La battaglia di Tarnova consistette di una serie di scontri avvenuti tra il 19 e il 21 gennaio 1945 a Tarnova della Selva, allora in provincia di Gorizia, oggi in SloveniaIl nome sloveno di Tarnova è Trnovo, fra la Xª MAS della Repubblica Sociale Italiana, appoggiata dalle forze di polizia tedesche (Ordnungspolizei), e l'Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia.
Lo scontro si accese col tentativo delle forze partigiane di assaltare il presidio fascista repubblicano a Tarnova della Selva (costituito dal battaglione della Divisione Xª MAS "Fulmine" e un nucleo genieri del "Freccia"Precisamente 4 marconisti, cfr. Carlo Cucut, Le forze armate della RSI, 1943-1945, Forze di Terra, p. 150); furono i comandanti della Xª MAS a voler attestarsi a Tarnova, nonostante il parere contrario dei militari italiani e tedeschi che ritenevano inutile e pericolosa la posizione in quella zona. Il presidio fu soccorso da truppe provenienti da Gorizia che riuscirono a consentire ai superstiti di rompere l'accerchiamento. Ciò comportò, tuttavia, l'abbandono della posizione, posta sulla strada che conduce alla valle del Vipacco. Complessivamente i reparti tedeschi e fascisti italiani coinvolti superarono il migliaio di effettivi, su cinque battaglioni e altri reparti minori, mentre quelli del IX Korpus facevano parte di sei diverse brigate, comprese quelle partigiane garibaldine italiane.
Lo scontro ha assunto, nella memorialistica neofascista, il ruolo di una battaglia a protezione della città di Gorizia, che alcuni mesi dopo (2 maggio 1945) fu comunque occupata dall'Armata Popolare di Liberazione della Jugoslavia.
Premesse
L'operazione Adler
Alla fine del 1944 il comando tedesco delle SS e della Polizia dell'OZAK (Operationszone Adriatisches Küstenland – Zona d'operazioni del Litorale adriatico) agli ordini di Odilo Globočnik - di fronte al rafforzarsi del IX Korpus partigiano iugoslavo a est e a nord di Gorizia - intraprese un'operazione offensiva, nome in codice Adler Aktion (operazione Aquila), con lo scopo di annientarloMarino Perissinotto, La battaglia di Tarnova .
L'operazione venne condotta da truppe tedesche e reparti jugoslavi collaborazionisti, principalmente Cetnici e Domobranci,Si veda ad esempio L. Fabi, 1943-45 guerra civile al confine orientale , in "Il Territorio" nº 3 - novembre 1995: "Ai soldati tedeschi si affiancavano infatti vari reparti di collaborazionisti. Dalla provincia tedesca di Lubiana arrivarono soldati belagardisti e domobranci (clerical-liberali nazionalisti e monarchici sloveni e croati) e, dalla fine del 1944, circa cetnici, serbi fedelissimi a re Pietro, nemici giurati dei partigiani di Tito e dei russi, che si stabilirono alla periferia della città con famiglie, carriaggi e cavalli. I giovani coscritti italiani vennero arruolati direttamente dai tedeschi o inseriti nella Milizia di difesa territoriale (MDT), mentre contro i partigiani operavano anche i bersaglieri del battaglione Mussolini e, dal novembre 1944 fino al febbraio 1945, reparti della Decima Mas. La presenza di truppe di diverse nazionalità creò non pochi problemi alle autorità naziste. Reparti alleati eppure divisi da un'ottica nazionalista opposta - alle truppe collaborazioniste slave era stata promessa la sovranità sulla regione controllata dai tedeschi, mentre i reparti italiani combattevano in nome dell'italianità di quelle stesse terre - costituivano una miscela esplosiva e anche la spregiudicata condotta delle autorità militari tedesche faticava a limitare le conseguenze di un acceso antagonismo." ma un ruolo di primo piano fu assegnato alla Divisione "Decima" (Xª MAS)G. Bonvicini, Decima marinai!... cit. p. 122Giorgio Farotti, Sotto tre bandiere, Associazione ITALIA, 2005, appena spostata sul fronte orientale italiano, i cui battaglioni erano stati da poco impiegati nelle operazioni contro la Repubblica libera della Carnia (8-15 dicembre 1944).Ad esempio la X Mas operò il rastrellamento di Tramonti di Sotto del 9 dicembre 1944, e il giorno seguente procedette alla fucilazione di 10 partigiani. I reparti, tuttavia, furono impiegati singolarmente e non nell'ambito della Grande Unità, come erano soliti fare i tedeschi con le truppe dei loro alleati. All'operazione parteciparono i battaglioni Decima "Sagittario", "Barbarigo", "Lupo", aliquote dei battaglioni "Nuotatori Paracadutisti", guastatori "Valanga", genio "Freccia", ed i gruppi d'artiglieria "San Giorgio" ed "Alberto da Giussano"Perissinotto elenca anche un "battaglione Serenissima". Si tratta in realtà di una compagnia del "Valanga", la 4ª, aggregata al battaglione nel novembre 1944 e in organico allo stesso dal gennaio del 1945. Cfr. C. Cucut, cit., p. 150.
