LImpero carolingio fu l'impero retto dal re franco Carlo Magno e dai suoi discendenti. È considerato da alcuni storici la prima fase della storia del Sacro Romano Impero, fondato con l'incoronazione di Carlo a imperatore romano da parte di papa Leone III la notte di Natale dell'800.

L'Impero comprendeva la Francia, la Germania e l'Italia centro-settentrionale, la Marca di Spagna. Oltre che unità territoriale, esso indicava la teorica autorità sull'intera cristianità. Percepito come baluardo dell'ordine e della sicurezza, rappresentò per i contemporanei la rinascita dell'antico Impero romano, crollato con Romolo Augustolo nel 476. L'autorità imperiale era allora passata all'Impero d'Oriente, ma all'epoca di Carlo il suo potere era avvertito come distante, tanto più che a Costantinopoli Costantino VI era stato detronizzato e accecato dalla madre Irene, per cui il trono imperiale poteva essere considerato vacante..

Alla morte di Carlo, l'Impero passò a suo figlio Ludovico il Pio; alla morte di quest'ultimo l'Impero, con il trattato di Verdun, fu diviso tra i suoi tre figli: Lotario, Carlo II, detto il Calvo, e Ludovico II il Germanico. Il trattato assegnò a Carlo il Calvo il regno di Francia, a Ludovico l'area a est del fiume Reno e a Lotario la zona di cerniera tra Francia e Germania detta Lotaringia e l'Italia. Questa frammentazione portò alla formazione di tre nuclei principali: il Regno dei Franchi Occidentali, il Regno dei Franchi Orientali e il Regno d'Italia (definizione che designava un territorio dai confini non ben definiti, ancor oggi oggetto di discussione da parte di alcuni storici). L'estensione dell'Impero ai suoi inizii era di circa  km², con una popolazione tra i 10 e i 20 milioni di persone.

L'Impero risultò di nuovo unificato con Carlo il Grosso (figlio di Ludovico il Germanico), ma solo per pochi anni. L'ultimo re carolingio in Francia fu Luigi V (986-987), cui successe Ugo Capeto (della nuova dinastia dei Capetingi). In Germania, la dinastia terminò con Ludovico il Fanciullo (899-911), mentre in Italia l'ultimo rappresentante fu Berengario del Friuli (888-924).

Storia Nascita

Carlo Magno era il figlio di Pipino il Breve, quindi il secondo sovrano pipinide del regno di Franchi. Salito al potere come unico sovrano dopo la morte del fratello Carlomanno, iniziò una serie di campagne militari di successo, che lo portarono presto ad ingrandire i suoi possedimenti verso la Sassonia, la Baviera, la Marca di Spagna (fascia pirenaica della Spagna del Nord) e l'Italia, strappata ai Longobardi. Inoltre, sconfisse gli Avari, ottenendo la sottomissione della Pannonia, dove essi erano insediati, come stato tributario, mentre un'analoga sorte si attuava verso il ducato di Benevento.

Carlo Magno si pose a capo di una federazione di popoli che conservavano i loro costumi. L'organizzazione del vasto impero creato da Carlo si caratterizzò per la permanenza delle cariche elettive della tradizione germanica, tra le quali i conti costituivano la più importante. Questi mantenevano le funzioni tradizionali dell'età merovingia: presiedevano l'assemblea dei liberi, esercitavano la giustizia e riunivano sotto il loro comando la comunità di liberi in caso di guerra. I conti, nonostante venissero indicati, per comodità, a capo di una circoscrizione, non governavano un'unità territorialmente definita, bensì guidavano una comunità di individui che si riconoscevano come Franchi: in Italia infatti, essendo i Franchi poco numerosi anche dopo la conquista, si mantenevano attive le cariche longobarde, ovvero quelle dei duchi, così come in Sassonia prevalevano le autorità proprie di quel popolo.. La maggiore differenza consiste nel fatto che i conti diventarono i possessori fondiari più importanti, sia per le proprie terre in allodio (di loro proprietà privata), sia per le terre concesse in beneficio, da parte del re o di un altro signore più potente, cui si legavano. Questo comportò una duplice funzione: carica popolare della tradizione germanica e signore fondiario di vaste curtes, che lo rendeva responsabile di una giustizia, nelle sue terre, di tipo signorile, che proprio egli nella tutela dell'ordinamento tradizionale, doveva combattere. In tal senso, i continui capitolari del re, e gli appelli inviati tramite i suoi emissari, i missi dominici, erano indirizzati ai conti nella necessità di richiamarli al rispetto delle consuetudini nelle loro proprietà..

