Con cinema iraniano (o cinema persiano) si intende l'insieme di tutti i video, film e documentari, girati in Iran o all'estero, da registi iraniani, con soggetti inerenti alla cultura e alle tradizioni iraniane.
Storia
Origini Il cinema iraniano nasce nell'anno 1900, dopo cinque anni dalla prima proiezione pubblica dei fratelli Lumière (28 dicembre 1895, Parigi), grazie all'iniziativa del quinto scià della dinastia Qajar (Mozaffareddin) che, in occasione di un viaggio in Europa, compra una cinepresa Gaumont al suo ritrattista ufficiale Mirza Ibrhim Khan Akkas-Bashi, affinché documenti le attività della famiglia reale. Le riprese effettuate nell'anno 1900 dal fotografo-ritrattista Mirza Ibrhim Khan Akkas-Bashi, tra i pionieri del cinema iraniano, mostrano una visita ufficiale della famiglia reale in Belgio, e in particolare la festa dei fiori e la pioggia di petali al passaggio dello scià sulla carrozza reale a Ostend.
Fino al 1930, in Iran si realizzano prevalentemente documentari con il sostegno della famiglia reale. I primi filmati pionieristici ad opera di Akkas-Bashi documentano riti religiosi, cerimonie e ricevimenti di corte. Dopo il colpo di Stato (febbraio 1921) di Reza Khan (definito postumo Reza Shah Pahlavi, ovvero Reza Shah il Grande) il fotografo ufficiale Mo'Tazedi gira una serie di documentari tra cui l'incoronazione dello shah Reza Pahlavi, la costruzione della ferrovia trans-iraniana. Si tratta, in questo periodo, di un «cinema privato e protetto dalla corte (...): soltanto lo scià, i suoi cortigiani e chi fa parte della cerchia reale può assistere a queste proiezioni, mentre il popolo ne è escluso.».Zaven Qokassian, Cinema iraniano: dallo scià a Komeini, in G. P. Brunetta (a cura di), Storia del cinema mondiale. Vol. IV. Americhe, Africa, Asia, Oceania. Le cinematorgrafie nazionali, Torino, Einaudi, 2001, pp. 585 e ss.
Il primo cinematografo pubblico e senza scopo di lucro in Iran è inaugurato nel 1900 nella città di Tabriz da parte dei vertici della comunità cattolica locale. Nel 1904 è invece inaugurato un cinematografo privato a Teheran di tipo commerciale ad opera del mercante Ibrahim Khan Sahafbashi, il quale comincia per primo a proiettare, nel cortile retrostante il suo negozio di antiquariato, film stranieri di dieci minuti acquistati nei suoi viaggi all'estero. A questo primo fallimentare tentativo (la sala rimase aperta per circa un mese), fanno seguito le iniziative di Phalavihhaf Bashi, il quale presenta nel suo cinema film acquistati in occidente, e Mehdi Russi Khan, fotografo di origine russa che importò in Iran opere russe e francesi. Infine, la sala di Ali Vakili, chiamata Grand Cinema, ha per prima un grande successo di pubblico.
Il primo lungometraggio iraniano viene realizzato nel 1930 (o, secondo altre fonti, nel 1932), a Teheran, da Avaness Ohaniàn, il film, muto e in bianco e nero, si intitola Abi Va Rabi e «racconta le vicende tragicomiche di due uomini, uno alto e l'altro basso». Numerosi storici del cinema iraniano concordano sul fatto che tale film muto sia un'imitazione della serie comica danese Double Patte e Patachon. Ad oggi non ne rimane alcuna copia. Ohaniàn, un immigrato russo nato in Turkmenistan che aveva studiato cinema a Mosca, giunge in Iran nel 1929 e, pur non parlando il persiano, fonda la prima scuola iraniana di recitazione; da questa emergerà l'attore Habibollah Morad che sarà nel 1932 il protagonista della seconda pellicola di Ohaniàn Haji Aqa aktor-e Cinema (alias Haji Agha, the Film Actor), un film muto su «un uomo profondamente religioso e contrario al cinema, il quale, con svariati stratagemmi, viene ripreso di nascosto con una cinepresa e quindi portato in una sala cinematografica e gli vengono mostrate le sue stesse immagini; vedendosi sullo schermo, rimane stupito, si meraviglia, si diverte e alla fine applaude se stesso e la tecnica, e acconsente che la figlia lavori nel cinema.». Il film, che taluni hanno addirittura definito «il più memorabile e affascinante film nella storia del cinema iraniano», può essere considerato quale il primo film iraniano che inviti alla riflessione sui temi dei cambiamenti sociali e religiosi. Infatti, all'epoca dei primordi della cinematografia in Iran, oltre a un accesso alle proiezioni estremamente ridotto dalle condizioni economiche della popolazione e dall'alfabetismo, risultavano dominanti quelle concezioni tradizionali e religiose che consideravano il cinema una forma di "corruzione" e vietavano la frequentazione delle sale e, soprattutto alle donne, la recitazione. Haji Aqa aktor-e Cinema di Ohaniàn, raccontando il ripensamento di un uomo tradizionalista e religioso, «afferma il ruolo attivo che cinema e modernità possono avere nello sviluppo e nel progresso del paese e degli iraniani.». Nel 1933 Ebrahim Moradi realizza Capriccio, un film muto che si rivelerà un insuccesso a causa della quasi contemporanea comparsa del cinema sonoro.
