L'assedio di Cartagena (che Tito Livio pone nel 210 a.C.. mentre Polibio nel 209 a.C.) e la conquista della città fu la prima grande impresa di Publio Cornelio Scipione in Spagna durante la seconda guerra punica.

Contesto storico

Agli inizi del 211 a.C. giunse a Roma dalla Spagna la triste notizia che i due fratelli, Publio e Gneo Cornelio Scipione, comandanti delle forze romane in Spagna, erano stati sconfitti e uccisi dalle soverchianti forze militari cartaginesi, dopo quasi otto anni di guerra (dal 218 a.C.).. Lo storico greco Polibio aggiunge che la sconfitta fu causata soprattutto dal tradimento dei Celtiberi e dall'imprudenza dei due fratelli Scipioni per aver riposto troppo fiducia in quest'alleanza.. Il possesso della Spagna sarebbe verosimilmente andato perduto senza l'iniziativa di un certo Lucio Marcio, che riuscì a riorganizzare i reparti sopravvissuti alla disfatta e fermare l'avanzata cartaginese, ottenendo una insperata vittoria.. Fu così che un nuovo esercito romano venne inviato in Spagna sotto il comando di Gaio Claudio Nerone..

Verso la fine del 211 a.C., a Roma, il senato e il popolo deliberarono di accrescere ulteriormente le forze militari e di sostituire Claudio Nerone con un nuovo comandante. Si era, tuttavia, perplessi su chi inviare. Una cosa era certa: il nuovo generale destinato a succedere ai due Scipioni, doveva essere scelto con grandissima cura.. Fu così che quando i due consoli in carica decisero di convocare i comizi centuriati per provvedere all'elezione del proconsole da inviare in Spagna, inizialmente attesero qualcuno che fosse degno di presentare la propria candidatura, ma nessuno si fece avanti, tanto da generare sconforto e rimpianto dei due generali caduti, Publio e Gneo Cornelio Scipione..

Fu in questa circostanza che si fece avanti il giovane Publio Cornelio Scipione, figlio e nipote dei due precedenti comandanti. Egli aveva soli 24 anni, ma riuscì ad essere eletto. Partì quindi per la Hispania verso la fine dell'anno, accompagnato dal propretore Marco Giunio Silano e dal suo fidato compagno d'arme, Gaio Lelio. Alle forze rimaste in Spagna dell'antico esercito e a quelle che Nerone vi aveva portato dall'Italia, furono aggiunti fanti e cavalieri. Scipione, accompagnato da una flotta di trenta navi, tutte quinqueremi, partì dalle foci del Tevere, percorse il litorale dell'Etruria, il golfo Gallico fino ai Pirenei, per sbarcare alla città greca di Emporiae... Da qui, dopo aver ordinato che le navi lo seguissero parallelamente lungo la costa, partì a piedi per Tarraco (Tarragona) dove radunò tutti gli alleati, che lo avevano raggiunto da tutta la provincia alla notizia del suo arrivo. Agli ambasciatori degli alleati, smarriti ed incerti sul da farsi, rispose con un tono sereno, sicuro e persuasivo, tipico del suo carattere..

Partì da Tarraco per visitare le città alleate e i quartieri d'inverno dell'esercito (hiberna), lodando il valore dei soldati che, malgrado due gravi sconfitte, avevano mantenuto il possesso della provincia, respingendo il nemico cartaginese a sud del fiume Ebro e proteggendo le popolazioni alleate. Accompagnava Scipione quel Marcio che si era distinto con grande onore negli anni precedenti. Sostituì quindi il comando di Nerone con Silano, mentre la nuova armata era condotta nei quartieri d'inverno. Dopo aver ispezionato e organizzato i territori a nord del fiume, si ritirò a Tarragona per elaborare il piano d'attacco dell'anno successivo.. Polibio ci informa che, appena giunto in Iberia, cominciò a far domande ed a raccogliere dettagliate informazioni da chiunque ne avesse, riguardo alla situazione del nemico. Venne così a sapere che le truppe Cartaginesi erano state divise in tre eserciti,. e che al nemico era di grandissima utilità la città di Nova Carthago..

