Voxson S.p.A. (dal 1969; precedentemente era un marchio di FART e poi FARET) è stata un'azienda italiana produttrice di elettronica di consumo con sede e stabilimento a Roma, nella zona di Tor Cervara. Fondata nel 1951, fino agli anni sessanta è stata fra le principali aziende a livello nazionale ed europeo del settore. Entrata in declino negli anni settanta, dopo una serie di vicissitudini ha cessato ogni attività nel 1987. È attualmente un marchio non utilizzato. Parte degli stabilimenti produttivi sono utilizzati oggi come studi cinetelevisivi.
Storia
Gli anni cinquanta
La FART e FARET: i primi anni di attività e la gestione Piccinini (1951-1959)
La Fabbrica Apparecchi Radio e Televisione S.r.l., indicata con l'acronimo FART, con capitale sociale di lire 500.000, fu fondata a Roma il 10 dicembre 1951 da due soci, Armando Boccia e Aldo Marcucci, rispettivamente, amministratore unico e azionista di maggioranza con l'80% delle quote, e socio di minoranza.. L'impresa, specializzata nella costruzione di apparecchi elettronici, svolgeva le proprie attività in un laboratorio artigianale situato in via Crescenzio 48, nel rione Prati. Nel novembre 1952, l'ingegner Arnaldo Piccinini, già capo progettista all'Autovox, diventò socio della FART, di cui rilevò il 20% delle quote., e successivamente, nel 1954, socio di maggioranza, amministratore unico e progettista.. Una parte consistente del pacchetto di minoranza era detenuto dalla famiglia del politico democristiano Giulio Pastore.
Nel 1954, FART lanciò sul mercato i primi apparecchi radiofonici a valvole, inaugurando il marchio commerciale Voxson: si tratta dei modelli 603 Dinghy e 504 Starlet. L'anno successivo, nel 1955, avviò la produzione dei primi televisori.. Nel 1957, fu lanciato il modello 725 Zephir, prima radio a transistor di produzione italiana. seguito, nel 1960 e 1961, dagli Zephir 2 e 3.
Nel 1958, FART divenne società per azioni e cambiò ragione sociale in FARET S.p.A., con capitale sociale di lire 300 milioni. In quello stesso anno, venne messo in commercio la radio modello Sportsman 727, con tecnologia mista a transistor e diodi., e lanciato il primo televisore portatile di 17 pollici con cinescopio corto 110 gradi, il T173.. Nel 1959, furono lanciati il primo modello di autoradio, il Vanguard, primo apparecchio a soli transistor in Europa, con la caratteristica antenna nello specchietto retrovisore, a cui poteva essere agganciato, e il giradischi portatile a batteria Voxsonnette 744R, a forma di valigia. La realizzazione estetica dei modelli Voxson si avvalse della collaborazione dei più importanti designer italiani, fra i quali spiccava Rodolfo Bonetto.
Negli anni del boom economico, e cioè in quel periodo compreso tra la fine degli anni cinquanta e l'inizio dei sessanta, Voxson divenne uno dei più noti marchi dell'elettronica di consumo, conquistando importanti quote di mercato in Italia, e successivamente anche all'estero. Tra il 1956 e il 1959, la manodopera impiegata crebbe da 149 unità, tra operai e impiegati, a 536.. In generale, la Voxson dell'epoca seppe coniugare una continua ricerca tecnologica applicata, un design innovativo, un notevole controllo produzione e qualità, con una campagna promozionale azzeccata per anticipare i desideri di consumo del pubblico. Le saldature, ad esempio, erano effettuate in modo da resistere agli scossoni dell'uso in auto o all'aperto, le batterie erano di standard internazionale in modo da non causare problemi nel reperimento (come avveniva per altri apparecchi), le radio potevano essere montate in auto e facilmente staccate per essere portate in giro.
