Uomo politico di spicco del regime fascista, squadrista, è passato alla storia soprattutto per aver diretto, in qualità di commissario del Governo dell'Opera Nazionale Combattenti, la grande opera di bonifica delle Paludi Pontine.

Biografia Il padre, conte Alberto Cencelli Perti, e la madre, Vittoria Orsolini Marescotti, appartenevano entrambi a famiglie di grandi agricoltori e uomini politici.

Sia suo nonno, Giuseppe Cencelli Perti, già aiutante di campo di Massimo d'Azeglio, sia suo padre Alberto erano stati entrambi senatori del Regno (il primo dal 1879 al 1899 e il secondo dal 1909). Nel 1922 sposò Giovanna dei conti di Arrone che gli diede quattro figli: Eliana (1923-1991), Alberto (1926-1997), Maria Giacinta (1929-1940) e Stefano (1934-2020).

Il 5 settembre 1914 fu vittima di un grave incidente, in cui perse la gamba sinistra, amputata dalla ruota di un tram elettrico. Nel luglio 1921 si laureò in Giurisprudenza all'Università di Roma con una tesi di diritto costituzionale sulla legge elettorale proporzionale.

Fin da giovanissimo mostrò grande interesse per l'agricoltura, curando lo sviluppo delle aziende di famiglia a Fabrica di Roma e Magliano Sabina, dedicandosi in particolare al miglioramento delle razze bovine.

Dirigente fascista e parlamentare Il 17 ottobre 1921, a 22 anni, fu eletto consigliere provinciale dell'Umbria per Rieti nelle liste del Partito Nazionale Fascista, cui aveva aderito già nel 1919, e di cui fu il primo consigliere provinciale in Italia.

Fra il 1921 e 1922 promosse e organizzò 45 Fasci di combattimento, in Umbria e nel Lazio, esponendosi nella ignobile violenza esercitata contro i movimenti popolari, i partiti e i militanti anarchici, socialisti e comunisti. Il 28 ottobre 1922 partecipò alla Marcia su Roma, guidando l'avanguardia della Colonna Igliori-Fara.Renzo Di Mario, Il Fascismo in Sabina, Editoriale Eco, Teramo, 1993

Nel 1924 fu eletto deputato alla Camera del Regno (XXVII legislatura) per la circoscrizione Lazio-Umbria. Fu confermato nel 1929 (XXVIII) e nel 1934 (XXIX).

Durante gli anni del regime fascista ebbe molti incarichi politico-amministrativi. Tra i principali, fu presidente dellOspedale oftalmico per i poveri della Provincia di Roma (1927-1929), presidente della Federazione degli Enti autarchici della Provincia di Rieti (1927-1929), commissario governativo dellAssociazione nazionale famiglie dei caduti in guerra (1926-1934), membro del consiglio di amministrazione dell'Istituto Luce (1930-1935), commissario straordinario della Cassa di risparmio di Rieti (1936-1940), membro del Consiglio nazionale dell'educazione, delle scienze e delle arti presso il Ministero dell'educazione nazionale (1939-1943), di cui presiedette la sezione per l'istruzione media tecnica e artistica.

Anche nel settore agrario ricoprì cariche direttive o consultive: fu presidente della sezione agricolo-forestale del Consiglio provinciale dell'economia di Rieti (1927-1943), promotore e primo presidente del Consorzio d'irrigazione della media valle del Tevere (1928-1944), presidente della Cattedra ambulante di agricoltura di Rieti (1929-1937), membro della Commissione per lo studio della Carta della mezzadria italiana presso la Confederazione nazionale sindacati fascisti dell'agricoltura (1931)Per un elenco completo si faccia riferimento al volume di Francesco D'Erme, Latina secondo Cencelli, Vol. III, 1935-1963, Latina 2002, pagg. 304-315.

A Magliano Sabina è ancora vivo tra gli agricoltori il ricordo dei soprusi subiti, le bastonature e le frustate pubbliche nel latifondo o nei piani della valle del Tevere, le purghe con l'olio di ricino intorno alla fontana nell'odierna piazza Garibaldi.

