La campagna delle Filippine fu il complesso delle operazioni militari svoltesi nell'omonimo arcipelago asiatico a partire dall'8 dicembre 1941 e che vide le locali forze statunitensi e filippine, guidate dal generale Douglas MacArthur, combattere contro il corpo di spedizione dell'Impero giapponese, comandato dal generale Masaharu Honma.
Pur disponendo di cospicue forze aeree e dell'appoggio di una squadra navale, dopo un'iniziale resistenza le truppe filippino-statunitensi del generale MacArthur dovettero soccombere alla superiorità delle forze armate giapponesi impegnate nel loro piano globale di conquista dei possedimenti coloniali occidentali nel Sud-Est Asiatico. Le forze alleate, dopo essersi ritirate dapprima nella penisola di Bataan e poi nell'isola di Corregidor nella baia di Manila, si arresero infine l'8 maggio 1942 dopo feroci combattimenti nelle giungle. Le Filippine caddero in mano giapponese rimanendovi per oltre due anni.
Antefatti Forze e piani statunitensi
Le Filippine erano una colonia statunitense dalla vittoria ottenuta sulla Spagna nel 1898, ma le spinte indipendentiste avevano convinto gli USA a concordare una "strada per l'indipendenza" dell'arcipelago che, cominciata nel 1935, si sarebbe realizzata nel 1945. Al fine di impedire che questo processo fosse troppo rapido e rendesse inoperanti gli accordi (limitazioni alla sovranità nazionale, cessione di basi aeronavali), gli Stati Uniti avevano stanziato numerosi effettivi nelle Filippine, che nel 1941 si presentava come un qualcosa a metà strada tra un protettorato e uno stato sovrano. All'interno la presenza militare USA era infatti piuttosto consistente in termini numerici ma scarsa dal punto di vista dell'equipaggiamento terrestre e aeronavale, in pratica un residuo del periodo coloniale. Ancora più precari erano l'armamento e l'addestramento dell'esercito filippino, composto da una divisione regolare (1ª), una divisione paramilitare di gendarmeria (2ª) e 10 divisioni di riservisti: queste forze erano state riorganizzate da MacArthur fin dalla sua nomina a comandante delle forze americane in Estremo Oriente, avvenuta il 26 luglio 1941..MacArthur era affiancato dall'ammiraglio Hart (US Asiatic Fleet) e dal suo vice generale Wainwright, che in seguito gli subentrerà.. Non esistevano un'aviazione o una marina da guerra filippine, perciò il peso delle due armi ricadeva completamente sulle guarnigioni americane.
I militari statunitensi erano piuttosto riluttanti a collaborare con quelli filippini, sia per razzismo (nel 1941 l'esercito statunitense era ancora segregazionista e solo i nativi statunitensi, tra tutte le minoranze non bianche, erano ammessi eccezionalmente nei reparti di bianchi), sia perché i filippini avevano condotto (soprattutto al principio del '900) attività di guerriglia indipendentista antiamericana.
Forze e piani giapponesi Durante la stesura dei progetti di conquista nel Pacifico, i comandanti nipponici decisero di occupare le Filippine per diversi motivi: l'arcipelago era un vasto baluardo a difesa del fianco orientale delle Indie Orientali Olandesi, ricche di petrolio, il vero obiettivo della guerra che il Giappone avrebbe scatenato; inoltre sarebbe stata eliminata una minaccia al traffico navale e alle operazioni che si sarebbero sviluppate in Papuasia; infine, le Filippine dall'inizio del secolo simboleggiavano il colonialismo americano nel Pacifico e perciò stesso la superiorità dell'Occidente sui popoli di colore, argomento che i militaristi nipponici sbandieravano come prova della necessità di un conflitto contro le potenze coloniali.
Per operare la conquista delle Filippine fu allineata la 14ª Armata al comando del generale Masaharu Honma, che doveva sbarcare a nord e a sud nella grande isola di Luzon. Essa sarebbe stata coadiuvata dalla 11ª flotta aerea di stanza a Taiwan, che avrebbe lanciato un grande attacco preliminare in contemporanea all'incursione su Pearl Harbor, e anche dalla piccola portaerei Ryujo.; i piloti seguirono però un corso d'addestramento che permise di economizzare il carburante degli aerei: la conseguenza fu un'aumentata autonomia, per cui la Ryujo si ancorò nella rada delle Palau, a est delle Filippine.
