La concattedrale di San Leopardo (localmente l Domo) è la chiesa principale di Osimo, situata sul colle più alto della città, denominato Gòmero. Di stile romanico-gotico in pietra bianca, fa parte dell'arcidiocesi di Ancona-Osimo.
Storia La concattedrale è dedicata a San Leopardo, primo vescovo della città (V secolo), da lui stesso voluta e dedicata a Santa Tecla. Si tratta di una costruzione in conci di pietra eretta nell'VIII secolo, dove un tempo sorgeva il campidoglio e il tempio pagano dedicato alle figure mitologiche greche Esculapio e Igea. Una tradizione storica, non verificabile, attesta una ricostruzione dell'edificio nel VII secolo ad opera del vescovo San Vitaliano, che la dedicò al primo vescovo San Leopardo: nulla rimane dell'edificio di quest'epoca, se non la lapide murata nella cripta dedicata a san Vitaliano. Documentato storicamente è invece l'ampliamento della chiesa (da una a tre navate) ad opera del vescovo Gentile (fine XII secolo - inizio XIII secolo), che edificò anche l'attuale presbiterio, la cripta, l'abside e il protiro. Alla fine del XIII secolo un altro vescovo, Giovanni Uguccione, modificò la struttura della chiesa introducendo elementi gotici, tra cui un'altra campata verso est. Altri interventi di ampliamento e ristrutturazione furono eseguiti nei secoli successivi, e in particolare si ricordano: le volte interne (fine XV secolo), lo scalone di accesso alla tribuna (seconda metà del XVI secolo), il nuovo pavimento e gli altari laterali nel XVII secolo, nonché l'intonacatura completa delle pareti interne. Nella metà del XVII secolo lavorò alla decorazione in stucco barocco anche il celebre Tommaso Amantini
Con la seconda metà dell'Ottocento iniziò quello che all'epoca fu chiamato “restauro della chiesa”, ma che in realtà non fece che modificare, se non distruggere, parte delle opere messe in atto nei secoli precedenti. Scomparvero così la rampa interna di accesso alla tribuna e le due rampe laterali che portavano alla cripta (in seguito ripristinate); furono edificate due nuove cappelle laterali, ma furono eliminati gli altari laterali e i medaglioni con le effigi dei vescovi diocesani che decoravano le pareti interne.
Nel 1940 la chiesa divenne monumento nazionale e nel 1955 venne riconosciuta come basilica minore. Breve apostolico Religio et ars, AAS 48 (1956), pp. 563-565.; nell'anno successivo fu tolta tutta l'intonacatura interna.
Descrizione
Esterno L'attuale facciata è stata adattata alla fine del 1500. Nel portico, a tre arcate a tutto sesto poste sopra due colonne, si trovano due portali d’ingresso di notevole importanza dal punto di vista architettonico.
Il portale di sinistra presenta una decorazione costituita da tre archi a tutto sesto. Quello più esterno è decorato da un tralcio di vite sorretto da due figure sedute a gambe incrociate. L’iconografia più ricca la si trova nell'arco mediano: vi si ammirano sei santi ed angeli orientati verso il centro dove è raffigurato l’Agnello. Dal basso a sinistra, Santa Tecla martire e San Leopardo con la pisside in mano, San Pietro con la chiave, l’Arcangelo Gabriele e due angeli con turibolo: a destra dall'alto, San Giovanni Battista con la scritta “Agnus Dei”, Giuda figlio di Giacobbe, Isacco con relative citazioni bibliche ed il vescovo Gentile. Alla base delle colonne due leoni, mentre vari elementi scultorei si trovano negli stipiti di destra e di sinistra.
A sinistra del portale principale si trova la finestra con interessante doppio archivolto, decorato a bassorilievo da foglie di acanto, qui trasferita dalla parete est quando l’orientamento della chiesa fu invertito nel 1589 dal vescovo Teodosio Fiorenzi (1588-1591).
Al centro della testata del transetto è situato il rosone che presenta tutt'intorno una corona di figure simboliche di varia grandezza raffiguranti teste umane e corpi di animali (tra cui leoni, aquile e capre).
