La Stola è stata un’azienda metallurgica e metalmeccanica italiana fondata a Torino nel 1919.

Nata con l’obiettivo di realizzare stampi e prototipi di stile per le più famose case automobilistiche mondiali, in seguito ha realizzato anche esemplari di automobili esclusive a numerazione limitata.

Dopo essere stata acquistata dal gruppo RGZ nel 2004, contava più di 3.500 dipendenti nel 2006.

Nel 2014 è stata inglobata nella nuova società torinese Blutec, del gruppo Metec.

Storia Le origini L’azienda fu fondata a Torino da Alfredo Stola, figlio di commercianti di vino di Madonna del Pilone, un quartiere storico affacciato sul Po ai piedi della collina.

Il giovane Alfredo non dimostrò interesse per la pur fiorente attività familiare dellEmporio Vini Stola gestita dai genitori e nel 1912, dopo aver completato gli studi tecnici, decise di partire per il Brasile in cerca di fortuna. Giunto a Santos, la città portuale vicino a San Paolo, il diciottenne Alfredo trovò impiego in una fonderia di motori marini come apprendista operaio modellatore. Qui egli si distinse presto per l’ottima capacità nel modellare stampi di legno seguendo i disegni tecnici e vi lavorò fino alla chiamata alle armi.

La prima officina di corso Racconigi Tornato in Italia per svolgere il servizio militare e partecipare al primo conflitto mondiale nella fanteria, Alfredo decise di rimanere a Torino e mettere a frutto l’esperienza acquisita in Brasile. Nel 1919 aprì una prima officina di trecento metri quadri per la lavorazione di stampi per parti metalliche di carrozzerie in corso Racconigi 138, a poca distanza dallo stabilimento torinese della Lancia. L’attività prese il nome di Alfredo Stola modelli dimostrativi in legno per fonderia e carrozzeria e partì senza intoppi, assumendo in poco tempo cinque operai.

Le apprezzabili capacità produttive dell’officina di Alfredo Stola furono presto notate da Vincenzo Lancia, instaurando in breve tempo una proficua collaborazione. Egli dimostrò interesse per i lamierati prototipali assemblati su modelli dimostrativi in legno e, con l’apporto produttivo dell’officina Stola, Vincenzo Lancia riuscì a industrializzare l’innovativo brevetto di membratura portante in lamiera imbutita da lui ideato nel 1918, che trovò applicazione nel 1923 sul modello Lambda. Proprio in questa prima officina vennero realizzati i modelli di fonderia per alcune parti del motore, nonché i modelli dimostrativi per la carrozzeria e per gli interni della Lambda, inaugurando un sistema destinato a rivoluzionare la tecnica costruttiva automobilistica.

Lo stabilimento di via Issiglio Con il trascorrere del tempo, fra Alfredo Stola e Vincenzo Lancia si consolidò un reciproco rapporto di stima personale e nel 1921 la Lancia aprì il suo primo stabilimento di produzione in serie in via Monginevro. Nello stesso anno Alfredo Stola si sposò e maturò presto l’idea di ampliare anch’egli la propria attività. Dal 1930 seguiranno altri lavori per i modelli Dilambda, Augusta, mentre l’Artena del 1933 fu l’ultimo progetto Lancia consegnato dalla sede Stola di corso Racconigi 138.

Nel 1934 Alfredo Stola aprì una nuova sede in via Issiglio 38, confinante con il nuovo stabilimento Lancia nel cuore di Borgo San Paolo. Questo nuovo edificio, fatto costruire sotto la direzione di Alfredo Stola stesso, contava ottocento metri quadri d’ampiezza e nuovi macchinari per la produzione. La forza lavoro crebbe a venti operai e in questa nuova sede la Stola proseguì la propria fiorente attività lavorando a stretto contatto con la vicina Lancia, tanto che nel muro di cinta dello stabilimento di via Issiglio, Vincenzo Lancia in persona fece presto aprire un portone carraio per agevolare il trasporto dei prototipi Stola, spinti a mano con un carretto sino allo stabilimento Lancia.