Antefatto Dopo aver interrogato tutti coloro che conoscevano bene la città di Nova Carthago, venne a sapere che era in pratica l'unica città dell'Iberia a possedere un porto adatto a contenere un'intera flotta; che si trovava in una posizione strategica chiave per i Cartaginesi, i quali dalla Libia potevano fare una traversata diretta per mare; che i Cartaginesi avevano in questa città la maggior parte delle loro ricchezze e tutti i bagagli dei loro soldati, oltre agli ostaggi di tutta l'Iberia sottomessa; ed infine che i soldati che erano stati lasciati a sua difesa erano soltanto un migliaio circa, e che la sua restante popolazione era composta di artigiani, operai e marinai, quasi tutti privi di una qualsiasi esperienza militare..

Publio, di Nuova Cartagine conosceva bene sia la posizione, sia le strutture difensive, sia la natura della palude che la circondava. Egli aveva indagato molto accuratamente durante l'intero inverno del 210-209 a.C., venendo a sapere da alcuni pescatori che avevano lavorato in quei posti, che la palude era in buona parte poco profonda e attraversabile in moltissimi punti, e che ogni giorno, verso sera, le sue acque si ritiravano in parte. Premesso tutto ciò, Publio arrivò alla conclusione che, se fosse riuscito a sottrarre al nemico la capitale iberica, non soltanto lo avrebbe danneggiato, ma avrebbe dato una svolta alla guerra in Iberia; in caso di fallimento, avrebbe potuto, inizialmente fortificarsi nei pressi della città e poi fare ritorno con la flotta. Così, durante il suo soggiorno nei quartieri invernali di Tarragona, si dedicò ad ogni genere di preparativo in vista delle campagne della prossima primavera..

Al principio della primavera del 209 a.C. (o del 210 a.C.), Scipione, dopo aver disposto di mettere le navi in mare e convocati i contingenti alleati a Tarragona, ordinò che la flotta militare, comprese le navi da carico si radunassero presso le foci dell'Ebro. Poi comandò che anche le legioni abbandonassero i quartieri d'inverno e si concentrassero presso la foce del fiume. Decise quindi di partire insieme a alleati da Tarragona, e di raggiungere le sue truppe. Una volta raggiunto il suo esercito, convocò l'assemblea con l'intenzione di rivolgere un discorso (adlocutio) soprattutto ai veterani superstiti delle precedenti sconfitte. e ricordò loro che:

Scipione continuò il suo discorso, annunciando loro che avrebbero dovuto prepararsi, non tanto a rimanere in Spagna, ma a cacciarne i Cartaginesi; non tanto ad impedire al nemico di passare l'Ebro, quanto a passare i Romani il fiume e portarvi a sud la guerra, per quanto il piano potesse risultare troppo vasto e audace rispetto al ricordo delle sconfitte da poco subite, o la giovane età del loro comandante..

Polibio aggiunge che Publio Scipione enumerò alcuni vantaggi per i Romani, come il fatto che le tre armate cartaginesi si trovassero in accampamenti separati e molto distanti tra loro. A ciò aggiungeva il fatto che il comportamento arrogante dei Cartaginesi aveva fatto sì che parte degli alleati, si fossero già allontanati, inviando ambasciatori ai Romani per trattare nuove condizioni di amicizia. e .

Dopo aver acceso l'animo dei suoi soldati con questo primo discorso, Scipione lasciò Marco Giunio Silano con fanti e 300 cavalieri a presidiare la provincia ed a proteggere gli alleati rimasti fedeli a Roma, nei pressi della foce dell'Ebro e poi passò il fiume con il resto dell'esercito.. E benché molti ritenessero opportuno assalire l'esercito cartaginese più vicino, visto che il nemico era stato diviso in tre regioni molto lontane l'una dall'altra, Scipione, credendo che fosse pericoloso rischiare di affrontare con un solo esercito, uno con forze pari a tre volte tanto, preferì dirigersi contro Cartagena (Nova Carthago), la città cartaginese più importante in Spagna. Si trattava del nodo di comunicazione diretto con Cartagine. La città era inoltre colma di ricchezze e costituiva un ampio deposito bellico, poiché qui erano conservate le armi, il denaro e gli ostaggi di tutta la Spagna,. Polibio aggiunge:

Nova Carthago era difesa soltanto da una piccola guarnigione, poiché i cartaginesi, dominatori della penisola iberica che si affaccia sul Mediterraneo, ritenevano che la città fosse inespugnabile per la conformazione fisica del luogo e le massicce mura difensive. Scipione, consapevole non solo della sua importanza economica, ma anche delle implicazioni psicologiche che la sua presa avrebbe generato, si preparò meticolosamente ad assaltarla..

