Oltre, sottotitolato: un mondo uomo sotto un cielo mago, è l'undicesimo album da studio del cantautore Claudio Baglioni, pubblicato il 17 novembre 1990 dalla CBS.

L'album contiene sperimentazioni con la world music, e fu registrato e prodotto nel giro di tre anni. Rappresenta il progetto più ambizioso e monumentale della carriera di Baglioni ed è considerato dalla critica specializzata il suo «capolavoro». In molte interviste Baglioni lo definì come l'inizio di una trilogia del tempo, in cui Oltre rappresenta il passato, Io sono qui il presente e Viaggiatore sulla coda del tempo il futuro. L'album divise la critica musicale e segna uno spartiacque nella carriera di Baglioni e nella storia della musica popolare italiana; è inoltre l’album doppio di maggior successo della discografia italiana.

Il disco si basa su una lunga storia ispirata a un poema epico scritto dallo stesso Claudio Baglioni, intitolato Guscio. Questo poema è incluso nel cofanetto dell'album, distribuito ai fan che lo avevano prenotato l'anno precedente. Descritto come un album "magico", Baglioni lo ha presentato come un viaggio dall'origine verso l'origine, in cui il protagonista, senza conoscere la sua destinazione, è alla ricerca delle proprie radici: l'uomo in cerca del proprio destino. L'opera è una sorta di monologo interiore basato sul flusso di coscienza, con protagonista Cucaio, alter ego di Claudio, di cui viene tracciata una biografia a ritroso.

L'album è suddiviso in quattro parti, ciascuna rappresentata da uno dei quattro elementi della natura: acqua, fuoco, terra e aria. Il filo conduttore che attraversa tutto il processo creativo è la vicenda di Cucaio, una sorta di alter ego "fantastico" dell'autore. Il nome Cucaio deriva dalla storpiatura che il piccolo Baglioni faceva del proprio nome. La storia di Cucaio è narrata attraverso un onirico flusso di consapevolezza, che anima il booklet all'interno della copertina. Quest'ultima è adornata da segni, tratti, simboli e colori ispirati all'arte aborigena, creando un collegamento visivo e simbolico con l'intero progetto.

Registrazione Nell'estate del 1988, Baglioni iniziò a comporre la musica per un nuovo album dopo tre anni dalla pubblicazione de La vita è adesso. Le prime sessioni di registrazione furono effettuate ai Real World Studios di proprietà di Peter Gabriel a Bath, sotto la direzione di Celso Valli e Pasquale Minieri,. nello stesso periodo in cui Gabriel stava registrandovi la colonna sonora per L'ultima tentazione di Cristo di Martin Scorsese..

La collaborazione con Pasquale Minieri, destinata a diventare centrale nella genesi del progetto, affondava le radici negli anni immediatamente precedenti, in particolare nel periodo della tournée Assolo. Minieri, proveniente da studi di conservatorio sotto la guida del professor Franco Sbacco — esperto di musica elettronica — lavorava già intensamente con sintetizzatori e computer, sviluppando parallelamente una forte passione per la musica classica del primo Novecento, in particolare Stravinskij e Mahler. Da questa formazione nacque l’idea di concepire il suono stesso come elemento compositivo, una continua ricerca di elaborazione timbrica resa possibile dai nuovi macchinari elettronici.

Questo approccio affascinò Baglioni e contribuì alla nascita di un rapporto di stima reciproca che si consolidò durante Assolo, inizialmente previsto come spettacolo di una sola data e poi divenuto un tour di sessantacinque concerti. Durante tutta la tournée, i due lavorarono quotidianamente per migliorare lo spettacolo, sperimentando soluzioni sonore e musicali nuove anche durante le pause tra una data e l’altra. Proprio in quel contesto maturò l’idea di un nuovo album profondamente diverso dai precedenti.

In una breve intervista pubblicata sul n. 1703 di Topolino, Baglioni rivelò in maniera implicita che il titolo del nuovo album sarebbe stato A presto. Riguardo al processo creativo nella realizzazione delle canzoni, Minieri disse:.

