L'epigrafe detta di Iulia Florentina è un'epigrafe funeraria in marmo, conservata al Museo diocesano di Catania, che costituisce il più antico documento per la conoscenza della prima comunità cristiana di Catania e, più in generale, del primo cristianesimo in Sicilia.
Il testo
Iuliae Florentinae infan[t]i dulcissimae atq(ue) in-
nocentissimae fideli factae parens conlocavit
quae pridie nonas Martias ante lucem pacana
nata, Zoilo corr(ectore) p(rovinciae), mense octavo decimo et vicesi-
ma secunda die completis fidelis facta, hora no-
ctis octava ultimum spiritum agens supervixit
horis quattuor ita ut consueta repeteret, ac de-
functa Hyble hora die[i] prima septimum kal(endas)
Octobres. Cuius occasum cum uterq(ue) parens om-
ni momento fleret, per noctem Maiestatis
vox extitit, quae defunctam lamen[t]ari prohi-
beret, cuius corpus pro foribus martXPorum cua[e] <sunt> X
loculo suo per prosbiterum humatu[m] e[st] IIII non(as) Oct(o)br(es).
'Traduzione italiana:
A Iulia Florentina, bimba dolcissima e innocen-
tissima, diventata fedele, il padre pose.
Lei, nata pagana il giorno prima delle None di marzo (= il 6 marzo), prima dell’alba,
al tempo della correctura di Zoilo, battezzata
a 18 mesi e 22 giorni, rendendo l’ultimo sospiro all’ora
ottava della notte, sopravvisse
quattro ore sì da ripetere gli atti consueti e mo-
rì ad Hybla alla prima ora del settimo giorno prima delle calende
di ottobre (= il 25 settembre). Poiché entrambi i genitori in ogni momento piangevano la sua morte, di notte si levò la voce della Maestà (divina)
che proibì di piangere la defunta,
il cui corpo fu inumato davanti alle porte che sono dei martiri di Cristo
nel suo loculo, il decimo, ad opera del presbitero, quattro giorni prima delle none di ottobre (= il 4 ottobre) Testo e traduzione a cura di C. Soraci; file multimediali disponibili alla pagina https://www.buonastrada.eu/epigrafe-di-iulia-florentina/.
La storia di Iulia Florentina
Iulia era una bimba di diciotto mesi vissuta a Hybla, l’odierna Paternò. Poco dopo aver ricevuto il battesimo, spirò ma riprese subito a vivere per altre quattro ore, al termine delle quali morì; i genitori, inconsolabili per la sua scomparsa, sentirono una voce soprannaturale («la voce della Maestà») che vietava loro di piangere ancora la figlioletta. Due eventi straordinari si erano, quindi, verificati al momento della morte di Iulia: la risurrezione dopo il battesimo, seppur temporanea Questo fenomeno non è ignoto alla scienza medica: si vd. M. Ruggieri, C. Soraci, La morte di Iulia Florentina: ipotesi mediche e diagnostiche, in E. Frasca e C. Soraci (edd.), Iulia Florentina e i martiri catanesi. Atti della Giornata interdisciplinare di studi in memoria di Monsignor Gaetano Zito (8 febbraio 2020), Acireale 2021, pp. 171-190., e l’intervento della voce divina. Forse per questo fu seppellita non nel luogo dov’era avvenuto il decesso, com’era consuetudine F. Arcaria, L’epitaffio catanese di Iulia Florentina alla luce del diritto sepolcrale e funerario romano, in E. Frasca e C. Soraci (edd.), Iulia Florentina e i martiri catanesi. Atti della Giornata interdisciplinare di studi in memoria di Monsignor Gaetano Zito (Catania, 8 febbraio 2020), Acireale 2021, pp. 131-170., ma nella città di Catania, dove giacevano le spoglie dei «martiri cristiani».
Datazione
L’epigrafe precisa che Iulia visse quando Zoilo era corrector («governatore») della provincia di Sicilia, ossia intorno al 320 d.C., al tempo dell’imperatore Costantino C. Soraci, La provincia Siciliae in età tetrarchica (284-324 d.C.). Imperatori, correctores e comunità cittadine, «Annali della facoltà di Scienze della formazione dell’Università degli studi di Catania», 14, 2015, pp. 67-96.. La lapide è eccezionale anche da questo punto di vista: gli epitafi, iscrizioni funerarie a carattere privato, non presentano normalmente nessuna indicazione temporale o, nel migliore dei casi, riportano i nomi dei consoli o degli imperatori in carica, ma non quello dei governatori o dei magistrati locali L.A. Curchin, Dating by eponymous local magistrates in the Latin West, «Epigraphica», 78, 2016, pp. 53-72..
