La Provincia Romandiolæ (nome completo Provincia Romandiolæ et Exarchatus Ravennæ) è stata una suddivisione amministrativa dello Stato Pontificio che divenne parte dello stato a tutti gli effetti dal 1278 ed esistette come provincia unitaria fino al 1540.
Recupero papale dei diritti sulla Romagna e sul Bolognese (1248-78) Fin dal XII secolo gli imperatori svevi avevano fatto aperte promissiones alla Chiesa di Roma relative alla restituzione della Romandiola, costituita all'epoca dallExarchatus Ravennae (l'insieme della Romagna con il Bolognese e il Ferrarese). Tali promesse erano rimaste però sulla carta. Ferrara, come tutte le terre matildiche, era ormai riservata all'imperoOsservazioni sopra una lettera intitolata: “Il Dominio temporale della Sede Apostolica sopra la Città di Comacchio per lo spazio continuato di dieci secoli”, distese in una lettera ad un prelato della Corte di Roma, 1708, pp. 36-41 (versione digitalizzata).. Inoltre, le città di RomagnaCome scrisse Dante Alighieri nella Divina Commedia, le città che componevano la Romagna alle soglie del 1300 erano: Ravenna, Cervia, Rimini, Cesena, Bertinoro, Forlì, Faenza ed Imola. Cfr Inferno, Canto XXVII, 37-54. erano riluttanti a porsi volontariamente sotto il dominio papale poiché erano vincolate da giuramenti all'imperatore. L'influenza del Sacro romano impero sulle città romagnole ebbe termine nel 1248, quando Federico II di Svevia venne inaspettatamente sconfitto a Parma, perdendo il controllo delle città della pianura padana occidentale. Le città guelfe (fedeli al papa) ne approfittarono e si allearono per attaccare le città ghibelline (fedeli all'imperatore).
Lo Stato Pontificio intervenne per tentare il recupero dei propri possedimenti nella pianura padana orientale. La Santa Sede inviò nella regione Ottaviano degli Ubaldini, il quale, posto alla guida di un esercito guelfo, sconfisse i ghibellini e portò sotto il dominio della Santa Sede tutte le città della Romagna. Risultò decisivo per il successo dell'operazione l'intervento del libero comune di Bologna, che ne approfittò per assurgere nel 1250 ad una posizione di egemonia sui comuni di Romagna, che si protrasse fino agli anni settanta.
Nello stesso periodo (1250-1273) si aprì una crisi dinastica nell'impero: la carica rimase vacante per tutto questo tempo. Fu papa Gregorio X a persuadere, nel 1273, i principi elettori tedeschi a scegliere un nuovo re dei Romani. Il neoeletto, Rodolfo I, primo imperatore della casa d'Asburgo, confermò le promissiones fatte dai suoi predecessori. Nel 1275 si incontrò a Losanna con lo stesso Gregorio X. Gli accordi di Losanna sancirono la rinuncia imperiale alla sovranità su alcuni territori, compresa la Provincia Romandiolae. Gregorio X morì pochi mesi dopo; la sua azione fu portata a compimento da Niccolò III. Salito al soglio pontificio nel dicembre 1277, già nel gennaio 1278 ottenne da Rodolfo il diploma che sancì il definitivo passaggio della Romagna e del Bolognese allo Stato Pontificio; il 4 maggio successivo la Santa Sede ratificò gli accordi. I diritti maiestatici cessarono di essere divisi fra i papi e gli imperatori o i loro vicari e conti; le investiture feudali o signorili passarono interamente alla Santa Sede. Niccolò III nominò come legato pontificio per i territori suo nipote, il cardinale Latino Malabranca Orsini, ed inviò a Forlì, come vicario di questi, un altro nipote, Bertoldo Orsini, col titolo di conte di Romagna (il primo di nomina pontificia). Il 24 settembre 1278 Niccolò III istituì in ogni provincia pontificia la figura del rettore, un nobile (o ecclesiastico) con il mandato di gestire l'amministrazione civile. Il primo Rettore della Provincia Romandiolæ (con l'esclusione di Bertinoro, all'epoca autonoma) fu lo stesso Bertoldo Orsini. Il 14 febbraio 1279 gli accordi furono definitivamente confermati da Vienna.
Uno stato di ribellione intermittente (1278-1357) La pace così faticosamente raggiunta da Niccolò III durò solo un anno. La missione di Latino Malabranca riportò solamente dei successi parziali. Il cardinal legato e il rettore riuscirono a porre fine agli scontri tra le famiglie dei Lambertazzi e dei Geremei a Bologna e tra guelfi e ghibellini a Firenze (1279), ma già nel 1280 la guerra riesplose in Toscana; Forlì inoltre non voleva piegarsi al partito guelfo. In quello stesso anno il pontefice morì.