La presunta centralizzazione dell'Impero carolingio pertanto, deve essere considerata in base al più frequente legame del re, la cui carica popolare era ora maggiormente legittimata nella nuova veste di imperatore cristiano, con i capi militari. Nel periodo carolingio, il rapporto vassallatico ebbe una funzione importante, ma non costituì un sistema definito (fu decisivo mezzo di ricomposizione territoriale soltanto tra il X e XII), e soprattutto l'ordinamento prevalente, anche sotto Carlo Magno, restò quello tradizionale. Il re inoltre disponeva di cariche importanti come gli scabini - giudici che tutelavano la giustizia tradizionale - e i marchesi (Markgraf). Questi ultimi erano posti alla guida delle regioni periferiche dell'impero, e avevano la funzione di guidare le autorità più importanti, raggruppando più contee, e coordinare la vita militare.

L'epoca di Ludovico il Pio Alla morte di Carlo, l'Impero avrebbe dovuto essere diviso tra i suoi tre figli maschi legittimi, ma la morte prematura di due di essi fece sì che il trono passasse nelle mani di Ludovico, detto "il Pio" per la sua attenzione alla religione. Ludovico non fu un sovrano energico come il padre, bensì era interessato soprattutto alle questioni religiose nella convinzione che l'adesione alla dottrina cristiana avrebbe garantito quell'ordine e quella serenità all'Impero che veniva teorizzata dai suoi consiglieri, quali Benedetto d'Aniane o Agobardo di Lione.

Nella pratica Ludovico divenne presto un sovrano incapace di manifestare la sua autorità, mentre le regioni imperiali divenivano soggette sempre più all'aristocrazia franca. Un suo tentativo di destituire il nipote Bernardo, ucciso dopo essere stato accusato di tradimento, macchiò per sempre la sua coscienza e, su spinta degli alti prelati, fece pubblica ammenda che lo screditò ulteriormente agli occhi dell'aristocrazia.

Già prima della sua morte spartì l'Impero tra i suoi tre figli Lotario, Pipino e Ludovico II il Germanico, ma il già fragile equilibrio si ruppe con l'entrata in scena del figlio del suo successivo matrimonio, Carlo il Calvo, che diede origine a una guerra civile che aggravò l'instabilità del potere centrale, anche se si alternò a periodi di pace per lo scarso interesse dell'aristocrazia di parteciparvi.

La divisione dell'Impero Alla morte di Ludovico il Pio (840) Lotario I assunse la corona imperiale, come previsto dal padre, mentre i due fratelli superstiti Ludovico e Carlo si allearono per obbligarlo a cedere una parte del potere. Il giuramento di Strasburgo, rivolto alle truppe dei due fratelli, è rimasto famoso perché conserva il primo accenno scritto alle nascenti lingue francesi e tedesca.

Nell'843, con il trattato di Verdun, Lotario dovette scendere a patti: mantenne la corona imperiale, ma si limitò a governare la Francia Media, la fascia di territorio centrale tra Mare del Nord, bacino del Rodano, del Reno, le Alpi e l'Italia, con le città di Aquisgrana e Roma. Carlo il Calvo prese la Francia occidentalis (odierna Francia senza la fascia più vicina all'odierna Germania e la Provenza) e Ludovico il Germanico la Francia orientalis, corrispondente alla porzione odierna di Germania compresa fra il Reno e l'Elba, fino alla Baviera e la Carinzia comprese.