L'operazione Adler si concluse il 21 dicembre 1944 con scarsi risultatiG. Bonvicini, Decima marinai!..., cit. p. 128 e comunque effimeri, poiché le truppe partigiane riuscirono a sganciarsi in massima parte, subendo perdite non gravi.
La costituzione dei presidi nel Carso
Il comando SS e Polizia dell'OZAK - responsabile dell'operazione - decise di disporre le forze italiane in una serie di presidi sul Carso e l'Altopiano della Bainsizza, per controllare le vie d'accesso a Gorizia, una strategia che tuttavia esponeva i reparti all'accerchiamento da parte di forze preponderanti, come accadde al battaglione "Sagittario" a Chiapovano, salvato dall'intervento del battaglione "NP"Decima! Gli Ennepi si raccontano di Sergio Bozza, Greco&Greco, 1997. I battaglioni della "Decima" si vedevano quindi coinvolti in una strategia suicidaSic in Giorgio Farotti, Sotto tre bandiere cit., per la quale non erano addestrati né equipaggiati in maniera adeguataNicola Cospito, Hans Werner Neulen, Salò-Berlino: l'alleanza difficile, Mursia, 1992, p. 136.
L'abitato di Tarnova - pressoché spopolatoSecondo Nino Arena, su rsi-italia.org, cit., per via dell'esodo della popolazione civile causato dagli eventi bellici. Secondo Sara Terčič invece la popolazione fu obbligata a rimanere nell'abitato, impedendo agli attivisti pro-resistenza di fornire informazioni all'EPLJ. Cfr. Kratka..., cit. p. 33. - si trovava in posizione strategica nella Selva, poiché dominava la strada statale 307 Gorizia-Aidussina, che era una delle dirette arterie di traffico verso il capoluogo carsicoG. Pisanò, Gli ultimi in grigioverde cit. p. 1169.
Dopo pochi giorni, il battaglione "Sagittario" della Xª Flottiglia MAS - che si era installato a Tarnova - fu rilevato da aliquote del "Valanga" e una batteria del "San Giorgio", alle quali s'aggiunse per breve periodo il "Barbarigo": durante i cicli operativi di questi reparti furono colti i primi indizi di una possibile controffensiva partigiana. Il 9 gennaio successivo anche queste guarnigioni furono rilevate dal battaglione "Fulmine", che prese posizione a presidio dell'abitato di Tarnova, con una forza di 214 uominihttp://www.decima-mas.net/apps/index.php?pid=100 La battaglia su decima-mas.net, articolato su tre compagnieSecondo G. Pisanò, Gli ultimi in grigioverde, cit. le compagnie del "Fulmine" presenti erano solo due. Marino Perissinotto invece dà tutte e tre le compagnie presenti con il seguente organico: 1ª, 71 uomini; 2ª, 61 uomini; 3ª, 82 uomini, per un totale di 214 combattenti ai quali vanno aggiunti i 4 marconisti del "Freccia". Cfr. le note a La battaglia di Tarnova cit. Anche G. Bonvicini, Decima marinai!..., cit. p. 130 dà tre compagnie presenti a Tarnova, delle quali la 3ª "Volontari di Francia", distaccata dal battaglione "Primo Longobardo" e formata da figli di italiani residenti appunto in Francia e reclutati presso la base di Bordeaux, BetasomNino Arena, Tarnova, santuario inviolato . Tarnova era l'unica località della zona investita da Adler a essere ancora presidiata da truppe italo-tedesche.
