Màrtone (Màrtuni in calabrese, Martine in greco-calabro) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Reggio Calabria in Calabria.
Geografia fisica Il Comune di Martone si estende su una superficie di 826 ettari. Il borgo, di origine arroccata, sorge a un’altitudine di circa 290 metri sul livello del mare. L’abitato si sviluppa sul versante occidentale di una collina, delimitata a est dalla fiumara Gallizzi e a ovest dalla fiumara Levadìo, affluente del Torbido. Quest’ultima segna inoltre il confine naturale tra il territorio di Martone e i comuni di San Giovanni di Gerace e Grotteria.
Territorio L’aspetto morfologico del territorio si presenta piuttosto movimentato, con variazioni altimetriche comprese tra i 158 e i 1218 metri s.l.m.; esso riprende l’andamento generale del territorio calabrese, costituito prevalentemente da graniti e scisti biotitici, formatisi durante l’era paleozoica.
Alle quote inferiori, tra i 400 e i 500 metri, i graniti risultano ricoperti da rocce sedimentarie di diversa natura, soggette a fenomeni erosivi. Nel complesso, tuttavia, il territorio appare relativamente stabile, condizione dovuta soprattutto ai numerosi interventi di forestazione realizzati negli ultimi decenni.
Dal punto di vista orografico, il territorio di Martone è attraversato da un crinale secondario che, partendo dal Monte Camaldi (1173 m), si dirige verso il centro abitato, fungendo da spartiacque tra le fiumare Levadìo e Gallizzi. Questo particolare assetto territoriale, unito al clima mediterraneo, contribuisce a determinare le caratteristiche della vegetazione locale, composta da diverse formazioni boschive, tra cui lecceti, faggeti, castagneti e pinete.
Circa 800 ettari del territorio sono occupati da aree boschive, caratterizzate dalla presenza di castagni, faggi, lecci e numerose altre specie arboree tipiche della macchia mediterranea. Lungo gli alvei delle fiumare si concentravano tradizionalmente le zone più coltivate e produttive, poiché i terreni, di origine alluvionale e permeabili, risultano facili da lavorare durante tutto l’anno. In queste aree sono diffuse in particolare le coltivazioni di olivo, tra cui la cultivar “Grossa di Gerace”, comunemente detta “geracitana” o “geracese”.
Nelle aree collinari, invece, i terreni presentano una minore permeabilità e risultano pertanto meno adatti alle coltivazioni; per questo motivo sono prevalentemente occupati da boschi, che ospitano diverse specie arboree e contribuiscono a diversificare il paesaggio naturale del territorio.
Un’area particolarmente caratteristica è quella denominata “Pietre du monaceju”, la cui peculiarità è dovuta alla presenza di grandi massi rocciosi di origine e fattura insolite. Alcuni studiosi hanno ipotizzato un collegamento con i tumuli di Nardodipace, collocandone la possibile realizzazione nel periodo neolitico (V–III millennio a.C.). Si tratta di strutture rocciose con un’altezza media compresa tra 2,50 e 4 metri e con un diametro di circa 5 metri. È probabile che fenomeni di smottamento abbiano nel tempo modificato la pendenza del terreno e provocato lo slittamento dei blocchi, sia alla sommità sia alla base. Nel complesso, tali strutture sembrano configurarsi come opere di origine antropica, la cui datazione rimane tuttavia incerta.
Nel territorio di Martone è presente anche un'altra area di notevole interesse naturalistico ed escursionistico: il “Bosco del Principe”. Questa località, situata alle quote più elevate, è caratterizzata da un suggestivo bosco misto di faggi e abeti bianchi. Nella fascia altimetrica inferiore si estendono invece castagneti cedui, che hanno contribuito a rendere il centro di Martone noto in tutta la Locride e non solo. Il Bosco del Principe costituiva in passato un’antica tenuta padronale appartenente alla nobiltà locale.
Origini del nome Il nome di Martone è avvolto da un alone di mistero e le sue origini non sono certe. Nel corso del tempo si sono tramandate diverse ipotesi, spesso trasmesse oralmente di generazione in generazione e talvolta arricchite da nuove interpretazioni, come accade frequentemente nei piccoli centri di montagna.
Secondo una prima tradizione, il toponimo deriverebbe da una famiglia greca chiamata “Martis”, che avrebbe abitato o dominato la zona in epoca antica. Un'altra ipotesi collega invece il nome a Marte, dio romano della guerra: in questo caso Martone potrebbe essere sorto originariamente come accampamento militare romano durante la cosiddetta guerra sicula combattuta tra Augusto e Sesto Pompeo.
Una terza interpretazione fa risalire il nome del paese a un’antica famiglia della Normandia, giunta in Calabria nell’XI secolo al seguito del condottiero normanno Roberto il Guiscardo, protagonista della conquista normanna dell’Italia meridionale.
Nonostante le diverse teorie, l’origine del nome Martone rimane ancora oggi incerta, sospesa tra tradizione popolare e ipotesi storiche.
Storia
Martone sorge in un’area abitata fin dall’antichità, come attestano diversi ritrovamenti archeologici emersi nel corso del tempo. Tuttavia, lo sviluppo del centro abitato avvenne soprattutto durante il periodo delle incursioni saracene, quando l’entroterra della Calabria vide un significativo incremento demografico dovuto all’afflusso di popolazioni provenienti dalle zone costiere, alla ricerca di luoghi più sicuri.
Il santo patrono del paese è San Giorgio, la cui festa viene celebrata ogni anno durante il periodo estivo con la tradizionale festa dell’“antinna”, una delle ricorrenze più caratteristiche della comunità locale.
