Zemlja i Volja (, in italiano Terra e Libertà) è stato un movimento clandestino rivoluzionario russo di stampo populista sorto nel 1861 e sciolto nel 1864 dalla repressione delle autorità zariste. Questa fu la prima Zemlja i Volja, che si ricostituì nuovamente nell'estate del 1876 fino a dissolversi nel settembre del 1879 per costituire due distinti movimenti rivoluzionari, Narodnaja Volja e Čërnyj peredel.

La prima Zemlja i Volja

L'idea di costituire la società segreta Zemlja i Volja nacque a seguito delle discussioni che Nikolaj A. Serno-Solov'evič, stabilitosi a Londra nei primi mesi del 1860, ebbe con Aleksandr I. Herzen e Nikolaj P. Ogarëv, due oppositori del regime zarista in volontario esilio in Inghilterra, dove nel 1857 avevano fondato la rivista «Kolokol» (La campana).

Il 1º luglio 1861 apparve sulla rivista un articolo di Ogarëv e di Nikolaj N. Obručev, dal titolo Cosa occorre al popolo?, in cui si rispondeva che «il popolo ha bisogno di terra e di libertà». Vi si scriveva che il governo russo, con la riforma entrata in vigore nel marzo 1861, aveva concesso la libertà al popolo «a parole ma non di fatto», perché erano rimasti i gravami feudali, e il contadino «la propria terra e la propria izba se la doveva pagare con i propri soldi».

Occorreva pertanto che i contadini fossero dichiarati liberi «con la terra che ora posseggono» senza dover pagare alcun riscatto e senza essere costretti a effettuare corvées. Essi avrebbero coltivato la loro terra organizzati nella comunità di villaggio, l'obščina, dotata di autonoma amministrazione e responsabile del pagamento delle imposte, mentre lo Stato avrebbe dovuto compensare i nobili delle terre consegnate ai contadini. Occorreva altresì che la Russia fosse governata da un parlamento liberamente eletto per opporsi «allo zar e ai signori della terra, per la libertà del popolo, per l'umana verità».Riprodotto in A. I. Hercen, Raccolta completa delle opere e delle lettere, IX, pp. 38 e ss.

L'articolo costituì il programma della costituenda società segreta Zemlja i Volja che Serno-Solov'evič, tornato a Pietroburgo nel dicembre del 1861, si preoccupò di organizzare insieme con il fratello Aleksandr. Il nome di Zemlja e Volja sarebbe stato suggerito da Herzen, che per altro si mantenne a lungo piuttosto scettico sull'opportunità di costituire una tale società,F. Venturi, Il populismo russo, I, 1952, p. 432. mentre la struttura organizzativa sarebbe stata suggerita da Mazzini a Ogerëv.Secondo la testimonianza di Aleksandr Slepcov, stampata in A. I. Gercen, cit., XVI, p. 75, e citata da L. F. Panteleev, Dalle memorie del passato, 1934, p. 258, che però non vi crede. Zemlja i Volja doveva essere composta da un gruppo di cinque persone, il cui dirigente doveva creare un solo altro gruppo di cinque membri, che dovevano rimanere sconosciuti agli altri quattro membri del proprio gruppo. Si poteva così formare una serie di cellule di cinque persone che non si conoscevano tutte tra di loro, in modo da evitare che un tradimento o una confessione estorta dalla polizia portasse all'arresto di tutta l'organizzazione.F. Venturi, cit., I, p. 443.

L'organizzazione avrebbe dovuto estendersi da Pietroburgo in tutta la Russia, ramificandosi in cinque regioni principali: la Russia del nord, la regione della Volga, quella degli Urali, la regione di Mosca e la Siberia, mentre alle organizzazioni create nelle regioni non russe come l'Ucraina e la Lituania doveva essere garantita una particolare autonomia di azione. Di fatto, tutti i singoli gruppi di Zemlja i Volja mantennero sempre una notevole autonomia d'azione, e una certa unità ideologica poteva essere garantita dalla lettura e dalla corrispondenza con le riviste progressiste del tempo, il «Sovremennik» di Pietroburgo e il «Kolokol» che, da Londra, stampava e inviava materiale di propaganda.F. Venturi, cit., I, pp. 444-445.

