Biografia I primi anni Nato a Borgo San Donnino (oggi Fidenza), nel 1907, appena ventunenne, sposò a Cornuda (TV) la traduttrice russa di religione ebraica Raisa Grigor'evna Ol'kenickaja, conosciuta all'Università di Padova e sua compagna di corso. Ebbe da lei tre figli: Gregorio, Giovanna ed Elisabetta Elisabetta diverrà moglie nel 1954 dello scrittore francese Roger Vailland (1907-1965). Sin dai primi anni del Novecento si mise in mostra, a livello politico, come esponente del Partito Giovanile Liberale Italiano (PGLI), una piccola formazione politica che il suo amico pavullese Giovanni Borelli aveva fondato a Firenze nel febbraio 1901.

Lasciò l'università prima di laurearsi per dedicarsi a tempo pieno all'attività giornalistica. Collaborò, da Ravenna, ai quotidiani Gazzetta di Venezia e La Libertà e alla rivista Il Regno; fu direttore della rivista letteraria Il Rinnovamento, fu redattore capo de L'Alto Adige di TrentoTeodoro Rovito, Letterati e giornalisti italiani contemporanei: dizionario bio-bibliografico, Napoli, 1922 - pag. 280; nel 1911 diresse il foglio liberale bolognese «Patria»Corrado Augias, Giornali e spie: faccendieri internazionali giornalisti corrotti e società segrete nell'Italia della Grande guerra, Milano, A. Mondadori, 1983 - pag. 143. Poco dopo la fondazione, convisse per un periodo a Bologna insieme a don Enrico Vanni e al giornalista Nello Quilici, amicizia che durò per almeno un decennio. Non mancò di frequentare la redazione del quotidiano milanese Avanti!Remigio Zizzo, Mussolini. Duce si diventa, Santarcangelo di Romagna, Gherardo Casini Editore, 2003, diretto da una figura emergente del partito socialista, Benito MussoliniMario Viana, La Monarchia e il fascismo, Roma, 1951 - pag. 599.

Tra la fine di dicembre del 1913 e l'inizio di gennaio del 1914 fu nominato direttore del Resto del Carlino con il bussetano Lino Carrara condirettore. Gli diede una linea liberale, e ne incrementò tirature e popolarità.

Il Popolo d'Italia Nell'autunno 1914, grazie alle sue conoscenze negli ambienti finanziari, fece da mediatore tra Mussolini e alcuni gruppi industriali del Nord Italia, fautori dell'entrata in guerra, procurando i primi capitali e l'appoggio necessario alle operazioni tecniche per impiantare un nuovo quotidiano, socialista ma con una linea interventista. Mussolini, infatti, aveva assunto una posizione favorevole all'ingresso dell'Italia nella prima guerra mondiale. Naldi mediò le sue relazioni con tali ambientiEnrico Veronesi, Il giovane Mussolini, 1900-1919: i finanziamenti del governo francese, l'oro inglese e russo, gli amori milanesi, Milano, BookTime, 2007 - pag. 79Claudio Mussolini, «Grande guerra, la verità su Mussolini interventista», Corriere della Sera, 2 luglio 2002, p. 35.Scrive Renzo De Felice: «Secondo Filippo Naldi, direttore del "Resto del Carlino", alle prime spese per il giornale fecero fronte alcuni industriali di orientamento più o meno interventista o, almeno, interessati ad un incremento delle forniture militari: Esterle (Edison), Bruzzone (Unione zuccheri), Agnelli (Fiat), Perrone (Ansaldo), Parodi (armatori)». Cfr. Renzo De Felice, Mussolini il rivoluzionario, Einaudi, p. 277..

Da quell'anno Naldi fu controllato dalla polizia, che stese rapporti su di lui fino al 1920Pier Mario Fasanotti, Tra il Po, il monte e la marina. I romagnoli da Artusi a Fellini, Neri Pozza, Vicenza, 2017, pp. 145-147.Le mosse di Naldi verranno controllate anche dalla polizia del regime fascista dal 1925 al 1934..