La data di fondazione del paese rimane incerta, ma viene generalmente collocata tra il VII e l’VIII secolo d.C. Diverse sono anche le ipotesi relative all’origine del nome. Nel XVI secolo, lo storico e vescovo Ottaviano Pasqua identificò Martone con l’antico villaggio di Santa Maria di Bucito, citato in numerosi documenti a partire dal XII secolo.
Secondo alcune ricostruzioni storiche, il piccolo centro sarebbe stato fondato da comunità monastiche di tradizione greco-bizantina, rifugiatesi in queste zone durante il periodo delle lotte iconoclaste dell’Impero bizantino. Tali monaci avrebbero diffuso nel territorio il culto della Madonna Assunta. A sostegno di questa ipotesi, nella parte bassa del paese — in località Batìa o Basìa — sono stati rinvenuti i ruderi di una piccola chiesa dedicata alla Vergine, distrutta dal Terremoto della Calabria del 1783.
Ulteriori testimonianze che potrebbero attestare la presenza di monaci basiliani nella zona sono il ritrovamento dei resti di un monastero basiliano, noto come monastero di Sant’Anania, in località Gujune, e una targa metallica con impugnatura (signum pacis) raffigurante Cristo risorto e la Vergine Maria. Nel rito bizantino tale oggetto veniva fatto baciare agli sposi al termine della cerimonia nuziale, come segno di pace e benedizione.
Le notizie su Martone diventano più documentate a partire dal XIII secolo, quando il centro entrò a far parte del contado di Grotteria. Il paese rimase feudo fino al 1806 e, nel corso dei secoli, con l’avvicendarsi dei diversi feudatari, passò dall’orbita amministrativa di Grotteria a quella di Roccella Ionica, seguendone di volta in volta le vicende politiche e territoriali.
Il terremoto del 1783 distrusse gran parte dell’antico abitato, che in seguito venne ricostruito e riorganizzato nella parte bassa del paese, dove ancora oggi si sviluppa il centro urbano. Caratteristico è l’impianto urbanistico, con numerose strade che confluiscono nella piazza principale, sulla quale si affaccia la Chiesa Madre. Da qui si sviluppa il corso principale, lungo il quale sorgono antichi palazzi, separati da stretti vicoli che creano scorci particolarmente suggestivi.
A Martone sopravvive ancora oggi l’antico culto di San Giorgio, che secondo alcune tradizioni risalirebbe almeno al XVI secolo. Al santo sarebbe stata dedicata una piccola chiesa, anch’essa distrutta dal terremoto del 1783.
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Chiesa di Santa Maria Assunta
Nel luogo oggi chiamato "Basìa" o "Batìa" (zona bassa), sorgeva anticamente un monastero basiliano con una chiesa annessa dedicata all'Assunta; questa fu distrutta dal terribile terremoto del 1783, in seguito al quale il centro del paese fu spostato più in alto rispetto a prima, così come la Chiesa, ricostruita con le offerte dei fedeli. I terremoti del 1905 e 1908, tuttavia, la danneggiarono nuovamente. Infine, nel 1932, fu ricostruita e aperta al culto. La chiesa presenta una facciata esterna che rispecchia perfettamente la suddivisione interna. La parte centrale, corrispondente alla navata principale, è più alta e più ampia rispetto a quelle laterali ed è caratterizzata da un portale di legno, sormontato da una cornice a timpano fiancheggiato da due nicchie arcuate. Sopra il portale si apre una finestra, sempre arcuata, decorata da una vetrata policroma raffigurante Santa Maria Assunta. L'estremità superiore segue la forma a spiovente del tetto. Le due porte laterali della facciata, più basse e strette, corrispondenti alle navate secondarie, sono perfettamente simmetriche e presentano, in basso, un piccolo portale in legno sormontato da una finestra ovale; in alto terminano con il parapetto del loggiato. Sul lato destro della facciata, arretrata rispetto a questa, si erge la torre campanaria che presenta nella parte superiore finestre monofore, una su ogni lato. L'interno è suddiviso in tre navate da due file di colonne: nella navata destra si trova la cappella del Santissimo Salvatore, in quella sinistra la cappella dell'Immacolata. Sempre lungo le navate laterali sono posti gli altari dedicati alla Madonna di Pompei, al sacro cuore di Gesù, alla Madonna del Carmine e a San Francesco di Paola. L'abside di forma semicircolare è sovrastata da un catino affrescato con un'immagine raffigurante la Santissima Trinità. L'altare maggiore è di marmo con decorazioni policrome, al quale è stato aggiunto, recentemente, un ambone in marmo. Il tabernacolo è in argento sbalzato e figurato. Nella navata centrale si affaccia il pulpito di reminiscenza barocca, sorretto da una mensola a forma di conchiglia. Sul davanti, racchiusa in una cornice, si evidenzia la scritta "Verbum Dei". Il soffitto è decorato a cassettoni con stucchi e cornici in bianco ed or, così come la loggia del coro posta sopra l'ingresso principale. Tra i tesori della Chiesa Matrice sono da annoverare una grande pisside argentea proveniente da un convento dei Domenicani non meglio identificato (secolo XVII), e un calice cinquecentesco argenteo lavorato a filigrana. Inoltre, nella canonica, è conservata una pregevole croce astile in argento del XVII secolo che raffigura da un lato Gesù crocifisso e dall'altro la Madonna Immacolata.
Chiesa di San Giorgio Martire