Con la caduta del fascismo aderì alla RSI prima come volontario nella Xª MAS poi al comando generale delle Brigate Nere. Dopo un periodo prigioniero degli Alleati, nel dopoguerra divenne esponente del Movimento Sociale Italiano, quindi collaboratore del Meridiano d'Italia, la prima testata neofascista di Milano., e quindi dal 1968 direttore del rinato settimanale di satira anticomunista Candido.. Nel 1991 fondò il Movimento Fascismo e Libertà, di cui rimase alla guida fino alla propria morte.
Biografia Nacque a Ferrara il 30 gennaio 1924, figlio di Luigi, pugliese di San Vito dei Normanni, laureato in giurisprudenza, che vi lavorava come funzionario statale. A Ferrara nel corso degli anni venti del XX secolo, quando era in servizio alla locale prefettura, Luigi conobbe Iolanda Cristiani, una ragazza del posto, e la sposò. Giorgio fu il primo di cinque figli. La famiglia si spostò da una città all'altra, come spesso accade per i funzionari di prefettura, e Pisanò prese la maturità classica a Taranto, durante il periodo bellico.
La seconda guerra mondiale Nel corso del 1942, a 18 anni di età, in qualità di ufficiale della GIL, ebbe il comando della compagnia di pronto intervento addestrata per soccorrere la popolazione durante i bombardamenti. In seguito il padre fu inviato alle prefetture di Messina, Pescara e Pistoia. Il giorno dopo la firma dell'armistizio di Cassibile Giorgio si trovava proprio nella città toscana, dove con altri ragazzi organizzò la riapertura della casa del Fascio e l'occupazione della Caserma "Gavinana", abbandonata dai soldati, in attesa di un reparto tedesco. Ben presto si arruolò volontario nella Xª Flottiglia MAS,Sebastiano Messina, Giorgio Pisanò, l’irriducibile cacciatore di scoop in camicia nera, in La Repubblica, Roma, 18 ottobre 1997. chiedendo di far parte degli NP.. L'addestramento fu svolto a Jesolo (VE), mentre a Tradate (VA) furono effettuati i lanci con il paracadute. Destinato alla raccolta informazioni oltre le linee nemiche, operò insieme al pistoiese Ruy Blas Biagi,. Nel 1944 fu inviato in missione oltre le linee anglo-statunitensi e venne paracadutato nei pressi di Roma. Dopo aver svolto la missione assegnatagli, fu preso prigioniero dall'esercito del Regno Unito mentre tentava di rientrare. nel nord Italia. Non identificato come agente fascista, fu comunque incarcerato per un mese nel carcere di Arezzo perché sorpreso a circolare in zona di guerra senza permesso.
Rientrato fortunosamente nel Nord Italia, fu decorato dall'Abwehr. con la Croce di Ferro di I e II classe tedesca, e promosso due volte per merito di guerra, verso la fine della guerra si trovò in Valtellina come tenente della XXXVIII Brigata Nera "Ruy Blas Biagi" di Pistoia, assegnato ai servizi speciali del comando generale.
Il 20 aprile 1945 raggiunse la Valtellina dove si stava organizzando il Ridotto Alpino Repubblicano e il 27 dello stesso mese, aggregato alla colonna guidata dal maggiore Renato Vanna della Guardia Nazionale Repubblicana di Frontiera, ne condivise le vicende fino allo scioglimento.
Fu preso prigioniero dai partigiani il 28 aprile 1945 a Ponte in Valtellina (SO) ed imprigionato nel carcere di Sondrio. dove documentò le fucilazioni dei propri compagni di prigionia presenti in quel momento nel carcere. e che durarono fino al 13 maggio. quando i carabinieri sottrassero i prigionieri ai partigiani.. Dal 29 agosto al 26 ottobre 1945 rimase in prigionia nel carcere milanese di san Vittore.. Fu poi trasferito nei campi di concentramento alleati R707 di Terni ed a Rimini dove restò fino al novembre 1946.
