Io so che un giorno (1966) è il primo LP di Ivan Della Mea, pubblicato dall'etichetta discografica I dischi del sole.

Descrizione

Secondo Anzelmo, Bellavita, Facchinotti, l'album è stato un precursore, insieme a Tutti morimmo a stento di Fabrizio De André, della tendenza importata da oltralpe di trasformare il 33 giri da mero contenitore di brani a luogo di narrazione e di contenuto, raccogliendo canzoni legate da un filo conduttore. Francesco Anzelmo, Andrea Bellavita, Lorenzo Facchinotti, Gli Anni delle Cose: Media e società italiana negli anni settanta, EDUCatt - Ente per il diritto allo studio universitario dell'Università Cattolica, 2007, p. 97

Io so che un giorno Il brano è stato scritto quando Della Mea aveva 23 anni, e venne utilizzato ancor prima della pubblicazione in alcuni spettacoli teatrali-musicali.https://www.musicaememoria.com/della_mea_io_so_cheungiorno.htm Ricordano Luciana Castellina e Massimo Serafini che il brano, in particolar modo, la strofa finale, veniva spesso cantato negli anni '60 durante i cortei per il Vietnam.Luciana Castellina, Massimo Serafini, La fabbrica del Manifesto, Manifestolibri

Secondo Alessandro Portelli, il brano è la più acuta e poetica denuncia... del nuovo mondo che avanzava, che ti comprava il cervello in cambio di una lavatrice, che trattava per matto chi cercava altre libertà... e che mascherava tutto sotto una coltre di bianco elettrodomestico e manicomiale.

Il brano venne anche proposto a Gianni Morandi da Nanni RicordiClaudio Bernieri, L'albero in piazza: storia, cronaca e leggenda delle feste dell'Unità, Mazzotta, 1977. È stato interpretato dal vivo da Paolo Ciarchihttps://ilmanifesto.it/paolo-ciarchi-e-quella-milano-sorprendente-degli-anni-60/ ed è stato inciso, con testo leggermente modificato, da Giovanna Marini nell'album Controcanale 70.

Tracce

Note

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