Gli anni all'Opera Nazionale Combattenti e le bonifiche

Il 15 settembre 1929, alle dimissioni del Presidente uscente Angelo Manaresi, fu nominato commissario del governo per l'Opera Nazionale Combattenti. L'Opera era stata costituita nel 1917 con lo scopo di aiutare i reduci combattenti della prima guerra mondiale verso il reinserimento nel mondo del lavoro e nella società civile tramite agevolazioni per mutui creditizi, per assicurazioni, e anche nella distribuzione di terre da bonificare e da coltivare. Tuttavia fino a quel momento l'attività dell'ente era stata molto scarsa se non nulla, a causa della disorganizzazione amministrativa e della mancanza di efficienza e volontà d'azione unitariaRiccardo Mariani, Fascismo e "città nuove", Feltrinelli, 1976. La situazione dell'Opera in quel periodo era tale che divenne opinione diffusa l'imminenza della sua liquidazione.Francesco D'Erme, 1996, op.cit., a pag. 130 la riproduzione del decreto di nomina di a “Commissario Governativo per la temporanea amministrazione dell'Opera Nazionale per i Combattenti”

Sotto la guida di Valentino Orsolini Cencelli, grazie ai poteri straordinari concessigli dal Capo del Governo Benito Mussolini, l'Opera fu riportata all'efficienza amministrativa e ricondotta allo scopo per il quale era stata fondata, ovvero la valorizzazione, tramite una pratica agricola corretta, delle terre incolte e la bonifica delle vaste regioni paludose che ancora caratterizzavano il panorama agrario italiano. In tale contesto, l'ONC divenne strumento di primo piano della politica di ruralizzazione avviata dal regimePino Riva, Fascismo, politica agraria, O.N.C., nella bonificazione pontina dal 1917 al 1943, Editrice Sallustiana, 1983.

Negli anni fra il 1929 al 1935 Cencelli diresse la bonifica integraleCon l'espressione “bonifica integrale” si intende un'opera che affianchi alla bonifica idraulica una colonizzazione che radichi sul territorio bonificato una popolazione agricola stanziale che provveda a mantenere in efficienza le opere di bonifica. Cfr la voce "Pontina, Regione" nell'encoclopedia Treccani, edizione 1935, volume XXVII, a firma V.O.C. di vaste zone agricole d'Italia, dalle Puglie al Veneto, alla Toscana, per un complesso di 450.000 ettari. Nei sei anni della sua guida, l'ONC costituì 41 aziende agrarie e 35 comprensori di bonifiche sparsi in tutta la penisolaPino Riva, op.cit..

L'impresa più rilevante resta naturalmente la bonifica delle paludi pontine, sia per la grandiosità della concezioneLe Paludi Pontine erano state oggetto di numerosi tentativi falliti di bonifica già dai tempi di Giulio Cesare, per una breve storia cfr. Pino Riva, op.cit. pp. 95 e sgg., sia per la rapidità con cui venne condottaA titolo esemplificativo, la città di Sabaudia fu costruita in soli 235 giorni, come ancora ricordato in un'iscrizione sulla torre municipale.. L'opera ebbe una vasta eco sull'opinione pubblica, sia italiana che internazionaleArchivio Centrale dello Stato, Fondo Valentino Orsolini Cencelli, fasc. 105, divenendo uno dei maggiori successi politici di Mussolini, quale prova tangibile della capacità realizzatrice del regimePino Riva, op.cit. pag 107.

Ovviamente il costo di tale successo fu molto alto ed ottenuto al prezzo di grandi sofferenze da parte dei coloni, soprattutto veneti, posti di fronte ai difficili problemi di insediamento in una terra sconosciuta, all'interazione con le popolazioni preesistenti ed alla durissima gestione amministrativa da parte dell'O.N.C.Oscar Gaspari, L'Emigrazione veneta nell'Agro Pontino, Morcelliana, 1985.

L'epopea delle Paludi Pontine

Valentino Orsolini Cencelli racconta nelle sue memorie che nei giorni successivi al Natale del 1930, riordinando alcune carte di famiglia, gli venne fra le mani un atto riguardante la tenuta paterna di "Isola Bella", posta lungo la Cisterna-Nettuno al confine della palude pontina. La bonifica di quelle paludi avrebbe potuto dare lavoro a grandi masse di operai, e creare condizioni di vita stabile a qualche migliaio di famiglie. Il 27 dicembre 1930 si recò nella zona per rendersi conto personalmente della situazione. Con l'aiuto delle carte dell'Istituto Geografico Militare, che annotò all'esito del sopralluogo, elaborò un piano di colonizzazione di massima che perfezionò poi con la collaborazione di Ugo Todaro, capo del Servizio Bonifiche dell'ONCFrancesco D'Erme, 1996, op. cit. pp. 135-152 e del senatore Natale Prampolini, esperto di bonifiche.