Nel 1281, Papa Martino IV, francese, nominò conte di Romagna Giovanni d'Appia, consigliere militare di re Carlo I d'Angiò. Fu incaricato di formare un esercito per riconquistare le città romagnole. Dopo aver preso facilmente Faenza, Giovanni si diresse verso Forlì e cinse d'assedio la città, assedio che si protrasse fino al 1282. I forlivesi, capitanati da Guido da Montefeltro, riuscirono a rompere la stretta e a sconfiggere Giovanni d'Appia in quella che divenne la celebre battaglia di Forlì. L'episodio stesso venne ricordato da Dante Alighieri: "la terra che fe' già la lunga prova e di Franceschi sanguinoso mucchio" (Inferno XXVI, 43-44).
Nel XIV secolo la Santa Sede subì l'influenza politica della Francia, che fece trasferire la sede del papato ad Avignone. Dalla Provenza il pontefice non fu più in grado di governare i propri sudditi: molte città tornarono ad assetti politici locali. Tra il 1319 e il 1349 giunsero nella provincia diversi cardinali, incaricati dai pontefici di ristabilire l'ordine. Essi però non riuscirono a riprendere stabilmente il controllo del territorio. Tra essi vanno segnalati i seguenti: Napoleone Orsini (1305-1314), nominato da Clemente VFu il primo legato pontificio a stabilire la propria dimora a Bologna.; Bertrando del Poggetto (1319-34), che riconquistò Bologna e altre città, ma fu sconfitto dagli Estensi nel 1333.
Tra i rettori merita di essere menzionato Roberto d'Angiò re di Sicilia (nominato nel 1310), il cui tentativo di riportare la pace, peraltro, non ebbe successo.
Nel 1336, durante il vuoto di potere causato dal trasferimento del papato ad Avignone, il rettore della Provincia, Guglielmo di Arnaldo, fece redigere un corpus normativo al fine di regolamentare tutti gli aspetti della vita civile e militare della Provincia. Al numero 124 furono fissati i Confinia provinciæ Romandiolæ et comitatum Bretinorii:
Elenco dei rettori di Romagna dal 1278 al 1383 Rettori della Provincia RomandiolæFonti: Augusto Vasina, I romagnoli fra autonomie cittadine e accentramento papale nell'età di Dante (1965); Silvio Bernicoli, Governi di Ravenna e di Romagna dalla fine del secolo XII a tutto il secolo XIX (1968). Data Rettore 1278-801281-83 Bertoldo Orsini, a ImolaGiovanni d'Appia, a Faenza 1283-1286 Guido di Montfort (temporale)Guglielmo Durante (spirituale), a Faenza 1286-88 Pietro di Stefano, a Faenza 1288-89 Ermanno Monaldeschi, a Imola 1289-90 Stefano Colonna, a Cesena 1290-94 Ildebrandino Guidi di Romena, a Imola 1294 - aprile 1295 Roberto da Cornay (Robert de Cornay, cavaliere templare), a Dovadola aprile-settembre 1295 Pietro Gerra (o Guerra) ottobre 1295 - 1296 Guglielmo Durante, a CesenaSecondo mandato. Mantiene il rettorato della Marca Anconetana. 1296 Massimo da PipernoFratello del cardinal Pietro., a Ravenna 1300-01 Matteo d'Acquasparta, Rimini/CesenaNello stesso periodo ebbe anche la carica di legato dell'Italia settentrionale. 1301-03 Carlo di Valois, a FirenzeIn sua vece governarono la provincia Giacomo Pagani, vescovo di Rieti (1301-02), e Rinaldo da Concorezzo (1302-03). 1304-06 Tebaldo (o Teobaldo) Brusati, a Ravenna 1306 Pietro Colonna, a Oriolo di FaenzaSede del castello dell'arcivescovo. 1309-10 Raimondo di Attone, a Oriolo di Faenza 1310-18 Roberto d'Angiò, a Castrocaro e NapoliGovernarono in sua vece: Niccolò Caracciolo (1310), Ghiberto da Santiglia (1311), Simone di Belloc (1313), Pietro d'Angiò (fratello del re, 1315), Diego dalla Ratta (1316), Anfuso (1317) e Alfonso (idem). 1318-20 Rainerio di Zaccaria, a Ravenna 1320-3013301331 Aimerico di ChâtelusSomma la carica di arcivescovo di Ravenna., a CesenaPassarino della TorreBertrando del Poggetto, a CesenaSomma la carica di Legato pontificio. 1335-37 Guglielmo di Arnaldo, a Faenza 1337-38 Giovanni d'Amalrico, a Meldola 1339-40 Rambaldo (o Raimboldo), vescovo d'Imola 1341-42 Filippo dell'Antella, a Faenza 1342-1347 Aimerico di Rolando (temporale)Nipote del cardinal Aimerico di Châtelus., a FaenzaStefano Beneri (spirituale) Dicembre 1347 -Maggio 1352 Astorgio di Durafort, a Faenza 1352-53 Aimerico vescovo di Bosa (vicerettore) 1/09/1353 -28/02/1357 Petrocino Casaleschi 1361 Aimerico Cavalcanti 1364-1367Lasciò la carica prima del 26 giugno 1367. Daniele del Carretto 1367-1369 Ugo di Montferrand 1372 Giovanni de Saya(vescovo di Dax) 1380-83 Galeotto Malatesta