«Il Popolo d'Italia» vide la luce il 15 novembre 1914James A.Gregor, Sergio Panunzio: il sindacalismo e il fondamento razionale del fascismo, Roma, Volpe, 1978 - pag. 218; tuttavia, fin da subito, il rapporto di amicizia che si instaurò tra Mussolini e Naldi iniziò ad essere guardato con sospetto da alcuni esponenti del partito socialista (soprattutto dall'ex amanteValeria Arnaldi, SPQR - Sono pettegoli questi romani. 2000 anni di gossip nella città eterna, Roma, Ultra, 2014 - di Mussolini e dirigente socialista Angelica BalabanoffIndro Montanelli, Storia d'Italia - 11: L'Italia in camicia nera: 1919-3 settembre 1925, Milano, BUR Rizzoli, 2011); ciò nonostante, esso rappresentò l'inizio di una collaborazione davvero proficua, tanto che permise al quotidiano di raggiungere ottimi risultati di vendita. Già nei primi mesi del 1915 Mussolini prese le distanze da lui.

Gli anni romani Nella primavera del 1915Enrico Veronesi, Il giovane Mussolini, 1900-1919: i finanziamenti del governo francese, l'oro inglese e russo, gli amori milanesi, Milano, BookTime, 2007 - pag. 66 Naldi iniziò a manifestare l'intenzione di fondare un quotidiano interventista anche a Roma. L'iniziativa incontrò, però, una serie di difficoltà, che ne fecero ritardare l'uscita di oltre due anniPaolo Campioli, Filippo Naldi. Storia di un fidentino sconosciuto, 2012.Corrado Augias, Giornali e spie: faccendieri internazionali giornalisti corrotti e società segrete nell'Italia della Grande guerra, Milano, A. Mondadori, 1983 - pag. 108.

Intanto, da direttore del Resto del Carlino, nel 1917 Naldi si laureò in giurisprudenza all'Università di Bologna discutendo una tesi su La teoria delle proporzioni definite nell'economia. Nel frattempo, poiché non aveva abbandonato il progetto di fondare un quotidiano interventista a Roma, sul finire di quell'anno riuscì finalmente a dare vita a «Il Tempo», il cui primo numero uscì il 12 dicembre 1917Gabriele Turi, Giovanni Gentile: una biografia, Giunti Editore, 1995, p. 249.Domenico Giuliotti - Giovanni Papini, Carteggio vol. I, 1913-1927 (a cura di Nello Vian), Ed. di Storia e Letteratura, 1984, p. 12.. Tra il dicembre del 1917 e il 1919In realtà, come spiegano: a) Maria Malatesta in Il Resto del Carlino: potere politico ed economico a Bologna dal 1885 al 1922; b) Alfonso Botti in Mario Missiroli - Giuseppe Prezzolini - Carteggio - 1906-1974, Naldi potrebbe essersi dimesso dalla direzione del Carlino il 10 marzo 1918. Tuttavia, le numerose cronotassi dei direttori del quotidiano, presenti anche in alcuni libri ufficiali sulla storia dello stesso (uno di questi è Il Resto del Carlino 1885-1985: un giornale nella storia d'Italia di Dino Biondi, commissionatogli dal Carlino in occasione del centenario della sua fondazione), confermano che la direzione di Naldi potrebbe, anzi dovrebbe, essere durata fino al 27 aprile 1919. Generando, però, di riflesso un’incompatibilità con quanto scritto da Malatesta e Botti. A dirimere il dubbio creato dall’esistenza delle suddette cronotassi potrebbe esserci riuscito, però, Ugo Bellocchi con il suo Il Resto del Carlino - Giornale di Bologna - con numerose illustrazioni e tre facsimili - Nell’antologia: gli articoli di sessanta “firme” illustri, visto che, parlando delle dimissioni di Naldi, il giornalista reggiano non ha fatto riferimento a quelle da condirettore del quotidiano, bensì solo a quelle da direttore generale, forse degli Stabilimenti Poligrafici Riuniti. Quindi, il fatto che Dino Biondi abbia voluto far corrispondere il periodo 24 dicembre 1913-27 aprile 1919 con quello della direzione Carrara-Naldi, ed abbia voluto inserire questo dato addirittura nel suo libro succitato, potrebbe indicare che quanto scritto da Bellocchi sulle dimissioni di Naldi potrebbe riferirsi proprio a quelle da direttore generale della SPR e non a quelle da condirettore del quotidiano. Naldi mantenne la direzione di due quotidiani: «Il Resto del Carlino» (Bologna)I direttori de Il Resto del Carlino e «Il Tempo» (Roma)I direttori de Il Tempo.

