Biografia Inizi e istruzione Marcello Pera nacque a Lucca il 28 gennaio 1943; diplomatosi in ragioneria all'Istituto "F. Carrara" di Lucca nel 1962, lavora prima alla Banca Toscana (1962-64) e poi alla Camera di Commercio di Lucca (1964-73). Ottiene la maturità classica nel 1966; decide quindi di studiare filosofia e si laurea all'Università di Pisa nel 1972, con 110/110 e lode.
Carriera accademica Incoraggiato dal suo maestro Francesco Barone, inizia la carriera accademica nel 1976 come incaricato di Filosofia della scienza all'Università di Pisa. In seguito diventa professore associato di Filosofia della scienza a Pisa (1980-89) e professore straordinario di Filosofia teoretica all'Università degli Studi di Catania (1989-1992), tornando a Pisa nel 1992 come ordinario di Filosofia della scienza (1992-2005). Infine, è professore a contratto alla Pontificia Università Lateranense di Roma dal 2009 al 2014.
Viene presentato da Lucio Colletti al direttore editoriale della casa editrice Laterza, Enrico Mistretta, incontro che dà subito il via a un'intensa attività di consulenza editoriale per la filosofia della scienza. Con questa casa editrice pubblica anche i suoi libri su temi politici, allontanandosi dalle posizioni ideologiche dell'estrema sinistra per accostarsi insieme a Lucio Colletti al dibattito culturale del Partito Socialista Italiano. Pera è stato collaboratore dei quotidiani Corriere della Sera, Il Messaggero, La Stampa e dei settimanali L'Espresso e Panorama.
Studi di Filosofia della scienza
Marcello Pera ha svolto un'intensa attività di ricerca nel campo della filosofia della scienza a livello internazionale.Visiting Fellow: Center for Philosophy of Science, University of Pittsburgh, 1984; Visiting Fellow: The Van Leer Foundation, Gerusalemme, 1987; Visiting Fellow: Department of Linguistics and Philosophy, MIT, Cambridge in Massachusetts, 1990; Visiting Fellow: Centre for the Philosophy of Natural and Social Sciences, London School of Economics, 1995-96. Fonte: . Nel 1984 è stato borsista Fulbright presso l'Università di Pittsburgh. Il suo primo saggio filosofico di rilievo del 1978 riguarda il metodo scientifico e l'induzione. Pera ha poi concentrato i suoi studi filosofici su Karl Popper. Corrispondente del filosofo austriaco teorico della "società aperta", su di lui scrisse l'opera Popper e la scienza su palafitte (1981). Nel 1986 realizzò un'intervista esclusiva con Popper per conto del programma televisivo di Rai 3 Il cammino delle idee.
Prima di scrivere il libro, pubblicò alcuni articoli divulgativi, inserendosi in un vasto movimento critico di studi, su "L'Espresso", dedicati ai filosofi che avevano confutato le teorie di Karl Marx, il primo dei quali fu dedicato a Popper. Ulteriori studi di Pera furono dedicati alle teorie sui metodi di ricerca del filosofo scozzese David Hume e ai metodi induttivi e scientifici del Settecento: nel 1982 pubblicò i due saggi "Hume, Kant e l'induzione" e "Apologia del metodo". Nel 1986 Pera sviluppò ricerche sui primi studi di elettricità compiuti nel Settecento da Alessandro Volta e da Luigi Galvani.Cfr. il saggio La rana ambigua: la controversia sull'elettricità animale fra Galvani e Volta, 1986.
Il testo fondamentale di Marcello Pera "Popper e la scienza su palafitte" del 1981 contiene un'analisi dettagliata delle posizioni di numerosi filosofi europei sul rapporto tra scienza e filosofia, in particolare di Francesco Bacone, David Hume, Immanuel Kant, Karl Popper, Thomas Kuhn, Imre Lakatos e altri studiosi. Il significato del termine "scienza su palafitte" è un ironico riferimento al fatto che, come le palafitte dell'uomo preistorico, la scienza contemporanea (in particolare la teoria della relatività e la fisica atomica) non sono fondate su basi solide come la roccia, ma sono soggette a frequenti modifiche e revisioni, a seguito della scoperta di nuove particelle, di nuovi fenomeni, o di nuove leggi fisiche che in parte modificano quelle precedenti della fisica classica.
