Per teatro greco si intende l'arte teatrale nel periodo della Grecia classica, in particolare nell'Atene del V secolo a.C., poiché la quasi totalità delle opere teatrali oggi conosciute venne lì rappresentata. Gli ateniesi di quel periodo, per i quali le rappresentazioni erano non solo uno spettacolo, ma anche una cerimonia religiosa, conoscevano tre tipi di opere teatrali: la tragedia, la commedia e il dramma satiresco.
Le rappresentazioni teatrali avvenivano ad Atene in occasione di tre feste in onore di Dioniso (dio del teatro, nonché dell'estasi, del vino, della liberazione dei sensi, della fertilità e della follia rituale) che si tenevano nel corso dell'anno: le Grandi Dionisie, le Lenee e le Dionisie rurali. Il teatro, dato il suo vasto seguito, divenne veicolo di diffusione di idee e problematiche nella vita politica e culturale della Atene democratica.
Caratteristiche Origini Secondo la tradizione, il primo uomo di teatro sarebbe stato Tespi, un personaggio semileggendario che sarebbe giunto ad Atene dall'Icaria, verso il VI secolo a.C., portando sul suo carro i primi attrezzi di scena, arredi scenografici, costumi e maschere teatrali. Tuttavia, dal punto di vista storico, il nucleo originario attorno al quale si svilupparono la tragedia e la commedia fu il coro. Quest'ultimo trae la sua origine, verosimilmente, da canti corali che venivano eseguiti precedentemente alla nascita del teatro. Scrive Aristotele, nella sua Poetica, che la tragedia nacque dall'improvvisazione, precisamente "da coloro che intonano il ditirambo",Aristotele, Poetica, 4, 1449a. un canto corale in onore di Dioniso...
Gli studiosi hanno formulato una serie di ipotesi riguardo al modo in cui si sia compiuta, nel VI secolo a.C., l'evoluzione dal ditirambo alla tragedia. Pur con numerose incertezze e dubbi, in generale si ritiene che gradualmente il corifeo (ossia il capo del coro, che fungeva da guida per gli altri) abbia cominciato a differenziarsi dal resto del coro, distaccandosene e cominciando a dialogare con esso, diventando così un vero e proprio personaggio. Questo dialogo tra il coro e il personaggio sarebbe quindi alla base della nascita del teatro. Ecco, dunque, che, a partire da un canto epico-lirico, nacquero gradatamente i primi spettacoli teatrali (secondo il Marmor Parium, le prime rappresentazioni teatrali organizzate si ebbero ad Atene attorno al 534 a.C.).Fabrizio Festa, Silvia Mei, Sara Piagno, Ciro Polizzi, Musica: usi e costumi, Edizioni Pendragon, 2008, ISBN 88-8342-616-9. Mentre nasceva e si strutturava la tragedia vera e propria, lo spirito più popolare dei riti e delle danze dionisiache sopravvisse nel dramma satiresco.; L. E. Rossi, Il dramma satiresco attico - Forma, fortuna e funzione di un genere letterario antico, in DArch 6, 1972, pp. 248-302. Quanto alla commedia, il suo coro nacque alcuni decenni dopo la tragedia dal kòmos, il corteo associato alle falloforie (feste di fertilità che si svolgevano per la semina e il lavoro nei campi) e alle ritualità simposiache, divenendo la controparte comica del coro tragico.Aristotele, Poetica
I generi teatrali La tragedia
La tragedia greca rappresenta una vicenda, quasi sempre presa dalla mitologia, riguardante uno o più uomini o semidei. Scrive Aristotele nella Poetica che lo scopo della tragedia è suscitare negli spettatori sentimenti di pietà e paura, arrivando in questo modo alla purificazione da queste passioni.Aristotele, Poetica, 49b, 6, 24-28. Viene raccontato, per esempio, il terribile dilemma di Oreste (cui viene ordinato dal dio Apollo di uccidere la propria madre Clitennestra, colpevole di aver ucciso il proprio marito e padre di Oreste), o la vicenda delle Baccanti, o il dramma di Antigone, che decide di seppellire il proprio fratello Polinice nonostante il divieto imposto dal re di Tebe. Il pubblico già conosceva la vicenda nelle sue linee generali (essendo parte del mito), ma ciò che non poteva sapere era come la storia sarebbe stata nuovamente interpretata, raccontata e, magari, modificata dal drammaturgo..
