Le operazioni navali nei Dardanelli (1914-1915) furono una serie di azioni militari compiute nel corso della prima guerra mondiale da una flotta congiunta anglo-francese, per permettere a una forza da sbarco alleata di impossessarsi dello stretto dei Dardanelli e costringere così la Turchia ad uscire dalla Triplice alleanza.
Nella campagna vi furono delle perdite elevatissime da parte degli alleati, sia a terra che in mare. Le mine navali turche affondarono varie navi da battaglia, come la francese Bouvet e le inglesi Irresistible ed Ocean, danneggiando gravemente l'incrociatore da battaglia Inflexible e le navi francesi Suffren e Gaulois. A terra, il corpo di spedizione britannico ed australiano-neozelandese (ANZAC), subì gravissime perdite, tanto che le 5 divisioni impegnate inizialmente divennero 16 fino al forzato reimbarco.
Da parte turca lo sforzo fu grande, ma la vittoria fece emergere i militari come spina dorsale di quella che sarebbe diventata la Turchia laica del dopo Impero ottomano, con alla guida il generale Mustafa Kemal.
Antefatti Allo scoppio della prima guerra mondiale, l'Impero ottomano, era una potenza con molti interessi territoriali nella parte sud-ovest dell'Impero russo ed in Grecia, e per questo si scontrava direttamente con gli interessi della maggiore potenza navale dell'epoca, la Gran Bretagna, che al contrario aveva interesse nel mantenere il controllo navale nella regione.
La Germania si fece attenta a questi attriti, e dopo la mancata consegna di due navi da battaglia costruite dagli inglesi per la Turchia (poi incorporate nella Royal Navy come HMS Erin e HMS Agincourt), i tedeschi si offrirono di donare due navi della loro flottaL'incrociatore da battaglia Goeben e l'incrociatore leggero Breslau, ribattezzate Yavuz Sultan Selim e Midilli. all'Impero ottomano, che in cambio consentì ai tedeschi di operare nei propri porti marittimi, e concentrare i propri sforzi nel Mar Nero contro la Russia.
La chiusura dei Dardanelli Nell'ottobre 1914, in risposta ad un incidente del 27 settembre in cui una squadra navale inglese sequestrò una torpediniera turca, gli ottomani chiusero lo Stretto dei Dardanelli alla navigazione delle navi alleate.
Un mese dopo, il 28 ottobre, la flotta turca guidata dalla Goeben iniziò le sue operazioni nel Mar Nero contro la flotta russa ad Odessa e Sebastopoli, che furono bombardate; la Russia dichiarò guerra all'Impero ottomano il 2 novembre, a cui seguì la dichiarazione di guerra inglese il 6 novembre.
L'allora Primo Lord dell'Ammiragliato, Winston Churchill, già dal 1914 pianificò dei tentativi per forzare lo Stretto dei Dardanelli, per aprire un nuovo fronte che occupasse i tedeschi e i turchi, distogliendo forze tedesche dal Fronte occidentale e neutralizzare la flotta turca che impegnava seriamente i russi nel Mar Nero.
Un altro piano di attacco previsto in alternativa era un ipotetico sbarco nella regione tedesca dello Schleswig-Holstein, in modo tale da aprire la via dei rifornimenti alla Russia attraverso il Mar Baltico; ma l'attrattiva dell'attacco ai Dardanelli, anche per dare un motivo a Bulgaria e Romania di aderire all'Intesa per poi spartirsi il boccheggiante Impero ottomano, spinse verso la decisione di invadere lo Stretto.