Il nucleo centrale della Zemlja i Volja pietroburghese fu formato dagli scrittori Černyševskij e Aleksandr A. Slepcov, dagli ufficiali Nikolaj Obručev e Aleksandr D. Putjata, e da Serno-Solov'evič. Discreto fu il numero di adesioni raccolto negli ambienti militari, ma il maggior numero di zemlevolcy di Pietroburgo era costituito da studenti: Nikolaj I. Utin, Longin F. Panteleev, V. I. Bakst, A. A. Richter, V. U. Lobanov.

Nel dicembre del 1862 giunse da Varsavia a Pietroburgo Zygmunt Padlewski, membro del Comitato centrale nazionale polacco, già in contatto a Londra con Herzen e Bakunin, per concordare con Zemlja i Volja la possibilità di una contemporanea insurrezione in Polonia e in Russia. Zemlja i Volja era però troppo debole per assumere una simile iniziativa. Le trattative, condotte da Slepcov e Utin, si conclusero con un accordo che prevedeva il reciproco riconoscimento del Comitato centrale polacco e del «Comitato della Russia libera» quali unici rappresentanti, rispettivamente della nazione polacca e della «rivoluzione russa».

Zemlja i Volja s'impegnava, quando i polacchi fossero insorti, a fare opera di propaganda «per impedire al governo dello zar d'inviare truppe fresche in Polonia» e a condurre le truppe russe presenti in Polonia «a favorire attivamente l'insurrezione». I militari russi in Polonia che fossero entrati a far parte della cospirazione si sarebbero riuniti in un'organizzazione che avrebbe avuto un rappresentante della «Russia libera», il quale avrebbe operato anche «per la causa dell'indipendenza russa».Il testo dell'accordo è in J. Witkowski, L'insurrezione del 1863 e il movimento rivoluzionario russo degli anni '60, 1931, p. 151.

Un manifesto di Zemlja i Volja scritto da Slepcov fu diffuso a Pietroburgo nel febbraio del 1863, a rivolta polacca in corso. La Russia, vi si diceva, voleva soffocare la libertà della Polonia per «rendere impossibile un movimento simile in Russia», ma arrestando e deportando i polacchi in Siberia, il governo diventava «il miglior propagandista delle idee rivoluzionarie». Si paragonavano gli insorti a Garibaldi e si denunciavano i massacri compiuti dell'esercito, che fucilava «i prigionieri polacchi come gli americani del sud fucilano i negri», e le sofferenze del popolo, che soffriva «sotto Alessandro II quanto i napoletani sotto i Borboni».F. Venturi, cit., I, p. 449-450.

Tutte le forze di Zemlja i Volja furono impegnate nella propaganda a favore della rivolta polacca, nella speranza che la vittoria di questa provocasse una rivoluzione in Russia. Ebbero l'appoggio della tipografia di Herzen a Londra, e crearono nell'autunno del 1862, per l'iniziativa di V. I. Bakst, una tipografia russa a Berna. In Russia una tipografia clandestina fu organizzata nella cittadina lettone di Viļaka, all'epoca denominata Mariengauzen, da I. G. Žukov, un ex ufficiale cacciato dall'esercito nel 1862 per aver fatto propaganda tra i soldati, e che verrà arrestato il 23 febbraio 1863.F. Venturi, cit., I, p. 453.

Due numeri del piccolo foglio «Volja» uscirono ai primi del 1863. Vi si esprimevano l'appoggio ai polacchi, si descrivevano le condizioni di vita in Russia e s'indicava il compito dei rivoluzionari, quello di «portare le classi colte dalla parte degli interessi del popolo», ma in pratica nessun proselitismo fu esteso ai contadini.«Volja», n. 1, in B. Bazilevskij, Materiali per la storia del movimento rivoluzionario in Russia, 1905, p. 89; «Volja», n. 2, in «Byloe», VIII, 1906.

Gli arresti che erosero l'organizzazione e il fallimento dell'insurrezione polacca portarono all'estinzione di questa prima Zemlja i Volja. Il suo limite consistette nell'essere formata da una minoranza di intellettuali che apparteneva «al popolo per sentimento» senza avere con esso alcun legame: «Tutto il male è qui» - scrisse Nikolaj Serno-Solov'evič - «Le buone intenzioni della minoranza sono inutili, data la sua impotenza, né al popolo basta il coraggio per dare il segnale e assumere l'iniziativa». Il suo merito consistette nel comprendere che la politica ufficiale, la società dei proprietari e dei funzionari intrisa di «meschino dottrinarismo, di servilismo e d'istinti corrotti ed egoisti» era incapace «non solo di rinnovare la Russia, ma anche soltanto se stessa».N. A. Serno-Solov'evič, «Kolokol», 15 settembre 1961.