Furono anni molto proficui per l’industria automobilistica italiana e la produzione della Stola di quegli anni si concentrò prevalentemente sui successivi modelli Lancia, realizzando i prototipi in legno della Aprilia e della Ardea. Seguendo il desiderio di Vincenzo Lancia, la Stola si impegnò anche a realizzare prototipi marcianti realizzati in legno e lamiera ma vuoti al loro interno per verificare più concretamente la loro abitabilità e l’ergonomia. Tuttavia la competenza tecnica della Stola divenne presto un riferimento anche per le altre case automobilistiche torinesi come la Cisitalia, la Diatto, la Farina, la Fiat e la SPA, pur continuando la sempre più consolidata collaborazione con la vicina Lancia.

Il periodo bellico e la rinascita nel secondo dopoguerra Il periodo bellico tra il 1940 e il 1945, pur rappresentando un momento di crisi produttiva, venne compensato con commesse militari dedicate agli allestimenti speciali di autocarri Lancia e Fiat per il Regio Esercito. Esemplari funzionanti per le presentazioni agli alti comandi, dettagliati modellini in scala, cassoni speciali, cabine allungate e speciali cerchi ruota per il deserto, furono le quasi uniche produzioni di quel tempo.

Con la ripresa economica degli anni Cinquanta del Novecento, il reparto modelleria della Stola contava su una forza lavoro di venticinque addetti, che crebbero di numero con l’arrivo del nuovo cliente Alfa Romeo. I tre figli Giuseppe, Francesco e Roberto, nati rispettivamente nel 1922, nel 1929 e nel 1936 dal matrimonio con Margherita Converso, vennero inseriti gradualmente in azienda e, acquisita l’esperienza necessaria, dimostrarono le proprie capacità guadagnandosi il rispetto dei clienti e delle maestranze.

A poche centinaia di metri dallo stabilimento Stola, nel 1954 venne costruito il grattacielo Lancia, progettato dall’architetto Nino Rosani. L’avveniristico edificio voluto da Gianni Lancia, alto settanta metri e trasversale alla via, con un passaggio al di sotto di esso, spinse l’ormai anziano Alfredo Stola a rinnovare e ampliare i propri locali di via Issiglio 38. Egli disegnò personalmente anche il nuovo logo della Stola, inserendo il proprio nome in un rombo con una particolare grafica tridimensionale. Contemporaneamente, la famiglia Stola decise di far costruire un edificio di sei piani adiacente al proprio stabilimento di via Issiglio 38 composto da tredici appartamenti, abbattendo la loro vecchia abitazione al piano terra. L’obiettivo era dare ai tre fratelli un appartamento ciascuno per abitare tutti insieme, mentre i restanti nove appartamenti sarebbero stati affittati ai dipendenti più meritevoli.

Alfredo Stola morì il 27 marzo 1960 all’età di 66 anni e, come da suo preciso desiderio, la camera ardente fu allestita all’interno del laboratorio di modelleria dell’azienda, dove in molti parteciparono rendendo omaggio a Monsù Stola come era conosciuto da tutti in Borgo San Paolo. I tre figli Giuseppe, Francesco e Roberto mutarono successivamente la denominazione sociale in Alfredo Stola & figli e subentrarono alla guida dell’azienda che alla fine degli anni Sessanta dava lavoro a circa una cinquantina di dipendenti.

Il nuovo stabilimento di Borgata Lesna Lo storico stabilimento di via Issiglio, nonostante l’ampliamento completato nel 1959, risultò ormai piccolo e inadeguato per gli spazi e, nell’autunno del 1965, dopo due anni di lavori edìli diretti da Francesco Stola, venne inaugurata la nuova sede di via La Thuile 71. Questo nuovo stabilimento, di ben 4.000 metri quadri, era interamente climatizzato e dotato di nuovi macchinari, sei aree riservate controllate da telecamere, venti piani di lavoro in ghisa, tre carri ponte, una cabina di verniciatura ad acqua, un reparto resine e, soprattutto, i primi macchinari meccanografici raggruppati in un apposito ufficio ubicato nella vicina via Villa Giusti. Questi nuovi investimenti, uniti ai più qualificati modellatori di Torino e a ottantacinque addetti fra resinisti, operai e impiegati, resero la Stola fra i più moderni stabilimenti d’Europa. Accanto a questo nuovo stabilimento sorto nella nascente Borgata Lesna, i fratelli Stola fecero costruire ai numeri civici 71, 75 e 77 di via La Thuile anche due edifici di sei piani per un totale di trentanove appartamenti a disposizione in affitto per i dipendenti dell’azienda. Anche il marchio venne aggiornato, assumendo un colore arancio su sfondo oro, pur mantenendone invariata la grafica.