La preparazione inglese
Churchill ebbe problemi a gestire la situazione già dal 1912 quando fu costretto a sostituire l'ammiraglio Louis Alexander Mountbatten a causa dell'atteggiamento antitedesco della popolazione inglese, che investì un ammiraglio inglese con origini e un leggero accento tedesco troppo marcato.Roy Jenkins, Churchill, pag 216, Pan Macmillan, 2001. ISBN 0-333-78290-9 Churchill lo sostituì con il settantatreenne ammiraglio John Fisher nell'ottobre 1914, ma i due entrarono subito in conflitto per i metodi di attacco nei Dardanelli e Fisher si dimise il 15 maggio 1915. Il 13 gennaio, il Consiglio di Guerra britannico approvò il piano di invasione dello Stretto e mise insieme una poderosa flotta anglo-francese, che avrebbe dovuto forzare, con il minimo appoggio della fanteria, lo stretto solo con la propria forza. Successivamente però fu deciso anche che un deciso apporto di fanteria avrebbe dovuto operare congiuntamente alle azioni navali, e vari contingenti dei Royal Marines, sostenuti da truppe australiane e neozelandesi (ANZAC) che sarebbero dovuti sbarcare in diversi punti della penisola, e quindi occupare Istanbul.
Le operazioni
L'ammiraglio Sackville Carden, che dall'inizio del conflitto comandava una divisione di incrociatori da battaglia e la relativa scorta nel Mediterraneo orientale, venne incaricato di studiare una grande operazione per forzare lo stretto che collega il Mediterraneo al Mar Nero. L'idea di costringere la Sublime porta alla resa, semplicemente con la minaccia di distruggere la capitale a cannonate, era un'idea allettante se rafforzata oltretutto dalla inconsistenza della marina avversaria. Il compito dell'ammiraglio tedesco Wilhelm Souchon di "raddrizzare" la miserevole flotta ottomana era ben difficile, e lontana dal poter pensare di contrastare, anche indirettamente, la potenza navale britannica. Infatti, la principale nave da guerra turca era l'incrociatore da battaglia tedesco Goeben, ceduto ai Turchi nel 1914 e ribattezzato Yavuz Sultan Selim, arrivato a Costantinopoli allo scoppio delle ostilità con l'incrociatore leggero Breslau, a sua volta rinominato Midilli.
Il 25 aprile, lo stesso giorno che gli Alleati sbarcarono a Gallipoli, forze navali russe arrivarono al largo del Bosforo e bombardarono i forti a guardia dello stretto. Il 2 maggio, la Yavuz fece rotta su Beikos nel Bosforo e tentò di ingaggiare combattimento con i russi, che però si riposizionarono a nord. Il 6 maggio, la Yavuz, accompagnata dalla Midilli e dalla Hamidiye uscirono dal Bosforo per condurre una ricognizione dell'area ed attaccare il traffico marittimo russo, ma non riuscirono nel loro compitopag. 231.
L'ammiraglio Carden, per conto suo, stimò fattibile l'impresa con l'impiego in forze di navi da battaglia, in grado di colpire le postazioni difensive turche (in parte antichi forti) senza il rischio di essere colpiti. Il problema maggiore era costituito dallo stretto braccio di mare (40 miglia marine circa) che introduceva al mare di Marmara; per quanto gli alleati fossero bene informati sugli sbarramenti minati posati dai turchi il rischio esisteva sempre. Ma si trattava, a giudizio del comandante britannico, di un rischio calcolato a patto di utilizzare «forze adeguate».La Gran Bretagna, che disponeva della prima flotta da guerra al mondo, aveva a disposizione un gran numero di vecchie unità destinate col tempo ad essere disarmate e ormai di seconda linea, in gran parte corazzate moderne pre-Dreadnought.L'Ammiragliato concentrò nel Mediterraneo orientale un gran numero di queste navi, giudicate più che adeguate all'operazione, e relativamente "spendibili". Su richiesta di Carden venne schierata anche, sotto mille vincoli di sicurezza, una delle più potenti unità della Royal Navy, la nuova corazzata Queen Elizabeth. A questa si aggiungeva anche l'incrociatore da battaglia Inflexible. Anche la Marine Nationale, che lasciò agli inglesi il comando delle operazioni, imitò l'esempio britannico mettendo a disposizione navi che ormai erano di seconda linea.