Nel portale di destra sono presenti due lunghi serpenti con le code attorcigliate alla base e le bocche arrossate aperte che addentano un pomo in porfido, simbolo del peccato originale. A sinistra si trova il bassorilievo di Re Salomone con in mano il vaso sigillato contenenti, secondo la leggenda, i 72 demoni che lo aiutarono nel governo e nell'edificazione del tempio; a destra quello di Re Davide con il turibolo in mano nell'intento di incensare e purificare il visitatore.
Sulla parete di destra fu trasferito dal Mastro Filippo l’architrave con le dieci figure degli Apostoli; lo scultore vi aggiunse la lunetta con la Vergine e il Bambino, Santa Tecla che offre la chiesa e San Giovanni evangelista con l’aquila.
A destra della facciata principale, attraversato l’androne, si giunge al cortile interno, con l’attuale ingresso principale della concattedrale.
A sinistra della facciata principale, può essere suddivisa in tre parti: il muro di blocchi di pietra calcarea, il settore a paramento liscio con la serie di finestre che danno luce alla cripta e al transetto.
La parete nord, solo in parte visibile dalla sottostante Via Giulia, ripete lo schema architettonico della facciata sud: in alto un antico occhio corrispondente al rosone è stato sostituito da una finestra quadra tamponata alla fine del XIX secolo. Più in basso tre finestrelle danno luce alla cripta.
Interno
La chiesa, la cui pianta è a croce latina a "T", è oggi orientata da est a ovest, divisa in tre navate e con l'altare maggiore a occidente. La bussola lignea che introduce alla basilica è opera del cardinale Giovanni Soglia Ceroni, come mostra il suo stemma posto in alto. Tra le colonne è presente una serie di lampadari in ferro battuto del XX secolo. L’altare di marmo policromo fu opera del vescovo Egidio Mauri (1888-1893).
Navata laterale destra Sul fondo è posto il monumento funebre in marmo del cardinale Antonio Bichi (1656-1691), mentre nella parete destra si nota la porta tamponata che conduceva all'antica piccola sacrestia. A questa parete sono appese due delle quattro grandi tele di Gian Domenico Lombardi dell’inizio del XVIII secolo e che rappresentano rispettivamente San Benvenuto e San Leopardo. In quest’ultima, l’angelo di sinistra regge un vassoio contenente il plastico urbano di Osimo, ad evidenziare lo stretto legame del primo vescovo con la città.
Nella navata sono state costruite nel corso del XIX secolo tre cappelle:
Cappella del Crocifisso Realizzata del vescovo Seri Molini e dipinta dall’osimano Guglielmo Cappannari, in essa si trova l’antico crocifisso in legno del XIII secolo che, secondo la tradizione locale, con 120 testimonianze scritte, il 2 luglio 1796 aprì gli occhi e mosse le labbra. Il Cristo, realizzato in legno, si presenta in atteggiamento regale mentre la postura dei piedi è di stile arcaico.
Cappella della Madonna del Rosario Le pareti sono decorate da due grandi tele di Virginio Monti, Annunciazione e Proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione (1854). La statua lignea della Madonna, del XVII secolo, fu trasferita qui in seguito alla demolizione della chiesa di Santa Maria della Piazza. Di notevole importanza è anche il coro ligneo del cardinale Giovanni Soglia Ceroni.
Cappella del Sacramento L’altare e il baldacchino in marmo sono opera dell’architetto osimano Costantino Costantini; sul fondo, la tela che rappresenta Cristo in trono; ai lati le due tele di Virginio Monti che rappresentano i santi Gregorio Magno e Giovanni Crisostomo.
Navata laterale sinistra Proseguendo verso l’altare maggiore nella stessa parete si apre la porta che immette nell'attuale grande sacrestia, costruita dal cardinale Gallo (1591-1620) e dai vescovi Seri Molini (1871-1888) e Monalduzio Leopardi (1926-1944); l’architrave della porta è impreziosito da sculture dei primi secoli del secondo millennio.