Il lavoro preliminare si svolse principalmente ad Ansedonia, dove Baglioni e Minieri rimasero per circa un anno e mezzo a comporre, registrare, montare e preparare il materiale musicale. In questa fase Baglioni arrivò a scrivere numerosi frammenti di circa venti secondi che venivano poi assemblati come elementi strutturali delle canzoni — introduzioni, incisi, strofe o ponti musicali — fino ad arrivare a circa quaranta composizioni complete dal punto di vista musicale. Solo successivamente si sarebbe proceduto alla selezione dei venti brani destinati al disco.

Per quanto riguardava il titolo provvisorio, Minieri affermò:

L'8 settembre 1988 allo Stadio Comunale di Torino si tenne la tappa italiana del tour Human Rights Now! di Bruce Springsteen, Sting, Peter Gabriel, Youssou N'Dour e Tracy Chapman. Baglioni fu scelto come rappresentante per l'Italia, presentando canzoni inerenti al tema dell'evento (come la sua versione della Ninna nanna della guerra o Uomini persi) e dichiarando la sua decisione di prendere parte al concerto per la causa dei diritti umani.

Durante l’esibizione, in contrapposizione agli spalti dello stadio comunale di Torino gremiti di fan del cantautore che lo applaudono, c’è invece una parte di pubblico sotto al palco che contesterà Baglioni. Le cronache parlano di pomodori e bottigliette lanciate contro il cantautore, il quale risponde ricordando l’importanza della causa umanitaria alla base dell’evento, che va oltre la semplice “voglia di stare insieme”. La situazione diventa così tesa che Peter Gabriel è costretto a salire sul palco durante l’esibizione e improvvisare un duetto con Baglioni per placare la contestazione. Nonostante questo Baglioni porterà a termine il concerto. L’episodio ebbe un forte impatto su Baglioni il quale decise di non apparire più in pubblico e di concentrarsi soltanto sull’album.

Intanto, le sessioni di registrazione si spostarono in differenti studi in Europa e coinvolsero artisti internazionali come Paco de Lucía, John Giblin, Youssou N'Dour, Pino Palladino, Steve Ferrone, Danny Thompson, gli italiani Pino Daniele e Mia Martini, nonché i componenti della band di Peter Gabriel di allora — Tony Levin, David Rhodes, David Sancious, Manu Katché.

La scelta di coinvolgere musicisti provenienti da culture musicali differenti rispondeva a un preciso intento artistico: arricchire l’identità sonora del progetto attraverso contaminazioni stilistiche. Ogni musicista portava non solo competenza tecnica ma anche fantasia e interpretazione personale. Manu Katché, ad esempio, chiedeva spesso di suonare lo stesso brano in numerose varianti per esplorarne le possibilità espressive prima di scegliere quella definitiva. In alcune sessioni, come ricordato da Minieri, vennero perfino spente le luci dello studio per favorire l’improvvisazione istintiva dei musicisti, evitando che potessero leggere gli accordi.

Un episodio emblematico riguarda il brano Io dal mare: la parte pianistica nacque da un’idea proposta spontaneamente da David Sancious — membro della E Street Band di Bruce Springsteen — che stava lavorando nello stesso studio con Peter Gabriel. Dopo aver ascoltato il brano durante una pausa, suggerì una soluzione musicale che venne mantenuta nella versione definitiva.

Nell'ottobre del 1989, iniziarono le prevendite del disco con il titolo provvisorio: Un mondo più uomo sotto un cielo mago. La CBS tuttavia rinviò la pubblicazione dell'album al 1990, il che alimentò voci secondo le quali Baglioni non sarebbe stato soddisfatto del lavoro svolto fino a quel momento e avesse perciò deciso di riscrivere completamente l'album, rimandandone la data di uscita.

