Membro di Casa Savoia (era diretto bisnipote del duca Carlo Emanuele I), apparteneva al ramo cadetto dei Savoia-Carignano e, in particolare, alla linea dei Savoia-Soissons.
Avendo visto le sue ambizioni militari mortificate alla corte francese, presso la quale era nato e cresciuto, entrò molto giovane al servizio degli Asburgo, divenendo ben presto comandante dell'esercito imperiale. È da alcuni considerato l'ultimo dei capitani di ventura, ma erroneamente, in quanto non si mise mai al servizio del migliore offerente, restando invece sempre fedele alla dinastia che aveva mostrato di apprezzare grandemente i suoi servigi. Abile riformatore dell'esercito imperiale, vero precursore della guerra moderna, conosciuto anche come il "Gran Capitano", combatté la sua ultima battaglia a 70 anni. Fu uno dei migliori strateghi del suo tempo e con le sue vittorie e la sua opera di politico assicurò agli Asburgo la possibilità di imporsi in Italia e nell'Europa centrale e orientale. Per le sue imprese, soprattutto per la battaglia di Belgrado, gli venne dedicata la canzone Principe Eugenio, il nobile cavaliere.
Biografia Infanzia e giovinezza
Eugenio era figlio del principe Eugenio Maurizio di Savoia-Soissons e di Olimpia Mancini, una nipote del cardinale Mazzarino. Nel 1673, all'età di dieci anni, rimase orfano di padre e fu affidato dalla madre (la quale preferiva organizzare i divertimenti del re a Versailles e fu successivamente coinvolta nellaffaire des poisons, che la indusse ad auto-esiliarsi a Bruxelles nel 1680 per sfuggire ad un processo che l'avrebbe vista verosimilmente perdenteW. Oppenheimer, Eugenio di Savoia, Milano 1981, p. 34. Beninteso, l'esilio fu l'unica soluzione che il re le concesse per evitare il processo.), alla zia Luisa Cristina di Savoia-Carignano e in particolare alla severa nonna paterna Maria di Borbone-Soissons, principessa di Carignano, le quali peraltro erano troppo occupate con la vita di corte per badare ai figli di Olimpia, per cui fu di fatto allevato dal personale di servizio dellhôtel de Soissons, il palazzo parigino di famiglia.
Furono anni dettati dal rigore e dalla carenza d'affetto, che determinarono il carattere del futuro condottiero, freddo e sicuro a un tempo. Nella prima adolescenza Eugenio si ammalava frequentemente, soggetto a gravi febbri. Il suo aspetto fisico non era avvenente; aveva «un brutto naso camuso», cui si aggiunse molto presto una «andatura un po' sghemba, conseguenza di una leggera scoliosi». Tra i precettori che si occuparono della sua educazione figura il matematico Sauveur, destinato ad avere un'importante influenza sul giovane.Le due citazioni sono tratte da W. Oppenheimer, cit., p. 34
Destinato dalla famiglia alla carriera ecclesiastica, ricevette appena quindicenne la tonsura, anche se, al seguito di Monsieur, il fratello minore di Luigi XIV, il suo comportamento di adolescente fu, almeno a detta della Principessa Palatina (consorte del principe), tutt'altro che morigerato: il giovanissimo "abbé de Savoie" sarebbe stato uso a partecipare, travestito da donna, ai festini organizzati da Monsieur, fregiandosi del nomignolo di "Madame l'Ancienne" derivato da una famosa prostituta parigina.
Assolutamente non interessato alla vita ecclesiastica, non ancora ventenne si presentò al re Luigi XIV, di cui suo padre era stato uno stimato generale, per ottenere un comando nell'esercito francese. Il re, tuttavia, non gli diede alcuna risposta, di fatto rifiutando di accoglierlo nell'esercito, non però, come si disse poi diffamandolo, a causa delle voci sui suoi gusti omosessuali (il monarca aveva ammesso nell'esercito Luigi Giuseppe di Borbone-Vendôme, sulle preferenze del quale non c'erano semplici voci, ma certezze assolute e tangibili), ma per la disgrazia in cui si trovava tutta la sua famiglia in seguito al coinvolgimento della madre nello scandalo dei veleni con la famosa avvelenatrice Voisin. La leggenda vuole che il Re Sole abbia esclamatoW. Oppenheimer, cit., p. 37.;
In realtà il giovane aveva messo la testa a partito e fu profondamente influenzato dalle letture di La Rochefoucauld, di San Francesco di Sales, di Racine ed altri. Si era imposto l'ideale dellhonnête homme (l'uomo onesto, la persona perbene), a cui sarebbe stato fedele per il resto della sua vita.