Il dopoguerra e la militanza politica Nel 1947, a Como, fu tra i fondatori del Movimento Sociale Italiano, diventando il primo segretario di quella federazione. La sua attività professionale comincia nel 1948 quando coprirà le cariche di redattore e inviato del Meridiano d'Italia, un settimanale di destra neofascista, diretto da Franco De Agazio.Franco De Agazio fu ucciso dalla "Volante Rossa" a Milano nel febbraio del 1947. Proprio con Meridiano d'Italia, alla cui direzione era giunto Franco Maria Servello, inizia a condurre ricerche sugli omicidi del dopoguerra compiuti dai partigiani, molti dei quali legati al mistero dell'oro di Dongo.
Nel 1949 è membro della giunta nazionale del Raggruppamento giovanile studenti e lavoratori del MSI.. Nel 1951 fonda e ricopre la carica di primo presidente lombardo dell'Associazione Studenti "La Giovane Italia", che confluisce nel 1954 nella Giovane Italia..
Tra giornalismo e saggistica Divenuto giornalista professionista, approdaAccusato di aver rubato lo scoop sui diari del duce al settimanale Oggi, fu convocato a colloquio da Rusconi, che al telefono gli aveva dato l'epiteto di filibustiere, il quale colpito dalla personalità di Pisanò lo assunse. nel 1954 a Oggi, settimanale fondato da Angelo Rizzoli. e diretto da Edilio Rusconi. Nel 1958 difende Raoul Ghiani nel caso Fenaroli, con annesso scandalo Italcasse.Paolo Pisanò, Mio fratello Giorgio Pisanò cronista e giornalista scomodo, in Il Giornale, Milano, 31 marzo 2017.
Nel 1960 si unì in matrimonio con Fanny Crespi che gli diede due figli, Alessandra e Alberto. Nel 1963 fondò il settimanale Secolo XX, nel quale comincia a pubblicare inchieste. In particolare suscita scalpore l'inchiesta sulla morte misteriosa del capo dell'Eni Enrico Mattei che Pisanò pubblica sul primo numero della rivistaSecolo XX - Anno 1 - N. 1 - 19 marzo 1963 - Edizioni Pidola, Milano - Trib. Milano n. 6163 del 22 gennaio 1963..
In quegli anni all'attività giornalistica affianca quella storico-saggistica con diversi studi sulla seconda guerra mondiale e sul fascismo durante la RSI come Sangue chiama sangue (1962), La generazione che non si è arresa (1964), Storia della guerra civile in Italia, 1943-1945 (1965), Gli ultimi in grigioverde. Storia delle forze armate della Repubblica Sociale Italiana (1967) Mussolini e gli ebrei (1967), e Penna nera. Storia e battaglie degli alpini d'Italia. Nel 1965 fu relatore al convegno dell'Hotel Parco dei Principi sulla "guerra rivoluzionaria" in funzione anticomunista.
Nel 1968 fece rivivere il settimanale Candido, erede di quello fondato da Giovannino Guareschi e che aveva cessato le pubblicazioni nel 1961,In un'intervista riportata da Giampaolo Pansa nel volume La Grande Bugia, il fratello di Giorgio, Paolo Pisanò, riferisce che Guareschi, poco prima di morire, avrebbe accolto con favore l'idea del giornalista. assumendo la carica di direttore, che mantenne fino al 1992. Il Candido condusse molte campagne giornalistiche di cronaca, arrivando a denunciare apertamente per peculato il leader socialista Giacomo Mancini.Il Candido sostenne la rivolta di Reggio Calabria, si occupò di diversi scandali e vicende di corruzione politica-amministrativa-finanziaria: ANAS (Azienda Nazionale Autonoma delle Strade) Italcasse, SIR (Società Italiana Resine), quello seguito al terremoto del Belice (1968), quello dei petroli. Durante il culmine della contestazione al leader socialista Mancini, nel 1971 fu accusato di estorsione da Dino de Laurentiis e fu incarcerato a Regina Coeli dove trascorse 114 giorni, prima di venire assolto da ogni accusa dal tribunale di Roma il 14 luglio dello stesso anno, e quindi scarcerato. Il 13 marzo 1972 Pisanò subì il primo attentato da parte delle Brigate Rosse, cui ne seguirono altri due diretti contro la redazione e gli impianti produttivi del Candido.Avvenuti rispettivamente il 2 settembre 1972 e l’11 febbraio 1978. Alla fine degli anni settanta inoltre produsse e contribuì a pubblicizzare tramite il suo settimanale le due musicassette degli Amici del vento, Trama nera e Girotondo, uno dei primi gruppi musicali italiani di area neofascista.