Da lì a poco, con l’ulteriore sviluppo tecnico delle industrie chimiche Ciba e Bayer riguardante i nuovi materiali resinosi, si realizzarono nuove opportunità. L’utilizzo di questi materiali innovativi garantì più stabilità dimensionale, con il risultato di migliorare la qualità finale delle automobili prodotte in serie e attirò nuovi clienti internazionali come NSU e American Motors Corporation per la realizzazione dapprima degli stampi in resina dei singoli particolari e poi dei veri e propri prototipi di automobili complete.

Dopo aver realizzato i modelli di carrozzeria bisognava costruire gli stampi e per realizzarli servivano grandi getti di ghisa, pertanto il primogenito Giuseppe Stola decise di intraprendere una sua impresa autonoma in questo specifico settore della metallurgia, lasciando così definitivamente la Stola, ma comprendendo i suoi due fratelli tra i soci di minoranza della sua nuova impresa denominata S.E.V., fondata nel 1965 e che poteva contare in uno stabilimento di 2.500 metri quadrati a Rivoli e con cui proseguì con successo l’attività per circa trent’anni.

Nell’autunno del 1969, per salutare con ottimismo il nuovo decennio in arrivo, la Stola partecipò al 51º Salone Internazionale dell’Automobile di Torino, svoltosi nella storica sede di Palazzo delle Esposizioni. A partire dagli anni Settanta la Stola lavorò a pieno regime e, per coordinare le crescenti commesse, la Stola assunse anche alcuni ingegneri, tra cui Alberto Sasso, realizzando innovativi prototipi in resina per quasi tutti i modelli di Alfa Romeo, Autobianchi, Bertone, Fiat, Innocenti, Iso Rivolta, Lancia, Nardi, OM, OSI, Pininfarina a cui si aggiunsero Ford e Saab alla fine degli anni Settanta. Nel 1977 la Stola acquisì anche un’inusuale commessa di lavoro per la torinese Aeritalia, società europea di spicco nel settore aeronautico e aerospaziale; alla Stola venne richiesta la realizzazione di stampi per il bordo d’attacco delle ali destinate agli aerei Boeing 757 e 767.

Il sequestro di Francesco Stola Il 1978 per la famiglia Stola fu un anno tragico. In un periodo sociale e politico assai convulso e complesso che coinvolse tutta l’Italia, alle ore 19.40 del 7 febbraio Francesco Stola venne rapito all’uscita della propria azienda, davanti al civico 73 di via La Thuile. Il sequestro a scopo d’estorsione avvenne mentre egli saliva alla guida della sua Fiat 130 Coupé per far ritorno alla propria casa di Villarbasse.

Da subito le trattative con i rapitori vennero gestite dai fratelli Giuseppe e Roberto, insieme a Giuseppe Nuzzo, amico e commercialista di famiglia da lungo tempo. Tuttavia, la concomitanza con il sequestro del Presidente del Consiglio Aldo Moro, avvenuto appena trentasette giorni dopo, la conseguente militarizzazione della penisola volta alla sua ricerca e l’approvazione della legge sul blocco dei beni, furono le probabili cause del funesto epilogo del rapimento di Francesco Stola, che si concluse con la sua probabile uccisione. La lunga e amara vicenda del sequestro si chiuse definitivamente soltanto il 15 luglio 1982, oltre quattro anni dopo il rapimento, quando il Tribunale di Torino emise la sentenza che dichiarò il 18 marzo 1978 la data di "morte presunta" di Francesco Stola.

Gli anni Ottanta e le nuove tecnologie informatiche Roberto Stola, già vicepresidente, da subito si assunse la responsabilità della conduzione dell’azienda e in seguito, nell’autunno del 1979 alla conclusione dei propri studi, fu affiancato dal diciannovenne figlio Alfredo.