Membro del Partito Democratico, De Luca ha altresì servito come membro della Camera dei deputati dal 2001 al 2008 e come Sottosegretario di Stato al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti dal 2013 al 2014.
Aderisce in gioventù al PCI, di cui in seguito diventa segretario provinciale a Salerno. Confluito nel PDS, da segretario provinciale esordisce nel 1990 al consiglio comunale salernitano con il ruolo di vicesindaco e assessore nella giunta di Vincenzo Giordano. A seguito delle dimissioni del sindaco, dopo aver traghettato l'amministrazione municipale alle successive elezioni, De Luca viene eletto sindaco nel 1993 e, al termine del mandato quadriennale, riconfermato nel 1997 per altri quattro anni. Nel 2006 è stato rieletto sindaco e nel 2010 è stato candidato del centrosinistra a Presidente della Regione Campania, perdendo contro Stefano Caldoro. Nel 2011 è riconfermato sindaco per il successivo quinquennio, terminando l'esperienza amministrativa nel 2015, anno in cui viene eletto per la prima volta presidente della Campania, carica che ricoprirà per due mandati.Si rimanda agli anni duemiladieci della biografia. È uno dei sindaci più longevi in Italia, essendo rimasto in carica per più di 17 anni.
Come esponente prima dei DS e successivamente del PD, è deputato nella XIV e nella XV legislatura. È stato inoltre vice ministro al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti nel Governo Letta.
De Luca è spesso descritto come un politico dai toni eccessivi ed è diventato noto per alcune sue dichiarazioni controverse. È soprannominato "lo sceriffo" per il suo stile di governo ed il suo modo di esprimersi schietto e impetuoso.
Biografia Nato a Ruvo del Monte (Potenza), figlio di Pietro De Luca, emigrante in Venezuela e Felicetta Cudone (1926-2019), si trasferisce in tenera età con la famiglia a Salerno, dove si diploma al liceo classico Torquato Tasso e, dopo aver frequentato la facoltà di medicina e chirurgia dell'Università di Napoli, si laurea in storia e filosofia all'Università di Salerno, con una tesi su Antonio Gramsci. Presta il servizio militare di leva nel 1972, dapprima con la formazione come marconista al centro addestramento reclute di San Giorgio a Cremano (Napoli), e quindi venendo assegnato al 2º Battaglione del 78º Reggimento fanteria "Lupi di Toscana" a Pistoia.
Assolti gli obblighi di leva, intraprende l'attività di docente di storia e filosofia presso le scuole superiori di Salerno e provincia.
Vita privata È stato sposato dal 1979 al 2008 con la sociologa Rosa Zampetti, da cui ha avuto due figli: Piero (1980), avvocato e politico, dal 2018 deputato alla Camera per il Partito Democratico, di cui è segretario regionale in Campania, e Roberto (1983), commercialista che è stato dal 2014 al 2017 Responsabile provinciale economia del PD a Salerno, dal 2015 al 2016 consigliere tecnico-economico del presidente della Provincia di Salerno Giuseppe Canfora e da giugno 2016 a febbraio 2018 assessore al bilancio e allo sviluppo nella giunta comunale di Salerno guidata da Vincenzo Napoli.
Dal 2008 è impegnato in una relazione con Maria Maddalena Cantisani, architetta e dirigente del comune di Salerno.
Attività politica Gli inizi Incomincia a maturare l'impegno politico in gioventù, iscrivendosi nel 1969 al Partito Comunista Italiano (PCI). La sua attenzione si focalizza in principio sulle problematiche del settore agrario aderendo all'Alleanza dei Contadini, organizzazione sindacale fondata da Emilio Sereni e Ruggero Grieco.
Nel 1975, dopo essere stato responsabile provinciale dell'organizzazione, sarà nominato segretario provinciale del PCI, guidando la federazione per 10 anni. In quegli anni, per gli studi compiuti e le docenze esercitate, è soprannominato scherzosamente "il professore"; mentre è chiamato "Pol Pot", con riferimento al temperamento non facile, da quanti, nel partito, sono meno vicini alle sue posizioni.