La prima testimonianza del culto dei martiri catanesi
L’iscrizione di Iulia Florentina costituisce la prima testimonianza a noi pervenuta del culto dei martiri catanesi V.G. Rizzone, La più antica comunità cristiana di Catania attraverso i documenti epigrafici (secoli IV-V), in C. Pescio, A. Tosone (edd.), Agata santa. Storia, arte, devozione, Firenze 2008, pp. 175-186; 38. C. Soraci, La cristianizzazione di Catania e il culto dei martiri: storia e topografia, «JAT», 34, 2024, 163-192. . Tra essi vi erano anche Agata ed Euplio Ma probabilmente anche altri martiri, sconosciuti ai più: vd. V.G. Rizzone, Santi di Sicilia nelle fonti epigrafiche del primo millennio, in V. Lombino, M. Re (edd.), Ripensare la santità in Sicilia. Raccolta di studi, Roma 2022, pp. 383-403.: grazie all’iscrizione di Iulia sappiamo che il culto dei due martiri si diffuse oltre i confini della città già una settantina d’anni dopo il martirio di Agata e una ventina d’anni dopo quello di Euplio. Questa lapide conferma che l’interesse per il seppellimento dei corpi di cristiani – che potremmo definire “comuni”, sebbene proprio Iulia non fosse considerata tale da quanti la circondavano – nelle zone ritenute sacre in virtù della presenza dei martiri fu precoce anche nelle province e non solo a Roma Dove sono attestati diversi casi di cimiteri comunitari risalenti agli anni successivi alla metà del III sec. d.C., contraddistinti dalla presenza di tombe di martiri: V. Fiocchi Nicolai, Gli spazi delle sepolture cristiane tra il III e il V secolo: genesi e dinamica di una scelta insediativa, in L. Pani Ermini, P. Siniscalco (edd.), La comunità cristiana di Roma. La sua vita e la sua cultura dalle origini all’Alto Medioevo, Città del Vaticano 2000, pp. 341-362.: nel caso di Iulia tale interesse si manifestò all’epoca di Costantino e fu evidenziato dall’epigrafe di Iulia.
La tomba di Iulia
Iulia fu sepolta a Catania, in un sepolcreto ubicato all’inizio di via Androne, di fronte a via Ughetti, che costituiva parte di un complesso molto più ampio Si vd., per tutti, D. Palermo, Il cimitero scomparso. Le necropoli di Catania antica, E. Frasca e C. Soraci (edd.), Iulia Florentina e i martiri catanesi. Atti della Giornata interdisciplinare di studi in memoria di Monsignor Gaetano Zito (8 febbraio 2020), Acireale 2021, 65-74.. Il sepolcreto in cui giaceva il corpo della bimba era un edificio in pietra lavica strutturato su due livelli, al più profondo dei quali si accedeva mediante una scala: Iulia era stata seppellita nel piano inferiore e l’epigrafe venne posta sopra la tomba o a chiusura di un lato della sepoltura stessa C. Soraci, Il luogo di sepoltura di Iulia Florentina: ubicazione e caratteristiche del cimiterio, in E. Frasca e C. Soraci (edd.), Iulia Florentina e i martiri catanesi. Atti della Giornata interdisciplinare di studi in memoria di Monsignor Gaetano Zito (8 febbraio 2020), Acireale 2021, pp. 89-105.. Nello stesso sepolcreto vennero ritrovate altre iscrizioni, per lo più in frammenti K. Korhonen, Nuovi frammenti epigrafici catanesi da documenti settecenteschi poco noti, in E. Frasca e C. Soraci (edd.), Iulia Florentina e i martiri catanesi. Atti della Giornata interdisciplinare di studi in memoria di Monsignor Gaetano Zito (8 febbraio 2020), Acireale 2021, pp. 107-115., e una integra, quella di Avitianus, partita alla volta della Francia insieme a quella di Iulia e poi smarrita V.G. Rizzone, Opus Christi aedificabit. Stati e funzioni dei cristiani di Sicilia attraverso l’apporto dell’epigrafia (secoli IV-VI), Troina (EN) 2011, pp. 275-276..
