La basilica di San Michele Maggiore, capolavoro di stile romanico lombardo, è una delle principali chiese di Pavia; risalente al VII secolo, fu ricostruita nei secoli XI e XII. La basilica è inserita nell'itinerario Culturale del Consiglio d'Europa Transromanica.
Storia La primitiva chiesa intitolata a San Michele Arcangelo fu costruita in età longobarda. L'edificio è infatti documentato per la prima volta ai tempi di Grimoaldo (662-671) e probabilmente la sua fondazione risale a quel periodo. Lo stesso Grimoaldo fu inoltre sepolto nella vicina basilica di Sant'Ambrogio (da lui stesso fondata), che fu sconsacrata nel 1784 e poi trasformata in abitazioni. Secondo lHistoria Langobardorum (V, 3) di Paolo Diacono, Unulfo, rimasto fedele al re Bertarido, riparò nella basilica per sfuggire al re Grimoaldo. La basilica primitiva era consacrata a san Michele, ma anche ai santi Eleucadio ed Ennodio.
La basilica di San Michele Maggiore ebbe un ruolo primario nel contesto ecclesiastico pavese. In età carolingia, la chiesa era ancora affidata a un collegio di chierici e fu sede di cerimonie ufficiali. Nell'839 nella basilica fu battezzata Rotruda, figlia dell'imperatore Lotario I e di Ermengarda. Nel X secolo l’edificio compare nei documenti con il nome di San Michele “Maggiore” (probabilmente per distinguerlo dalla chiesa di San Michele Minore, che nel frattempo era sorta appena fuori dalle mura di Pavia) e viene indicato come chiesa palatinaCome chiesa palatina rimase esente dalla giurisdizione diocesana fino alla stipula dei Patti Lateranensi del 1929, il concordato (articolo 29) previde infatti la fine, tranne che per poche altre chiese, dell'esenzione giurisdizionale ecclesiastica delle chiese palatine italiane., cioè legata al palazzo dei re, che si trovava pochi isolati più a Nord. Alcuni scavi archeologici effettuati presso la basilica nel 2018/2019 hanno portato alla luce resti di edifici altomedievali probabilmente riconducibili al palazzo Reale.
A Pavia fu coniata la prima moneta longobarda, la quale raffigurava proprio la chiesa di San Michele.
Questo primo edificio fu distrutto da un incendio nel 1004. La costruzione della nuova chiesa, ossia dell'attuale basilica, iniziò verso la fine dell'XI secolo (a questo periodo risalgono cripta, coro e transetti) e fu sicuramente completata entro l'anno 1130., con una interruzione dovuta al grande terremoto del 3 gennaio 1117. Della chiesa precedente rimane il campanile, risalente al X secolo.
Nella basilica furono (sicuramente) incoronati re d'Italia:
Berengario I, nell'888 Guido da Spoleto, nell'889 Ludovico III, nel 900 Rodolfo di Borgogna nel 922 Ugo di Provenza, nel 926 Berengario II con il figlio Adalberto II, nel 950 Arduino d'Ivrea, nel 1002 Enrico II, nel 1004 Federico I detto il Barbarossa, nel 1155
Nell'attuale Basilica fu quindi incoronato solo, domenica 17 aprile 1155, il giovane Federico Barbarossa.
La basilica ospitò nei secoli altre fastose cerimonie e incoronazioni, come nel febbraio del 1397, quando Gian Galeazzo Visconti volle celebrare il diploma dell'imperatore Venceslao dell'ottobre 1396, con il quale era regolato il sistema successorio del ducato di Milano basandolo sulla primogenitura maschile e veniva per questo creata la contea di Pavia, riservata esclusivamente all'erede al trono. Nell'occasione, il signore fece celebrare la cerimonia ricalcando i modelli delle incoronazioni altomedievali: fu infatti accolto dal vescovo e dagli aristocratici della città fuori dalle mura e, con le insegne ducali e comitali, raggiunse in processione la basilica dove fu celebrata una messa solenne, alla quale seguirono tornei di cavalieri e banchetti. In omaggio alle prerogative regie della basilica, il primo duca di Milano, Gian Galeazzo Visconti, dispose che, dopo la sua morte, il suo corpo venisse sepolto nella certosa di Pavia, mentre il suo cuore doveva essere conservato nella basilica di San Michele.