Attraversando la chiesa, alla base della grande scalinata, si giunge all'altra navata orientata a sud dove si notano tre lapidi: la prima, all'inizio della scalinata che scende in cripta, fa memoria della concessione del titolo di basilica all'ex cattedrale (1955); la seconda, situata nel pilastro, contiene il testo dell’indulgenza a chi prega in chiesa, concessa da Paolo V nel 1609 mentre la terza, la più antica, ricorda l’opera dei due vescovi Antonio e Giovan Battista Sinibaldi (1498-1547).
Dopo la porta di ingresso laterale, un resto di affresco rappresenta una santa martire che ci fa intuire la ricchezza perduta della decorazione delle pareti. Più avanti sono esposte le altre due tele di Gian Domenico Lombardi rappresentanti il vescovo San Vitaliano (VIII secolo) e San Silvestro (XII-XIII secolo).
Anche in questa navata si aprono due cappelle:
Cappella di San Giuseppe Risalente alla fine del XIX secolo, è ricca di opere varie: paliotto, statue di gesso, marmi. La pala d’altare ad olio rappresenta il transito di San Giuseppe ed è attribuita da alcuni studiosi a Virginio Monti.
Cappella della Sacra Spina Così chiamata per la reliquia (attualmente conservata nel museo) che il cardinale Gallo ebbe in dono alla fine del XVI secolo dai visconti di Milano. La tela d’altare di Francesco Albani rappresenta Santa Tecla e Sant’Agnese ed è dono del cardinale Girolamo Verospi (1644-1652) mentre sulla sinistra quella dell’Ecce Homo di Guido Reni, di inizio XVII secolo.
Proseguendo, si trova l’ingresso al campanile, opera medievale terminata dal cardinale Gallo. In fondo alla parete è appesa una bandiera saracena, sottratta ad una nave corsara durante un combattimento nel 1723 con una flotta pontificia comandata dall’osimano Francesco Guarnieri, poi donata alla cattedrale nel 1763.
Altare maggiore
Vi si accede dalla chiesa attraverso tre scalinate, una grande al centro e due piccole laterali. Saliti al presbiterio, di grande impatto è il pavimento a mosaico cosmatesco che gli studiosi datano al XIII secolo: ripropone il tema dell'acqua battesimale ai piedi dell'altare maggiore, questo più volte rimaneggiato sino alla forma attuale del 1893. Notevoli sono i banconi del coro e il mobile della parete nord, opera del primo settecento come si evince dallo stemma del cardinale Orazio Filippo Spada (1714-1724) situato nella parete sud mentre a nord è presente lo stemma ligneo del cardinale Agostino Galamini. L’organo attuale fu commissionato dall'ultimo vescovo residente Domenico Brizi nel 1955. La cattedra, elemento liturgico tipico delle chiese cattedrali, ha subito mutamenti vari di collocazione e di materiale usato: il Museo Diocesano ne conserva una interessante scultura medievale, ritenuta schienale di cattedra; la pianta del vescovo Bichi ritrovata a Jesi nel 2001 la colloca in posizione arretrata e addossata alla parete di sinistra.
Per l'altare maggiore la Confraternita del SS.Sacramento, nel 1547, al tempo del Cardinale Giovan Battista Sinibaldi, commissionò un polittico con episodi della Vita di Cristo, composto di quattordici tavole più quattro dipinti nelle facce del tabernacolo che fa parte del polittico. Il Cardinale Giacomo Lanfredini (1734-1740) lo fece portare nella sala capitolare, sostituendolo con l’affresco di Giovanni Andrea Lazzarini dipinto nell’abside nel 1767 con il Martirio dei Santi osimani, anch'esso non più esistente.Agnese Vastano, Battista Franco detto il Semolei, Vocazione di San Pietro, Vocazione di San Paolo, in Simone De Magistris. Un pittore visionario tra Lotto e El Greco, catalogo della mostra a cura di Vittorio Sgarbi, Venezia, 2007, pagg. 192 - 193.
Cripta Dal piano della chiesa partono due scalinate laterali che scendono alla cripta, create dell’architetto scultore Mastro Filippo verso la fine del 1191. È composta da colonne posizionate in ordine crescente di altezza partendo da sud, tre navate, otto campate e sedici colonne con capitelli, l’abside centrale di forma rotonda e piccole finestre medievali.
Altare centrale