Il saggio di Pera inizia con una celebre citazione di Popper sull'evoluzione delle teorie scientifiche, secondo la quale la scienza non poggerebbe su fondamenti immutabili, ma su principi che possono essere oggetto di ulteriori analisi e approfondimenti.La scienza non poggia su un solido strato di roccia. L'ardita struttura delle sue teorie si eleva, per così dire sopra una palude. È come un edificio costruito su palafitte. Le palafitte vengono conficcate dall'alto giù nella palude: ma non in una base naturale o "data"; e il fatto che desistiamo dai nostri tentativi di conficcare le palafitte più a fondo non significa che abbiamo trovato un terreno solido. Semplicemente, ci fermiamo quando siamo soddisfatti e riteniamo che almeno per il momento i sostegni siano abbastanza stabili da sorreggere la struttura. (Karl Popper); in Pera M., "Popper e la scienza su palafitte", Introduzione "Una epistemologia di frontiera tra positivismo logico e anarchismo metodologico", p. 3 (1982). Come Popper, anche Pera ritiene che le teorie scientifiche abbiano una validità limitata a un determinato contesto: secondo questo orientamento le teorie scientifiche sono parzialmente modificabili nel tempo. Fra le revisioni di sistemi scientifici studiate da Pera vi è la rivoluzione scientifica, convenzionalmente iniziata con Niccolò Copernico e conclusasi con l'opera di Isaac Newton, che ha reso obsolete la fisica aristotelica e tolemaica. Sono poi analizzate le teorie elettromagnetiche, a partire dalle prime formulazioni empiriche di Alessandro Volta e Luigi Galvani fino alle teorie fisico-matematiche di James Clerk Maxwell. Infine, nel corso del Novecento si sono avuti rinnovamenti significativi della fisica classica, che hanno portato alla fisica moderna con le teorie della relatività (ristretta e generale) di Albert Einstein e la meccanica quantistica. Pera analizza l'evoluzione di queste teorie scientifiche in relazione a quella del metodo scientifico, basato su procedimenti razionali e induttivi.
Marcello Pera ha sostenuto una posizione intermedia fra il pensiero di Karl Popper che non accetta l'induzione, e quella di altri filosofi che convalidano il metodo scientifico basato sull'induzione, definito da David Hume, uno dei maggiori esponenti dell'empirismo nel Settecento. Pera condivide il contributo di Popper e degli altri esponenti del Circolo di Vienna alla filosofia della scienza del XX secolo, pur cercando di superare certe loro posizioni che considera troppo radicali, rivalutando così un certo ruolo dell'induzione nella ricerca scientifica. Sulle differenze fra la posizione di Pera e di Popper riguardo al metodo induttivo, si veda il testo già citato.Pera M., Popper e la scienza su palafitte, Prefazione, pp. VII-X (1982).
Attività politica nel PSI e l'inchiesta Mani pulite Negli anni ottanta e nei primi anni novanta Pera fece parte del Partito Socialista Italiano. A ricordo del suo periodo di vicinanza al Partito Socialista, nel 2004 Pera si è recato a Hammamet in visita alla tomba di Bettino Craxi, che ha definito un "patrimonio della Repubblica", che appartiene alla "storia della sinistra italiana".Pera sulla tomba di Craxi "Un patrimonio della Repubblica", La Repubblica, 18 gennaio 2004.