I più importanti e riconosciuti autori di tragedie vissero tutti nel V secolo a.C.:. Eschilo (di cui ci sono rimaste sette tragedie) Sofocle (sette tragedie) Euripide (diciotto tragedie, di cui una molto probabilmente apocrifa, e un dramma satiresco)
La tragedia inizia generalmente (ma non sempre) con un prologo da parte di un personaggio, che ha la funzione di introdurre l'argomento del dramma; segue la parodo, ossia il canto con il quale entra in scena il coro. L'azione scenica vera e propria si dispiega quindi tramite gli attori attraverso tre o più episodi, intervallati dagli stasimi (intermezzi in cui il coro tramite canti e danze commenta, illustra o analizza la situazione che si sta sviluppando). L'ultima scena, il finale della vicenda, è chiamata esodo..
Non tutti gli eventi del dramma venivano rappresentati sulla scena; quelli più violenti (in particolare gli omicidi) avvenivano infatti fuori di essa. Gli spettatori prendevano coscienza dell'avvenimento tramite l'annuncio di un personaggio che aveva assistito all'evento, oppure tramite le urla provenienti da fuori scena.
Dopo il V secolo a.C., la tragedia continuò con Agatone e altri autori, ma di essi non ci sono rimaste opere.
La commedia
Secondo la testimonianza di Aristotele,Poetica, 1449b. furono i siracusani Formide ed Epicarmo i primi autori di testi teatrali comici, di conseguenza la commedia siracusana precederebbe quella attica. Anche in altre città si erano sviluppate forme di spettacolo burlesche, come le farse di Megara, composte di danze e scherzi. Tuttavia tali testi non ci sono pervenuti, rendendo quindi impossibile un giudizio su di essi.Di Epicarmo ci restano solo pochi frammenti di un mimo, opera comica..
Per quanto riguarda la commedia attica, essa si sviluppò ad Atene circa mezzo secolo dopo la tragedia e sicuramente i due generi si influenzarono a vicenda. Il genere comico (che, a differenza del tragico, utilizzava trame e personaggi non presi dal mito ma inventati dall'autore stesso) si sviluppò e modificò nel corso di alcuni secoli, tanto che i filologi della biblioteca di Alessandria suddivisero la commedia greca in tre fasi:. commedia antica, nel periodo che va dalle origini fino al IV secolo a.C.; commedia di mezzo, fino all'inizio dell'Ellenismo (323 a.C.); commedia nuova, che coincide con l'età ellenistica.
Della commedia greca ci sono giunti i testi di solo due autori:. Aristofane (appartenente alla commedia antica, di cui ci sono rimaste undici opere) Menandro (appartenente alla commedia nuova, di cui ci sono rimaste due opere sostanzialmente complete e numerosi frammenti)
La commedia antica è fortemente incentrata su Atene e sulle sue problematiche, tanto che le sue trame spesso prendono di mira i personaggi più in vista della città a quei tempi (Cleone, Socrate, Euripide), deridendoli o criticandoli. Sono inoltre presenti numerosi elementi fantastici e immaginifici. Aristofane, considerato il più grande autore della commedia antica, è anche l'unico di cui ci siano rimasti testi, nonostante anche altri autori, per esempio Cratino, fossero molto apprezzati..
La commedia di mezzo prende buona parte del IV secolo a.C., ma ci è sostanzialmente ignota, non essendo rimaste opere. I suoi maggiori esponenti furono Antifane, Anassandride e Alessi. Pare che in questo tipo di commedia le trame legate all'attualità siano andate declinando (probabilmente anche a causa del mutato periodo storico: la lunga guerra del Peloponneso si era conclusa con la sconfitta di Atene e la perdita del suo primato sulle poleis greche), sostituite da opere non più impegnate politicamente o da parodie di episodi mitologici..
