I grandi miti greci è un libro dello scrittore italiano Luciano De Crescenzo pubblicato nel 1999 da Arnoldo Mondadori. L'autore, nella premessa, parla dei miti antichi e dei miti moderni e di quando e come si è appassionato ad essi. Attraverso gli scritti di Omero, Esiodo, Virgilio, Pausania, Sofocle, Apollonio Rodio, Ovidio e tanti altri, De Crescenzo racchiude nel libro gran parte di tutto il patrimonio mitologico greco, unico al mondo, suddividendolo in quattro parti.

I miti dell'amore: Parte prima L'arte amatoria Nella sua Ars amatoria, lo scrittore romano Ovidio spiega i vari mezzi per conquistare una ragazza o un ragazzo. Ma l’autore passando da libro a libro si spinge ben oltre, infatti si accinge a spiegare nei minimi particolari ogni azione che un corteggiatore deve compiere verso l'amata passando da metodi di comportamento e di galanteria a quelli di vestizione e di lussuria. Tuttavia l'autore nei vari libri dellArs amatoria pare schierarsi una volta dalla parte dell'uomo, altre nei confronti della donna. Ad esempio Ovidio suggerisce agli amanti di assecondare in ogni caso i voleri delle donne e a volte, se si è sposati, di tradirle pure; mentre alle ragazze consiglia di concedersi a volte facilmente al proprio amante, in altri casi di fare pesare gravemente addosso al corteggiatore il peso dell'impazienza e del desiderio amoroso. Infine Ovidio conclude l'opera con una profonda riflessione personale sul culto dei pastori.

Il simposio

Nel dialogo di Platone, Socrate partecipa a un banchetto serale (appunto il Simposio) condotto dal poeta Agatone. Gli invitati oltre al filosofo sono Fedro, Eurissimaco, Aristofane, Pausania, Aristodemo (che racconta poi la vicenda all'amico Apollodoro) e infine l'imbucato Alcibiade.Nel Simposio greco si osservavano severe regole: bisognava lavarsi le mani, mangiare in abbondanza, risciacquarsi le mani, bere a sazietà vino mischiato a miele e poi conversare con gli amici. Nella sala erano ammessi solo uomini (le donne dovevano dormire nel gineceo) e, se volevano, potevano giacere nel triclinio di un loro compagno.Socrate giunge solo verso la fine del banchetto, dato che durante il viaggio si era fermato a meditare e gli amici, dopo aver mangiato e bevuto, decidono di parlare dell'Amore (Eros). Eurissimaco propone l'argomento e Fedro inizia a esprimere i suoi pareri. Per lui l'Amore è il più antico di tutti gli Dei, come dice Esiodo, e ogni cosa che è bella, ed è amata, equivale al bene.Il secondo a parlare è Pausania: egli afferma che esistono due tipi di Amore, collegati alla dea Afrodite. In base all'etica di comportamento di un amante e di un amato si stabilisce il genere di dea. Esiste Afrodite Urania, simbolo del sentimento, e Afrodite Pandemia, rappresentante della lussuria e dell'amore volgare.Il terzo a prendere la parola è Eurissimaco, perché Aristofane ha la tosse; secondo lui esistono vari tipi di amore, il più benefico e speciale è quello collegato alla medicina e alla salute, essendo Eurissimaco un medico.Ma Aristofane lo interrompe per dire la sua: in un tempo remoto sulla terra esistevano esseri detti "Androgini" possedenti quattro braccia, quattro gambe, due teste, quattro occhi, molto superbi e sfrontati. Per questo Zeus li ha puniti dividendoli in due. Dalla spaccatura sono nati gli uomini e le donne e insieme a loro il desiderio d'amore di unirsi l'uno con l'altra.L'ultimo a parlare è Socrate: secondo lui Amore è il risultato dell'unione amorosa degli dei Espediente e Povertà, il primo furbo e imbroglione, l'altra misera e malconcia. Quindi Amore sarebbe un dio povero e imbroglione che andrebbe insidiando le menti dei giovani e delle ragazze e compiendo tutti i mali possibili.Dopo una contestazione da parte degli invitati nella sala fa irruzione Alcibiade ubriaco chiedendo di unirsi al Simposio. Questi si va a sedere nel triclinio di Agatone, frapponendosi fra lui e Socrate, il suo amante e si mette a discorrere con gli altri. Poi, provato dal desiderio di amore e rispetto per il compagno, comincia a esprimere i suoi pensieri riguardo al filosofo. Alcibiade si era innamorato di Socrate sin da quando lo aveva sentito usare per la prima volta la sua "dialettica" e ha tentato tutto pur di essere ricambiato da lui, riuscendoci alla fine, ma in parte.