Durante la stagione di Mani pulite, Marcello Pera si impegnò sulla questione morale con impeto giustizialista; espresse severe critiche alla corruzione della politica, schierandosi senza riserve dalla parte dei magistrati di Milano. Pera si impegnò anche nell'area laica, nel movimento referendario di Massimo Severo Giannini con la lista Sì Referendum. Commentatore politico dal quotidiano La Stampa, tra il 1992 e il 1993 formula dure critiche alla corruzione politica in Italia e si esprime nei seguenti termini:Per le fonti, si veda https://it.wikiquote.org/wiki/Marcello_Pera. «Come alla caduta di altri regimi, occorre una nuova Resistenza, un nuovo riscatto e poi una vera, radicale, impietosa epurazione [...] Il processo è già cominciato e per buona parte dell'opinione pubblica già chiuso con una condanna» (La Stampa, 19 luglio 1992) «I partiti devono retrocedere e alzare le mani [...] subito e senza le furbizie che accompagnano i rantoli della loro agonia. Questo sì sarebbe un golpe contro la democrazia: cercare di resistere contro la volontà popolare» (1º febbraio 1993) «Il garantismo, come ogni ideologia preconcetta, è pernicioso» (29 marzo 1993) «I giudici devono andare avanti. Nessuno chiede che gli inquisiti eccellenti abbiano un trattamento diverso dagli altri inquisiti» (5 marzo 1993) «No e poi no, onorevole Bossi. Lei deve chiedere scusa... I giudici fanno il loro dovere... Molti magistrati sono già stati assassinati per aver fatto rispettare la legge... Lei mette in discussione i fondamenti stessi dello Stato di diritto» (24 settembre 1993) «la rivoluzione ha regole ferree e tempi stretti» (26 settembre 1993) «Quei politici che, come Craxi, attaccano i magistrati di Milano, mostrano di non capire la sostanza grave, epocale, del fenomeno».
Alle elezioni politiche del 1992 è candidato in più collegi sia alla Camera sia al Senato per la lista Sì Referendum, ma non è eletto, in ragione del risultato della formazione (0,81% alla Camera e 1% al Senato), insufficiente per ottenere seggi. Con Luigi Manconi nel 1995 firmò un appello per l'uso delle droghe leggere.Pera, il ragioniere che diventò presidente Un carattere d'acciaio per il filosofo dalle mille e mille contraddizioni Il Tirreno, 28 dicembre 2001.
Ancora nel 1994 Pera dichiarò: "Berlusconi è a metà strada tra un cabarettista azzimato e un venditore televisivo di stoviglie, una roba che avrebbe ispirato e angosciato il povero Fellini".Citato in Michele De Lucia, Siamo alla frutta, Kaos 2005. ISBN 8879531530. Iniziato alla politica dall'allora socialista Lucio Colletti, trasmigra con lui e altri intellettuali nel neonato partito di Forza Italia, fondato da Silvio Berlusconi, nel 1995.
Comincia quindi una nuova fase, in cui si è distinto come saggista per l'attività a favore di un avvicinamento della politica alla religione cattolica.Vedi i due saggi di Marcello Pera "Senza Radici" del 2004 e "Perché dobbiamo dirci cristiani: il liberalismo, l'Europa, l'etica" del 2008. Convinto che le libertà civili e politiche, lungi dall'essere fondate sulla relatività delle nostre conoscenze, debbano ricondursi invece alla dignità intrinseca della persona umana, che permane quale che sia la verità delle convinzioni di ciascuno, ha più volte rilevato come sia sbagliato fare del relativismo culturale il fondamento della società liberale. Questa, secondo Pera, ha potuto sorgere piuttosto grazie a quel terreno fertile rappresentato dai principi della religione cristiana. Al tempo, Pera si dichiarava ateo e non credente, venendo pertanto annoverato tra gli atei devoti.Marcello Veneziani su Libero 25 novembre 2008, da MarcelloPera.it
Senatore di Forza Italia
Nel 1994 Pera cambia radicalmente schieramento e aderisce a Forza Italia di cui diventa coordinatore nazionale della Convenzione per la riforma liberale. Pera, in questo periodo, si allontana dalle precedenti posizioni giustizialiste temperandole in senso garantista.
Pera iniziò a criticare gli "eccessi" del pool di Milano e Palermo, che arrivò a definire golpisti e invitò D'Alema a «fermare i giudici», indicando nel garantismo una posizione intermedia fra giustizialismo e corruzione, e proponendo la separazione delle carriere e l'obbligatorietà dell'azione penale. Pera polemizzò inoltre con i magistrati di Milano per una vicenda che vedeva coinvolto Paolo Berlusconi nel caso Simec, la società di gestione della discarica di Cerro Maggiore.