Oltre a grandi depositi di distribuzione, vennero anche aperte tante succursali quante erano le regioni: a Napoli nel 1957; a Milano e Padova nel 1960, scelta dovuta alla presenza di numerosi fornitori, tanto nel capoluogo lombardo che nella città veneta. Fu creata anche una cospicua rete di agenzie di vendita, che copriva le principali città di tutto il territorio nazionale, e anche alcuni paesi europei.
Gli anni sessanta I due stabilimenti di Tor Cervara (1960-1970)
Il primo stabilimento (Ovest) Per far fronte all'attività produttiva della FARET, in costante aumento, si stabilì di costruire un nuovo stabilimento. Progettato con forme avveniristiche, venne scelta - per la sua ubicazione - la zona di Tor Cervara, nella zona Tiburtina, all'epoca ancora non edificata ed al centro di molti investimenti immobiliari, anche legati ai fondi del Piano Marshall (come nel caso della RCA Italiana). Mentre lo stabilimento veniva terminato (sarebbe entrato in funzione nel 1963)., la produzione veniva effettuata anche presso uno stabilimento provvisoriamente affittato, in viale Castro Pretorio 28.
Il primo stabilimento progressivamente edificato fra il 60 ed il 63, fino ad occupare una superficie di 5100 m² coperti e 16000 m² totali, era costituito da una sezione con un edificio a torre di 5 piani, adibito ad uffici tecnici, amministrativi e commerciali, con forma circolare e facciata prefabbricata in pannelli di anticorodal e cristallo. Vi era poi una seconda sezione con tre capannoni per laboratori tecnici, sala disegni e uffici di produzione, con 5 piani ed un seminterrato, oltre ad una sezione di produzione con un ulteriore seminterrato utilizzato per il ricevimento, collaudo e magazzino dei materiali. Presente, infine, un corpo di fabbricato per impianti galvanici e vernicerie. Nel dettaglio, le lavorazioni effettuate - con riferimento all'anno 1975 - erano quelle di: tranciatura e lavorazioni meccaniche, rivettatura, montaggi meccanici, avvolgimenti bobine, verniciatura, montaggio circuiti stampati, montaggio sottogruppi vari, montaggio collaudo ed imballo delle autoradio (n.3 linee), montaggio, collaudo ed imballo dei giranastri per auto (n.5 linee). Vi era poi un reparto di attrezzeria per la costruzione e manutenzione di stampi, costruzione di attrezzature di montaggio e per la manutenzione dei macchinari, ed un manufatto di circa 100 m², adibito ad infermeria.
Nel 1965, nell'azionariato dell'azienda romana vi fecero ingresso due holding straniere, la svizzera Finelen e la Servo-Radar del Liechtenstein, che acquisirono il 5% delle quote ciascuna, iniziando un mutamento della compagine azionaria - e della stessa politica aziendale - irreversibile. Gli anni sessanta rappresentarono l'apice per la Voxson, che arrivò a impiegare 2.400 dipendenti.
Il secondo stabilimento (Est) Nel 1967, al Salone dell'automobile di Parigi, Voxson presentò l'autoradio Sonar, la prima ad essere prodotta in Europa con lettore Stereo8.
In un'ottica di espansione, acquistando un terreno adiacente, si ampliò lo stabilimento, progettandone - nel 1968 - uno nuovo, appaiato a quello di Tor Cervara. Collegato al fabbricato storico con un sottopassaggio che attraversava via di Tor Cervara, la nuova struttura era pensata per essere adibita a produzione, magazzino materie prime e prodotti finiti e a mensa aziendale. Era composto da un seminterrato e dal piano terra con area edificata è di 13.800 m², mentre la superficie di sviluppo totale era di 22.750 m². Vi venivano effettuate - sempre con riferimento al 1975 - le lavorazioni di preparazione filatura, avvolgimento bobine, lavori di preparazione, montaggi circuiti stampati, montaggio collaudo ed imballo dei televisori bianco e nero (n.3 linee), montaggio collaudo ed imballo dei televisori a colori (n.1 linea). L'idea del colore era peraltro stata pensata da Piccinini in anticipo sui tempi, già nel 1964, per investire sulla ricerca, sviluppo, e soprattutto produzione della nuova tecnologia, aveva fondato, a Roma, la Ergon S.p.A. Così, contestualmente all'ingrandimento della Voxson, all'interno dei progetti e dei contributi della Cassa del Mezzogiorno, Piccinini costruì - nel 1968 - una nuova sede per la Ergon, ad Anagni, in un'ottica di economia e produzione in rete.