Fino alla fine degli anni Dieci l'attività di Naldi si svolse prevalentemente all'interno dei giornali che dirigeva, ma, a partire dal 1919, iniziò ad essere sempre meno legata ad essi. In maggio lasciò la direzione del «Resto del Carlino» al fidato Mario MissiroliDino Biondi, Il Resto del Carlino 1885-1985: un giornale nella storia d'Italia, Bologna, Poligrafici Editoriale, 1985 - pag. 431. Nello stesso periodo effettuò numerosi interventi, anche finanziari, favore di altri soggetti giornalistici e politici. Uno di questi fu compiuto a favore di un'associazione che rappresentava i reduci combattenti della Grande Guerra, l'Associazione Arditi d'ItaliaFerdinando Cordova, Arditi e legionari dannunziani, Padova, Marsilio, 1969 - pag. 111. Nel corso dello stesso anno si recò a Zara insieme a Peppino Garibaldi, per cercare di scalzare l'autorità di Gabriele D'Annunzio nella Reggenza italiana del Carnaro, senza tuttavia riuscirviSecondo una circolare ai prefetti diramata da Francesco Saverio Nitti, avrebbe partecipato ad un movimento per la Dalmazia "promosso da agenti stranieri scopo provare gravi disordini": E. Fonzo, Storia dell'Associazione nazionalista italiana (1910-1923), ESI, 2017, p. 229.. Infine, in novembre tentò di entrare in Parlamento. Naldi si candidò alle elezioni politiche in una lista nittiana, ma non fu eletto.

Nel 1920, insieme con il Generale Peppino Garibaldi, nipote di GiuseppeFerdinando Cordova, Arditi e legionari dannunziani, Padova, Marsilio, 1969 - pag. 109, appoggiò la nascita di «Le Fiamme», un giornale degli Arditi diretto da Giuseppe Bottai, e decise di farlo stampare nella propria tipografia. Nello stesso periodo, i locali de «Il Tempo» diventarono una specie di punto di ritrovo per alcuni membri della suddetta associazione. A partire dal 1920 fu anche "consigliere delegato per la parte politica" degli «Stabilimenti Poligrafici Riuniti»Maria Malatesta, Il Resto del Carlino: potere politico ed economico a Bologna dal 1885 al 1922, Milano, Guanda, 1978 - pag. 328, la casa editrice del «Resto del Carlino».

Nel 1921 si presentò nuovamente alle elezioni politiche. Con il sostegno del liberale Giovanni Borelli, cercò di entrare in una lista dei Blocchi Nazionali (formazione che riuniva nazionalisti e liberal-conservatori voluta dall'ex Presidente del Consiglio Giovanni Giolitti)Ferdinando Cordova, Arditi e legionari dannunziani, Roma, Manifesto libri, 2007 ISBN 88-7285-500-4., ma dovette accontentarsi di una lista fiancheggiatrice. Anche in quell'occasione non riuscì ad essere eletto. Ceduto «Il Tempo» a Giovanni Agnelli, nell'autunno 1921, Naldi impiegò il denaro ricavato per acquisire la proprietà del «Resto del Carlino». Si indebitò però fortemente con le banche.

Filippelli e il caso Matteotti Nel 1922, grazie alla mediazione dell'avvocato cosentino Filippo Filippelli, cedette la sua quota del «Resto del Carlino» a Tomaso Monicelli. La riuscita dell'operazione valse a Filippelli l'assegnazione della direzione del Corriere Italiano, direzione che mantenne fino al giugno del 1924, quando venne coinvolto nel delitto di Giacomo Matteotti. Filippelli infatti noleggiò l'autovettura con cui il deputato socialista fu rapito e nella quale fu probabilmente ucciso. Dopo il delitto, la polizia risalì immediatamente all'identità del pagatore del noleggio attraverso la targa del veicoloMauro Canali, Il delitto Matteotti, Bologna, Il Mulino, 2004 - pag. 162 e così, subito dopo il riconoscimento, venne emesso un ordine di arrestoMaurizio Barozzi, Il delitto Matteotti, Roma, 2015 a suo carico, sollecitato espressamente da Mussolini; inoltre, su tutti i quotidiani italiani fu pubblicata la sua foto segnaleticaClaudio Fracassi, Matteotti e Mussolini - 1924 - Il delitto del Lungotevere, Milano, Mursia, 2004 - pag. 298. A causa di ciò, Filippelli decise di tentare la fuga all'estero.