Le “porte dei martiri”
La sepoltura di Iulia rappresenta un caso di sepoltura presso le spoglie dei santi. Tuttavia, il significato del termine fores in questa iscrizione non è del tutto chiaro. La maggior parte degli studiosi ritiene che con fores si intendano le porte di un martyrium, un edificio di culto dove venivano conservate le spoglie dei martiri Si vd., per tutti, G. Rizza, Un martyrium paleocristiano di Catania e il sepolcro di Iulia Florentina, in Oikoumene. Studi paleocristiani pubblicati in onore del Concilio Ecumenico Vaticano II, Catania 1964, pp. 593-612.; ma fores erano anche i sepolcri stessi G. Manganaro, Costantino e la bambina di Hybla: uno sguardo sulla Sicilia “costantiniana”, «SEIA», 19-20, 2014-15, pp. 9-30. o delle semplici aperture. Com’è stato osservato, l’espressione pro foribus martyrum potrebbe far riferimento a una parte della città antica indicata con una “formularità topografica” inequivocabile per i catanesi dell’epoca A. Tempio, La scoperta dell’epigrafe di Iulia Florentina e alcune ipotesi sui luoghi delle fores martyrum, in Tradizione, tecnologia e territorio, II, Acireale – Roma, 2014, pp. 109-142.: non un unico luogo di culto, dunque, ma un’intera area doveva essere ricompresa nelle parole pro foribus martyrum, un’area dove erano stati seppelliti i corpi dei cristiani morti come testimoni (martyres) della fede. Iulia venne inumata non proprio ad sanctos, ossia accanto ai corpi dei martiri, ma pro foribus martyrum, «davanti alle porte dei martiri», nell’area antistante ad un luogo che conteneva tali spoglie <ref> Si vd., per tutti, G. Rizza, C. Soraci, I luoghi di culto dei martiri di Catania tra storia, topografia, politica e religione (IV-VI sec. d.C.), «Gerión», 42/2, 2024, 469-494 (https://revistas.ucm.es/index.php/GERI/article/view/96292)</ref>.
Gli edifici catanesi legati al culto dei martiri
Sebbene l’epigrafe di Iulia non testimoni con certezza l’esistenza di un martyrium, la presenza a Catania di un luogo di culto dedicato alla memoria dei martiri almeno già in età costantiniana è altamente verosimile. La tradizione settecentesca, che affonda le sue radici in una storia ben più antica e che in età normanna viene sapientemente rielaborata dal punto di vista topografico e cultuale G. Zito, Note sulla storia della diocesi di Catania, in Catania. Splendore del Barocco, Catania 2004, pp. 45-60., ha portato alla costruzione di tre chiese dedicate ad Agata nella zona nord-occidentale della città, nell’area delle antiche mura cittadine: non è improbabile, come pensa anche l’illustre archeologo R.J.A. Wilson, che le spoglie mortali di Agata siano state conservate proprio là già in età paleocristiana R.J.A. Wilson, Chiese paleocristiane in Sicilia: problemi e prospettive, «Kokalos», 47-48, 2008, pp. 145-168. Wilson pensa in particolare a Sant’Agata la Vetere, C. Soraci, Zoilo, Costantino e le fores martyrum catanesi. Ancora sull’epigrafe di Iulia Florentina, «Klio», 99/1, 2017, pp. 238-259, invece, al cosiddetto “carcere” della Santa.. La localizzazione delle spoglie dei martiri nei pressi del limite settentrionale della città antica non sarebbe stata giustificata solo dalla corrispondenza (più o meno presunta) con i luoghi del martirio, ma avrebbe risposto anche ad un’altra esigenza: quella di considerare martiri e santi quali protettori della città, vere e proprie “mura di carne”, un processo che inizia appunto nel IV sec. d.C. S. Magrì, Agathae, beatae virginis et martyris. La figura e l’ideale di santità di Agata nell’eucologia eucaristica romana e nei Propri regionali siciliani, Troina (EN) 2011, pp. 47-53; M. Roch, Mura di pietra, mura di carne: vescovi e santi nella città all’inizio del Medioevo, in M. Intrieri, P. Siniscalco (edd.), La città. Frammenti di storia dall’antichità all’età contemporanea. Atti del Seminario di studi (Università della Calabria, 16-17 novembre 2011), Roma 2013, pp. 165-182; L. Spera, La “sacralizzazione” della difesa urbana: il caso delle mura aureliane, «RACr», 96, 2020, pp. 277-328..