L'ultima fase della commedia attica fu la commedia nuova, che coincide con l'età ellenistica. Essa completa il suo spostamento dall'analisi dei problemi pubblici all'universo dell'individuo. I personaggi riproducono dei "tipi" secondo uno schema poi divenuto classico e adottato dalla commedia latina e, più tardi, dalla commedia dell'arte e dalle opere moderne: i giovani innamorati, il vecchio scorbutico, lo schiavo astuto, il crapulone. Il maggiore esponente della commedia nuova era considerato Menandro, l'unico di cui, grazie ad alcuni ritrovamenti archeologici, possediamo alcune opere..
Il dramma satiresco
Il dramma satiresco era una rappresentazione di tipo comico, di solito messa in scena dopo le tragedie, allo scopo di risollevare l'animo degli spettatori, incupito dagli eventi tragici. Autori dei drammi satireschi erano di solito gli autori di tragedie e non di commedie, e la sua caratteristica principale era che il coro era sempre composto da satiri, creature mitologiche dal comportamento comico, in quanto caratterizzato da pavidità, smargiasseria, golosità. Per esempio, negli Spettatori o atleti ai giochi istmici di Eschilo, essi sono atleti, mentre nel Ciclope di Euripide, essi sono i servitori di Polifemo in una parodia del celebre episodio dellOdissea di Omero.
Il dramma satiresco come genere teatrale cominciò a declinare già in tempi antichi. Oggi, oltre a vari frammenti, ne conosciamo solo uno completo (Il ciclope di Euripide) e circa i tre quarti di un altro (I cercatori di tracce di Sofocle), cui manca però il finale.
Il coro
Il coro, presente in tutti e tre i generi teatrali dell'antica Grecia, rappresenta un personaggio collettivo, che partecipa alla vicenda tanto quanto gli attori stessi. Per esempio, nella tragedia Agamennone di Eschilo, esso è formato da un gruppo di anziani notabili di Argo; nelle Baccanti di Euripide esso è costituito appunto dalle sfrenate menadi, e nellElena dello stesso autore, il coro è formato da un gruppo di giovani schiave greche. In alcuni casi il coro è suddiviso in due semicori, come nella commedia Lisistrata di Aristofane.
Nel periodo ellenistico gli attori recitavano su un palco rialzato, mentre il coro stava nella sottostante orchestra, tuttavia in precedenza, al tempo dei grandi tragici (V secolo a.C.), non è noto se tale palco fosse effettivamente presente, o se attori e coro recitassero insieme nell'orchestra; gli studiosi sono divisi a tal proposito,Contrario all'esistenza del palco, vedi . Favorevole, vedi Bernhard Zimmermann, La commedia greca, Carocci, 2010, ISBN 978-88-430-5406-0. anche se sembra più probabile che attori e coro recitassero nello stesso spazio, viste le numerose occasioni in cui essi si avvicinano tra loro o escono dalle stesse uscite. Il coro entrava nell'orchestra all'inizio dello spettacolo e vi restava per tutta la durata della rappresentazione. Durante le parti riservate agli attori è probabile che il coro restasse ai margini dell'orchestra,Il coro aveva comunque la possibilità di inserirsi nei dialoghi degli attori tramite il corifeo. mentre durante la parodos (il canto di ingresso) e i cosiddetti stasimi esso eseguiva canti e danze..
Poiché rappresenta uno degli elementi fondanti del teatro, nelle opere più antiche il coro riveste un ruolo centrale, interagendo frequentemente con gli attori, come nelle tragedie di Eschilo. Col passare del tempo però esso andò sempre più defilandosi, tanto che nelle ultime tragedie di Euripide (fine del V secolo a.C., circa sessant'anni dopo Eschilo) esso è spesso del tutto avulso dall'azione, costituito da un gruppo di persone che nulla hanno a che vedere con la vicenda e si limitano a osservarla e commentarla. Il coro, com'era inizialmente inteso, alla fine scomparve completamente, sostituito da intermezzi cantati, intercambiabili tra uno spettacolo e un altro. Le opere della commedia nuova, databile alla seconda metà del IV secolo a.C., sono infatti prive di coro..
Gli attori e la maschera