Nessuno, a parte Gaio Lelio, era a conoscenza del piano di Scipione.. Egli aveva ricevuto l'ordine di navigare lungo la costa ad una velocità tale che la flotta romana giungesse nel porto della capitale spagnola dei Cartaginesi, nello stesso momento in cui Scipione giungeva con l'esercito da terra.. Sette giorni dopo i Romani raggiunsero Cartagena contemporaneamente via terra e via mare, e posero gli accampamenti (castra aestiva) in quel settore della città che guarda a settentrione. Scipione poi dispose che fossero fortificati solo alle spalle con una doppia trincea, poiché la parte meridionale era difesa dalla natura stessa del luogo.; .

Forze in campo

Romani

Al suo arrivo in Spagna nel 210 a.C., Scipione passò l'inverno a rafforzare le difese e a riorganizzare l'esercito romano, forte di circa uomini. Tito Livio racconta che egli lasciò Marco Giunio Silano con fanti e 300 cavalieri a presidiare la provincia, mentre egli condusse oltre l'Ebro il resto dell'esercito, composto da fanti e cavalieri.; . Si trattava in sostanza di 2 legioni e 2 alae di italici,. oltre ad un contingente di alleati iberi e celti.

A questo contingente di terra, Scipione affiancò un contingente di mare, posto sotto il comando del suo più fidato legato, Gaio Lelio.. Si trattava di almeno 30 quinqueremi.

Cartaginesi

I Cartaginesi in Iberia avevano diviso le loro forze in tre parti ed avevano posizionato i propri accampamenti invernali come segue: l'esercito di Asdrubale Barca era accampato nei pressi di Sagunto, non molto distante dal fiume Ebro, nel territorio dei Carpetani; l'esercito di Asdrubale, figlio di Giscone, si trovava in Lusitania, sull'Oceano, a Gades (l'odierna Cadice), nei pressi della foce del Tago, nel territorio dei Conii; l'esercito di Magone, nell'entroterra nei pressi di Castulo in Oretania (lungo la strada che attualmente conduce da Linares a Torreblascopedro). E tutti loro distavano da Nova Carthago non meno di 10 giorni di marcia.; .

Le forze cartaginesi presenti invece a Nova Carthago, secondo quanto ci narra Livio, sembra che ammontassero a cittadini armati. e soldati cartaginesi.

Assedio

Geografia del sito

La città di Cartagena era stata fondata dai Cartaginesi. La sua posizione favoriva la traversata per raggiungere l'Africa. La città era fornita di un porto sufficientemente ampio per qualunque flotta e forse l'unico sul litorale spagnolo che si affacciava sul Mare Mediterraneo.. Il perimetro della città non misurava più di venti stadi (3,7 km), come suggerisce Polibio, che ebbe modo di visitarla oltre mezzo secolo più tardi.. Polibio potrebbe aver visitato Cartagena nel 151 a.C. insieme a Scipione Emiliano. E potrebbe averla rivisitata al tempo dell'assedio di Numanzia nel 134-133 a.C..

Si trovava a metà della costa iberica, in un golfo la cui profondità viene stimata da Polibio in circa venti stadi, mentre la larghezza, all'entrata, in circa dieci.. Tale golfo era esposto soprattutto al vento Africo. All'ingresso di questa insenatura si trovava una piccola isola, a protezione del porto.. Dalla profonda insenatura sporgeva una penisola, sulla cui altura sorgeva la città. Il lato meridionale della città era protetto direttamente dal mare, quello settentrionale da una ampio stagno, che variava di profondità a seconda delle marea. Una collina larga quasi duecentocinquanta passi (370 metri) univa la città al continente. Risultava, quindi, che la città fosse estremamente ben protetta e difficile da conquistare con un assalto diretto.; .