Deciso ad intraprendere la carriera militare, non appena ricevette la notizia della morte del fratello Luigi Giulio al servizio dell'imperatore, il 26 luglio 1683 Eugenio fuggì da Parigi, travestito da donna, insieme al cugino, principe Luigi-Armando I di Borbone-Conti, alla volta della Germania. Venuto a conoscenza della loro fuga, Luigi XIV mandò a cercarli uno dei nobili della sua corte, il quale li raggiunse a Francoforte, con l'ordine per il principe Luigi Armando (che era genero del re) e l'invito per Eugenio a tornare indietro. Il primo obbedì, il secondo scelse di proseguire per ViennaIl Principe di Conti, secondo cugino di Eugenio per parte di madre, essendo figlio di Anna Maria Martinozzi, sorella del cardinale Mazarino e zia della mamma di Eugenio, aveva sposato Maria Anna di Borbone-Francia, detta Mademoiselle de Blois, figlia (legittimata) che Luigi XIV aveva avuto dall'amante Louise de La Vallière, ed era quindi anche genero del re..
Molti anni dopo, lo stesso Eugenio avrebbe ricordato, in termini davvero tranchant, i suoi esordi giovanili in Francia e la viscerale avversione da lui maturata contro il re:
Alla corte degli Asburgo Il giovane principe si presentò dunque alla corte dell'imperatore d'Austria Leopoldo I d'Asburgo, presso il quale già aveva militato il fratello maggiore Luigi Giulio, comandante di un reggimento di dragoni, che, ferito combattendo contro i turchi a Petronell, era deceduto qualche giorno prima a seguito delle ferite riportate.
Nei primi anni del suo trasferimento a Vienna, il duca Vittorio Amedeo II di Savoia sovvenzionò economicamente il giovane lontano cugino, con «un piccolo straordinario aiuto», che fu «altrettanto, se non più importante, della protezione offertagli da Luigi Guglielmo di Baden e Massimiliano Emanuele, elettore di Baviera», altro suo cugino il primo, in quanto figlio di Luisa Cristina di Savoia-Carignano, pargolo di un'altra principessa di Savoia il secondo. Ciò che non mancò, evidentemente, di influenzare l'atteggiamento che il principe Eugenio terrà per tutta la vita nei confronti della sua nobile famiglia allargata.Non sarà forse solo un caso se, nei primi anni del Settecento, il principe Eugenio non farà mancare i suoi buoni uffici al giovane parente, per così dire, "d'adozione", Luigi Pio di Savoia che si presenterà anch'egli a Vienna, cadetto squattrinato, per fare fortuna, proprio come lui meno di vent'anni prima (). I Pio portavano il secondo cognome "di Savoia" per concessione fatta dal duca Ludovico a Alberto II Pio, nel 1450, concessione poi confermata nel corso dei secoli.
L'imperatore, profondamente legato al predetto fratello di Eugenio, da sempre attratto dalle doti militari e strategiche dimostrate da alcuni membri di Casa Savoia, lo accolse subito nel suo esercito, nominandolo Aiutante di Campo al servizio del suo Comandante supremo Carlo V di Lorena, cognato dello stesso imperatore, che era impegnato nel corso della nuova guerra contro i turchi a liberare Vienna dall'assedio posto dalle truppe turche di Maometto IV.