Nel 1980 fu particolarmente virulenta la campagna del Candido indirizzata a dimostrare che dietro la figura di Aldo Moro vi era un intreccio di interessi di personaggi non sempre limpidi legati al caso Lockheed. Nel 1982 si occupò della morte del banchiere Roberto Calvi, arrivando a comparire in televisione con la borsa del suddetto, consegnandola in diretta al direttore del TG2 della RAI.
Attività politico-parlamentare
Nel 1972, venne eletto senatore per il Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale, nella circoscrizione Lombardia.
Riconfermato ininterrottamente per cinque legislature (1976, 1979, 1983 e 1987) fino al 1992, in tale veste è stato componente delle Commissioni Parlamentari permanenti della Difesa e degli Affari Costituzionali, della Commissione parlamentare di vigilanza RAI, della Commissione parlamentare Antimafia e della Commissione parlamentare d'indagine sulla loggia P2.
Dal 1980 al 1994 ricoprì la carica di consigliere comunale della città di Cortina d'Ampezzo (BL).
Dopo la morte di Almirante, avvenuta nel 1988, l'anno successivo fondò una corrente comunitarista interna al Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale; dopo la fuoriuscita dal MSI, il 25 luglio 1991 la corrente diventa Movimento Fascismo e Libertà, con Pisanò segretario nazionale.
Il partito si configurò come l'unico partito a richiamarsi espressamente al fascismo con il simbolo stesso, che includeva e poneva in evidenza al centro un fascio di colore rosso, facendo esplicito riferimento alle ideologie della Repubblica Sociale Italiana e della destra sociale, come il corporativismo, la socializzazione dell'economia, la fiscalità monetaria e il nazionalismo.
Contemporanei processi per violazione della legge Scelba porteranno all'assoluzione di Pisanò e altri membri del partito poiché, al contrario della fattispecie di reato individuata dalla legge, il MFL ha in programma una repubblica presidenziale bicamerale con Presidente della Repubblica con pieni poteri ed eletto dal popolo invece che la ricostituzione della dittatura fascista. Il partito ha eletto alcuni consiglieri comunali soprattutto nell'astigiano, in occasione delle elezioni politiche del 1992.
Negli anni novanta riprese l'attività pubblicistica, pubblicando diversi testi sulla RSI. Nel 1995, dopo la svolta di Fiuggi e la definitiva trasformazione del Movimento Sociale Italiano in Alleanza Nazionale, Pisanò decide di associarsi a Pino Rauti nel progetto di conservazione dello storico partito della destra italiana, che avrebbe dato origine alla Fiamma Tricolore. Alcuni mesi più tardi lascia però la vita politica, complice l'aggravarsi del suo stato di salute.
Giorgio Pisanò muore a Milano il 17 ottobre 1997, dopo una lunga malattia.
L'attività saggistica Lo studioso Francesco Germinario ha evidenziato l'importanza di Pisanò come autore di una concezione storiografica assai influente all'interno della cultura neofascista. «Non si sottolineerà mai a sufficienza il ruolo che Giorgio Pisanò ha svolto nella costruzione di una storiografia neofascista. - [...] Pisanò è da considerarsi lo storico ufficiale del neofascismo italiano, colui il quale, con un impegno quarantennale, lancia la sfida alla cultura politica dell'antifascismo, oltre che alla storiografia, attraverso la pubblicazione di numerosi saggi e centinaia di articoli tutti dedicati al periodo della guerra civile»..