L'abitato di Tarnova della Selva fu fortificato dai fanti di marina con la realizzazione di alcuni fortiniG. Bonvicini, Decima marinai!..., cit. p. 131 parla di 5 fortini. Anche Perissinotto nelle note al citato articolo (La battaglia di Tarnova) distingue in cinque bunker considerati dagli italiani e 12 presenti invece nella relazione iugoslava con muretti a secco, tetti di lamiera, buche e filo spinato. Una cerchia più interna di difesa prevedeva alcune abitazioni civili riadattate alla bisogna in maniera non dissimile. Alcune mine antiuomo furono utilizzate per realizzare radi campi minati. L'equipaggiamento del "Fulmine" comprendeva diciassette fucili mitragliatori Breda Mod. 30, quattro mitragliatrici Breda Mod. 37, una mitragliera da 20 mm Oerlikon, nonché due lanciabombe Brixia da 45 mm e quattro mortai Breda da 81 mmG. Bonvicini, Decima marinai!..., cit. p. 130, che però considera l'Oerlikon come fucilone controcarri e non mitragliera. Nino Arena in parla di "5 mortai da 45/81", ma probabilmente si riferisce contemporaneamente a mortai Brixia da 45 mm e Breda da 81 mm. Infatti - cfr. infra - i combattenti dell'EPLJ nel loro bottino elencavano anche mortai da 81 e Marino Perissinotto indica entrambe le armi fra le dotazioni del "Fulmine".
Il "Fulmine" aveva così disposto le sue compagnie: la 1ª compagnia difendeva il settore nord dell'abitato, la 2ª quello sud, e la 3ª "Volontari di Francia" quello occidentale. Il comando della guarnigione era affidato al tenente di vascello Elio Bini, in assenza del comandante Orru, feritoG. Bonvicini, Decima marinai!..., cit. p. 130.
La difesa di Tarnova è stata definita dal generale FarottiGiorgio Farotti (1921-2007) fu sottotenente nel Regio Esercito, servì nella Decima MAS della RSI come guardiamarina e nel dopoguerra continuò la carriera nell'Esercito Italiano fino al grado di maggior generale, andando a riposo nel 1986 «una vera trappola per coloro che avrebbero dovuto presidiarla, anziché un'efficiente posizione di resistenza»G. Farotti, Sotto tre bandiere, Effepi, 2007.
Il dispiegamento iugoslavo Il IX Korpus jugoslavo decise di eliminare il presidio, posto in posizione strategica a dominare la piana goriziana e la valle del VipaccoSara Terčič afferma che l'obbiettivo era la conquista di una strada sicura per la valle del Vipacco, dove le formazioni partigiane avrebbero trovato cibo e un ospedale. Cfr. Kratka..., cit. p. 33, e pertanto pose due unità a chiudere gli accessi all'altopiano, con sbarramenti, dispiegamento di truppe e campi minati; l'unità incaricata dell'attacco era la 19ª brigata slovena di liberazione nazionale "Srečko Kosovel", supportata da: 30ª divisione jugoslava, basata sulla 17ª SNOB (brigata slovena di liberazione nazionale) "Simon Gregorčič" e sulla 18ª SNOUB (brigata d'assalto slovena di liberazione nazionale) "Bazoviška" Divisione Garibaldi "Natisone", composta dalla 156ª brigata partigiana "Bruno Buozzi" e dalla 157ª brigata "Guido Picelli", formate con personale italiano 20ª brigata "Garibaldi Triestina", formata con personale italiano 31ª divisione jugoslava, composta dalla 3ª SNOUB "Ivan Gradnik", dal 20º battaglione e dalla 7ª SNOUB "France Prešeren".
La 31ª divisione aveva il compito di sbarrare la strada fra Gorizia e Tarnova attestandosi tra i monti San Gabriele, San Daniele e Monte Santo, già teatro di aspre battaglie durante la Grande guerra, ricchi di trincee e ricoveri abbandonati, e il paese di Gargaro alle pendici sud dell'altopiano della Bainsizza (Banjška planota). La 30ª divisione avrebbe chiuso la Valle del Vipacco con la brigata "Gregorčič" e occupato l'Altopiano della Bainsizza con la brigata "Bazoviška".