Consigliere e Assessore comunale di Salerno Alle elezioni amministrative del 1990 si candida al consiglio comunale di Salerno, tra le liste del Partito Comunista Italiano, risultando eletto consigliere comunale. Nel 1991 aderisce allo scioglimento del PCI, con la svolta della Bolognina di Achille Occhetto, e la sua confluenza nel post-comunista Partito Democratico della Sinistra (PDS), di cui diventa segretario provinciale, e nel 1992 viene nominato assessore con delega ai lavori pubblici nella giunta comunale di Salerno guidata da Vincenzo Giordano, .
Primi mandati da sindaco di Salerno Il 22 maggio 1993 diventa per la prima volta sindaco di Salerno, a seguito delle dimissioni di Giordano coinvolto nell'inchiesta Tangentopoli, ma dopo un mese e mezzo dal suo insediamento la maggioranza dei consiglieri comunali si dimettono, causano lo scioglimento del comune e l'indizione di nuove elezioni.
Alle elezioni amministrative del 1993, le prime con il sistema ad elezione diretta, si candida a sindaco, sostenuto dalla lista Progressisti per Salerno, risultando il candidato più votato con il 23,71% dei voti e accedendo al ballottaggio con il candidato democristiano Giuseppe Acocella (19,83%), dove viene eletto col 57,91% e prevalendo su Acocella fermo al 42,09%. Nel primo mandato i lavori della giunta si concentrano soprattutto sulla riqualificazione urbana e lo snellimento dell'amministrazione comunale.Si rimanda alla sezione sull'attività di sindaco.
Alle amministrative del 1997 si ricandida per un secondo mandato da sindaco, sostenuto dalla medesima lista, venendo rieletto con il 71,32% dei voti al primo turno. L'anno successivo aderisce alla svolta di Massimo D'Alema dal PDS ai Democratici di Sinistra (DS).
Elezione a deputato Non potendosi ricandidare per un terzo mandato consecutivo da sindaco, il 31 gennaio 2001, prima della scadenza del suo mandato, si dimette per potersi candidare alle elezioni politiche di quell'anno alla Camera dei deputati nel collegio elettorale di Salerno centro, sostenuto dalla coalizione di centro-sinistra L'Ulivo in quota DS, risultando eletto deputato col 55,45% dei voti (la percentuale più alta ottenuta da un candidato de L'Ulivo nel Mezzogiorno) e superando i candidati della Casa delle Libertà, in quota Alleanza Nazionale, Gaetano Colucci (36,05%), di Democrazia Europea Antonio Battista (2,4%), della Lista Di Pietro Agostino Apadula (1,7%) e della Lista Emma Bonino Donato Salzano (1,63%). Nella XIV legislatura della Repubblica è stato membro della 9ª Commissione Trasporti, poste e telecomunicazioni e vicepresidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse.
A dicembre 2005 De Luca era stato iscritto nel registro degli indagati, nell'ambito delle indagini sul "progetto Seapark". Nel corso dell'inchiesta il sostituto procuratore incaricato ha presentato per tre volte richiesta di custodia cautelare, ma le istanze sono state respinte dal GIP. La Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera dei Deputati ha negato l'utilizzo delle intercettazioni telefoniche a carico di De Luca, ritenendole "totalmente prive di valore indiziante" e "totalmente irrilevanti", richiedendone quindi la cancellazione. Le indagini vengono infine archiviate ufficialmente ad ottobre 2007. Nel 2009 De Luca e gli altri 13 imputati vengono rinviati a giudizio e, tra maggio e giugno del 2012, è dichiarata la prescrizione, rifiutata da De Luca e altri imputati, per molti dei capi d'accusa contestati.
Rielezione alla Camera Alle elezioni politiche del 2006 viene ricandidato alla Camera, tra le liste de L'Ulivo (che univa i DS con La Margherita) nella circoscrizione Campania 2 in quarta posizione, venendo rieletto a Montecitorio. Nel corso della XV legislatura è stato componente della 13ª Commissione Agricoltura, distinguendosi nel 2006, secondo quanto rivelato da L'Espresso e stando anche a quanto riporta il suo gruppo parlamentare di appartenenza (L'Ulivo), come uno tra i più assenteisti alla Camera (il decimo sul totale) , oltre a presentare tre proposte di legge come primo firmatario: una per rendere facoltative le circoscrizioni, una relativa alle società di trasformazione urbana e una per la modifica del codice penale in materia di ingiuria a pubblici ufficiali.