Il mito di Narciso

Narciso è un giovane di straordinaria bellezza nato da una ninfa e dal fiume Cefiso. La madre, essendo ancora egli un infante, interrogò l'indovino Tiresia, chiedendogli quanto avrebbe vissuto il ragazzo e l'uomo rispose che sarebbe vissuto fino a quando non si sarebbe visto il volto.La ninfa fa di tutto per impedirlo, ma il ragazzo, essendo anche scorbutico e amante solo delle sue prodezze, un giorno si scontra prima con la dea Eco e poi si vede riflesso in uno specchio d'acqua. Subito Narciso s'innamora del suo ritratto alla follia. Essendo il suo amore condannato ed impossibile da realizzare, Narciso si getta in acqua disperato.

I viaggiatori dell'Oltretomba Il viaggio di Ersi

Nella Repubblica di Platone nella casa di un suo amico, il filosofo Socrate, parlando della nascita di uno Stato, inizia a raccontare il racconto di un giovane: Ersi. Questi è stato coinvolto in un aspro conflitto, dal quale gran parte dei soldati è stata uccisa. Si ritiene che anche il giovane Ersi sia morto in guerra e il suo cadavere esanime viene deposto sulla pira per essere cremato, quando all'improvviso Ersi ridesta, sotto lo stupore di tutto il popolo. Ersi dichiara di essersi trovato, durante il suo breve stato vegetativo, in una sorta di Antinferno dove vi erano due schiere di anime: i dannati urlanti e piangenti e gli spiriti dei gaudenti ed esultanti provenienti dal Paradiso. Tuttavia i guardiani dell'Inferno compreso il nocchiero Caronte, invitano Ersi a non avvicinarsi troppo agli altri, essendo egli ancora tra i vivi. Ad un certo punto, dopo il tentativo di un dannato di fuggire dalla zona assegnatagli e l'immediato intervento punitivo di un'entità divina, un messaggero giunge dall'alto, gettando in mezzo alle anime una manciata di dadi, invitando le anime a raccoglierli. Sui dadi è scritto il corpo o la materia in cui gli spiriti dovranno reincarnarsi nella loro via futura e perciò l'araldo invita le anime a scegliere con saggezza e perseveranza, escludendo ovviamente Ersi. Compiuta l'operazione le anime, sempre senza Ersi, si avviano a bere le acque del Lete per perdere la memoria della loro vita trascorsa e proprio in quel momento l'anima di Ersi torna in vita tra i mortali, sopra la pira.

Il viaggio di Ulisse

NellOdissea, sotto consiglio della maga Circe, Ulisse si reca nell'antro dell'inferno per interrogare l'anima dell'indovino Tiresia, affinché gli predìca i prossimi viaggi da compiere e il loro destino. Ulisse, salutata la donna parte e giunge in una zona nebbiosa e tetra, camera dell'Oltretomba. Scavata coi compagni una piccola fossa, Ulisse sacrifica alcune bestie, mischiando il loro sangue a del cibo offerto in onore delle anime. Infatti dopo pochi secondi ecco arrivare una schiera di persone magre, smunte e trasparenti che si lamentano piangendo la loro sorte. Ulisse tra i dannati cerca Tiresia e lo trova, dopo aver dialogato commosso con l'anima della madre e di un giovane amico, morto qualche sera prima. Tiresia predice ad Ulisse il viaggio di ritorno che dovrà affrontare per Itaca, attraversando le isole delle Sirene, delle mandrie di Apollo, dello stretto dei mostri Scilla e Cariddi e infine dei sette anni che dovrà trascorrere in balia della ninfa Calipso. Dopo la soddisfazione dell'indovino per l'offerta a base di sangue di Ulisse, sulla scena entrano gli eroi Achille, Agamennone e Aiace Telamonio. Le anime piangono la loro triste sorte e maledicono le guerre e le mogli infedeli. Solo Aiace non parla, adirato a morte con Ulisse per lo sgarbo che gli hanno fatto il giorno dell'assegnazione delle armi di Achille, dopo la sua morte. A causa della vittoria di Ulisse, Aiace è impazzito e dopo aver sterminato una mandria di capre si è ucciso conficcandosi la spada nell'ascella, unico punto debole. Infatti l'anima non vuole nemmeno parlare con l'eroe e svanisce.

