Il teatro Garibaldi si trova a Piazza Armerina, in provincia di Enna. Il teatro fu edificato ad est, a ridosso del muro di cinta trecentesco, di fronte alla chiesa di Santo Stefano. Secondo la descrizione del Pastorelli, progettista nel 1902 dell'attuale prospetto, la facciata è in stile rinascimento, due corpi in avanti con pilastri binati con capitelli a due ordini sovrapposti, con riquadri in marmo a pianterreno per la pubblicità degli spettacoli e due finestre bifore al primo piano. Il rimanente in fondo, che corrisponde al vestibolo, è stato decorato con bugne a pianterreno e colonnine incassate per le finestre del foyer, le quali sono munite di parapetti con balaustre di pietra pece bianca; quattro medaglioni disposti al primo piano contengono al centro, le figure di Giuseppe Verdi e Vincenzo Bellini e lateralmente quelle di Vittorio Alfieri e Carlo Goldoni. Un gruppo decorativo realizzato dallo scultore decoratore Pasquale Massa di Barrafranca, completa il finimento del prospetto.

Il teatro con un'agibilità di 320 posti, ha un sistema teatrale così costituito: palcoscenico, boccascena, sala a ferro di cavallo con tre ordini di palchi e loggione. Oggi esso presenta in sostanza la stessa struttura di inizio secolo, tranne per le modifiche che hanno riguardato le attrezzature al servizio del palcoscenico, come i camerini (ricavati nelle abitazioni addossate al teatro posteriormente), i servizi igienici e l'adeguamento alle nuove norme di sicurezza. Le strutture in legno dei palchi sono state sostituite da altre in acciaio, ma le decorazioni dei parapetti e dei controsoffitti in legno, sono ancora quelle originali. E attualmente ospita rassegne teatrali, di musica jazz e classica, iniziative culturali e anche proiezioni cinematografiche.