L'avvento del sonoro (periodo 1933-1960) Dopo alcuni mesi, infatti, il poeta e scrittore Abdol Hossein Sepanta scrive e produce il primo film sonoro parlato in Farsi, Dokhtare Lor/La ragazza Lor (1933), diretto da Ardeshir Irani in India. L'attrice Ruh Anghiz interpreta il ruolo della fanciulla. La ragazza Lor riscuote enorme successo: viene proiettato in due cinema diversi contemporaneamente per sette mesi. Anche le successivi pellicole di Sepanta (Ferdowsi nel 1934, Shirin va Farhad nel 1935) conseguono un notevole successo, in quanto attingono dalla storia e dalla letteratura favolistica persiana soggetti che risultano confacenti al gusto del pubblico locale dell'epoca.
I film prodotti dal 1930 al 1947 erano realizzati in India perché in Iran vi erano enormi difficoltà di produzione. Le sale in quest'arco di tempo continuarono a proiettare pellicole straniere tra le quali nel 1943 i film anglofoni toccarono la percentuale del 70/80%.
Solo nel 1948 v'è il primo film interamente prodotto in Iran da Esmail Kushan, creatore della Mitra Film Company, e diretto dall'attore teatrale Ali Dary Abeg: il film, intitolato Tufan-e Zendegi (La tempesta della vita), non riscuote successo e, seguito da altri insuccessi, porta la Mitra film Company al fallimento. Koushan, allora, fonda la Pars Film che continua a produrre «l'equivalente iraniano dei B-Movies americani» fino al 1979. Nel 1950 viene altresì fondata la Iran Film Studio, da Ghadiri e Manouchehri. Tali società di produzione realizzano i primi girati in Iran che conquistano i favori del pubblico: la Pars Film "sbanca il botteghino" dapprima con Vergogna (1951) e poi con Amir Arsalan diretto da Shapour Yasami, oltre a realizzare il primo film a colori; l'Iran Film Studio annovera nella sua produzione Vagabondo (1952), che, come è stato osservato, «è caratterizzato da una qualità superiore di recitazione e di regia, oltre che di fotografia, per l'epoca. Questo film introdusse anche Nasser Malakmoti'i, una delle più grandi star che il cinema iraniano abbia mai prodotto.». Inizia così un'epoca prospera per l'industria del cinema iraniano che andrà costantemente sviluppandosi.
La produzione e la distribuzione dei film iraniani tra gli anni quaranta e cinquanta è anche favorita dalla «massiccia e severa» censura che colpisce i film stranieri e, soprattutto, le «pellicole che mettono in scena rivoluzioni, scioperi, ribellioni o mostrano deviazioni sessuali e tendenze anti islamiche.».
Prima "nouvelle vague" (cinema pre-rivoluzionario: 1960-1978)
Negli anni '60 iniziano ad emergere i primi tratti distintivi del linguaggio cinematografico iraniano. Comincia la prima nouvelle vague, ovvero la prima generazione di cineasti (cineasti nel vero senso della parola).