19 febbraio: Alle 7:30 del 19 febbraio, iniziò la Battaglia di Gallipoli, che sarebbe diventata per svariati errori tattici alleati, una lunga guerra di logoramento lunga quasi 10 mesi.Il primo colpo fu sparato da alcuni cannoni Krupp da 240 mm da una batteria turca, alle 7:58. In risposta le corazzate HMS Cornwallis e HMS Vengeance si mossero per mettere a tacere la batteria, e il primo colpo della campagna inglese nei Dardanelli fu sparato dalla Cornwallis alle 9:51.Otto navi da battaglia britanniche (oltre alla Queen Elizabeth e allInflexible le sei vecchie corazzate Albion, Vengeance, Cornwallis, Irresistible,Triumph e Agamemnon) e quattro francesi (le vecchie Suffren, Bouvet, Charlemagne e Gaulois) intrapresero senza danno un violento bombardamento "di ammorbidimento" sulle postazioni difensive turche all'imboccatura degli stretti. 25 febbraio: bombardamenti per coprire gli sbarchi di alcune compagnie, volti a eliminare i cannoni costieri. In questo frangente gli alleati constatarono l'abbandono da parte dei turchi dei forti all'imboccatura dello stretto, ormai troppo danneggiati. La reazione ottomana arrivò a colpire la corazzata Agamemnon, che tuttavia non riportò gravi danni.
La battaglia del 18 marzo
L'evento che decise la battaglia ebbe luogo la notte dell'8 marzo quando il posamine turco Nusret piazzò una linea minata presso Eren Köy Bay, una baia lungo la sponda asiatica appena dentro l'ingresso dello Stretto. La nuova linea correva parallela alla riva e si trovava di poco entro il limite dell'ampio raggio di virata necessario alle corazzate alleate per invertire la rotta, mentre il piano britannico per il 18 marzo consisteva nel mettere a tacere le difese costiere, e neutralizzare le prime cinque linee di mine durante la notte. Le navi alleate furono disposte su cinque linee: + Linea di battaglia del 18 marzosfondo grigio: Unità seriamente danneggiate, sfondo rosso Unità affondateLinea AHMS Queen ElizabethHMS AgamemnonHMS Lord NelsonHMS InflexibleLinea B (francese)GauloisCharlemagneBouvetSuffrenLinea B (britannica)HMS VengeanceHMS IrresistibleHMS AlbionHMS OceanNavi di supportoHMS MajesticHMS Prince GeorgeHMS SwiftsureHMS TriumphRiserveHMS CanopusHMS Cornwallis
Il 18 marzo scattò un'operazione in grande stile per completare il dragaggio dello stretto fino al mare di Marmara, colpendo le installazioni turche rilevate. Il comando passò da Carden, ufficialmente indisponibile per malattia, al suo secondo ammiraglio John de Robeck. La prima fase vide le navi da battaglia britanniche più moderne aprire il fuoco da grande distanza, seguite da due pre-Dreadnought e rilevate poi dai vascelli francesi. Dopo il loro intervento sarebbe stata la volta del grosso delle navi britanniche. Nella manovra di accostata la Bouvet (già colpita diverse volte dai cannoni turchi) urtò una mina presso Eren Köy Bay e si capovolse affondando in 58 secondi. Alle 4:00 anche l'incrociatore da battaglia Inflexible venne gravemente danneggiato da una mina, nello stesso punto della Bouvet, nel giro di poche ore la Irresistible affondò in seguito ai danni riportati, seguita dalla Ocean, vittima anch'essa di una mina mentre le prestava soccorso. A queste unità si doveva aggiungere anche la francese Gaulois, fatta incagliare a Tenedo per evitarne l'affondamento.
Prime considerazioni Il 18 marzo fu una vittoria significativa per la Turchia, tuttavia l'attacco navale inglese non cessò, Churchill mise in atto la sostituzione delle unità perse con quattro navi da battaglia, dato che esclusa la Inflexible le altre navi perse erano vecchie e mal equipaggiate per i moderni combattimenti navali, scelte proprio perché sacrificabili I forti turchi avevano quasi finito le munizioni, l'arrivo delle nuove navi, e dei dragamine, diedero fiducia ai comandi inglesi. Ma gli sbarramenti minati erano ancora tutti e 10 intatti, ed erano ben protetti dai cannoni sulle rive, che ancora non erano entrati in azione ed erano ancora ben forniti di munizioni, quindi del tutto operativi nella disperata difesa del Mare di Marmara.