La visita apostolica di Angelo Peruzzi del 1576 la basilica annoverava dodici canonici e sette cappellani (mentre i parrocchiani erano circa 800), saliti, nel 1769, a 30 sacerdoti e sei chierici (divisi tra la basilica e le chiese sussidiarie di San Marino, San Giovanni in Borgo, San Pietro in Vincoli, San Luca, Sant'Antonio e gli oratori del Luogo Pio delle Convertite, di San Simone, di Santa Maria Assunta). Negli stessi anni crebbe anche il numero dei parrocchiani: 4.800 nel 1807, 5.250 nel 1845. Nel 1966 venne eseguito un trattamento sulla facciata della basilica ad opera dell'architetto Piero Sanpaolesi che sfruttò la tecnica di consolidamento tramite fluosilicati per riparare danni superficiali ed evitare il distacco di parti decoese. L'intervento ridusse notevolmente la porosità e la capacità di assorbimento dell'acqua e fu per questo molto criticato.
Durante alcuni lavori eseguiti nella basilica nel 1968 furono rinvenuti al di sotto di una tomba alla cappuccina, datata tra l'XI e il XII secolo, preziosi manufatti argentei di fattura ostrogota, ora conservati presso i Musei Civici. Si tratta di oggetti, piatti, un cucchiaio e un frammento di coppa, non liturgici e nascosti, con tutta probabilità, prima del X secolo, forse parte del tesoro originario della basilica.
Descrizione
Architettura La basilica di San Michele è considerata il prototipo della chiesa romanica medievale, tra le chiese medievali che vanta Pavia, quali San Pietro in ciel d'oro e San Teodoro. San Michele si discosta dalle altre chiese cittadine per l'utilizzo estensivo, sia per la struttura che per le decorazioni, della fragile pietra arenaria color ocra invece del cotto, e anche per la particolare conformazione architettonica, che prevede una pianta a croce latina, con un transetto eccezionalmente sviluppato, molto sporgente rispetto al corpo longitudinale del fabbricato, a differenza di quanto accade, per esempio, in San Pietro in Ciel d'Oro, dove il transetto non sporge dal corpo di fabbrica rettangolare della chiesa.
Tale transetto, dotato di una propria facciata sul lato settentrionale, di una propria finta abside nel lato opposto e di una volta a botte sostanzialmente diversa dalle volte a crociera delle restanti parti della chiesa, costituisce quasi un corpo autonomo, una seconda chiesa compenetrata a quella principale: una soluzione (in ambito italiano) inedita per quei tempi. Tuttavia, tale caratteristica è tipica dell’architettura ottoniana e salica il cui modello fu il duomo di Spira. Si ipotizzato inoltre che i grandi contrafforti del transetto, sovradimensionati per la copertura formata a volte a botte, siano stati invece ideati per sostenere volte a crociera di modello tedesco, il che potrebbe provare la presenza di maestranze di area germanica, probabilmente renana, nel cantiere della basilica.
Le dimensioni della basilica (lunghezza: 55 metri; larghezza al transetto: 38 metri) evidenziano l'importanza di questa parte della struttura. All'incrocio tra navata e transetto si alza l'ardita cupola ottagonale (assai asimmetrica), su pennacchi di tipo lombardo. La cupola, esternamente, è coperta da un tiburio decorato da cinque arcate sui lati maggiori e tre su quelli minori diagonali.