L'attacco aereo giapponese
In questi bombardamenti preliminari i giapponesi riuscirono a garantirsi, anche grazie ad una serie di colpi di fortuna, la superiorità aerea per tutta la campagna. In particolare la base dell'USAAF dove erano ospitati 35 Boeing B-17 Flying Fortress, giunti di recente, avrebbe dovuto essere attaccata in contemporanea a Pearl Harbor, ma le basi di Formosa dalle quali gli aerei giapponesi avrebbero dovuto partire erano coperte da una fittissima nebbia. L'imprevisto rese nervosi numerosi aviatori, che temevano un distruttivo attacco americano alle piste; dopo ore la nebbia si alzò e gli aerei riuscirono a decollare. I giapponesi arrivarono sul bersaglio con 10 ore di ritardo, ma sorpresero caccia e bombardieri americani impegnati nell'atterraggio o allineati sulle piste perché, proprio temendo un attacco come quello appena verificatosi a Pearl Harbor, erano stati fatti decollare tutti. Ma I radar non avevano segnalato nulla, perciò fu ordinato di sospendere i voli.. L'attacco giapponese iniziò alle 12:35 e causò la perdita di 30 bombardieri leggeri, 32 B-17 e decine di Curtiss P-40 e Seversky P-35: in totale 86 dei 160 aerei statunitensi furono distrutti.; furono anche distrutti gli hangar e il radar dell'aeroporto Iba Field..
Lo sbarco Dopo che unità della fanteria di marina avevano occupato l'isola di Batan (da non confondere con Bataan), l'esercito giapponese iniziò l'invasione il 10 dicembre con lo sbarco nei pressi di Aparri, sull'isola di Luzon, di 2000 uomini: le truppe non furono contrastate in quanto la locale guarnigione di 200 filippini si era ritirata. Altri soldati misero piede a Vigan, nel nord-ovest dell'isola, che fu conquistata subito giacché non aveva una guarnigione..; lo sbarco sarebbe dovuto iniziare il 9, ma una forte tempesta impedì qualsiasi operazione. Verso le 06:00 di mattina il traffico di navi giapponesi fu scoperto e quanto rimaneva dell'aviazione americana nelle Filippine, consistente in 5 B-17, qualche P-40 e 7 P-35 fu mandato all'attacco: fu affondato qualche mezzo da sbarco, ma per la mattina i giapponesi erano riusciti a far prendere terra al grosso delle loro forze..
Poco dopo i giapponesi inviarono tre gruppi di 27 bombardieri l'uno scortati da decine di Mitsubishi A6M Zero ad attaccare rispettivamente la base navale di Cavite (a sud di Manila), l'aeroporto di Nichols Field e il porto della capitale. L'operazione fu un successo: furono devastati hangar, depositi e moli, abbattuti una decina di caccia americani e distrutti al suolo 12 vecchi caccia Boeing P-26. A Cavite fu affondato il sommergibile classe Sargo e distrutti la centrale elettrica e un deposito di siluri; in conseguenza di ciò l'ammiraglio Hart spedì a sud la sua piccola flotta di 5 cacciatorpediniere e 2 dragamine. I giapponesi per contro ebbero perdite insignificanti..
A questo punto si ebbero furiose discussioni tra MacArthur, l'ammiraglio Hart e il generale dell'aviazione Brereton: costoro volevano abbandonare il nord e il centro di Luzon per attestarsi nel sud al riparo di una forte linea difensiva, mentre MacArthur non intendeva abbandonare un metro di terreno, perché, affermò, in tale modo gli Stati Uniti avrebbero perso credibilità e simpatia presso i filippini: alla fine riuscì a convincere gli altri comandanti, e si preparò a contrastare lo sbarco nemico a nord di Manila, presso il Golfo di Lingayen.
