Il fascismo è un'ideologia e un movimento politico di estrema destra, autoritario e ultranazionalista fondato in Italia da Benito Mussolini, che ha raggiunto notorietà in Europa all'inizio del XX secolo ispirando altri movimenti come il nazismo di Adolf Hitler e il franchismo di Francisco Franco.

Esso è a grandi linee caratterizzato da figure dittatoriali, autocrazia centralizzata, militarismo, soppressione forzata dell'opposizione, fede in una gerarchia sociale naturale, subordinazione degli interessi individuali all'interesse percepito della nazione (o della razza) e forte regimentazione della società e dell'economia. Di conseguenza, è contrario ai principi della democrazia, al pluralismo, al liberalismo, al comunismo e al socialismo marxista.

I primi movimenti fascisti emersero in Italia nell'intervallo tra le due guerre mondiali, prima di diffondersi in altri paesi europei e del mondo, in particolare in Germania. Nato nel contesto di movimenti estremisti di massa sorti dalla crisi economica e politica dello Stato liberale, si caratterizzò fin dall'inizio per il ricorso alla violenza come metodo di lotta politica (squadrismo), per l'ostilità alla democrazia e alle sue istituzioni, per l'avversione al bolscevismo e la promozione delle spinte irredentiste ed espansioniste frustrate dall'esito della prima guerra mondiale, secondo l'idea della vittoria mutilata.

L'ideologia fascista, di cui Gentile e Mussolini elaborarono una sintesi dottrinaria nel 1932, non fu precostituita al movimento che, nelle parole di Mussolini stesso, fu improntato piuttosto a pragmatismo («Il fascismo non fu tenuto a balia da una dottrina elaborata in precedenza, a tavolino: nacque da un bisogno di azione e fu azione»). Il fascismo e la relativa dottrina sono complessi e oggetto di diverse interpretazioni, fermo restando il carattere antidemocratico, totalitario e violento del fascismo come movimento e regime.

I fascisti consideravano la prima guerra mondiale una rivoluzione che portò a enormi cambiamenti nella natura della guerra, della società, dello Stato e della tecnologia. L'avvento della guerra totale e la mobilitazione di massa della società cancellarono la distinzione tra civili e combattenti. Nacque una cittadinanza militare, in cui tutti i cittadini erano coinvolti in qualche modo nell'esercito. La guerra portò all'ascesa di uno Stato potente, in grado di mobilitare milioni di persone per servire in prima linea, di fornire la logistica per supportarle e di avere un'autorità senza precedenti per intervenire nella vita dei cittadini.

Dalla fine della seconda guerra mondiale nel 1945, il fascismo è stato ampiamente disonorato e pochi partiti si sono apertamente definiti fascisti. Il termine è spesso usato in senso dispregiativo dagli oppositori politici. Le descrizioni di neofascista o postfascista sono talvolta applicate a partiti contemporanei con ideologie simili o radicate nei movimenti fascisti del XX secolo.

Etimologia

Il fascismo prende il nome dai Fasci di combattimento fondati da Mussolini nel 1919,"Dizionario della lingua italiana Treccani, voce "Fascismo", vol. D-L pag. 393. - "A più riprese nel corso della guerra e dopo l'armistizio si erano formati nel parlamento e nel paese dei Fasci, per la resistenza, per la vittoria, per la difesa dal nemico, e simili. S'intitolavano Fasci a significare ch'erano unioni contingenti e provvisorie di elementi vari, concordi in un obbiettivo comune (...) Dopo Caporetto il loro programma e la loro missione fu salvare l'Italia dal cosiddetto "disfattismo". cfr. Giovanni Zibordi, "Critica socialista del fascismo" in Il Fascismo e i partiti politici, a cura di Renzo de Felice, Cappelli che fanno a loro volta riferimento al fascio (in latino fascis) recato dagli antichi littori come simbolo del potere legittimo, e poi adottato da movimenti popolari e rivoluzionari come simbolo di unione dei cittadini, tanto da essere ancora incluso nei simboli e nelle panoplie di molti paesi ed entità subnazionali.

L'ascia legata al fascio simboleggiava lo ius vitae necisque, esercitato dalle massime magistrature romane; le verghe, usate materialmente dai littori per infliggere la pena della verberatio, l'ordinaria potestà sanzionatoria.

Il richiamo ai fasci è un esempio del fascino che il mito di Roma esercitava sul fascismo, che tentò una restaurazione dei fasti imperiali romani e giustificò la sua politica espansionistica come missione civilizzatrice del popolo italiano, erede di Roma antica.

Storia Storia del fascismo in Italia

La crisi economica del primo dopoguerra, la disoccupazione e l'inflazione crescenti, la smobilitazione dell'esercito che restituì alla vita civile milioni di persone, i conflitti sociali e gli scioperi nelle fabbriche del nord, l'avanzata del partito socialista divenuto il primo partito alle elezioni del 1919, crearono negli anni 1919-1922 le condizioni per un grave indebolimento delle strutture statali e per un crescente timore da parte dei ceti agrari e industriali di una rivoluzione comunista in Italia sul modello della Rivoluzione d'ottobre del 1917. Il periodo tra le due guerre mondiali fu caratterizzato da forti tensioni sociali, soprattutto riguardo al reinserimento dei reduci della prima guerra mondiale e in particolare nel cosiddetto biennio rosso, che in Italia fu caratterizzato da una serie di lotte operaie e contadine che ebbero il loro culmine e la loro conclusione con l'occupazione delle fabbriche, soprattutto nel centro-nord del Paese.

