sortita, abbattendo e incendiando le costruzioni dei Milanesi. Dopo quasi un mese di assedio i Milanesi rientrarono in città.

Il castello di Carcano cadde molto più tardi nelle mani dei Milanesi, che lo distrussero.

Con la pace di Costanza (1183), furono regolati i rapporti tra i Comuni e l'imperatore e la zona della Martesana venne annessa a Milano.

Trecento e Quattrocento Nel XIV secolo, il feudo che comprendeva l'odierno territorio di Albavilla passò ai Visconti.

Nel periodo di dominazione viscontea, Azzone Visconti fece rifiorire l'agricoltura. I Visconti cessarono di governare nel 1447, cedendo alla dinastia degli Sforza, che dominarono fino al 1530, anno di inizio della dominazione spagnola.

Rinascimento, dominazioni straniere, Risorgimento

Sotto la dominazione spagnola (1500-1600) crollano il commercio e l'agricoltura in seguito alle pesanti tasse imposte dai governatori spagnoli, alle guerre, alle carestie e alle pestilenze (1576 e 1577, peste di San Carlo, e peste del 1630-1631, peste dei “Promessi Sposi”, con 72 vittime su circa 400 abitanti).

In seguito alla guerra di successione spagnola (1707) subentra il dominio austriaco che, salvo un breve ritorno spagnolo nel 1745- 1746 e la parentesi francese del dominio napoleonico, durò fino al 1859.

Si ebbe un lieve miglioramento: riduzione tasse, rilancio commercio e agricoltura. Nel governo di Maria Teresa (1745-1780), nel 1745 un editto autorizzò i possidenti di ogni comune a riunirsi in “Convocato”, per decidere le nomine e le spese comunali: le riunioni si tenevano nella casa parrocchiale, “Sala comunale” e nella piazza denominata “Praello”.

La popolazione raddoppia, passando da 554 abitanti del 1727 ai 1056 del 1760, grazie anche all'assorbimento della frazione di Saruggia fino a quel momento indipendente..

Nel 1752 nasce il poeta Giuseppe Carpani.

Della dominazione napoleonica resta il ricordo toponomastico dell'Alpe del Viceré, da Eugenio di Beauharnais, figliastro di Napoleone, Viceré d'Italia.

Nella prima metà dell'Ottocento la viabilità viene migliorata tramite allargamento di vie esistenti e apertura di nuove; vengono realizzate nuove condutture d'acqua.

Annate di miseria portarono ad epidemie di pellagra (1816- 1817) e di colera (1836).

L'11 luglio 1859 la firma dei preliminari di Villafranca sancì l'ingresso del paese nell'Italia.

Il paese si trasformò da villaggio prevalentemente dedito all'agricoltura ad importante centro per l'industria serica.

L'afflusso di villeggianti contribuisce a mutare il volto del paese, tramite incremento dell'area dell'abitato e apertura di nuove vie: 1884- 1885 via XX Settembre e via Patrizi, copertura della “Valle” che prima attraversava l'abitato, attraversata dai ponti a “Campo” e del “Priello".

Dal 1900 ad oggi

Nel 1914 viene aperto l'attuale viale Matteotti e nel 1934- 1935 la strada che conduce all'Alpe del Viceré, ultimata la quale si ha la costruzione di un “Villaggio alpino per i Figli degli Italiani all'Estero”.

Nel 1939 la sede dell'attuale palazzo comunale (risalente al 1896), viene ampliata. Anche gli impianti di approvvigionamento e distribuzione delle acque sono oggetto di interventi e di rifacimenti: acquedotto del Cosia con prelievo presso la diga di Leana (1907), Molena e Carcano (1937), sorgenti di Alserio (1959), rinnovo della rete di distribuzione (1961).