.
Terzo mandato da sindaco Alle elezioni amministrative del 2006 si candida per la terza volta a primo cittadino di Salerno, sostenuto dalle liste Progressisti per Salerno e Salerno dei giovani, in contrapposizione ad Alfonso Andria, candidato sostenuto da tutti i partiti del centro-sinistra, incluso una frangia dei DS salernitani contrari alla nuova candidatura di De Luca e che facevano capo al presidente della Regione Campania Antonio Bassolino (rivale storico di De Luca con cui è stato in aperto contrasto), raccogliendo il 42,26% dei voti al primo turno e accedendo al ballottaggio con Andria (37,09%), dove viene rieletto ottenendo il 56,95% e superando Andria fermo al 43,05%.
Nel corso del suo quarto periodo come sindaco, secondo i sondaggi di Governance Poll pubblicati dal Sole 24 ore, ha mantenuto un notevole consenso tra gli elettori, attestandosi tra il 60 e il 75% e classificandosi tra i 5 sindaci di capoluogo di provincia più graditi d'Italia, , motivo per cui in un'occasione affermò «Qui mi votano anche le pietre».
Il 1º dicembre 2006 viene nominato commissario delegato per il superamento dell'emergenza derivante dagli eventi alluvionali che colpirono il territorio del comune di Salerno tra il 21 e 22 ottobre precedente, mentre il 16 gennaio 2008 viene nominato dal governo Prodi II commissario delegato per la realizzazione dell'impianto di trattamento finale dei rifiuti nel comune di Salerno.
Il 14 luglio 2009, presso il centro congressi del Polo Nautico di Salerno, un gruppetto di persone contesta alcuni delegati dei Giovani Democratici, riunitisi per eleggere quel giorno il loro segretario provinciale, inneggiando a De Luca e minacciando i delegati di aggressione fisica. L'indomani, intervistato in merito ai fatti, De Luca rifiuta di commentarli, affermando di non esserne a conoscenza. Il 16 giugno 2011 14 persone (tra le quali ultras della Salernitana, la locale squadra di calcio, e dipendenti di Salerno Pulita, una società partecipata del Comune di Salerno) vengono rinviate a giudizio per quell'episodio.
Candidatura alla presidenza della Regione Campania In vista delle elezioni regionali del 2010 viene candidato alla presidenza della Regione Campania, sostenuto da una coalizione formata da PD, Italia dei Valori (partito che inizialmente non lo appoggiava in quanto coinvolto in un procedimento giudiziario), Sinistra Ecologia Libertà - PSE, Alleanza per l'Italia, Campania Libera, Federazione dei Verdi - L'Altro Sud e Lista Bonino-Pannella.
Alla vigilia della candidatura De Luca si presenta agli elettori con la seguente dichiarazione, preannunciando di fatto di voler fare leva soprattutto sulla società civile piuttosto che sui partiti:
Il suo programma elettorale punta sul rinnovamento generazionale e sulla sburocratizzazione, parlando di una "nuova primavera" per Napoli e la Campania.
Alla tornata elettorale De Luca raccoglie il 43,03% dei voti e viene sconfitto dal candidato di centro-destra Stefano Caldoro (54,27%). Viene comunque eletto consigliere regionale della Campania, in quanto candidato secondo classificato; nella conferenza stampa post-elezioni afferma di aver ottenuto un «risultato straordinario» e di essere soddisfatto, annunciando di voler guidare l'opposizione in consiglio regionale, nonostante l'incompatibilità tra le cariche di sindaco e consigliere regionale, motivo per cui il 10 luglio 2010 rinuncia alla seconda per mantenere la prima, motivando la scelta per poter portare a termine il programma in atto nella sua città.
Quinto mandato da sindaco