Dalla cattività avignonese alle «Costituzioni Egidiane» Con il trasferimento della sede papale da Roma ad Avignone era mutata radicalmente l'importanza della provincia. Mentre infatti la Romandiola era concepita dalla Curia romana come il territorio più periferico dello Stato della Chiesa, per il papato avignonese essa rappresentò la regione più vicina alla sede papale. I pontefici francesi, quindi, potenziarono le relazioni con le sedi vescovili della Romandiola, privilegiando Bologna, in assoluto la città pontificia più vicina ad Avignone. Molti prelati di origine francese si insediarono nelle diocesi della provinciaAugusto Vasina, “Il papato avignonese e il governo dello Stato della Chiesa”, in Aux origines de l'État moderne. Le fonctionnement administratif de la papauté d'Avignon. Actes de la table ronde d'Avignon (23-24 janvier 1988), Rome : École Française de Rome, 1990. pp. 135-150..
Fu un papa francese, Clemente VI (1342-1352), ad avviare la campagna per il ritorno della sovranità pontificia nella provincia Romandiolæ. Allo scopo di assoggettare i Manfredi di Faenza e gli Ordelaffi di Forlì, che si erano resi quasi del tutto indipendenti, il pontefice mandò in Italia nel 1349 Ettore di Durfort, cavaliere della diocesi di Limoges e suo nipote, da lui creato in tale occasione conte di Romagna (in Italia venne conosciuto con il nome di Astorgio di Duraforte). Fu posto al comando di 400 cavalieri provenzali e, con gli aiuti dei signori lombardi, poté contare su un esercito di 1800 lance. Il suo primo obiettivo fu Faenza, ma i Manfredi formarono un esercito altrettanto forte del suo, per cui Astorgio dovette desistere. Al Duraforte rimase il puro e vano titolo di rector Romandiolae pro Ecclesia.
Nel 1353 il successore Innocenzo VI (1352-1362) nominò legato e vicario generale dei possedimenti pontifici in Italia il cardinale spagnolo Egidio Albornoz. In quattro anni l'Albornoz, abile organizzatore, riuscì a riportare sotto il potere della Chiesa tutti i territori che erano stati sottratti al suo dominio. In Romagna, l'Albornoz propose ai signori locali di assumere il titolo di "vicario apostolico". Avrebbero mantenuto la signoria sulla città, in cambio avrebbero giurato obbedienza al papa. Solo tre famiglie accettarono: gli Alidosi di Imola, i Da Polenta di Ravenna ed i Malatesta di RiminiLuigi Salvatorelli, L'Italia comunale: dal secolo XI alla metà del secolo XIV, Mondadori, 1940, pag. 662.. Tutte le altre città furono conquistate con la forza. L'ultima città a cadere fu Forlì. Per averne ragione, infatti, l'Albornoz dovette ricorrere ad una lunghissima crociata contro i forlivesi.
Al termine del suo mandato, l'Albornoz raccolse la serie di leggi e decreti che aveva prodotto, promulgando le Constitutiones Sanctæ Matris Ecclesiæ, note oggi come Costituzioni egidiane. In esse apparve anche la ripartizione dei territori dello Stato della Chiesa. Tale sistemazione rimase in vigore fino all'avvento di Napoleone (1796). Venne confermata la ripartizione dello Stato Pontificio nelle tradizionali cinque province, una delle quali fu denominata Provincia Romandiolæ et Exarchatus Ravennæ. Il territorio della provincia si estendeva dal fiume Panaro (tra Modena e Bologna) al fiume Foglia (presso l'odierna Pesaro).