La pianta a croce latina presenta una suddivisione in tre navate, a ciascuna delle quali corrisponde un portale sulla facciata. La navata centrale è larga il doppio delle laterali. Il transetto presenta una propria facciata con tanto di portale d'accesso, situato sul lato nord. Tale facciata è sostanzialmente differente da quella principale, in quanto meno ricca di dettagli, ma dispone di una propria ampia piazzetta indipendente in funzione di sagrato:
La navata maggiore presenta ora quattro campate, come le navate laterali. Le campate della navata principale hanno pianta rettangolare con lato maggiore parallelo alla facciata e sono coperte da volte a crociera con costoloni. Le volte sono state costruite tra il 1488 e il 1491 da Iacopo da CandiaA. Cadei, Nota sul Bramante e l'Amadeo architetti del duomo di Pavia, in Boll. della Società pavese di storia patria, n.s., XXII-XXIII (1972-73), p. 40IACOPO da Candia di Maria Grazia Ercolino - Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 62 (2004)|IACOPO da Candia in "Dizionario Biografico" e dal figlio il maestro architetto Agostino de CandiaFonti e Bibl.: G.T. Rivoira, Le origini dell'architettura lombarda, II, Roma 1907, p. 200; R. Maiocchi, Codice diplomatico artistico della città di Pavia dall'anno 1330 all'anno 1550, I, Pavia 1937, nn. 774, 807, 1192, 1314, 1352, 1372, 1436, 1442, 1459. Originariamente, invece, vi erano due sole volte a crociera a pianta grossolanamente quadrata che probabilmente sostenevano direttamente il manto di copertura. Invece, secondo Piero Sanpaolesi, che condusse nel 1966-1968 i lavori di restauro sulle facciate esterne, la navata centrale era coperta da due cupole, emisferiche o a monta ribassata, su modello delle basiliche romanico-bizantine come San Marco a Venezia, impostate su pennacchi i cui resti sono ancora presenti sopra le volte a crociera quattrocentesche.
La ricostruzione con uno schema di quattro campate rettangolari garantisce una migliore efficienza statica del complesso. Contestualmente fu costruita una struttura lignea a capriate ancora parzialmente conservata.
Sul transetto si eleva una cupola di discrete dimensioni, la cui volta raggiunge internamente un'altezza di circa 30 metri. Le navatelle laterali sono sovrastate da matronei, che, oltre ad avere una funzione formale, svolgono un preciso compito statico: creare cioè forze laterali che si contrappongano e arginino la pressione delle volte della navata centrale. Le quattro cappelle rettangolari che si aprono a coppie, in corrispondenza della seconda e terza campata delle navate laterali, sono un'aggiunta molto più tarda.
La facciata
La facciata presenta un lineare profilo a capanna del tipo a "a vento" (cioè più alta del tetto della navata centrale), impreziosito lungo gli spioventi da una loggetta di ventuno arcatelle. I contrafforti sono costituiti da pilastri a fascio che scandiscono verticalmente la superficie. La facciata è adornata con un folto repertorio di sculture di arenaria, a tema sacro ma anche profano, di grande bellezza e suggestione, ma oggi vistosamente deteriorate dalla corrosione dovuta agli agenti atmosferici, nonostante i numerosi programmi di restauro conservativo avviati negli ultimi decenni. Fra queste San Michele arcangelo e il drago, Annunciazione, Madonna col Bambino e quelle presenti sul portale.
Sulla facciata si aprono cinque piccole bifore, tre monofore e una croce compresa tra due oculi. Vi sono fasce orizzontali scolpite a bassorilievo, raffiguranti intrecci di esseri umani, animali e creature mostruose. Particolarmente dense di decorazioni sono le strombature dei portali, alcune, come quelle a sinistra del portale di destra, raffigurano scene bibliche, altre invece presentano immagini non a tema religioso, come la caccia al cervo, l'officina di un fabbro, un pescatore o figure di uomini in lotta con draghi, ippogrifi, aquile o diavoli cornuti. Nella strombatura del portale destro, sopra uno stipite a sinistra, si trova un curioso capitello raffigurante dodici teste chiomate femminili e altrettanto maschili, due delle quali dotate di una corona piatta, decorata con croci greche, e una provvista di mitra vescovile. Vi sono tre portali d'accesso, uno per ogni navata, e non sono sormontati da protiri. Inoltre non possiede un rosone.
La facciata settentrionale