Storia La data di nascita del Teatro comunale di Piazza Armerina è l’8 novembre 1700, giorno in cui il Giudice del Real Patrimonio Giuseppe Barraja autorizzava i capifamiglia di quattordici tra i casati nobili più importanti della città a costruire un teatro su suolo demaniale, addossato al muro di cinta costruito a metà del XIV sec.. Il sito era individuato «fuori la porta di San Giovanni», la porta urbica che metteva in connessione la strada più importante intra muros, chiamata "via del Principe" con quella che metteva in collegamento Palermo con Siracusa, poche decine di metri più a est. Il nuovo edificio sarebbe stato «un teatro d’opere e comedie in musica» e fu denominato Teatro Santa Maria. La platea era costituita da dodici file di quindici panche e c'erano tre ordini di quattordici palchi una “balconata". In un atto del 1730, conservato, come il precedente, presso l'archivio di Stato di Enna, i discendenti di quei 14 fondatori confermano l'impegno assunto dagli avi e, dal momento che gli interni dell'edificio sono ancora incompleti, assumono l'onere del completamento. In quell'atto si stabilisce anche che in platea potranno prendere posto, unici civili degni di stare accanto alla nobiltà, sacerdoti e «professori decorati» e che nella balconatai nobili potranno ospitare la loro servitù. Un aspetto assai moderno è che i titolari dei palchi potranno venderli ad altri nobili, destinando la somma alle manutenzioni e, addirittura, che il teatro infatti potrà essere utilizzato per «commedie con appalto» o essere affittato a un prezzo che viene fissato nell'atto. questo ne fa il terzo teatro pubblico nella storia della Sicilia, dopo Palermo e Messina che lo avevano fin dal XVI sec., mentra Catania lo avrebbe avuto solo nel XIX sec. La presenza del teatro fu importante anche per la scelta della città di Piazza quale sede di Diocesi. Padre Egidio Franchino cita la relazione di due periti inviati dal Vescovo di Siracusa nel 1814 per verificare se Piazza Armerina fosse idonea ad accogliere la nuova diocesi; è in questa relazione che si parla di un teatro pubblico detto Santa Maria capace di accogliere numerosa gente sia in platea che nei suoi palchi a quattro ordini. La descrizione corrisponde a quella contenuta nell'atto di fondazione, ma Franchino indica come data di costruzione il 1820, anno in cui furono importanti lavori di ristrutturazione con i quali la "balconata" era stata suddivisa in palchi, per l'evidente domanda da parte dell'élite cittadina. Tra il 1844 e il 1847, altri importanti lavori furono realizzati dal sottointendente Tommaso Amato Barcellona che fece riformare l'organizzazione dei palchi, riducendo gli ordini a tre e facendo nuovamente realizzare la galleria. Si tratto di un intervento finanziato da fondi pubblici che sanciscono il passaggio alla propeità pubblica della struttura. Nel 1852 il muro di cinta medievale della città crollò travolgendo il portico della vecchia facciata del teatro. Non si hanno notizie di ridisegni della facciata, da ciò si deduce che questa rimase mutilata del portico fino agli inizi del ventesimo secolo, come dimostrano alcune fotografie del 1903 . Nel 1902 il geometra Giacomo Pastorelli ebbe l'incarico di realizzare il nuovo prospetto del teatro; prospetto che venne spostato in avanti di m. 6,20 rispetto al preesistente tanto da poterne ricavare un vestibolo d'ingresso, la biglietteria, la stanza del custode ed il caffè. Al piano superiore viene ricavato il ridotto. I lavori vennero terminati nel 1905. Il prospetto ricorda moltissimo quello neorinascimentale che Giuseppe Di Bartolo Morselli aveva progettato per il teatro di S. Cecilia a Palermo nel 1854, al punto da indurre alcuni studiosi in errore, attribuendo l’opera all’architetto palermitano e datandola una cinquantina d’anni più indietro rispetto alla reale data di realizzazione. Le decorazioni scultoree furono realizzate da Pasquale Massa aiutato dallo scultore riesino di origini piazzesi Filippo Scroppo. La volta della platea e i parapetti dei palchetti furono dipinti da Pasquale Sozzi, alcune figure accanto al proscenio e il sipario dal pittore piazzese Giuseppe Paladino. Nel 1917 il teatro rassunse l'attuale configurazione. Dopo un lungo periodo di chiusura detemrinata da un'ordinnza del Genio Civile nel 1970, a causa delle cattive condizioni del tetto e i lavori di restauro progettai e diretti dall'architetto Federico Mazza, in una prima fase, e dall’architetto Francesco La Morella a partire dal 1986, ebbe una agibilità parziale nel 1993, poi subì una nuova chiusura perché non adeguato alle nuove normative di sicurezza. Il teatro è stato definitivamente dichiarato agibile con atto dell’18 marzo 2009. Da allora è rimnasto aperto ininterrottamente ospitando proiezioni cinematrografiche, stagioni teatrali e rassegne musicali Bibliografia Egidio Franchino, La Diocesi di Piazza Armerina: le ragioni storiche della sua erezione, Stab. Tip. Stefano Bologna, Piazza Armerina, 1929 Fausto Carmelo Nigrelli, La borghesia siciliana dell'800 e il teatro. Il teatro comunale di Piazza Armerina, in "Civiltà mediterranea, rivista di cultura e documentazione", Nov./Dic. 1989, A XII, n.s. 15, Ila Palma, Palermo. Fausto Carmelo Nigrelli, Lo spazio perduto. Trasformazioni urbane a Piazza nell’800, Franco Angeli, Milano, 2019, ISBN 9788891781741 Alceste Roccella, Chiese, conventi ed istituti di filantropia a Piazza, Fondazione Prospero Intorcetta Cultura Aperta, 2025. Prima edizione a stampa a cura di Salvatore Lo Re e Gaetano Masuzzo del manoscritto conservato presso la Biblioteca comunale "Alceste e Remisio Roccella" di Piazza Armerina

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