Arrivati alla scrematura finale — dalle iniziali quaranta composizioni alle venti che sarebbero entrate nel disco — Claudio Baglioni iniziò la stesura definitiva dei testi. Fu però un momento complesso: non si sentiva convinto di ciò che stava scrivendo, avvertiva una distanza tra l’idea originaria del progetto e la forma che stava prendendo.

Nel corso del 1990, mentre la pressione mediatica cresceva vertiginosamente per l’attesa dell’album — con circa mezzo milione di copie già prenotate — l’artista attraversò una fase di forte crisi personale e professionale. Al di là degli eventi legati ad Amnesty a Torino, in quel periodo si allontanò da Rossella Barattolo, manager tarantina conosciuta nel 1986 e figura chiave nel coordinamento delle sue attività professionali. Con lei il cantautore aveva intrecciato una relazione sentimentale che, inizialmente tenuta segreta, era già fonte di pettegolezzi nei circoli giornalistici. Proprio a causa dell’ingerenza dei paparazzi, che nel 1989 riuscirono a scoprire e rendere pubblico il legame tra i due — pubblicando foto e notizie sulla loro relazione segreta — la coppia subì una forte pressione dall’opinione pubblica e dai media. Questa escalation di attenzione esterna fu determinante per l’allontanamento temporaneo dalla Barattolo nel 1990. L’instabilità emotiva si rifletté direttamente sul lavoro: per l’ennesima volta Baglioni strappò i testi già scritti, rimettendo tutto in discussione.

La situazione divenne delicata anche sul piano contrattuale. La casa discografica, avendo già avviato le prenotazioni e la distribuzione, rischiava di incorrere in penali e azioni legali per il ritardo rispetto alle scadenze previste.

Il punto di svolta arrivò grazie a un confronto con Fabrizio Intra, amico di lunga data e dirigente della CBS, e a una profonda conversazione chiarificatrice con la moglie Paola Massari, da sempre collaboratrice nei suoi lavori, che — nonostante la crisi matrimoniale e la relazione extraconiugale — continuò a sostenerlo e ad aiutarlo. Ritrovata una nuova centratura, Baglioni decise di rimettersi al lavoro con uno spirito diverso, più ispirato e radicale.

Le prime parole che scrisse in questa nuova fase furono: «L’immenso soffio dell’oceano», verso destinato a diventare l’incipit dell’ultimo brano del disco, Pace. Da lì riprese l’intero impianto testuale attingendo a un vasto poema scritto in precedenza in flusso di coscienza, intitolato Guscio: una sorta di nucleo primordiale del concept, il contenitore originario da cui si sarebbero generate tutte le canzoni.

Dal punto di vista musicale, il progetto era ormai definito. Baglioni aveva riscritto più volte i testi senza modificare le basi musicali già completate con Minieri. L’unica operazione successiva fu la selezione dei brani destinati al doppio album e la definizione dell’ordine definitivo, scelta fondamentale per la coerenza narrativa dell’opera. Una volta completata la scrittura definitiva di tutti e venti i testi, Baglioni tornò proprio su quel primo frammento poetico da cui era ripartito il processo creativo — che nel concept coincideva con l’ultimo momento narrativo del disco — e vi aggiunse la frase conclusiva: «ora sono libero, un uomo, oltre», destinata a diventare l’ultima parola dell’opera e a chiudere simbolicamente il percorso esistenziale raccontato nell’album.

Nell’agosto del 1990 l’album era finalmente completato e si procedette ai missaggi e alla trasposizione su disco. Un noto aneddoto raccontato da Baglioni racconte che l’artista e il collaboratore Pasquale Minieri, terminate tutte le registrazioni nel Regno Unito e pronti a portarle a Roma per il trasferimento sui supporti musicali destinati alla vendita, persero l’intero lavoro, non trovando più i nastri originali contenenti tutte le esecuzioni definitive.

Dopo tre anni di lavorazione, il disco sembrava quindi teoricamente perduto. Negli studi britannici, tuttavia, un fonico aveva realizzato delle copie di sicurezza dei nastri, che Baglioni e Minieri riuscirono successivamente a recuperare e a portare in Italia.