Eugenio fu presente alla vittoriosa giornata che pose termine all'assedio di Vienna (11/12 settembre 1683). Si distinse quindi in alcune battaglie minori durante l'inseguimento dell'esercito turco in ritirata verso l'Ungheria (battaglia di Parkany e conquista di Gran). Si rivelò così sul campo il valore di questo nobile ventenne che combatteva sempre in prima linea spronando i suoi soldati. Al termine di quello stesso anno fu nominato colonnello e ricevette il comando di un reggimento di dragoni imperiali.Si trattava del reggimento che già era stato sotto il comando del fratello di Eugenio, Luigi Giulio, deceduto il 13 luglio dello stesso anno a seguito delle ferite riportate pochi giorni prima combattendo i turchi presso Petronell, al comando dello stesso reggimento, denominato pertanto Dragoni di Savoia.
Battaglie 1683-1689
La vittoria sui Turchi nel 1683 a fianco del re polacco Giovanni III Sobieski, venuto in aiuto dell'imperatore Leopoldo I, inaugurò per Eugenio una vita intera dedicata alla guerra, alla diplomazia ed alle vittorie. Promosso maggior generale e membro di diritto dello Stato Maggiore, si distinse nella successiva campagna contro i Turchi (1687), portando con i suoi due reggimenti un contributo determinante alla vittoria di Mohács e guadagnandosi la promozione a tenente generale.
Partecipò quindi sotto il comando del suo parente e protettore Massimiliano II Emanuele di Baviera all'assedio di Belgrado ed alla sua conquista (6 settembre 1688), rimanendo ferito ad una gamba da una pallottola di moschetto. L'anno successivo, al comando di tre reggimenti di cavalleria, partecipò attivamente all'offensiva contro i francesi sul Reno e fu nuovamente ferito da una pallottola, questa volta alla testa.
1690-1699 Nominato comandante generale di cavalleria nel maggio 1690, venne inviato in Italia settentrionale in soccorso del cugino Vittorio Amedeo II, Duca di Savoia, che, passato all'alleanza imperiale austro-spagnola (Guerra della Lega di Augusta) contro la Francia di Luigi XIV, si trovava il Piemonte invaso dalle truppe francesi comandate dal generale Nicolas de Catinat de La Fauconnerie.
Combatté qui, normalmente in subordine al maresciallo imperiale Carafa, per sei anni, con alterne fortune (il contingente affidatogli dall'imperatore non ebbe mai l'organico e l'armamento giudicato necessario da Eugenio), restando suo malgrado coinvolto nelle sconfitte subite dall'esercito alleato presso l'abbazia di Staffarda e poi alle cascine Marsaglia di Orbassano, vicino a Torino (4 ottobre 1693), ma condusse delle ottime operazioni contro Susa e altre fortezze piemontesi occupate dai francesi, finché il 30 agosto 1696 Vittorio Amedeo II stipulò con la Francia un trattato di pace e d'alleanza e unì le proprie truppe a quelle del Catinat, assumendo il comando delle operazioni contro l'ex alleato imperiale (cosa che Eugenio aveva previsto e dalla quale aveva già messo in guardia l'imperatore, sollecitandolo senza successo ad inviargli rinforzi in uomini e mezzi).
Intanto l'Impero ottomano si era riavuto dalle perdite, aveva riconquistato Belgrado ed era già entrato in Ungheria. L'esercito che doveva fronteggiare i turchi era stato posto sotto il comando del Principe Elettore di Sassonia, Federico Augusto I. Richiamato in Austria, Eugenio venne insignito del titolo di feldmaresciallo ed inviato come affiancato a Federico Augusto I.In effetti egli andò a sostituire il generale austriaco, di origine italiana, Enea Silvio Caprara, che era stato suo comandante ai tempi della battaglia della Marsaglia (1693) e che non nutriva per lui alcuna simpatia. Il motivo della sostituzione stava nel fatto che il Caprara non andava appunto d'accordo con Federico Augusto I. La sua nomina fu caldamente raccomandata dal feldmaresciallo conte Ernst Rüdiger von Starhemberg, allora presidente del Consiglio Aulico e quindi voce considerata autorevolissima in materia. Poco dopo, però, Federico Augusto venne eletto re di Polonia e così il comando passò esclusivamente nelle mani di Eugenio. Il nuovo comandante guidò un esercito male armato di poco più di 50.000 uomini, che dovevano fronteggiare l'esercito turco di Mustafa II, forte di 100.000 uomini (fra i quali i temibili giannizzeri) e dotato di potenti artiglierie.
Battaglia di Zenta