Benito Mussolini, già persona di spicco del Partito Socialista (dal quale fu però espulso nel 1914https://www.fattiperlastoria.it/mussolini-interventista-espulsione-psi/) in quanto direttore de L'Avanti (dal dicembre 1912 all'ottobre 1914), convertito alle idee del nazionalismo, riuscì a fondere idee, aspirazioni, frustrazioni dei reduci della Grande Guerra, in un movimento politico che all'inizio ebbe una chiara ispirazione socialista e rivoluzionaria, e che subito si contraddistinse per la violenza dei metodi impiegati contro gli oppositori. Il 23 marzo 1919 a Milano si radunarono circa trecento persone, soprattutto socialisti, sindacalisti, anarchici, ex-combattenti e in particolare arditi, intellettuali futuristi, che fondarono i Fasci italiani di combattimento. L'intento era essenzialmente volto alla valorizzazione della vittoria sull'Austria-Ungheria e alla rivendicazione dei diritti degli ex-combattenti. Il primo fascismo contrapponeva i reduci, inviati al fronte, agli industriali che si erano arricchiti con l'industria bellica (definiti "pescecani"). Dopo il primo congresso nazionale nel 1919, si presentarono alle elezioni politiche, ma senza ottenere alcun seggio. Nelle successive elezioni del 1921 vennero invece eletti 35 deputati.

Le violenze durante il periodo del biennio rosso perpetrate da arditi, futuristi e fascisti in un'offensiva contro sindacati e partiti d'ispirazione socialista causarono numerose vittime (circa tremila nel solo biennio 1921-22, secondo le stime di Gaetano Salvemini) in particolare trecento morti fra i fascisti e quattrocento fra i socialisti nella sostanziale indifferenza delle forze di polizia; la violenza crebbe considerevolmente negli anni 1920-22 fino alla marcia su Roma nel 1922. Sempre Salvemini sostenne che i tumulti e i propositi di "fare come in Russia" da parte dei socialisti massimalisti crearono una situazione di tensione:

Di fronte all'incalzare dello squadrismo fascista e dopo la marcia su Roma, il re Vittorio Emanuele III, preferendo evitare ulteriore spargimento di sangue e probabilmente meditando di poter sfruttare e controllare gli eventi, ignorò i suggerimenti di Luigi Facta, Presidente del Consiglio dei ministri in carica, che gli aveva chiesto di firmare il decreto che proclamasse lo stato d'assedio, e decise invece di conferire l'incarico di primo ministro a Mussolini stesso che guidò così un governo di coalizione composto da nazionalisti, liberali e popolari. Dopo il delitto Matteotti, il regime assunse connotazioni dittatoriali e si attuò la progressiva identificazione del partito con lo Stato; l'azione di governo favorì i ceti industriali e agrari con privatizzazioni, liberalizzazione degli affitti, smantellamento dei sindacati. Grazie poi alla legge Acerbo, una legge elettorale proporzionale con un grande premio di maggioranza, alle elezioni del 1924 il "listone fascista" ottenne uno straordinario successo, favorito da ingenti brogli, violenze, intimidazioni e rappresaglie contro gli oppositori.L'assassinio del deputato socialista Giacomo Matteotti, che aveva denunciato in parlamento i brogli e chiesto l'annullamento delle elezioni, sembrò aprire la possibilità di una crisi del governo in quanto si diffuse la convinzione che i mandanti fossero ai vertici dell'esecutivo; l'episodio dimostrava che la "normalizzazione" dello squadrismo annunciata da Mussolini non era riuscita e che un'opposizione legale non era possibile. I partiti d'opposizione reagirono abbandonando il Parlamento, sperando che il Re intervenisse, ma questi, intravedendo una sovranità monarchica liberata dal contrappeso parlamentare, si astenne da ogni iniziativa. Successivamente il discorso di Benito Mussolini del 3 gennaio 1925, con il quale si assunse la responsabilità politica del delitto Matteotti e delle altre violenze squadriste, di fatto proclamò la dittatura, sopprimendo ogni residua libertà politica e di espressione e completando l'identificazione assoluta del Partito Nazionale Fascista con lo Stato. Seguì quindi la costituzionalizzazione del Gran Consiglio del Fascismo, nel 1928.R. De Felice, Mussolini il Fascista, tomo II, cit. p. 304 Pur assumendo alcune caratteristiche proprie dei regimi dittatoriali, il Fascismo si mantenne formalmente subordinato alla monarchia sabauda e fedele allo Statuto del Regno. Dal 1925 fino alla metà degli anni Trenta il fascismo conobbe solo un'opposizione sotterranea e di carattere cospirativo, guidata da esponenti anarchici, comunisti, socialisti, demo-liberali, liberali, socialisti liberali, molti dei quali pagarono la loro opposizione al regime con la vita, l'esilio, la prigionia o il confino.

Dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale, Mussolini rimase in attesa degli eventi e inizialmente dichiarò l'Italia non belligerante. Quando, impressionato dalle facili e rapide vittorie della Germania e dall'imminente crollo della Francia, si convinse della vittoria dell'Asse, annunciò in un discorso a Roma il 10 giugno del 1940 l'entrata in guerra dell'Italia contro la Francia e l'Inghilterra, dando nel contempo ordine ai comandi di mantenere un contegno difensivo verso la Francia.Dalla guerra alla pace: Italia-Francia: 1940-1947 di Enrica Costa Bona, Editore Franco Angeli Storia 1995, pag. 46 L'impreparazione dell'esercito e l'incapacità dei comandanti condussero a terribili sconfitte su tutti i fronti, come nella campagna di Grecia nel 1940 e alla rapida perdita dell'Africa Orientale Italiana (1941). Dopo una serie di alterne vicende nel tardo 1941 e nel 1942, la ritirata di Russia, nonché le sconfitte in Libia e Tunisia (1943), provocarono uno scollamento fra regime e popolo e il collasso degli apparati militari che aprì le porte all'invasione della Sicilia.