Tra i precursori della nouvelle vague ci sono: la poetessa Forough Farrokhzad, che con La casa è nera (1962), anticipa molte tendenze successive; Dariush Mehrjui con Gaav (La vacca, 1969), tratto dal racconto del moderno drammaturgo Ghalamhossien Saedi, ottiene un riconoscimento internazionale per la nouvelle vague iraniana; Sohrab Shahid-Sales con Natura morta inaugura una nuova visione della realtà, attraverso l'uso della camera fissa e la linearità della storia trattata, che influenzerà in seguito le opere di Abbas Kiarostami e Mohsen Makhmalbaf; Naser Taqva con Tranquillità in presenza d'altri (1972); Amir Naderi con Addio amico (1972) e Vicolo cieco (1973); Bahram Beyzai con Il viaggio (1972) e Acquazzone (1973); Abbas Kiarostami con L'esperienza (1974).
La prima fase della nouvelle vague iraniana vede registi che subito destano l'attenzione dei critici d'essai internazionali, tuttavia i film realizzati in Iran in questo periodo rappresentano una minima parte rispetto alla produzione complessiva. A dominare il mercato sono ancora film commerciali e stranieri. Nel 1976 la produzione comincia a ridursi e arriva a 39 film, scendendo poi a 18 nel 1978. In seguito ai disordini politici, dovuti alla Rivoluzione islamica (1979), molti esponenti della nouvelle vague decidono di trasferirsi all'estero.
Seconda "nouvelle vague" (cinema post-rivoluzionario) La situazione politica comincia a stabilizzarsi nel decennio successivo alla Rivoluzione iraniana, mentre l'industria cinematografica non riesce a risollevarsi. Nel 1983 il governo prende alcuni provvedimenti per risollevare l'industria; in particolare i provvedimenti mirano ad incrementare la produzione nazionale e a frenare l'importazione di pellicole straniere. A tale scopo crea la Fondazione Farabi (gestita dal delegato agli affari cinematografici), che fornisce sussidi per le produzioni cinematografiche iraniane. Negli anni successivi la produzione aumenta e contemporaneamente i sussidi Farabi diminuiscono.
Nel periodo post-rivoluzionario si assiste nel cinema iraniano ad una seconda nouvelle vague: i registi cominciano a creare opere in chiave sperimentale, neorealista e poetica. Questa trasformazione è dovuta anche alla forte censura, esercitata sia dal governo sia dalle autorità religiose, che spinge i registi a trasformare le proprie pellicole in poesie, ricche di simbolismi, incentrate sui profondi temi sociali del paese (producendo soprattutto film d'essai destinati ad un pubblico straniero).
Fanno parte della seconda nouvelle vague:
Abbas Kiarostami con Dov'è la casa del mio amico? (1987)Giovanni Grazzini, Cinema '91, Roma-Bari, Laterza & Figli, 1992, pp. 225-227., che racconta le vicende di un bambino che vuole riportare il quaderno, preso per sbaglio in classe, all'amico, ma non sa dove esso abiti e riesce a consegnarlo solo il mattino dopo, in aula, dopo aver svolto per conto dell'amico il compito e ancora Kiarostami con Primo piano (1999), Dieci (2002) e Il palloncino bianco (1995), con Abbas Kiarostami (sceneggiatura) e Jafar Panahi (regia) che racconta la giornata di una bambina che perde i soldi mentre sta andando a comprare un pesciolino rosso.
Il primo film iraniano candidato per l'Oscar al miglior film straniero, nel 1999, fu I bambini del cielo del regista Majid Majidi: racconta le vicende di due bambini poveri che perdono un paio di scarpe, questo film ha ottenuto anche la nomination all'Oscar come miglior film straniero e Baran (2001), racconta la storia di una donna che si finge uomo per guadagnarsi da vivere.
Tahmineh Milani con Cessate il fuoco (2006), una commedia sui problemi di una coppia di neosposi, ha battuto tutti i record d'incasso.
Fanno parte della seconda generazione di cineasti anche: Mohsen Makhmalbaf; Dariush Mehrjui; Amir Naderi; Kianoush Ayyari e Rakhshan Bani-Etemad.
Pellicole prodotte dopo la Rivoluzione iraniana
Dati ufficiali forniti dalla Fondazione Farabi.
Anno Numero di film prodotti 1980 28 1981 31 1982 15 1983 24 1984 30 1985 41 1986 43 1987 52 1988 42 1989 48 1990 56 1991 45 1992 52 1993 56 1994 45 1995 62 1996 63 1997 54 1998 54 1999 54 2000 60
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