Il viaggio di Teseo Ormai ultracinquantenni, gli eroi Teseo e Piritoo decidono di spassarsela rapendo belle fanciulle di stirpe divina o reale. Teseo decide di catturare Elena, la stupenda moglie di Menelao, mentre Piritoo ha progetti più ambiziosi: andare a chiedere nell'Oltretomba la mano della moglie di Ade: Persefone. I due eroi riescono a superare con una scorciatoia gli ingressi dell'Inferno e giungono direttamente nella camera dei tetri sovrani, pretendendo con la forza la mano della signora. Ade allora pensa di imbrogliarli e li invita a sedersi per mangiare. Gli eroi acconsentono e si siedono su due poltrone che però si tramutano immediatamente in carne umana, attaccandosi alla pelle dei due, impedendo loro la fuga. Solo alcuni anni dopo un altro avventuriero dell'Inferno: il possente Ercole. Riesce a salvare Teseo strappandolo con la forza dalla sua prigione, ma non riuscendo a fare altrettanto con Piritoo.

Il viaggio di Enea Nel poema epico Eneide scritto dal poeta romano Virgilio, l'eroe troiano Enea è alla ricerca di un luogo dove fondare la "nuova Troia", ossia la Roma che oggi conosciamo. Ha già naufragato in molti posti inclusa la città marinara di Cartagine dove è stato accolto e curato dalla regina Didone ed ora il guerriero si trova nei pressi dell'Italia, precisamente nella zona degli odierni Appennini dove risiede l'oracolo della Sibilla. Enea si trova in un luogo sconosciuto e inaccogliente, pieno di paludi e di nebbia e, vedendo la maga, la supplica di condurlo negli Inferi per conoscere la sorte dell'anima del padre Anchise. Con un po' di difficoltà l'eroe riesce a convincere la Sibilla e farsi portare nell'Oltretomba senza l'accompagnamento degli amici. Il luogo è descritto nel più terribile e spaventoso dei modi rispetto alle altre citazioni degli scrittori ed Enea non sa se sguainare la spada o fuggire di fronte alle anime urlanti dei defunti e di fronte alle bestie e ai guardiani dell'Inferno. Tra gli spiriti maledetti scorge anche quello di Didone, la regina cartaginese tradita da lui dopo averlo confortato e sedotto sperando di avere un consorte che l'avrebbe aiutata nella direzione del regno. La regina è ancora infuriata e addolorata con l'eroe per le bugie e le false scuse inventate da Enea per partire al più presto all'inseguimento del suo sogno e per questo, quando lui tenta di abbracciarla per farsi perdonare, fugge via inorridita. Passate altre zone dell'Inferno, finalmente Enea giunge nel giardino del Lete ove siedono le anime in attesa di dimenticare i loro ricordi passati; tra queste vi è anche Anchise che non ha ancora bevuto le acque dell'oblio e appena lo vede abbraccia il figlio commosso. Finalmente Enea può sapere dal padre le sorti dei suoi viaggi e il destino della nuova città. Secondo Anchise Roma avrà un impero e una storia gloriosa che supererà di molto quella di Troia, grazie al comando di Cesare e poi dell'imperatore Augusto.

Il viaggio di Orfeo