Biografia Detto anche Eschine di Sfetto dal nome del demo di Atene al quale apparteneva, Eschine fu uno dei più devoti allievi di Socrate e fu presente alla condanna e alla morte del maestro. Dopo essere vissuto in povertà, si rifugiò alla corte di Siracusa, non sappiamo se all'epoca di Dionisio I o a quella di Dionisio II. Certamente tornò ad Atene dopo l'espulsione, nel 356 a.C., del secondo sovrano.Suda, ai 346. Eschine non fondò scuole filosofiche, ma si dice che sia stato maestro di Senocrate, tra l'altro insegnando oratoria e scrivendo orazioni giudiziarie, anche se è ricordato soprattutto per i suoi dialoghi socratici. Secondo Diogene Laerzio,Diogene Laerzio, III 36. anche Platone sarebbe stato geloso di Eschine:

Opere Tra i dialoghi attribuiti ad Eschine, sette sono considerati genuiniːDiogene Laerzio, III 61. Milziade, Callia, Assioco (da non confondere con l'omonimo dialogo pseudoplatonico)Fu tradotto come dialogo di Eschine dallo scrittore triestino Demetrio Livaditi: , Aspasia, Alcibiade, Telauge, Rinone. Ne restano numerosi frammenti, per più di quattromila parole complessive, soprattutto dai dialoghi Alcibiade e Aspasia.I frammenti di tutti i dialoghi sono in: H. Krauss, Aeschinis Socratici reliquiae, Leipzig, B.G. Teubner, 1911; G. Giannantoni, Socratis et Socraticorum reliquiae, Napoli, Bibliopolis, 1990, vol. II, pp. 593 ss. Elio Aristide cita lunghi brani dal dialogo Alcibiade,In difesa dei quattro, par. 348-349, 575-577 Dindorf; Sulla retorica, par. 61-64, 74 Dindorf. cui si è aggiunto, all'inizio del Novecento, un ampio frammento papiraceo.P. Oxy. 1608. Da questi brani emerge come Socrate conversa con un giovane, ambizioso Alcibiade su Temistocle e sostiene che Alcibiade è impreparato a una carriera politica poiché non è capace di prendersi cura di se stesso, non conoscendo le cose importanti della vita. Socrate sembra sostenere la tesi secondo cui il successo è direttamente proporzionale alla conoscenza (anche se la conoscenza non può essere sufficiente per la completa riuscita), più che essere dipendenti solo dalla fortuna o da una dispensa divina; inoltre si sostiene che è solo attraverso l'amore che Alcibiade può migliorare.G. Giannantoni, L'Alcibiade di Eschine e la letteratura socratica su Alcibiade, in Id. (a cura di), Lezioni Socratiche, Napoli 1997, pp. 349–373. Le nostre principali fonti per il dialogo Aspasia, invece, sono Ateneo,XIII, 611-612. Plutarco Pericle, 24, 5. e Cicerone,^ Cicerone, De Inventione, I 31, 51-52. dai quali ricostruiamo le linee portanti dell'opera con una certa chiarezza.Cfr. H. Dittmar, De Aspasia Aeschinis Socratici dialogo: Quaestionum Aeschinearum specimen, Gottingae 1911. Nel dialogo, Socrate consiglia a Callia di mandare suo figlio Ipponico da Aspasia per imparare la politica. Nel dialogo, Socrate sostiene, tra le altre cose, che le donne sono in grado di esercitare esattamente le stesse virtù, militari e politiche, degli uomini, cosa che Socrate dimostra facendo riferimento all'esempio di Aspasia stessa (che notoriamente consigliava Pericle), Targelie di Mileto (una cortigiana che avrebbe convinto molti greci ad allearsi con Serse, che a sua volta avrebbe messo Targelie a governare parte della Tessaglia), e la leggendaria guerriera persiana Rodogune.Teoria, questa, altresì reperibile nel Menone e nella Repubblica, sicché si conferma come genuinamente socratica.

Note

Bibliografia Fonti primarie Diogene Laerzio, Vite dei filosofi, II, 60-64; III, 36. Edizioni critiche H. Krauss, Aeschinis Socratici reliquiae, Leipzig, B.G. Teubner, 1911. G. Giannantoni, Socratis et Socraticorum reliquiae, Napoli, Bibliopolis, 1990, vol. II, pp. 593 ss. Studi H. Dittmar, Aischines von Sphettos. Studien zur Literaturgeschichte der Sokratiker [Philologische Untersuchungen vol. 21], Berlin 1912, pp. 266–281, 283-296. L. Rossetti, Corpus dei papiri filosofici greci e latini, vol. 1.1, Autori noti, Firenze 1989, pp. 123–128, 135-136, 140-142.

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