Con la morte di Lotario, Ludovico prese la corona imperiale, quindi nell'875 gli succedette Carlo il Calvo, sostenuto da papa Giovanni VIII, che vedeva in lui un possibile alleato contro il principe di Spoleto e i musulmani, insediati alla foce del Garigliano.

Carlo il Calvo morì nell'877 con l'Impero carolingio ormai in dissoluzione. Gli succedette Carlo il Grosso, figlio di Ludovico il Germanico, anch'egli incoronato da Giovanni VIII, sempre in cerca di protezione; ma l'imperatore non riuscì a impedire l'assassinio del papa nell'882, durante una delle frequenti guerre civili combattute a Roma dall'aristocrazia locale.

La minaccia di incursioni esterne, Normanni e musulmani in prima linea, avevano messo in dura difficoltà Carlo il Grosso, tanto che i Normanni assediarono la stessa Parigi. In questa situazione fu costretto ad abdicare da un'aristocrazia che si rifiutava ormai di obbedirgli (887). Trascorse gli ultimi mesi della sua vita in prigionia, senza alcun successore sul trono.

Dopo la morte di Carlo il Grosso, l'ultimo sovrano carolingio ad ottenere la corona imperiale fu Arnolfo di Carinzia, figlio illegittimo di Carlomanno di Baviera, che regnò tra l'896 e l'899.

La corona contesa La deposizione di Carlo il Grosso aprì un trentennio di conflitti durante il quale la corona imperiale fu contesa tra una serie di sovrani imparentati in vario modo con la dinastia carolingia. Le principali dinastie coinvolte in questa fase furono i Guidonidi (Guido e Lamberto), i Bosonidi (Ludovico il Cieco) e gli Unrochingi (Berengario del Friuli). Dopo la morte di Berengario del Friuli, nessun sovrano assunse più la corona imperiale sino all'ascesa al trono di Ottone I di Sassonia.

Demografia Le maggiori città dell'impero carolingio nell'anno 800 erano (tra parentesi il numero di abitanti):

Roma (50 000); Parigi (25 000); Ratisbona (25 000); Metz (25 000); Magonza (20 000); Spira (20 000); Tours (20 000); Treviri (15 000); Colonia (15 000); Lione (12 000); Worms (10 000); Poitiers (10 000); Provins (10 000); Rennes (10 000); Rouen (10 000).

Struttura territoriale

Dopo essersi garantito la sicurezza dei confini, Carlo Magno procedette alla riorganizzazione dell'Impero.

In tutta la sua estensione l'Impero era suddiviso in circa duecento contee, ciascuna amministrata da un conte e da un numero sensibilmente maggiore di vescovati. La contea, quale circoscrizione fondamentale, poteva corrispondere, specialmente in Francia e Italia, al territorio di un'antica città romana o alle zone circostanti, mentre nei nuovi territori (Turingia, Sassonia, Bavaria e nel regno degli Avari) erano state costituite delle marche, ovvero territori amministrati da marchesi, che erano capi sia politici che militari impiegati anche nella difesa del confine, o dei ducati, ovvero un insieme di contee appena conquistate e governate da un duca che aveva il compito di favorire l'integrazione tra i Franchi e i nuovi popoli; esse corrispondevano alla zona di precedente stanziamento di una popolazione germanica.

Ogni singola provincia era governata da un conte, vero e proprio funzionario pubblico dell'Imperatore, a cui veniva assegnato l'ufficio, o Honorem, di controllare il territorio. All'inizio si trattava di una concessione precaria, poiché il titolo era revocabile, o tuttalpiù vitalizio. A questa carica venivano attribuiti poteri giudiziari, fiscali e di ordine pubblico che dovevano essere esercitati per conto del sovrano. Il conte poteva farsi aiutare, nell'esercizio quotidiano del potere, dai suoi Iuniores (scabini, avvocati, notai o vassalli) che lo coadiuvavano a livello giudiziario e nel reclutamento degli armati.