Il progetto fu approvato da Benito Mussolini nel febbraio 1931 e nel dicembre successivo i lavori poterono iniziare sotto la sua direzione. Il 5 aprile del 1932, per la prima volta Mussolini visitò i lavori. Sul terrazzo di un vecchio edificio del Quadrato, centro logistico delle operazioni di bonifica, Orsolini Cencelli gli espose la necessità della creazione di un borgo cittadino, da erigersi a Comune, al quale avrebbe dato il nome di "Littoria". La costruzione di una città si era resa necessaria per garantire alcuni fondamentali servizi pubblici alle famiglie contadine trasferite dalle regioni settentrionali d'Italia nell'agro pontinoLatina, Storia di una città, a cura di Riccardo Mariani, Fratelli Alinari, Firenze, 1982, pag. 101Valentino Orsolini Cencelli, Padula, diario di un prigioniero politico, Mursia, 2000, pag. 160 e 177.

Il 30 giugno 1932, Valentino Orsolini Cencelli pose la prima pietra della città di Littoria.Riccardo Mariani, 1982, op.cit., pag. 132. Mussolini, probabilmente indispettito per il protagonismo del Commissario e per non aver gestito la questione della fondazione di una città in un momento di insistente politica ruralizzatrice, non partecipò alla cerimonia e ordinò ai giornali di sottacere la notizia. Nonostante il silenzio della stampa italiana, l'evento ebbe grande eco nell'opinione pubblica internazionalein Riccardo Mariani, 1982, op. cit. pag. 324, cfr. la riproduzione della nota autografa di Mussolini, tratta dall'Archivio Centrale di Stato che recita: “Ufficio Stampa – Roma. Tutta questa retorica a proposito di Littoria semplice comune e niente affatto città est in assoluto contrasto colla politica antiurbanistica del Regime stop anche la cerimonia della posa della prima pietra est una reliquia di altri tempi stop non tornare più sull'argomento. Mussolini”.

Il 18 dicembre 1932, stavolta con il consueto apparato comunicativo e propagandistico, Mussolini inaugurò Littoria annunciando la creazione di un piccolo sistema di "città nuove" in Agro pontino: Sabaudia fu inaugurata il 15 aprile 1934 da Vittorio Emanuele III, Pontinia il 28 ottobre 1935. Nel dicembre 1934 fu creata anche la nuova Provincia di Littoria. Valentino Cencelli fu anche il primo podestà di Littoria (1932-1933) e di Sabaudia (1933-1935).

Nel marzo del 1935, in modo apparentemente inaspettato, Mussolini rimosse Cencelli nominando al suo posto Araldo di Crollalanzain Riccardo Mariani, op.cit., pag. 306, la riproduzione della lettera autografa di Mussolini: ”Caro Cencelli, ritengo che sia opportuno procedere al cambio della guardia all'O. N. Combattenti, gli anni del suo Commissariato sono stati fecondi di attività e di risultati. Non solo l'Italia, ma tutto il mondo ha constatato, con ammirazione il prodigio avvenuto in quelle che furono le paludi Pontine. Molto di ciò si deve a voi, alla vostra capacità, alla vostra tenacia e alla vostra fede. Ve ne do atto con particolare compiacimento. Il vostro nome resta legato a questa grande opera del Regime. Il Camerata di Crollalanza vi sostituirà, a lui darete, alla data che stabilirà, le consegne, 24 marzo XIII, Mussolini”, fino ad allora ministro dei lavori pubblici, che tenne poi l'ONC fino alla caduta del regime. Sui motivi del "cambio della guardia", i pareri degli storici sono discordi: concorsero certamente diversi fattori tra i quali la necessità di entrare in una nuova fase, con una direzione più politica dell'ONC, vista anche la personalità "di garanzia" per gli agrari trovata in Crollalanza, ma anche l'endemica lotta intestina tra gerarchi fascisti e infine alcune lamentele verso il carattere integerrimo ma ostico del Cencelli.