La seconda Zemlja i Volja

La fine del circolo Čajkovskij e la repressione del movimento dell'«andata nel popolo» non fermò il lavoro sotterraneo dei gruppi rivoluzionari. Per quanto, verso il 1875, negli ambienti governativi regnasse la convinzione che «arrestata ormai la maggioranza dei propagandisti, la battaglia contro lo Stato potesse considerarsi terminata»,S. S. Tatiščev, L'imperatore Alessandro II. La sua vita e il suo regno, II, 1903, p. 593. già a Pietroburgo si era formato un nuovo gruppo rivoluzionario, i cui animatori erano Mark Natanson, sua moglie Ol'ga Šlejsner, Aleksej Obolešev, Aleksandr Michajlov, Dmitrij Lizogub e Adrian Michajlov.

Battezzati scherzosamente da Klemenc col nome di «trogloditi» per il loro operare in assoluta clandestinità,N. Morozov, Racconti della mia vita, IV, 1933, p. 44. senza svolgere alcuna propaganda ma intesi soltanto a darsi una solida struttura organizzativa, sembra che il reale nome del gruppo fosse quello di Società degli amici (Obščestvo druzej).E. A. Korol'čuk, Dalla storia della propaganda tra gli operai a Pietroburgo nella seconda metà degli anni '70, 1926. Successivamente presero il nome di Gruppo populista-rivoluzionario del Nord e parteciparono a Pietroburgo, il 15 marzo 1876, alla dimostrazione contro il regime in occasione dei funerali del giovane Černyšëv, uno studente morto di tisi nelle carceri zariste dopo tre anni di detenzione.F. Venturi, cit., II, p. 924.

Nell'estate del 1876 il Gruppo populista-rivoluzionario del Nord strinse accordi con un gruppo populista operante a Char'kov e capeggiato da Osip Aptekman e Nikolaj Moščenko, con il gruppo operaista di Jurij Tiščenko a Rostov, con i populisti di Kiev Vladimir Debagorij-Mokrievič, Jakov Stefanovič, Leo Deutsch, Vera Zasulič, Anna Kuliscioff, Mar'ja Kolenkina e Mar'ja Kovalevskaja, e con il gruppo di Michail Frolenko a Odessa.F. Venturi, cit., II, pp. 925-929. Finalmente, il 18 dicembre (6 dicembre per il calendario giuliano), una bandiera rossa con la scritta Zemlja i Volja apparve nella piazza della Madonna di Kazan' durante una manifestazione di operai e studenti.

Il programma di Zemlja i Volja

Il programma avanzava tre obiettivi fondamentali:In L'archivio di Zemlja i Volja e di Narodnaja Volja, 1932, pp. 53 e ss.

«passaggio di tutta la terra nelle mani della classe agricola lavoratrice [...] e sua distribuzione egualitaria» «separazione in parti dell'Impero russo, a seconda dei desideri locali» «passaggio di tutte le funzioni sociali nelle mani delle obščiny, e cioè loro piena auto-amministrazione» I mezzi per preparare «il rivolgimento violento» che solo poteva assicurare gli obiettivi di Zemlja i Volja erano: «l'agitazione - sia con la parola, sia e soprattutto con i fatti - indirizzata all'organizzazione delle forze rivoluzionarie e allo sviluppo dei sentimenti rivoluzionari (rivolte, scioperi)» «la disorganizzazione dello Stato»

Il programma degli zemlevol'cy si basa su tesi bakuniniste, secondo le quali non bisogna impegnarsi in una lotta per conquistare le libertà politiche, perché al più si otterrebbe soltanto la trasformazione di uno Stato assolutista in uno Stato liberale. In questo modo si rafforzerebbe la borghesia e si deprimerebbe «lo spirito rivoluzionario del popolo», mentre l'obiettivo della rivoluzione anarchica, «nemica dello Stato e di ogni statalismo in generale»,M. A. Bakunin, Opere, I, 1919, p. 237. è l'abbattimento dello Stato, sostituito dall'autogestione popolare.P. A. Kropotkin, Dobbiamo davvero preoccuparci di considerare l'ideale del futuro regime?, in AA. VV., Il populismo rivoluzionario degli anni Settanta del XIX secolo, II, 1965, p. 56.