L'impianto era dedicato anche al montaggio collaudo ed imballo di complessi Alta fedeltà (n.2 linee), montaggio collaudo ed imballo dei Music center (n.2 linee). Il tutto, completato da un deposito carburante.ASFiom, Voxson 03.033 Voxson, piano di ristrutturazione, riorganizzazione e conversione tecnico-finanziaria, 8
settembre 1975 - Per qualche motivo, il documento inverste gli stabilimenti Est ed Ovest..
Un simile investimento, però, si rivelò una spesa senza rientro; gli anni sessanta, infatti, costituirono un primo stop per l'azienda, comportando anche un arresto nell'esecuzione dei lavori.
La prima crisi degli anni sessanta L'arrivo in massa sul mercato di apparecchi asiatici, tutto sommato affidabili, a costi molto più bassi, rendeva impossibile competere nell'elettronica di fascia bassa o media, ed obbligava le aziende italiane che occupavano anche quel settore di mercato - come la Voxson - ad un sottoutilizzo delle linee produttive, ai primi licenziamenti, o a vendere, anche all'estero, a prezzi insufficienti pur di mantenere quote di mercato.
Se la progettazione italiana permetteva di vendere - soprattutto in esportazione - ad un pubblico diverso da quello che cercava solo l'oggetto valido a basso costo, i magazzini iniziavano ad essere ingolfati di prodotti finiti.
Ciò non toglie che la FARET presentò, anche in questi anni, prodotti interessanti, quali il portatile da 11" a batteria. Si trattava di prodotti già predisposti per la tecnologia a immagine multicromatica; oltre a questo, si puntò sull'alta fedeltà, su dispositivi sofisticati - come l'autoradio Junior, che poteva essere estratta dalla sua sede - e Premium.
Il 26 ottobre 1969, a seguito di un'assemblea straordinaria dei soci della FARET, venne cambiata la denominazione sociale in Voxson-Fabbrica Apparecchi Radio e Televisione S.p.A.. Nello stesso periodo, venne costituita anche una filiale estera, a Parigi con il nome di Voxson France S.A., per potenziare la distribuzione dei prodotti nei paesi dell'Europa centrale e settentrionale. Nel 1969, realizzò un fatturato di 11 miliardi di lire, ed era il dodicesimo produttore europeo di televisori, con i suoi prodotti commercializzati in oltre 30 paesi, affermandosi in modo particolare in Spagna, Gran Bretagna e Germania.. Per alcuni anni, a cavallo fra i due decenni, alcuni modelli di televisori Voxson furono prodotti in Israele dalla Tadiran.
Gli anni settanta
La Voxson S.p.A.: la cessione all'EMI (1971-1975) La crisi del comparto era oramai irreversibile, peraltro peggiorata dagli investimenti degli ultimi anni. Il colore, ad esempio, complice il ritardo politico dell'Italia, non aveva potuto decollare, potendo quindi essere venduto solo all'estero. Nel 1971 la Ergon S.p.A. fu venduta ad un'azienda franco-americana, cambiando varie volte proprietario e denominazione, fino al fallimento avvenuto nel 2012, come VDC Technologies.
Ma l'intero settore non riusciva più a mantenersi in vita. Così, l'8 marzo 1971, nel capitale della oramai Voxson S.p.A. fece ingresso la multinazionale britannica EMI, che rilevò il 50% delle azioni, ed effettuò un'iniezione di liquidità, con il capitale sociale passato da 2 a 3 miliardi di lire.. Alla morte di Arnaldo Piccinini, avvenuta nel 1972, la EMI rilevò un ulteriore 30% di quote dell'azienda romana, divenendo socio di maggioranza.