Ritirata da Manila Il 14 dicembre fu invasa l'isola di Legaspi, a sud di Luzon, e nella notte tra il 19 e il 20 anche l'isola di Mindanao fu occupata, dopo una resistenza simbolica della guarnigione.; sbarcarono 5000 soldati giapponesi, e i difensori furono per la maggior parte spazzati via dai grossi calibri degli incrociatori al largo.
Nel frattempo, il 20 dicembre, un sommergibile americano avvistò un grande convoglio di 80 navi giapponesi che puntavano sulla baia di Lingayen. MacArthur posizionò le sue truppe, ma i giapponesi, bene informati, sbarcarono facilmente 60 chilometri più a nord: la 14ª Armata del generale Honma costituì rapidamente teste di ponte ben protette. Persero comunque il trasporto truppe Hayo Mayo, silurato dal sommergibile S.38. Dopo un inutile attacco aereo degli americani, la 14ª Armata si riunì alle truppe sbarcate a nord, il 23 dicembre sconfisse alcuni reparti filippini e iniziò a marciare in direzione di Manila..
Il disastroso evolversi della situazione indusse MacArthur a formare una nuova linea sul fiume Agno, nella quale riponeva grandi speranze, ma il giorno successivo venne a sapere che soldati giapponesi erano sbarcati a meno di 100 chilometri a sud di Manila senza che potessero essere fermati: MacArthur prese la decisione di porre il suo quartier generale sull'isola di Corregidor, all'imbocco della baia della capitale, e ordinò al comandante il settore sud di raggiungere la penisola di Bataan, dove tra l'altro stavano affluendo soldati sbandati e resti di unità americane e filippine..
Le truppe giapponesi sfondavano la linea sull'Agno il 26 dicembre, mentre da sud continuavano ad avanzare, anche se ostacolati da due malconce divisioni americane, che riuscirono comunque a permettere la ritirata verso la penisola ai reparti alleati. Nel pomeriggio del 2 gennaio i giapponesi si impadronirono di Manila,. e Honma mandò le sue forze a inseguire i nemici in rotta, ma la resistenza di unità filippine rese possibile, entro il 6 gennaio 1942, il completamento della ritirata..
La fuga di MacArthur e la resa di Bataan
Il generale Honma, nelle prime ore della mattina, inviò la LXV brigata nella penisola, con l'ordine di rastrellarla, ignaro del fatto che vi si trovavano filippino-americani, anche se per la maggior parte male armati e poco motivati. Il 9 gennaio il comandante della brigata, generale Nara, fece avanzare i soldati, che furono però massacrati dall'artiglieria americana. Preso in contropiede, Nara lanciò un altro attacco l'11 gennaio, ma dopo un iniziale successo la manovra fallì..
L'esercito giapponese lanciò altre due offensive nella seconda metà di gennaio, e gli americani si ritirarono su una linea difensiva che tagliava a metà la penisola. Il 31 gennaio un violento attacco nemico, ordinato dallo stizzito Honma, si risolse in uno scacco. A questo punto il generale decise di far sbarcare un contingente a sud, alle spalle dello schieramento alleato. L'11 febbraio, a notte fonda, ebbe inizio l'operazione, ma i 1500 soldati furono scoperti e massacrati totalmente..
Honma sospese ogni operazione militare, radunando le forze per tutto il mese di febbraio, mentre i difensori tentavano di non cedere alle reciproche diffidenze e alle malattie che iniziavano a diffondersi; inoltre il morale era a livelli minimi per le razioni ridotte, le condizioni di vita pietose e l'insinuosa propaganda operata dai giapponesi con il lancio aereo di volantini. Anche MacArthur, nel suo quartier generale a Corregidor, era alle prese con l'angosciante decisione per lui di lasciare le Filippine e fuggire in Australia. La spinta decisiva gli fu data da un messaggio di Roosevelt del 10 marzo; il giorno successivo annunciò la sua partenza al suo stato maggiore, poi pronunciò una frase che entrerà nella storia: «Tornerò!». Con alcuni ufficiali, salì su una motosilurante che assieme ad altre 3 imbarcazioni forzò il blocco giapponese; il 16 marzo il generale statunitense montò su un B-17, su un'ultima pista non occupata a Mindanao, e il 17 marzo atterrò a Darwin in Australia..